Michael Schumacher
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| Dati biografici | ||||||||||||||||||||||||||||
| Nome | Michael Schumacher | |||||||||||||||||||||||||||
| Nato | 3 gennaio 1969 Hürth (Hermülheim) |
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| Paese | ||||||||||||||||||||||||||||
| Altezza | 174 cm | |||||||||||||||||||||||||||
| Peso | 68 kg | |||||||||||||||||||||||||||
| Dati agonistici | ||||||||||||||||||||||||||||
| Disciplina | Automobilismo | |||||||||||||||||||||||||||
| Categoria | Formula 1 | |||||||||||||||||||||||||||
| Carriera | ||||||||||||||||||||||||||||
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| Statistiche aggiornate al Gran Premio del Brasile 2006 | ||||||||||||||||||||||||||||
Michael Schumacher (pronuncia [ˈmɪçaʔeːl ˈʃuːmaχɐ]; Hermülheim, 3 gennaio 1969) è un pilota automobilistico tedesco, considerato il più grande campione della Formula 1 di tutti i tempi, avendo conquistato 7 titoli mondiali durante 16 stagioni consecutive, disputate dal 1991 al 2006.
Attualmente è il detentore della gran parte dei record della F1, avendo conseguito, oltre ai titoli iridati, anche il maggior numero di Gran Premi vinti, di pole position, di giri veloci in gara, di hat trick (pole, vittoria e giro più veloce nella stessa gara) e di punti in carriera. Dal 2007, dopo il ritiro dall'attività agonistica in F1, è divenuto consulente tecnico della Scuderia Ferrari.
Schumacher è stato anche il primo tedesco a divenire campione del mondo di Formula 1[1] ed è stato l'icona più popolare nella Formula 1, fino al 2006, secondo un sondaggio effettuato dalla FIA.[2]
[modifica] La carriera
[modifica] I primi anni
Michael Schumacher iniziò la carriera all'età di quattro anni, alla guida di un kart sul circuito di Kerpen, gestito dal padre. Nel 1984 venne contattato da un imprenditore della zona, Jürgen Dilk, rimasto impressionato dal ragazzino, che decise di aiutare economicamente;[3][4] negli anni seguenti il tedesco vinse il titolo Junior tedesco e il campionato europeo a Göteborg (Svezia). Nell'ultima gara avvenne un episodio singolare: proprio all'ultima curva dell'ultimo giro, Zanardi e Orsini presero male la curva, facendo così un fuoripista e regalando a Schumacher non solo la vittoria della gara, ma anche il campionato.[5]
Nel 1988 passò dai kart alle monoposto delle classi superiori. Sempre grazie a Dilk, partecipò al campionato di Formula Ford tedesco e a quello europeo: si piazzò rispettivamente sesto e secondo, in quest'ultimo alle spalle di Mika Salo. Ma nello stesso anno venne aiutato anche da Gustav Hoecker, concessionario del marchio Lamborghini, a gareggiare in Formula König, serie addestrativa che utilizzava telai e motori della Formula Panda italiana: vinse nove gare su dieci laureandosi facilmente campione.[6] Il passaggio scontato per Schumacher sarebbe stato la Formula 3, ma Dilk gli fece capire di non potersela permettere.
Ma nel 1989, Willi Weber, proprietario di un team, stupito dalle capacità del giovane pilota tedesco, decise di fargli siglare un contratto biennale per gareggiare in Formula 3. Schumacher chiuse il campionato tedesco al secondo posto, battuto di un solo punto da Karl Wendlinger.
Nel 1990 continuò a gareggiare nel campionato tedesco di Formula, laureandosi campione, vinse inoltre due prestigiose gare internazionali della medesima categoria: il Macao e Gran Premio del Monte Fuji. Verso la fine della stagione, come i suoi rivali Heinz-Harald Frentzen e Karl Wendlinger, siglò un contratto con la Mercedes per pilotare le proprie vetture impegnate nel Campionato mondiale sportprototipi di Gruppo C, sotto la direzione di Peter Sauber, venne così creato un Junior Team Mercedes, vivaio di giovani talenti dell'automobilismo tedesco. Schumacher partecipò all'ultima prova stagionale del mondiale prototipi, la 480km di Città del Messico, alla guida della Mercedes-Benz C11 vinse subito al debutto, in coppia con Jochen Mass.
La Mercedes meditava un ritorno alle gare di F1 con una propria monoposto, dopo l'abbandono del 1955 affidandosi a Jochen Neerpasch come responsabile del reparto corse, in quest'ottica Schumacher sarebbe stato scelto come primo pilota della Mercedes. Il progetto non si realizzò per gli eccessivi costi e la casa tedesca si limitò a fornire il motore alla Team Sauber a partire dal 1993.
Nel 1991, il tedesco gareggiò nel Campionato mondiale sportprototipi, ottenendo una vittoria e concludendo nono; nell'appuntamento più importante della stagione, la 24 Ore di Le Mans, giunse al 5° posto (insieme a Wendlinger e Kreutzpointer) e marcando il giro più veloce in gara.[7] . Prese poi parte anche ad una gara di Formula 3000 giapponese, giungendo secondo.[8]
[modifica] L'arrivo in Formula 1 e gli anni alla Benetton
[modifica] L'esordio: il 1991
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 1991. |
Schumacher debuttò in Formula 1 nel 1991 al volante della Jordan. La squadra irlandese, rivelazione della stagione, ebbe necessità di sostituire nel Gran Premio del Belgio (circuito di Spa) Bertrand Gachot, in stato di arresto a Londra.
La Mercedes lo girò quindi al team di Eddie Jordan per 150.000 dollari.[9]
Il tedesco, qualificatosi alle prove al settimo posto, concluse la gara dopo poche centinaia di metri a causa della rottura della frizione.[10]
La prestazione in Belgio lo portò comunque all'attenzione dei top team: Flavio Briatore, direttore della Benetton, gli offrì subito un contratto, che portò Schumacher ad affiancare Nelson Piquet. La questione contrattuale con il team Jordan venne chiusa con il trasferimento alla squadra irlandese della seconda guida della Benetton, Roberto Moreno. Nelle rimanenti gare della stagione 1991 ottenne alcuni punti entrando nella classifica generale.
