Karting
Il karting è la specialità fondamentale dell'automobilismo sportivo, corso con veicoli a quattro ruote dal telaio in tubolare d'acciaio privo di sospensioni e dotati di motore a combustione interna. I veicoli sono detti kart, variazione grafica del vocabolo inglese cart (= carretto) o Go-Kart, dal nome commerciale di uno dei primi esemplari disponibili sul mercato statunitense[1][2].
Il karting è fondamentale per i giovani e giovanissimi che vogliano iniziare una carriera da pilota. I più grandi piloti di Formula 1 degli ultimi anni (Michael Schumacher (CRG e Tony Kart), Ayrton Senna (DAP), Alain Prost, Fernando Alonso (MW - Rakama Mike Wilson), Kimi Räikkönen (Gillard), Lewis Hamilton (CRG e Parolin), Giancarlo Fisichella (PCR), Jarno Trulli (All Kart - Tony Kart), Jenson Button (Tecno), solo per citarne qualcuno) sono stati dei kartisti di livello internazionale, e utilizzano ancora i go-kart per mantenersi in allenamento, disputando saltuariamente qualche gara di questa specialità. Eloquente a tal proposito è stata la partecipazione nel 2001 del 7 volte campione del mondo di F1 Michael Schumacher ad una finale del campionato del mondo di karting classe 100 cm³ "Formula Super A" vinto nell'occasione dall'italiano Vitantonio Liuzzi (CRG/Maxter), anch'egli occupato in Formula 1 alternativamente come pilota o collaudatore.
Indice |
Storia [modifica]
Si può affermare con buona approssimazione che il kart nacque ufficialmente oltre oceano nell'estate del 1956 grazie ad Art Ingels, un tecnico della Kurtis Kraft (una piccola casa costruttice di auto da corsa), che ebbe l'idea di assemblare nel suo garage di Glendale pochi componenti base per dare vita a un veicolo ad elevate prestazioni grazie al favorevolissimo rapporto peso/potenza: il suo primo kart era composto da quattro tubi saldati tra loro, uno sterzo diretto (cioè senza cremagliera), un freno a leva, un sedile, quattro ruote prese da un carrello industriale e un motore industriale West Bend[1]. Grazie alla risonanza ottenuta sui media, la sua diffusione fu tanto rapida da stupire anche i pionieri di questa disciplina e ai primi esemplari autocostruiti con cui essi si sfidavano nel parcheggio dello stadio "Rose Bowl" di Pasadena si affiancarono già dal 1957 prodotti commerciali messi in vendita da una delle prime aziende a porre in vendita questi veicoli, la Go Kart Manufacturing Company, Inc. di Azusa (California), la cui denominazione aziendale si è fin da allora confusa col nome del prodotto[1]. Già nel 1959 si disputò a Nassau la prima competizione internazionale, impropriamente definita "campionato mondiale" in quanto non fu sancita dalla Federazione Internazionale dell'Automobile[1]. Al tempo le auto da corsa diventavano sempre più costose, il numero di partecipanti si andava assottigliando ed il costo dei biglietti delle gare aumentava continuamente; il karting ebbe il merito di sanare, almeno in parte, questa situazione, richiedendo delle spese molto più contenute e un minore impegno di guida, pur dando sensazioni molto vicine a quelle delle auto da corsa.
La storia kartistica italiana ebbe inizio nel 1957, quando Nicolò Donà Delle Rose, rampollo della nobile famiglia veneziana, acquistò un kart con motore Villiers 175 a Londra e lo portò a Milano, allo scopo di divertirsi con gli amici, sulla pista riservata agli automodelli del Circuito di Monza.
Considerato il grande successo che il kart otteneva negli USA e in Inghilterra, Donà decise di avviarne la produzione in piccola serie, affidando la realizzazione dei telai alla Fuchs di Milano, con motori statunitensi West Bend o McCulloch. Gli esemplari prodotti andarono a ruba tra i primi appassionati italiani e utilizzati su piste cittadine o minori come il circuito dell'Idroscalo, poi denominato "Pista Rossa", o sulla Pista d'Oro di Guidonia alle porte di Roma. Tra le scuderie kartistiche nate in quei mesi, da segnalare la Birel, oggi affermata casa costruttrice del settore.
