Eraclea Minoa

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Eraclea Minoa
Il teatro di Eraclea Minoa
Il teatro di Eraclea Minoa
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Cattolica Eraclea

Coordinate: 37°23′38.23″N 13°16′50.69″E / 37.393953°N 13.280747°E37.393953; 13.280747

Eraclea Minoa (in greco antico Ἡράκλεια Μινῴα; in latino Heraclea) fu un'antica città greca della Sicilia sud occidentale, fondata, secondo Erodoto, dai Selinuntini che la chiamarono originariamente Minoa.

Le sue rovine si trovano nell'area archeologica di Cattolica Eraclea, comune italiano della provincia di Agrigento.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Venne chiamata Eraclea in onore di Eracle[1] mentre Minoa sembra collegarsi alla leggenda secondo cui il re cretese Minosse avrebbe inseguito Dedalo fino in Sicilia per punirlo del suo aiuto dato ad Arianna e Teseo alle prese con il labirinto. Minosse avrebbe poi trovato la morte proprio in questi luoghi per mano dello stesso re sicano presso cui Dedalo si era rifugiato. Il regno di Kocalos era in effetti situato lungo le rive del fiume Platani con capitale Kamikos.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla fine del VI secolo a.C., Eraclea Minoa passò sotto il dominio di Akragas e successivamente alla invasione punica del 409 a.C. passò nella zona sotto il controllo cartaginese: durante le guerre greco-puniche il vicino fiume Platani ha segnato per secoli la linea di confine naturale tra la epicrazia cartaginese in Sicilia ed i territori sotto l'influenza siracusana. Contesa tra greci e cartaginesi cadde, ora in una, ora nell'altra mano, finché nel III secolo a.C. non divenne colonia romana. Dal I secolo a.C. in poi venne abbandonata.

Heraclea: età romana[modifica | modifica sorgente]

La città viene riportata nelle Verrine di Cicerone tra le civitates decumanae della Sicilia romana[2]. Nel 131 a.C. il pretore Publio Rupilio vi dedusse una colonia[3], da cui si suppone che la città si spopolò quasi del tutto durante la prima guerra servile.

Riporta Cicerone che anche Eraclea fu oggetto delle vessazioni di Verre:

(LA)
« Ibi non solum iste ut apud ceteros pecuniam accepit, sed etiam genera veterum ac novorum numerumque permiscuit. »
(IT)
« Qui Verre non solo prese denaro, come negli altri luoghi, ma anche mescolò categorie e numero di cittadini vecchi e nuovi. »
(Marco Tullio Cicerone, In Verrem, II, 2,125. Traduzione di Laura Fiocchi e Nino Marinone)

Narra lo stesso Cicerone il suo arrivo notturno a Eraclea:

(LA)
« Si per L. Metellum licitum esset, iudices, matres illorum miserorum sororesque veniebant. Quarum una, cum ego ad Heracleam noctu accederem, cum omnibus matronis eius civitatis et cum multis facibus mihi obviam venit, et ita me suam salutem appellans, te suum carnificem nominans, fili nomen implorans, mihi ad pedes misera iacuit quasi ego eius excitare ab inferis filium possem. »
(IT)
« Se Lucio Metello lo avesse consentito, o giudici, erano pronte a presentarsi qui le madri e le sorelle di quegli infelici. Una di queste, mentre io mi stavo avvicinando a Eraclea, mi venne incontro con tutte le donne sposate di quella città alla luce di molte fiaccole, e rivolgendosi a me con l'appellativo di salvatore, chiamando te suo carnefice, invocando fra le lacrime il nome del figlio, l'infelice si prostrò ai miei piedi, quasi che io potessi risuscitare suo figlio dai morti. »
(Marco Tullio Cicerone, In Verrem, II, 5,129. Traduzione di Laura Fiocchi e Dionigi Vottero)

Gli scavi archeologici documentano l'abbandono della città poco dopo la metà del I secolo a.C.

Area archeologica[modifica | modifica sorgente]

Scavo archeologico

Gli scavi archeologici sulle rovine vennero intrapresi in maniera sistematica a partire dal 1950.

La città viene considerata tipica per comprendere l'urbanistica delle città ellenistiche e romane. Di grande interesse sono: il Teatro, costruito alla fine del V secolo a.C., che si apre con la cavea, divisa in nove settori a dieci gradoni, verso il Mare Mediterraneo; il quartiere delle abitazioni ellenistiche e romane con impianto urbanistico ad "insulae", separate da strade parallele; l'Antiquarium, che raccoglie una selezione di reperti ceramici e statuette votive provenienti dall'abitato e dalla necropoli.

Sono in parte visibili anche i resti della cinta muraria della città costruita tra la fine del VI e la fine del IV secolo a.C., della lunghezza stimata di circa 6 chilometri. A nord-est delle mura si riconoscono ancora otto torri quadrate.

Ubicazione[modifica | modifica sorgente]

Eraclea Minoa è posta nel territorio del comune di Cattolica Eraclea in prossimità del fiume Platani (antico Alico); la zona oggi prende il nome di Capobianco per via di una candida collina marnosa che si protende sul mare nelle vicinanze. È facilmente raggiungibile, provenendo da Agrigento per mezzo della Strada statale 115, dopo il bivio per Montallegro, svoltando sulla destra seguendo poi la relativa segnaletica.

Monetazione[modifica | modifica sorgente]

A Eraclea Minoa è attribuibile una rara emissione dedicata al culto di Eracle[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Articolo di M.Vento sulle "due Eraclee di Sicilia"
  2. ^ Cicerone, In Verrem, II, 3,103.
  3. ^ Cicerone, In Verrem, II, 2,125.
  4. ^ Monetazione di Eraclea Minoa. URL consultato il 21 giugno 2012. (PDF)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]