[modifica] Il 1992
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 1992. |
Al termine della stagione, Piquet lasciò la Formula 1 e venne sostituito alla Benetton da Martin Brundle. La stagione 1992 fu monopolizzata dalle Williams-Renault. Schumacher cominciò ad inserirsi stabilmente nelle posizioni di testa, ottenendo alcuni podi, fino alla prima vittoria, di nuovo a Spa, nel Gran Premio del Belgio. Alla fine della stagione fu terzo in classifica mondiale, dietro le Williams di Nigel Mansell e Riccardo Patrese e davanti ad Ayrton Senna, tradito in diverse occasioni da una McLaren spesso inaffidabile. Cominciò a delinearsi la rivalità tra il fuoriclasse brasiliano e l'emergente pilota tedesco:[11] in Brasile Schumacher accusò pubblicamente Senna di averlo ostacolato in gara con comportamenti poco corretti, mentre in realtà era stata l'elettronica della McLaren la causa degli improvvisi rallentamenti del brasiliano.[12] In Francia, il tedesco tamponò Senna al primo giro: dopo l'interruzione della gara per la pioggia, il brasiliano, dismessa già la tuta da gara, discusse animatamente con Schumacher, rimproverandolo, tenendo a distanza le telecamere, per il suo comportamento in Brasile, quando il tedesco lo aveva accusato di rallentarlo volutamente e chiedendogli spiegazioni sull'accaduto.[13] La rivalità proseguì ad Hockenheim, in Germania, durante una sessione di test in cui i due si sfiorarono più volte con le ruote ed ai box arrivarono quasi alle mani.[11]
[modifica] Il 1993
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 1993. |
Nella stagione 1993 la Benetton ottenne una fornitura esclusiva di motori Ford, superiori a quelli (versione clienti) forniti alla McLaren. Inoltre, nuovi sistemi di controllo della trazione (introdotti però solo a metà stagione)[14] e di sterzata sulle quattro ruote permisero di rendere ulteriormente competitiva la vettura del pilota tedesco. Il nuovo compagno di squadra di Schumacher era Riccardo Patrese. Nel corso della stagione, il tedesco ottenne alcuni podi ed un'ulteriore vittoria in Portogallo, però non fu mai realmente in lotta per il titolo, vinto ancora dalla Williams-Renault con Prost. La Williams, anzi, dominò le gare, e l'unica vera resistenza le venne da parte di Senna: il pilota brasiliano nella prima parte di stagione si dimostrò fortemente competitivo, ottenendo anche per il proprio team la stessa fornitura di motori della Benetton a partire da metà stagione. Dietro di loro, Damon Hill e, appunto, il tedesco.
[modifica] I titoli mondiali con la Benetton
[modifica] Il 1994
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 1994. |
Il 1994 fu per la Formula 1 l'anno della rivoluzione tecnica introdotta dal presidente FIA, Max Mosley: venne abolita l'elettronica impiegata fino ad allora nelle sospensioni attive, nel controllo di trazione e nei meccanismi di partenza automatici.[15] Vennero anche introdotti i rifornimenti in gara, nella speranza di aumentare lo spettacolo e la competizione, dopo due annate dominate da un solo team. La Benetton si presentò come una delle squadre candidate alla lotta per il titolo mondiale, nonostante fosse dotata del motore V8 Ford contro il V10 Renault che equipaggiò la Williams, team che ingaggiò anche Ayrton Senna. La stagione fu funestata fin dagli esordi dai gravi incidenti di JJ Lehto a Silverstone, che lo costrinsero a saltare le prime gare, e di Jean Alesi, anch'egli costretto a saltare due gran premi. Le prime due gare furono dominate da Schumacher, con Senna che sbagliò in Brasile ed uscì di pista alla partenza nel Gran Premio del Pacifico, tamponato da Mika Häkkinen.
Il successivo fine settimana, a Imola, con la morte di Senna e Roland Ratzenberger, il ferimento di Rubens Barrichello ed i gravi incidenti in partenza e corsia box che coinvolsero anche spettatori e meccanici, segnò un punto di svolta per la Formula 1, che procedette a una riforma profonda. La FIA introdusse una serie di misure correttive per migliorare la sicurezza, in successivi interventi regolamentari, mentre in pista Schumacher continuò con ottime prestazioni, cogliendo vittorie a Monaco, Canada e Francia, oltre ad un secondo posto a Barcellona conquistato con il cambio bloccato in quinta marcia. Al termine del Gran Premio di Francia, il vantaggio del tedesco sul suo immediato inseguitore, Damon Hill, era di quasi quaranta punti. Inoltre dopo la morte di Senna e Ratzenberger il pilota tedesco divenne il presidente della Grand Prix Drivers' Association,[16] riformatasi dopo 12 anni.
Le settimane successive videro accadere più cose nelle aule dei tribunali che in pista: a Silverstone, Schumacher superò Hill nel giro di ricognizione, non scontò una penalità comminatagli e venne squalificato. La scuderia spiegò l'accaduto come un errore di comunicazione tra i commissari di gara e la squadra.[17] Il mancato rispetto della bandiera nera venne punito con ulteriori due gare di squalifica, ma la Benetton fece appello, per permettere al pilota di correre almeno la gara di casa. In Germania Schumacher dovette comunque ritirarsi, mentre l'auto del compagno di squadra Jos Verstappen si incendiò durante il rifornimento, per fortuna senza conseguenze serie. La successiva indagine della FIA stabilì l'irregolarità del dispositivo di rifornimento della Benetton, che si andò ad aggiungere ad un'altra presunta irregolarità sull'utilizzo di un sistema di controllo per la partenza. Al Gran Premio del Belgio il pilota tedesco vinse ancora, ma l'eccessivo consumo del fondo in legno (anche a causa di un testacoda su un cordolo in gara), introdotto a partire dal Gran Premio di Germania precedente, portò ad una nuova squalifica.