In quel periodo pionieristico, quando in Italia le gare avvenivano principalmente su circuiti cittadini realizzati nella piazza principale del paese delimitando il tracciato con delle balle di paglia, questi veicoli venivano soprannominati "cancelli" per via dell'estrema semplicità costruttiva dei telai, che somigliavano proprio ai recinti metallici, salvo poi trasformare tale vocabolo col passare del tempo in un epiteto negativo, dando vita all'espressione canzonatoria "Quel kart non va, è proprio un cancello!"[3]
Visto il successo del kartismo che, dati i costi limitati, consentiva l'accesso allo sport automobilistico a una vasta fascia di appassionati, Donà decise di promuovere tale sport e, contemporaneamente, di realizzare macchine completamente italiane, fondando la Italkart, quale sezione di una sua azienda, la Dogi Lecco. Nel contempo anche la Parilla iniziò a interessarsi della produzione kartistica, avviando la progettazione di un motore specifico e affidandola a Cesare Bossaglia, considerato il massimo progettista italiano per motori a due tempi.
In questo periodo relativamente lungo se rapportato agli sport motoristici i kart hanno subito un affinamento tecnologico: i materiali si sono evoluti, le forme si sono affinate, le lavorazioni meccaniche hanno innalzato il livello di precisione, carburanti e lubrificanti hanno aumentato il loro livello di protezione e prestazioni, gli pneumatici hanno innalzato enormemente il loro livello di tenuta. Una cosa però il kart non ha subito: lo stravolgimento dell'idea iniziale che ispirò le prime realizzazioni; la filosofia dell'essenziale è rimasta essenzialmente invariata: un telaio nudo in tubi, un motore dalla semplicità assoluta, 4 ruote, le posteriori prive di differenziale, totale assenza di qualunque sistema di sospensioni.
Tecnica [modifica]
Telaistica [modifica]
I kart sono costituiti essenzialmente da un telaio tubolare in acciaio, privo di sospensioni e da un motore di piccola cilindrata (2 tempi da 50cc a 125cc, 4 tempi da 150cc a 250cc) che trasferisce il moto ad un assale rigido posteriore privo di differenziale: l'assenza delle sospensioni impone ai progettisti di ovviare tramite una calcolata deformabilità del telaio stesso, che deve permettere agli pneumatici di "copiare" l'asfalto per mantenere la maggiore superficie di contatto[4]. I primi kart furono concepiti seguendo la filosofia automobilistica della massima rigidità torsionale, ma furono ben presto surclassati nella prima metà degli anni sessanta da nuovi modelli più flessibili (di produzione francese) e dal "Tecnokart Piuma" italiano del 1964, che presentava un restringimento del telaio nella zona centrale che permetteva la desiderata flessibilità tra avantreno e retrotreno, la cui architettura fu di ispirazione per molti altri produttori[4].
Il disegno del telaio può essere più o meno movimentato ed utilizzare tubolare di sezione differente al fine di migliorare le caratteristiche dinamiche del mezzo ed eventualmente adattarlo al tipo di pneumatici utilizzato, l'acciaio utilizzato è comunemente al Cromo-Molibdeno ed il tubolare ha una sezione compresa fra i 28 mm ed i 32 mm: i tubi che costituiscono il telaio sono saldati a filo. Comunemente i telai costituiti da tubolari di piccolo diametro si adattano meglio alle gomme di mescola morbida, viceversa i telai costituiti da tubolari di grande diametro si adattano meglio agli pneumatici meno performanti.
