Entella (sito archeologico)

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L'antica Entella era una delle antiche città della Sicilia tradizionalmente attribuite agli Elimi (assieme ad Erice, Segesta e Iaitas). Sorgeva sulla Rocca d'Entella, lungo il corso del fiume Belice sinistro (antico Υψας, leggi Ipsas).

Storia[modifica | modifica sorgente]

La città elima fu coinvolta nelle tormentate vicende delle Guerre greco-puniche. Nel 404 a.C. subì la conquista da parte di soldati mercenari campani; nei successivi secoli IV e III a.C. ebbe alterni rapporti con i Cartaginesi e coi Greci. Durante la prima guerra punica, si schierò dalla parte dei Romani.

Mozia: Principali città elime

Nel Medioevo la città fu un importante centro di cultura islamica e roccaforte della resistenza musulmana in età sveva; venne infine distrutta dalle truppe di Federico II.

Le ricerche archeologiche della Scuola Normale Superiore di Pisa ad Entella dimostrano che il sito era frequentato durante la media età del Bronzo; ma l'urbanizzazione vera e propria è accertata solo dall'età tardo-arcaica, alla quale sono attribuite un'area artigianale, la fortificazione e alcuni ambienti di culto. Il culto di Demetra e Kore è attestato dal V al III secolo a.C. nel santuario esterno alle mura. Di età ellenistica è la maggior parte delle tombe della necropoli "A" come dimostra il tipo di sepoltura e il vasellame e le famose iscrizioni su tavolette bronzee con i decreti delle città di Entella e Nakone. Questi erano stati illecitamente trafugati e immessi sul mercato antiquario negli anni settanta e sono stati ricuperati in seguito ad un lungo lavoro dei T.P.C. (Comando carabinieri tutela patrimonio Culturale) dei Carabinieri in collaborazione con l'archeologo Giuseppe Nenci[1]; la loro importanza è legata al fatto che confermano l'ellenizzazione dell'antico insediamento elimo. Attorno al 1970 infatti erano state rinvenute, ad Entella, (nella zona attorno all'attuale cittadina di Contessa Entellina) delle tavolette di bronzo, conosciute come Decreti di Nakone. In queste tavolette si fa riferimento ai Campani che costituivano la popolazione di Entella nella metà del III secolo a.C. e che erano i discendenti dei 1200 soldati mercenari che poi si erano insediati nella città nel V secolo a.C. I caratteri usati nelle tavolette erano greci, ma la lingua parlata dal popolo era differente perché gli Elimi infatti parlavano un linguaggio tra fenicio e greco.

La leggenda[modifica | modifica sorgente]

Nella memoria collettiva degli abitanti di Contessa Entellina persiste la leggenda della Grotta dei Dinari, nome attribuito alla cavità carsica di Rocca d'Entella, oggi sito della Riserva Naturale, che la ritiene custode di tesori protetti da incantesimi e sortilegi. Secondo un’altra tradizione nella Grotta abita un mostro strisciante dalle quattordici teste: solo offrendogli giornalmente in pasto una fanciulla è possibile sedarne l’ira.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ricordo di Giuseppe Nenci da arkeomania.com

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]