Schumacher saltò i due Gran Premi successivi per i fatti del Gran Premio di Gran Bretagna e quando tornò in pista, a Jerez, il suo vantaggio si era ridotto ad un punto. A Jerez vinse, ma venne battuto da Hill nel Gran Premio del Giappone, corso in condizioni di bagnato intenso, e i due rivali si presentarono alla gara finale divisi da un solo punto. Schumacher dominò la prima parte del Gran Premio di Australia davanti ad Hill, fino a quando, al 35° giro, il tedesco uscì di pista ed andò sbattere contro un muretto, danneggiando irrimediabilmente la vettura, che fu spinta in pista dalla forza d'inerzia. Nello stesso momento sopraggiungeva Damon Hill, che alla curva successiva lo attaccò, proprio mentre il tedesco stava sterzando per curvare: ne derivò un contatto che causò il ritiro di entrambi. La manovra fu molto contestata e il pubblico si divise. La maggior parte degli appassionati, come Alan Henry , sosteneva che la mossa del tedesco fosse volontaria[18] e altri come Murray Walker che tutto fosse involontario.[19] La collisione venne valutata discutibilmente come un normale incidente di gara e Schumacher non venne sanzionato. Il titolo di Campione del Mondo 1994 andò quindi al pilota tedesco, che divenne il primo campione mondiale della sua nazione.[20]
[modifica] Il 1995
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 1995. |
Nella stagione 1995 la Benetton montò lo stesso motore Renault V10 utilizzato dalla Williams e Schumacher fu affiancato da Johnny Herbert. La prima fase del mondiale fu controversa: in Brasile il tedesco fu vittima di un incidente nelle prove causato dalla rottura del piantone dello sterzo. Vinse la gara, grazie anche al ritiro di Hill, ma la vittoria fu inizialmente annullata per non conformità del carburante utilizzato; la decisione finale della FIA fu però quella di confermare il piazzamento dei piloti e di sottrarre i punti alle squadre per il campionato costruttori. Dopo un brutto incidente ad Imola, Schumacher tornò alla vittoria nel Gran Premio di Spagna. A Silverstone ed a Monza fu protagonista di due incidenti con Hill, che lo tamponò in entrambe le occasioni, mentre i due erano in lotta per il primato nella corsa. A Spa vinse partendo dal sedicesimo posto e duellando per diversi giri su pista bagnata con gomme d'asciutto contro Hill, munito invece di pneumatici da pioggia.[21] Il tedesco conquistò il titolo con due gare di anticipo, sul circuito di Aida nel Gran Premio del Pacifico. Con la successiva gara in Giappone, la squadra conquistò il titolo costruttori sfuggitole l'anno precedente.
Già a campionato inoltrato, Schumacher aveva preso la decisione di cambiare team e in estate firmò un contratto biennale con la Ferrari.[22]
[modifica] L'arrivo in Ferrari e i primi anni a Maranello
[modifica] Il 1996
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 1996. |
Nel 1996, Schumacher passò alla Ferrari, scuderia con la quale sarebbe divenuto il pilota più titolato della storia della Formula 1. Ricopriva il ruolo di prima guida al fianco di Eddie Irvine.
L'esordio con la Ferrari fu difficile. La squadra non vinceva un titolo mondiale piloti dal lontano 1979 (e un titolo costruttori dal 1983), il clima non era ottimale ed il divario tecnico con le scuderie inglesi sembrava incolmabile.
La stagione 1996 fu dominata dalle Williams-Renault di Hill e Jacques Villeneuve. Dopo sei gare con una vettura inaffidabile e un errore del pilota a Montecarlo, in cui Schumacher, partito dalla pole position, fu subito sorpassato da Hill e poi scivolò su un cordolo bagnato, sbattendo già nel corso del primo giro, arrivò la prima memorabile vittoria su Ferrari al Gran Premio di Spagna sotto la pioggia: Michael, dopo essere partito male facendo pattinare le gomme sulla pista allagata, fu protagonista di una incredibile rimonta guadagnando fino a 5 secondi al giro sui piloti di testa, superandoli ed arrivando al traguardo con un minuto scarso di vantaggio sul secondo in classifica finale Jean Alesi. Spettacolare fu il modo in cui il tedesco interpretò quella pista allagata, percorrendo i curvoni del circuito ad una velocità a vista d'occhio superiore a quella dei diretti avversari e con traiettorie che solo lui sapeva ed aveva il coraggio di percorrere. A questo successo seguirono cinque gare con tre punti conquistati sempre a causa della scarsa affidabilità della F310; in Canada si staccò un semiasse all'uscita da un pit stop mentre in Francia al tedesco si ruppe il motore addirittura nel giro di ricognizione, unitamente a vari problemi al cambio. Ma al Gran Premio del Belgio, poi, Schumacher tornò alla vittoria sopperendo al divario tecnico dalla Williams di Villeneuve che comunque si era ridotto nel corso della stagione, replicando il successo anche a Monza e concludendo le ultime due gare sul podio. La prima stagione del pilota alla Ferrari fu quindi incostante con 3 vittorie (in Spagna, a Spa ed a Monza) ed una serie di ritiri soprattutto per problemi meccanici. Il tedesco concluse comunque il mondiale al terzo posto.