Il sistema frenante varia a seconda della tipologia di kart: quelli a marce hanno tre dischi, uno al retrotreno ed uno per ognuna delle ruote anteriori; i monomarcia hanno un singolo freno posteriore ma, negli ultimi anni, alcuni mezzi hanno anche dei piccoli freni anteriori ad azionamento manuale (molto utile per le staccate al limite). Attualmente i telai moderni offrono un numero consistente di regolazioni che permettono di modificarne il comportamento in pista. Le principali regolazioni, presenti su tutti i telai tranne su quelli destinati al noleggio, sono: la larghezza delle carreggiate (max 140 cm al posteriore), l'altezza dal suolo, gli angoli caratteristici dell'avantreno (convergenza, camber, caster, king pin sostituendo i fuselli), lunghezza, spessore, diametro (sui telai più moderni si usano soltanto assali da 50 mm di diametro, invece in passato si usavano prima quelli da 35 poi quelli da 40) e durezza dell'assale posteriore, lunghezza dei mozzi (anteriori e posteriori), materiale di cui sono fatti i mozzi (alluminio o magnesio). Alcuni telai offrono altresì la possibilità di aggiungere e rimuovere delle barre (volgarmente delle barre di torsione) che permettono di variarne la rigidità. Altra importantissima possibilità di messa a punto del telaio è il posizionamento del sedile (ogni telaio ha una sua posizione ideale, influenzata anche dal peso del pilota e dal suo stile di guida), oltre che la sua rigidità (modificabile in base al materiale di cui il sedile è fatto e allo spessore del materiale); sono poi importanti il numero, l'inclinazione e il posizionamento dei supporti di rinforzo del sedile, in quanto agiscono essi stessi da barre di irrigidimento. Altre possibilità di regolazione sono date dalla possibilità di fissaggio dei vari particolari, per esempio il paraurti posteriore, che può essere stretto o lasciato lento, o addirittura sostituito con uno più o meno rigido, anch'esso come fosse una barra.
L'Italia è la patria del karting, lo si può notare dando un'occhiata alle più importanti case costruttrici e ai più rinomati team del Mondo, situati per la maggior parte nel settentrione:Birel, Tony Kart, Crg,All Kart, Pcr, Tibikart,BRM e LGK.
Motori e trasmissione [modifica]
La prima differenziazione fra vari tipi di kart può essere fatta in base al motore: 4 tempi, 2 tempi 100 cm³ racing, 2 tempi 125 cm³ racing, 2 tempi 125 cm³,125 monomarcia:kf1;kf2;kf3
- I motori 4T, divisi in derivazione industriale e racing. I primi erogano una potenza limitata (a seconda dell'utilizzo, sempre meno di 12 CV) e vengono utilizzati esclusivamente per il noleggio ad amatori privi di esperienza e per alcune categorie endurance con gare a squadre di notevole durata (anche 24 ore). Sono dotati di frizione centrifuga, spesso di trasmissione automatica e sono abbinati a telai rinforzati adatti alle sollecitazioni derivanti da un uso molto intenso. I secondi vengono utilizzati in campionati dedicati e dagli amatori che vogliono manutenzioni diradate con lo svantaggio dell'elevato costo dei pezzi di ricambio rispetto a un 2t. Un esempio è il Wankel birotore da 115 CV e il monorotore da 50 CV.
- I motori 2T 100 cm³ racing erogano una potenza di oltre 27 CV con carburatore a farfalla da 24 mm (oltre 30 CV con carburatore slide da 29 mm) e possono raggiungere regimi di rotazione prossimi ai 20000 giri/min. Non sono dotati né di frizione centrifuga né di cambio di velocità ed hanno un rapporto di trasmissione fisso. L'immissione può essere lamellare o tramite valvola a disco rotante. Nonostante la potenza in assoluto limitata, grazie al peso ridotto (in ordine di gara, kart e pilota: circa 145 kg) ed all'ampio range di funzionamento del motore (8000 giri/min - 20000 giri/min) che permette l'utilizzo di rapporti di trasmissione estremamente corti, le prestazioni di questi mezzi sono estremamente interessanti. Esistono altresì dei motori 100 cm³ 2T racing dotati di ammissione controllata dal pistone dedicati agli adolescenti, con caratteristiche simili ma con potenza di circa 20 CV, dotati di frizione centrifuga e con peso minimo inferiore.
Nel 1981, la Commissione Internazionale del Karting, diretta da Ernest Buser, modificò il regolamento, portando la capacità dei motori fino a 135 cm³ e creando la nuova "Formula K", categoria nella quale si sarebbe disputato il campionato mondiale. Tale categoria restò in vigore per pochissimi anni visto il poco successo: i kart della classe 135 cm³ erano a presa diretta senza cambio come quelli 100, però molto più potenti e di conseguenza più delicati e di difficile messa appunto. Il primo Campionato del Mondo della 135cc si disputò a Parma nel 1981 e la Birel conquistò i primi tre posti con Mike Wilson, Lars Forsman e Ruggero Melgrati. Wilson si ripeté nell'82 e nell'83.
