Gabella

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Il termine gabella (dall'arabo dialettale gabēla, variante di qabāla (lett. "versamento"), passando per il latino medievale gabulum) indicava, nel diritto tributario all'origine in Francia e in Italia, le imposte indirette sugli scambi e sui consumi di merci. Erano riscosse da esattori particolarmente invisi alla popolazione, i gabellieri, figura a metà fra l'ufficiale pubblico e il libero concessionario in proprio.[1]

Le gabelle sui generi alimentari di prima necessità (grano ecc.) erano spesso applicate in maniera onerosa ed abusiva. Tristemente famosa era la gabella sul sale, istituita in Francia nel XIV secolo. La gabella emigrationis era la tassa corrisposta da un emigrante per il capitale che portava con sé. La gabella hereditatis era la tassa dovuta per mandare all'estero un dono o un'eredità.

Gabella sul sale[modifica | modifica sorgente]

La gabella sul sale in Francia fu una delle imposte più odiate, oltre che una delle meno equamente distribuite. Nonostante la disapprovazione di numerosi riformatori, fu solo nel 1790 che l'imposta venne abolita, per decisione dell'Assemblea Nazionale Costituente[2]. Dopo un fugace riapparire sotto Napoleone Bonaparte, cadde in disuso e venne definitivamente soppressa nel 1945.[3]

Imposta d'origine romana, era stata riaffermata tra XII e XIII secolo dalla Corona: già istituita come provvedimento temporaneo da Luigi IX nel 1246, poi ripresa da Filippo IV nel 1286, la gabella divenne permanente sotto il regno di Filippo VI che la estese a tutto il reame con ordinanza del 20 marzo 1343, ed il sale divenne così monopolio di Stato.[4]

Poco prima (1342), erano stati istituiti i greniers à sel, insieme magazzini d'ammasso cui i produttori erano obbligati a vendere il sale a prezzo imposto, e tribunali incaricati di giudicare le violazioni alla gabella.[5]

Riscossione[modifica | modifica sorgente]

Come per molte tasse ed imposte durante l'Ancien Régime, la riscossione della gabella era sovente appaltata ad intermediari (fermiers) che ne versavano i proventi al re dopo aver riscosso le somme dovute dalla popolazione.

Jean-Baptiste Colbert affidò la riscossione ad una società di appaltatori, La Ferme o Gabelle, che creò un'unica centrale di riscossione al posto degli antichi greniers à sel, con un'articolazione in circoscrizioni provinciali. La Ferme pagava al re una somma fissa, rifacendosi a sua volta sui contribuenti, con ampia autonomia: per massimizzare il profitto stabilì che nei pays di grande gabelle, ogni contribuente non era libero di acquistare la quantità di sale a lui necessaria, bensì era tenuto ad acquistarne una quantità minima prefissata. I funzionari e le istituzioni caritatevoli, invece, godevano del diritto di franc salé, acquistavano cioè il sale al netto di imposte; potevano anzi ricevere il controvalore in denaro del sale che non utilizzavano.

Pays de gabelle[modifica | modifica sorgente]

Carta delle gabelle nel rendiconto di Necker al Re, Parigi 1781

La percezione - e l'applicazione - della gabella non era uniforme. Variava infatti da pays a pays (ordinanza del maggio 1680 di Colbert). La legislazione delle gabelle ripartiva la Francia in sei suddivisioni:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le gabelle del Comune di Prato
  2. ^ Françoise Deshairs et Véronique Faucher, Briançon, ville forte du Dauphiné, livre + CD-ROM, La Maison d'à-côté et Fortimédia, ISBN 2-930384-15-8, 2006, sur le CD-ROM
  3. ^ Jean Chazelas, "La suppression de la gabelle du sel en 1945" Le rôle du sel dans l'histoire: travaux préparés sous la direction de Michel Mollat (Presses universitaires de France, 1968), 263-65
  4. ^ Sismondi, op. cit., pag. 229
  5. ^ Vallez, op. cit., pag. 549

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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