[modifica] Il 1997
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 1997. |
Durante il 1997, il divario tecnico con la Williams si ridusse, grazie anche alla nuova vettura, la F310B, che risultò molto affidabile e di altri tecnici come Ross Brawn e Rory Byrne, che già avevano lavorato con Schumacher negli anni precedenti. Nonostante ciò, a inizio stagione la Williams si dimostrò più veloce vincendo in Brasile e Argentina con Villeneuve e a Imola con Frentzen, ma il tedesco recuperò punti a partire dal Gran Premio di Monaco, andando a comandare la classifica, arrivando ad avere circa venti punti sul rivale canadese. Nelle ultime tre gare, però, Villenuve recuperò punti, sia a causa di un errore di Schumacher in Austria, sia per errori di altri piloti, come al Gran Premio del Lussemburgo, quando il tedesco venne tamponato dal fratello poco dopo il via. Si giunse quindi alla gara decisiva per l'assegnazione del titolo mondiale a Jerez de la Frontera. Qui Schumacher, in vantaggio di un punto, dopo essere partito meglio fu raggiunto dal canadese che all'uscita dai box dopo il cambio gomme si dimostrò nettamente più performante e lo attaccò alla curva 6 (Dry Sac) nel corso del 48° giro; Schumacher, sorpreso dall'attacco, tentò di difendersi frenando al centro della pista ma venne ugualmente affiancato dalla Williams dell'avversario, in questa manovra di difesa inoltre, in un ultimo disperato tentativo di resistenza, tentò di stringerlo sul cordolo interno colpendo la Williams Renault sulla fiancata sinistra; Villeneuve ebbe la meglio, il tedesco lo colpì a sorpasso quasi completato danneggiando la sospensione anteriore destra della F310B ed uscendo conseguentemente di pista, pregiudicando ogni possibilità di vittoria. La scorrettezza gli costò anche il secondo posto in classifica finale, in quanto la FIA, l'11 novembre dello stesso anno lo escluse dalla classifica piloti.[23] In questa occasione la manovra di Schumacher venne condannata anche dai media italiani e tedeschi.[24]
[modifica] Il 1998
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 1998. |
Nel 1998 la Williams affrontò un periodo di transizione, e la McLaren si rivelò il team da battere, nonostante potesse contare su piloti con poca esperienza nella lotta per il mondiale. Per la Ferrari la stagione iniziò male, il divario tecnico con la McLaren parve incolmabile, ma il ferrarista fu protagonista di una rimonta che partì dal Gran Premio del Canada fino all'ultima gara. Durante questa avvenne al Gran Premio di Gran Bretagna un episodio abbastanza contestato: a Schumacher, in testa alla corsa, a 12 giri dal termine, venne data una penalità di dieci secondi da scontare. In Ferrari, però, c'era confusione in quanto non si riuscì a capire come questa doveva essere affrontata: se con uno stop&go oppure con dieci secondi aggiunti al tempo finale. Così facendo la comunicazione arrivò al tedesco a tre giri dalla fine, così che Schumacher effettuò lo stop&go all'ultimo giro, tagliando il traguardo prima di fermarsi al suo box.[25] Da notare che inizialmente gli steward avevano optato per dieci secondi aggiunti al tempo finale cambiando idea solo in un secondo momento.[26] Si arrivò quindi a Suzuka, ultima gara del campionato. A Schumacher alla partenza in pole position si spense il motore, e fu costretto a partire dall'ultima posizione.[27] [28] Mika Häkkinen vinse la gara agevolmente e diventò campione del mondo. Non fu Suzuka l'unica occasione mancata: a Spa non approfittò del ritiro del pilota finlandese, a causa del tamponamento occorso con David Coulthard che accusò poi di aver rilasciato l'acceleratore di proposito per provocare l'incidente (memorabile la scena in cui Michael andò a cercare Coulthard nel box McLaren rischiando la rissa).[29][30]
[modifica] Il 1999
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 1999. |
Il 1999 sembrò essere l'anno buono. La nuova F399 non era al livello della McLaren in termini di prestazioni, ma si dimostrò molto più affidabile ed il gap con la scuderia inglese venne colmato nel corso della stagione sfruttando la galleria del vento per migliorare la vettura.[31] Schumacher dopo le prime cinque gare era ampiamente in testa alla classifica mondiale, ma a causa di un errore al Gran Premio del Canada, in cui perse il controllo della vettura e si schiantò nell'ultima curva prima del traguardo a pochi giri dal termine mentre era al comando ed un quinto posto in Francia, Häkkinen riprese il comando della classifica. Nel Gran Premio di Gran Bretagna (Silverstone), poi, Schumacher fu vittima di quello che si rivelò il più grave incidente della sua carriera (attribuito, dai tecnici di Maranello ad un problema allo spurgo di un freno)[32], in cui si procurò la frattura della gamba destra, e dovette rinunciare a gareggiare, sostituito dal finlandese Mika Salo, fino al penultimo gran premio, quello della Malesia, dove conquistò la pole, e dopo essere stato tutta la gara in testa alla corsa, lasciò la vittoria a pochi giri dalla fine al compagno di scuderia Eddie Irvine, in lotta per il titolo mondiale. Nell'ultima gara, invece, il tedesco, scattato dalla pole position, sbagliò la partenza e Häkkinen ne approfittò per superarlo e vincere gara e mondiale. Schumacher concluse il campionato quinto con 46 punti. Ogni situazione venutasi a creare è comunque sempre stata contraddistinta da stima e rispetto tra il finlandese, vincitore del titolo, e il tedesco, appunto, infortunato;[33] qualche anno più tardi Schumacher avrebbe dichiarato di considerare Häkkinen il rivale che più rispettò durante la carriera in Formula 1.[34]
Irvine, intanto, che era stato finora l'unico compagno avuto da Schumacher in Ferrari, nel corso della stagione aveva reclamato il ruolo di prima guida all'interno del team, dopo la situazione seguita all'incidente del tedesco.[35] Già prima dell'autunno vi fu così la rottura tra la Ferrari e l'irlandese: Irvine trovò un sedile alla Jaguar (che aveva rilevato la Stewart) mentre a fianco di Schumacher sarebbe arrivato il promettente brasiliano di origini italiane Rubens Barrichello proveniente proprio dalla Stewart.[36]
[modifica] Gli anni del dominio mondiale
[modifica] Il 2000
La stagione iniziò con una lunga serie di vittorie: la F1 2000 fu estremamente competitiva e affidabile, tanto che Schumacher si ritrovò ad avere al Gran Premio del Canada 58 punti contro i 32 del campione in carica Mika Häkkinen. La lotta per il titolo si era, però, già ristretta al tedesco, allo scozzese Coulthard e ad Häkkinen. A partire dalla Francia, il tedesco non riuscì a terminare le tre gare successive, e al Gran Premio d'Ungheria il finlandese riuscì a superare Schumacher in classifica piloti (64 contro i 62 del tedesco), mentre Coulthard era a 58 punti. Da Monza, però, il ferrarista fu capace di rimontare e vincere il campionato a Suzuka l'8 ottobre, dopo quattro anni di vittorie di Williams e McLaren, riportando il titolo piloti a Maranello dopo 21 anni (l'ultimo a vincerlo fu nel 1979 il sudafricano Jody Scheckter).
[modifica] Il 2001
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 2001. |
Nel 2001 la Ferrari F2001 si dimostrò, sin dai primi Gran Premi, più competitiva sia della Williams-Bmw che della McLaren. Nei primi quattro Gran Premi, la lotta fra David Coulthard e Schumacher fu serrata: l'inglese era a quota 27 punti, con il tedesco ad una sola lunghezza di distacco. Dopodiché, il tedesco mise a segno una serie di podi e vittorie, che gli permisero di prendere le distanze dal resto del gruppo, mentre la McLaren dovette fare i conti con numerosi problemi di affidabilità e competitività. Da segnalare la stagione negativa di Häkkinen, che si riprese solo verso la fine del campionato.