- I motori 2T 125 cm³ racing erogano una potenza ben superiore ai 45 CV a 12000 giri/min circa (allungo in fuorigiri fino a circa 15000 - 15500 giri/min). Sono dotati di frizione e cambio manuale sequenziale a 6 rapporti di tipo motociclistico. Anche per questi motori l'immissione può essere lamellare o tramite valvola rotante, ormai in disuso in quanto bandita nelle gare internazionali. L'apprezzabile potenza a disposizione, il cambio meccanico ed il peso comunque limitato (in ordine di gara, kart e pilota 170 kg per la KZ2; 175 kg per la 125 Italia) permettono a questi mezzi prestazioni assolute di tutto rispetto, addirittura nelle accelerazioni brevi paragonabili a quelle delle moderne F1. Basti pensare che un 125 passa da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi potendo raggiungere anche velocità oltre i 200 kM/h, mettendosi alle spalle mezzi di ben altra cavalleria.
- I motori 2T 125 cm³ TaG erogano una potenza di circa 30 CV (ma alcune versioni più recenti superano i 35CV) ma raggiungono un regime generalmente limitato elettronicamente per aumentare affidabilità e durata. Sono dotati di rapporto di trasmissione fisso (tranne alcune recenti versioni dotate di 2 rapporti prodotto dalla Rotax) come i motori 2T 100 cm³ racing; ma a differenza di questi sono dotati di frizione centrifuga ed avviamento elettrico per facilitarne l'utilizzo (da cui il nome TaG: Touch and Go, in Italiano "premi e parti"). L'immissione è comunemente lamellare. Le prestazioni dei kart equipaggiati con questi motori sono leggermente inferiori a quelle dei comuni motori 2T 100 cm³ Racing, a causa del peso delle batterie che alimentano il motorino di avviamento. Lo scopo dichiarato dei TAG, oltre alla facilità di utilizzo, è quello della limitazione delle spese di manutenzione, divenute eccessive sui comuni motori 2T racing 100 cm³ e 125 cm³, fatto che ha allontanando molti piloti amatoriali dalle gare nazionali.
Nel 2007 sono stati introdotti i nuovi motori 125 cm³ monomarcia per le categorie di livello internazionale (KF2, KF3). Questo allo scopo di limitare i costi di manutenzione, nonché facilitare l'utilizzo e la gestione anche a livello amatoriale. Infatti per regolamento tali motori devono essere equipaggiati con frizione centrifuga ed avviamento elettrico, pompa dell'acqua integrata e controalbero di bilanciamento, valvola allo scarico (non sui KF3, destinati ai piloti più giovani) nonché limitatore di giri impostato a seconda della categoria. Ovvero un'architettura simile a quella comunemente utilizzata dagli oramai classici 125 cm³ TaG che tanto successo hanno avuto grazie ai relativi monomarca.
Le categorie KF hanno assunto le seguenti denominazioni rispetto alle stagioni precedenti:
- KF2 (dal 2013 KF) (ex 100 ICA >15 anni; 125 cm³, carburatore da 24 mm, valvola di scarico e limitatore a 15.000 giri)
- KF3 (dal 2013 KFJ) (ex 100 JUNIOR 12-14 anni; 125 cm³, carburatore da 20 mm e limitatore a 14.000 giri)
Le maggiori case internazionali di motori per kart sono italiane e tra le più importanti troviamo: IAME-Parilla, Motori Pavesi, Maranello Engines, TM Racing, Maxter, Vortex, PCR, LKE, DeBei, CRS, SGM e infine Minarelli, famosa per la produzione di motori per motocicli, specialmente 2 tempi. Meritano inoltre di essere menzionate la DAP, all'epoca gestita dai fratelli Achille e Angelo Parrilla, ora non più operativa, casa pluriiridata che realizzò il motore 100 cm³ Italsistem SV, caratterizzato dall'aspirazione a disco rotante frontale comandato da cinghia dentata, e la MBA, conosciuta anche come Morbidelli (dal cognome del fondatore), anch'essa non più in attività nella produzione di motori, famosa per il motore 125 bicilindrico per moto da g.p., poi adattato al kart, il più popolare motore bicilindrico da kart mai esistito. Oggi si occupa della produzione di telai sotto il nome di RossoKorsa.
Pneumatici [modifica]
Dopo l'impiego iniziale di ruote per carrelli industriali o motociclistiche, dal battistrada scolpito e non progettati per l'uso specifico, negli anni sessanta l'azienda statunitense Carlisle immette sul mercato dei prodotti specifici, con cerchi da 4 o 5 pollici di diametro e battistrada "slick", seguita poi dai maggiori produttori mondiali[4].
Attualmente i kart utilizzano pneumatici slick (a battistrada liscio) di larghezza 7.1 (posteriori) e 4.5 pollici (anteriori) montati su cerchi da 5 o 6 pollici di diametro. I cerchi possono essere in alluminio o magnesio; il materiale con cui è fatto il cerchio influenza le temperature delle gomme, a causa della loro diversa conducibilità termica. Questa è minore nell'alluminio e per questo è utilizzato nelle condizioni di bagnato. L'ampia superficie degli pneumatici, il peso ridotto in ordine di marcia e le mescole speciali utilizzate conferiscono ai mezzi velocità di percorrenza delle curve ed accelerazioni laterali elevatissime. La seconda fondamentale differenziazione fra le categorie è proprio in base agli pneumatici: maggiore è il livello di tenuta offerto da questi maggiore è il livello di difficoltà e quindi prestigio delle categorie. Nelle categorie internazionali vengono utilizzati pneumatici talmente performanti da permettere accelerazioni laterali superiori ai 2 g (in condizioni di pista ottimale si sfiorano spesso i 3 g) e dalla durata appena sufficiente a coprire la distanza di una gara (circa 22–25 km). In caso di pista bagnata i kart vengono equipaggiati con pneumatici rain con dimensioni e caratteristiche simili.
Altro fattore che ha allontanato molti piloti dalle gare è stato l'utilizzo, anche nelle categorie nazionali destinate ai non professionisti, di pneumatici tanto performanti che richiedono un impegno fisico ed economico eccessivo. Fisico per via delle notevoli accelerazioni che il pilota è tenuto a sopportare, economico in quanto tali pneumatici hanno una durata molto limitata ed un costo comunque piuttosto elevato.
La maggiore casa produttrice di pneumatici per kart è ancora una volta situata in territorio italiano, ed è la Vega S.p.A. di Saronno (VA), che era stata fondata col nome di Quattro Stelle[4]. In Italia ha sede anche la più piccola Le Cont S.p.A.,che dal 2012 si usa in tutte le competizioni ufficiali precedentamente si usavano vega e dunlop
Prestazioni e forze [modifica]
I motori 125 cm³ a marce di ultima generazione permettono a questi mezzi di superare i 150 km/h in gara ma, modificando il rapporto, si possono raggiungere anche velocità maggiori (fino a 200 km/h senza scia). Le accelerazioni sono degne di una vettura di Formula 1: si accelera da 0 a 100 km/h in poco meno di 3 secondi. Nel karting è stato calcolato che le accelerazioni laterali e longitudinali possono arrivare a picchi prossimi ai 5g.