Schumacher vinse facilmente il suo quarto titolo in Ungheria, raggiungendo il record di Alain Prost e battendone alcuni, come quello di Nigel Mansell riguardante i punti conquistati in una stagione (123 contro i 112 dell'inglese). Inoltre, per la prima volta, due fratelli (Michael e Ralf Schumacher) conclusero entrambi sul podio.[37] Secondo arrivò, appunto, Coulthard a ben 58 punti di distanza, mentre il compagno di squadra Rubens Barrichello concluse terzo.
[modifica] Il 2002
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 2002. |
Si giunse così al 2002: Schumacher aveva ben 4 titoli mondiali da difendere. Già dalla prima gara, come nelle due stagioni precedenti, la Ferrari dominò il campionato; l'unica scuderia in grado di opporsi fu la Williams, con il fratello Ralf e Juan Pablo Montoya. La McLaren ebbe un inizio difficile, così come Barrichello. Fino al Gran Premio di Monaco (che vide la vittoria di Coulthard e la ripresa delle McLaren), le scuderie rivali si mantennero vicine alla Ferrari nel Campionato Costruttori. Ma dopo di esso, un ritrovato Barrichello mise la parola "fine" (6 vittorie per Schumacher e 4 per lui) alla competizione. Il tedesco vinse quindi il suo quinto titolo mondiale con 144 punti, completando ogni gara sul podio e vincendone ben 11, confermandosi campione già il 21 luglio al GP di Francia ed eguagliando il record di Fangio. Secondo fu Barrichello con 77 punti, mentre Montoya terminò la stagione terzo a 27 lunghezze dal brasiliano. In questa stagione avvenne anche un contestatissimo episodio al Gran Premio d'Austria, nel quale Barrichello, a pochi metri dall'arrivo cedette la vittoria al tedesco per ordini di scuderia. Sul podio Schumacher, turbato dai fischi con cui il pubblico aveva accolto i piloti alla premiazione, cedette il gradino più alto del podio al compagno di squadra e lo fece sedere nella postazione del vincitore in occasione della conferenza stampa.[38][39] Il risultato finale provocò la piena disapprovazione del pubblico austriaco e per l'occasione la FIA multò il team di Maranello con un milione di dollari, per aver violato le norme di comportamento sul podio ed in conferenza stampa, e varò una norma contro gli ordini di scuderia.[40][41]
[modifica] Il 2003
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 2003. |
Il mondiale 2003 iniziò con alcune modifiche apportate al regolamento volte a contenere lo strapotere del tedesco, apportate in particolar modo alle qualifiche e all'assegnazione dei punteggi. L'inizio stagione gli fu sfavorevole: David Coulthard si aggiudicò il primo Gran Premio, mentre Schumacher si dovette accontentare del 4° posto, a causa di un suo errore che portò alla rottura di un deflettore.[42] Nelle due gare seguenti (intraprese ancora con la vecchia F2002) i risultati non furono migliori (un sesto posto e un ritiro).[43][44] Al quarto Gran Premio, l'introduzione della nuova e più competitiva F2003GA permise al tedesco di tornare a vincere per tre volte di fila. A questo punto, Kimi Raikkonen (che aveva realizzato una serie di podi corredati anche da una vittoria in Malesia) si trovava ancora in vantaggio di due punti rispetto al ferrarista (40 a 38), ma dopo il Gran Premio del Canada Schumacher prevalse (54 punti, contro i 51 del finlandese). La Ferrari si dimostrò in seguito poco competitiva sia in Germania che in Ungheria (l'8° posto del tedesco all'Hungaroring permise a Raikkonen di appaiarsi nuovamente in testa alla classifica). La causa di questo improvviso calo di prestazioni era dovuta alle gomme Bridgestone, che con le alte temperature non riuscivano ad essere competitive e, in parte, per l'aerodinamica troppo rigida. Anche Juan Pablo Montoya si riavvicinò al tedesco, con una serie di ben sette podi di fila. A partire dal Gran Premio d'Italia il tedesco ritornò poi alla vittoria, ripetendosi anche negli Stati Uniti. Si giunse quindi a Suzuka con una situazione molto tesa: 92 punti per Schumacher, Raikkonen con 83 e a seguire Montoya (82). Vinse Rubens Barrichello seguito da Raikkonen e Coulthard. Al tedesco bastò un ottavo posto per essere ancora campione del mondo e alle sue spalle giunsero Räikkönen a soli 2 punti di distacco e Montoya a 11 punti. Dietro ai primi tre, il compagno di squadra Rubens Barrichello con 65 punti, reduce da una stagione altalenante (ma con due vittorie) e Ralf Schumacher (Williams) con 58, anche quest'ultimo con due vittorie all'attivo.
[modifica] Il 2004
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 2004. |
Nel 2004, la Ferrari ripeté il copione del 2002, vincendo il primo appuntamento stagionale all'Albert Park. Schumacher vinse anche le quattro gare seguenti. Dopo le prime cinque gare, la situazione era questa: gli attesi Montoya e Raikkonen, a dispetto dei pronostici, cedettero il passo al ritrovato Barrichello, al pilota della BAR Jenson Button e ad un giovane pilota della Renault, Fernando Alonso. Questa serie positiva si fermò però a Monaco: il tedesco venne tamponato da Montoya, in regime di safety-car, in un concitato Gran Premio, che vide il ritiro di oltre dieci vetture. La gara venne vinta da Jarno Trulli, compagno di squadra di Alonso, seguito da Button e Barrichello. Dopodiché, Schumacher vinse altri sette Gran Premi, laureandosi per la settima volta Campione del Mondo a Spa, a quattro gare dal termine della stagione. Negli ultimi Gran Premi, si notò il ritorno di Raikkonen, che vinse proprio in Belgio, mentre l'ultima gara della stagione venne vinta da Montoya. Anche questa fu una stagione da record: il tedesco ottenne 13 vittorie su 18 gare, e batté vari record: vittorie, podi, giri veloci, punti e chilometri al comando delle gare. I risultati di fine campionato: Schumacher con 148 punti, Barrichello con 114 ed un ottimo Button a 85 punti, con Alonso (59) fuori dal podio mondiale. In classifica costruttori la Ferrari vinse, mentre le rivali McLaren e Williams non riuscirono ad ottenere risultati simili agli anni precedenti e arrivarono rispettivamente al quinto e al quarto posto, tanto che a seguire la Ferrari furono la rivelazione BAR motorizzata Honda, anche se distaccata di ben 143 punti, più del doppio (da notare anche il terzo posto della Renault, che divenne campione l'anno successivo).