Campionati del Mondo per kart monomarcia [modifica]
| Anno | Pilota | Materiale | Categoria |
|---|---|---|---|
| 1959* | X-Terminator/McCulloch MC10 | Kart | |
| 1960* | X-Terminator/McCulloch MC10 | Kart | |
| 1961* | Fox Kart/McCulloch MC20 | Kart | |
| 1964 | Tecno/Parilla | Kart | |
| 1965 | Tecno/BM | Kart | |
| 1966 | Tecno/Parilla | Kart | |
| 1967 | Birel/Parilla | Kart | |
| 1968 | Robardie/BM | Kart | |
| 1969 | Robardie/Parilla | Kart | |
| 1970 | Robardie/Parilla | Kart | |
| 1971 | Taifun/Parilla | Kart | |
| 1972 | Taifun/Parilla | Kart | |
| 1973 | Birel/Komet | Kart | |
| 1974 | Birel/Komet | Kart | |
| 1975 | BM/BM | Kart | |
| 1976 | BM/BM | Kart | |
| 1977 | BM/BM | Kart | |
| 1978 | Birel/Parilla | Kart | |
| 1979 | Dap/Dap | Kart | |
| 1980 | Swiss Hutless/Parilla | Kart | |
| 1981 | Birel/Komet/Dunlop | Formula K | |
| 1982 | Birel/Komet/Dunlop | Formula K | |
| 1983 | Birel/Komet/Dunlop | Formula K | |
| 1984 | Kalì/Komet/Dunlop | Formula K | |
| 1985 | Kalì/Komet/Dunlop | Formula K | |
| 1986 | Birel/Komet/Dunlop | Formula K | |
| 1987 | PCR/PCR/Bridgestone | Formula K |
| Anno | Pilota | Materiale | Categoria | Pilota | Materiale | Categoria | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1988 | CRG/Komet/Dunlop | Formula K | CRG/Rotax/Dunlop | Formula A | |||
| 1989 | CRG/Komet/Dunlop | Formula K | PCR/Atomik/Bridgestone | Formula A | |||
| 1990 | CRG/Rotax/Bridgestone | Formula K | CRG/Rotax/Dunlop | Formula A | |||
| 1991 | All Kart/Parilla/Dunlop | Formula K | Tony Kart/Rotax/Bridgestone | Formula A | |||
| 1992 | CRG/Rotax/Dunlop | Formula K | Tony Kart/Rotax/Vega | Formula A | |||
| 1993 | Haase/Rotax/Dunlop | Formula Super A | Sodi Kart/Rotax/Vega | Formula A | |||
| 1994 | CRG/Rotax/Vega | Formula Super A | Haase/Rotax/Vega | Formula A | |||
| 1995 | Swiss Hutless/Italsistem/Bridgestone | Formula Super A | Tony Kart/Italsistem/Bridgestone | Formula A | |||
| 1996 | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | Formula Super A | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | Formula A | |||
| 1997 | CRG/CRG/Dunlop | Formula Super A | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | Formula A | |||
| 1998 | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | Formula Super A | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | Formula A | |||
| 1999 | CRG/CRG/Dunlop | Formula Super A | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | Formula A | |||
| 2000 | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | Formula Super A | Top Kart/Parilla/Bridgestone | Formula A |
| Anno | Pilota | Materiale | Categoria |
|---|---|---|---|
| 2001 | CRG/Maxter/Bridgestone | Formula Super A | |
| 2002 | CRG/Maxter/Bridgestone | Formula Super A | |
| 2003 | CRG/Maxter/Bridgestone | Formula A | |
| 2004 | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | Formula A | |
| 2005 | Gillard/Parilla/Bridgestone | Formula A | |
| 2006 | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | Formula A | |
| 2007 | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | KF1 | |
| 2008 | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | KF1 | |
| 2009 | CRG/Maxter/Bridgestone | Super KF | |
| 2010 | Zanardi/Parilla/Dunlop | KF2 | |
| 2011 | Zanardi/Parilla/Bridgestone | KF1 | |
| 2012 | Tony Kart/Vortex/Bridgestone | KF1 |
- Il segno * indica i campionati del Mondo non omologati dalla FIA.
Campionati del Mondo per kart a marce [modifica]
- Il segno * indica le coppe del Mondo, non campionati mondiali.