[modifica] Gli ultimi due anni e il ritiro
[modifica] Il 2005
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 2005. |
La stagione 2005 iniziò alquanto male per Schumacher: al Gran Premio d'Australia ottenne solo un mesto ritiro per i danni riportati nel contatto con Heidfeld, mentre il compagno di squadra Barrichello arrivò secondo. Fernando Alonso, invece cominciò l'anno molto bene, arrivando terzo al primo Gran Premio, mentre vinse i due seguenti segnalandosi come principale contendente al titolo mondiale. La Ferrari non era competitiva, e Renault e McLaren presero velocemente il largo.
A metà stagione, al Gran Premio degli Stati Uniti di Indianapolis, successe qualcosa di insolito: durante le qualifiche (con la pole di Jarno Trulli) il fratello Ralf Schumacher ebbe un terribile incidente alla sopraelevata, dovuto all'inaffidabilità delle gomme Michelin su quel tracciato. Le proposte di inserire una chicane furono vane: la FIA non accettò modifiche al percorso o l'invalidamento dei punti ottenuti in gara, per cui i piloti con gomme Michelin percorsero solamente il giro di ricognizione prima di rientrare nei box. Alla partenza, si schierarono quindi solo sei vetture: le Minardi, le Jordan e le Ferrari. La vittoria andò quindi a Schumacher, seguito da Barrichello e da Tiago Monteiro su Jordan.[45]
Il campionato piloti fu vinto da Fernando Alonso, quello costruttori dalla Renault; il ferrarista si classificò terzo con 2 punti sul quarto, Montoya e lontano dal campione Alonso e dal secondo classificato Räikkönen rispettivamente di 71 e 50 punti; ugualmente deludente fu il risultato della Classifica Costruttori: la Ferrari fu terza alle spalle di Renault (91 punti di distanza) e McLaren (82 punti di distanza).
[modifica] Il 2006
| Per approfondire, vedi la voce Formula 1 stagione 2006. |
Si giunse così alla stagione 2006. Barrichello, stanco di essere all'ombra di Schumacher, decise di rompere il contratto con la Ferrari e ne stipulò uno nuovo con la Honda, che aveva nel frattempo rilevato la BAR.[46] La Ferrari, senza la seconda guida, la rimpiazzò prontamente con Felipe Massa (già collaudatore della Ferrari negli anni precedenti), un pilota brasiliano di origini italiane che la stessa Ferrari aveva mandato alla Sauber Petronas negli anni precedenti per fare pratica. Il Gran Premio del Bahrein vide un buon 2° posto di Schumacher, beffato da Alonso con la strategia dei pit stop, mentre Massa arrivò nono dopo un testacoda. Proprio al GP del Bahrain il tedesco eguagliò il record di pole position fino ad allora appartenuto ad Ayrton Senna.[47] La Ferrari aveva ancora problemi, ma Schumacher vinse la quarta gara del mondiale, il Gran Premio di Imola, dando così un'ottima impressione della vettura.
Seguì un'altra vittoria del tedesco e quattro di Alonso. In mezzo a queste ci fu anche una contestata vicenda avvenuta al Gran Premio di Monaco: a pochi minuti dal termine della Q3 (l'ultima manche delle qualifiche), Schumacher aveva registrato il miglior tempo, ed aveva quindi ipotecato la pole-position. Durante il giro di ritorno, il tedesco sbandò alla curva Rascasse, proprio mentre il rivale Alonso stava terminando il suo ultimo tentativo. Con l'esposizione delle bandiere gialle, lo spagnolo dovette rallentare, giungendo al traguardo con soli 64 millesimi di distacco da Schumacher. Flavio Briatore, il team manager Renault, poche ore dopo sporse reclamo alla FIA. Questa aprì subito un'inchiesta. La Renault sostenne che la manovra del pilota tedesco era intenzionale e fatta per impedire ad Alonso di partire al primo posto, visto che stava ottenendo ottimi tempi, mentre la scuderia italiana disse che il tedesco stava migliorando i suoi tempi e non avrebbe avuto senso bloccare la propria vettura in mezzo alla pista; questa tesi venne anche sostenuta grazie ad un gesto di stizza di Schumacher appena fermatosi. La sera del sabato la FIA riconobbe il tedesco come colpevole e come penalità gli fu imposto di partire dall'ultima posizione.[48] Tuttavia Schumacher riuscì in gara ad aggiudicasi il 5° posto.
Anche in questa stagione fu Alonso a dominare: prima del Gran Premio degli Stati Uniti arrivò ad avere 25 punti di vantaggio su Schumacher. A questo punto, il ferrarista mise a segno una serie di vittorie consecutive che gli consentirono di riaprire la pratica Mondiale, che sembrava già chiusa. Nonostante un errore al GP di Ungheria, a causa di una scelta strategica del team di Maranello nel mantenere le gomme intermedie con pista oramai asciutta che costrinse di fatto Schumacher al ritiro a pochi giri dalla fine con Alonso ormai ritirato, dopo il Gran Premio di Monza, gara nella quale il rivale spagnolo ruppe il motore quando si trovava in 3° posizione con il tedesco al comando, Schumacher aveva solo due punti di svantaggio da recuperare, e la Ferrari era in testa al Campionato Costruttori. Dopo la vittoria in quest'ultimo gran premio, il 10 settembre 2006 annunciò ufficialmente il ritiro dalle competizioni (notizia comunque già nell'aria da qualche mese).[49]
Il 1º ottobre 2006 in Cina, dopo la pole position di Alonso e il secondo posto di Fisichella, Schumacher, penalizzato nella prima parte di gara dalle performance delle gomme Bridgestone sotto la pioggia battente, rimontò con il cessare di questa ed il conseguente progressivo asciugamento della pista e vinse il Gran Premio di Cina, passando al primo posto in classifica piloti a pari punti con Alonso. A questo punto, con ancora due eventi stagionali da disputare, il pilota tedesco aveva la concreta possibilità di vincere il mondiale, mentre la Renault era per un punto in testa alla classifica costruttori a causa del ritiro di Felipe Massa.
Al Gran Premio del Giappone, a Suzuka, le Ferrari partirono al 1° e 2° posto, mentre le Renault occuparono la 3° fila. Schumacher scattò bene e dopo pochi giri superò Massa. Nonostante Alonso fosse partito 5°, superò già al via Trulli e si tenne dietro a Ralf Schumacher, che sopravanzò al momento della sosta ai box; ma al 37° giro si ruppe il motore della vettura di Schumacher a causa dell'improvviso ed imprevisto cedimento di una valvola pneumatica del V8 Ferrari (rottura del motore che non accadeva dal 2000, a Magny Cours) e fu costretto al ritiro. «È finita, puntiamo al titolo costruttori» dichiarò a fine corsa.[50]
Disputò l'ultima gara della sua carriera il 22 ottobre 2006, sul circuito di Interlagos in Brasile. Prima della gara, durante la cerimonia, l'ex calciatore brasiliano Pelé gli donò un trofeo alla carriera.[51] Il fine settimana non fu molto fortunato per il tedesco che arrivò quarto dopo una gara in rimonta: partito decimo, a causa della rottura della pompa della benzina avvenuta il giorno precedente[52] (cosa che non gli permise di segnare il proprio tempo nell'ultima sezione delle qualifiche, relegandolo perciò all'ultimo posto disponibile, il 10°), rimontò subito quattro posizioni, e dopo aver sorpassato Fisichella sul rettilineo del traguardo, per un contatto con lo stesso, forò uno pneumatico e fu costretto a percorrere quasi un giro intero, molto lentamente, prima di raggiungere la corsia dei box.[53] Dopo la sosta, Schumacher si trovava all'ultimo posto a circa 38" dal penultimo, di poco davanti al compagno di squadra Felipe Massa (che per l'occasione vestiva una tuta con i colori verdeoro). Il tedesco, però, riuscì a rimontare abbassando più volte il tempo sul giro, compiendo 13 sorpassi in poco più di 40 giri rimasti, ottenne infine il quarto posto. A pochi giri dalla fine, compì il suo ultimo sorpasso ai danni di Räikkönen, suo successore alla guida della Ferrari l'anno successivo. Il mondiale così terminò con la seconda vittoria consecutiva dello spagnolo Alonso seguito al secondo posto da Michael a 13 punti di distanza. Titolo costruttori di nuovo alla Renault, che superò la casa di Maranello di soli 5 punti; questi risultati dimostrano comunque la riconquistata competitività della scuderia italiana.
[modifica] Dopo il 2006
Schumacher non ha abbandonato definitivamente la Ferrari, prendendo parte ad alcune gare del 2007 come superconsulente, notizia che era stata anticipata a gennaio dal quotidiano tedesco Die Welt.[54] Il tedesco ha esordito nel Gran Premio di Spagna 2007, riproponendosi in quello di Montecarlo e dopo ancora in quello del Canada, come assistente di Jean Todt. Dal GP di Ungheria in poi ha annunciato che non sarà più al muretto Ferrari fino alla fine della stagione, volendosi dedicare maggiormente alla sua famiglia. Il 13 novembre 2007 è tornato in pista a Barcellona in veste di collaudatore, effettuando 64 giri con una Ferrari F2007 senza dispositivi elettronici e segnando il miglior tempo delle due giornate di test;[55] successivamente ha anche partecipato ai test tenutisi a Jerez il 6 dicembre 2007 e il 7 dicembre 2007 realizzando anche ottimi tempi su giro, pur confermando di non voler prendere parte a nessun campionato automobilistico. A gennaio del 2008 il Presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo ha confermato l'impiego di Schumacher come terzo pilota della scuderia[56] e come addetto allo sviluppo della vettura.[57]
Sempre nel 2008, ha partecipato (sotto il falso nome di Marcel Niederhausen) al campionato tedesco di Superbike. Nonostante ciò il tedesco ha affermato di non voler intraprendere una seconda carriera sportiva.[58] Attualmente è membro per la Germania della Commission for Global Road Safety della FIA e delle Nazioni Unite.
L'11 febbraio 2009 Schumacher, durante un allenamento privato sul circuito di Cartagena, ha perso il controllo della sua Honda CBR 1000 ed è caduto malamente. Subito soccorso, è rimasto qualche minuto privo di conoscenza. Traportato in ospedale è stato dichiarato fuori pericolo e le sue condizioni non destano preoccupazione.[59]
Schumacher ha interpretato il ruolo del misterioso pilota The Stig per il programma "Top Gear" della BBC.[60]
[modifica] L'annunciato ritorno e la rinuncia
Il 29 luglio 2009, in seguito all'infortunio di Massa durante le qualificazioni del Gran Premio d'Ungheria, la Ferrari annunciò il ritorno alle corse in Formula 1 di Schumacher. Sarebbe stato il tedesco a correre per le restanti gare della stagione, a partire dal Gran Premio d'Europa 2009 a Valencia, al fianco di Räikkönen.
L'11 agosto, tuttavia, Schumacher comunicò di dover rinunciare a disputare le restanti gare della stagione con il team di Maranello a causa di alcuni problemi al collo.[61]
[modifica] Risultati
(Legenda) N.B. Le gare in grassetto indicano una pole position mentre quelle in corsivo indicano il giro più veloce in gara.