| 1983 | Birel/Balen/Dunlop | Formula C | |
| 1984 | Kalì/Balen/Dunlop | Formula C | |
| 1985 | Kalì/Balen/Dunlop | Formula C | |
| 1986 | Tony Kart/Pavesi/Bridgestone | Formula C | |
| 1987 | DAP/Pavesi/Bridgestone | Formula C | |
| 1988 | All Kart/Pavesi/Dunlop | Formula C | |
| 1989 | Kalì/Kalì/Dunlop | Formula C | |
| 1990 | Birel/Pavesi/Bridgestone | Formula C | |
| 1991 | Birel/Pavesi/Dunlop | Formula C | |
| 1992 | Birel/Pavesi/Dunlop | Formula C | |
| 1993 | Kalì/Pavesi/Dunlop | Formula C | |
| 1994 | All Kart/Pavesi/Dunlop | Formula C | |
| 1995 | Biesse/TM/Vega | Formula C | |
| 1996 | Biesse/TM/Bridgestone | Formula C | |
| 1997 | Birel/TM/Bridgestone | Formula C | |
| 1998 | Birel/TM/Bridgestone | Formula C | |
| 1999 | Birel/TM//Dunlop | Formula C | |
| 2000 | Birel/TM//Bridgestone | Formula C | |
| 2003* | Birel/TM/Vega | Super ICC | |
| 2004* | Birel/TM/Vega | Super ICC | |
| 2005* | Birel/TM/Vega | Super ICC | |
| 2006* | Tony Kart/Vortex/Vega | Super ICC | |
| 2007* | CRG/Maxter/Dunlop | KZ1 | |
| 2008* | CRG/Maxter/Dunlop | KZ1 | |
| 2009* | CRG/Maxter/Dunlop | KZ1 | |
| 2010* | Intrepid/TM/Dunlop | KZ1 | |
| 2011* | CRG/Maxter/Dunlop | KZ1 | |
| 2012* | Praga/Parilla/Bridgestone | KZ1 |
WSK International Series [modifica]
WSK è il campionato di riferimento del karting internazionale. La serie, nata nel 2006, si è evoluta costantemente fino al raggiungimento dell'interesse da parte di tutti i principali costruttori mondiali. Di seguito tutti i campioni WSK
| Anno | Categoria | Titolo piloti | Eurocup |
|---|---|---|---|
| 2006 | Formula A | ||
| Super-ICC | |||
| ICA | |||
| Junior | |||
| 2007 | KZ2 | ||
| KF2 | |||
| KF3 | |||
| 2008 | KF1 | ||
| KZ2 | |||
| KF2 | |||
| KF3 | |||
| 2009 | Super KF | ||
| KZ2 | |||
| KF2 | |||
| KF3 |
WSK - Euro Series [modifica]
| Anno | Categoria | Titolo piloti | Eurocup |
|---|---|---|---|
| 2010 | Super KF | ||
| KZ1 | |||
| KZ2 | |||
| KF2 | |||
| KF3 | |||
| 2011 | Super KF | ||
| KZ1 | |||
| KZ2 | |||
| KF2 | |||
| KF3 | |||
| 2012 | KF2 | ||
| KF3 | |||
| KZ1 | |||
| KZ2 |
WSK - World Series [modifica]
| Anno | Categoria | Titolo piloti | Eurocup |
|---|---|---|---|
| 2010 | Super KF | ||
| KZ2 | |||
| KF2 | |||
| KF3 |
Note [modifica]
- ^ a b c d Riccardo Perrone, op. cit., pag.113
- ^ (autore ignoto), op. cit.
- ^ Riccardo Perrone, op. cit., pag.114
- ^ a b c d Riccardo Perrone, op. cit., pag.118
- ^ La gara Mondiale in oggetto fu spostata sul circuito di Kerpen, di proprietà della famiglia Schumacher, per poter avere al via l'ex ferrarista e dunque poter dare una maggiore risonanza all'evento, ma questa decisione portó alla defezione di gran parte di team e piloti ufficiali che si erano preparati a lungo per competere su di un altro tracciato, con la conseguenza di abbassare notevolmente il livello della gara e propiziando l'exploit di Liuzzi e dello stesso Schumacher.
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Bibliografia [modifica]
Riccardo Perrone (2012 giugno). SPORT: Storia del karting - Li chiamavano "cancelli". Automobilismo d'Epoca (Pero (MI): Edisport Editoriale S.p.A.) anno 10, volume 6 (06/2012): pag.112-119. URL consultato in data 21 agosto 2012.
Collegamenti esterni [modifica]
- Karting nel Nuovo Soggettario della BNCF
- Karting su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Karting")
- WSK Campionato di vertice del Karting Internazionale
- CIK-FIA Commissione Internazionale Karting della Federazione Internazionale dell'Automobile
- (autore ignoto). La Storia del Kart. www.pistasalentina.it. URL consultato in data 11 agosto 2012.
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