[modifica] Vittorie in Formula 1
| Anno | GP Vinti |
|---|---|
| 1992 | 1 (Belgio) |
| 1993 | 1 (Portogallo) |
| 1994 | 8 (Brasile, Pacifico, San Marino, Monaco, Canada, Francia, Ungheria, Europa) |
| 1995 | 9 (Brasile, Spagna, Francia, Germania, Belgio, Europa, Pacifico, Giappone) |
| 1996 | 3 (Spagna, Belgio, Italia) |
| 1997 | 5 (Monaco, Canada, Francia, Belgio, Giappone) |
| 1998 | 6 (Argentina, Canada, Francia, Gran Bretagna, Ungheria, Italia) |
| 1999 | 2 (San Marino, Monaco) |
| 2000 | 9 (Australia, Brasile, San Marino, Europa, Canada, Italia, Stati Uniti, Giappone, Maledia) |
| 2001 | 9 (Australia, Malesia, Spagna, Monaco, Europa, Francia, Ungheria, Belgio, Giappone) |
| 2002 | 11 (Australia, Brasile, San Marino, Spagna, Austria, Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio, Giappone) |
| 2003 | 6 (San Marino, Spagna, Austria, Canada, Italia, Stati Uniti) |
| 2004 | 13 (Australia, Malesia, Bahrain, San Marino, Spagna, Europa, Canada, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Giappone) |
| 2005 | 1 (Stati Uniti) |
| 2006 | 7 (San Marino, Europa, Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Cina) |
[modifica] Record in Formula 1
| Record[62] | Numero |
|---|---|
| Maggior numero di titoli mondiali | 7 (1994, 1995, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004) |
| Maggior numero di titoli mondiali consecutivi | 5 (dal 2000 al 2004) |
| Maggior numero di titoli mondiali vinti da campione in carica | 5 (1995 e dal 2001 al 2004) |
| Maggior numero di Gran Premi disputati con la stessa scuderia | 180 con la Ferrari |
| Maggior numero di vittorie | 91 |
| Maggior numero di vittorie consecutive: | 7 (nel 2004 - GP d'Europa, GP del Canada, GP degli USA, GP di Francia, GP di Gran Bretagna, GP di Germania, GP d'Ungheria) pari merito con Ascari |
| Maggior numero di vittorie in una stagione: | 13 (su 18 gare nel 2004) |
| Maggior numero di vittorie con la stessa scuderia | 72 con la Ferrari |
| Maggior numero di podi con la stessa scuderia | 116 con la Ferrari |
| Maggior numero di vittorie nello stesso GP | 8 al Gran Premio di Francia (Magny-Cours) |
| Maggior numero di Gran Premi diversi in cui ha vinto almeno una volta | 22 |
| Maggior numero di nazioni diverse in cui ha vinto almeno un GP | 20 |
| Maggior numero di circuiti diversi in cui ha vinto almeno un GP | 23 |
| Maggior lasso di tempo tra la prima e l'ultima vittoria | 14 anni, 1 mese e 2 giorni |
| Maggior numero di stagioni consecutive in cui ha realizzato almeno una vittoria | 15 |
| Maggior numero di stagioni consecutive in cui ha realizzato almeno una pole position | 13 |
| Maggior numero di secondi posti | 43 |
| Maggior numero di arrivi sul podio | 154 |
| Maggior numero di arrivi sul podio consecutivi | 19 (dal GP degli USA 2001, al GP del Giappone 2002) |
| Maggior numero di arrivi sul podio in una stagione | 17 (su 17 gare nel 2002) |
| Maggior numero di arrivi a punti | 190 |
| Maggior numero di arrivi a punti consecutivi | 24 (dal GP d'Ungheria 2001, al GP della Malesia 2003) |
| Maggior numero di giri al comando | 4.741 (per un totale di 22.155 km in 131 Gran Premi diversi)[63] |
| Maggior numero di pole position | 68 |
| Maggior numero di partenze dalla prima fila | 108 |
| Maggior numero di giri più veloci in gara | 76 |
| Maggior numero di giri più veloci in gara in una stagione | 10 (su 18 gare nel 2004) eguagliato da Räikkönen nel 2005 e nel 2008 |
| Maggior numero di double (pole position e vittoria) | 40 |
| Maggior numero di double (pole position e vittoria) consecutivi | 6 (dal GP d'Italia 2000, al GP della Malesia 2001) |
| Maggior numero di hat-trick (pole position, vittoria e giro veloce) | 22 |
| Maggior numero di punti conquistati | 1.369 |
| Maggior numero di punti conquistati consecutivamente | 191 (in 24 gare dal GP d'Ungheria 2001, al GP della Malesia 2003) |
| Maggior numero di punti conquistati in una stagione | 148 (su un massimo di 180 nel 2004) |
| Maggior numero di punti di distacco rispetto al secondo classificato in un mondiale | 67 (2002) |
| Minor numero di gare per l'assegnazione matematica del mondiale | 11 su 17, pari al 64% delle gare totali (2002) |
| Unico pilota di sempre, in qualsiasi categoria, ad aver vinto | 5 volte ad Indianapolis |
| Unico pilota di sempre, in qualsiasi categoria, ad aver vinto | 5 volte a Monza |
| Unico pilota di Formula 1 a segnare il miglior tempo in una sessione di test collettiva dopo il ritiro.[55] |
Il più importante record che Schumacher non ha battuto è stato quello del maggior numero di Gran Premi disputati detenuto da Rubens Barrichello con oltre 270 gare disputate. Altri due importanti record che non è stato in grado di battere sono quello del maggior numero di pole position in una stagione, detenuto da Nigel Mansell (14, contro le 11 di Schumacher), e per il maggior numero di pole position consecutive, detenuto da Ayrton Senna (8, contro le 7 del tedesco).
[modifica] Vita privata
[modifica] Famiglia
Il fratello Ralf è stato fino al 2007 un altro pilota del mondiale di Formula 1. Sposato nell'agosto del 1995 con Corinna (che era un tempo la fidanzata di Heinz Harald Frentzen che lasciò proprio per l'attuale marito) Michael Schumacher ha due figli, Gina Maria nata a febbraio del 1997 e Mick nato a marzo del 1999; la famiglia vive nel Canton Vaud in Svizzera dal 1996. Nel 2007 Schumacher ha fatto costruire a Gland, sul Lago di Ginevra una grandissima villa,[64] che è stata ultimata il 28 novembre.[65] Possiede anche un'abitazione e un autodromo a Kerpen, dove è cresciuto un altro pilota di Formula 1: Sebastian Vettel. È di recente diventato proprietario di un team di kart, il KSM motorsport, acronimo di Kaiser, Schumacher e Muchow. [66]
[modifica] Il cinema
Schumacher è a volte, direttamente o indirettamente, presente in alcuni film. La sua prima apparizione risale al 2006, quando nel cartone animato Cars - Motori ruggenti della Pixar venne raffigurato con l'aspetto di una Ferrari F430. Lo stesso Schumacher doppiò poi la voce della vettura in tutte le lingue e nella versione italiana pronuncia anche una frase in dialetto modenese.[67] Nel 2008 è apparso nel film Asterix alle Olimpiadi nel ruolo di un condottiero di bighe chiamato Schumix, recitando insieme a Jean Todt.[68]
[modifica] Iniziative benefiche
L'ex pilota tedesco è stato spesso attivo per quanto riguarda le iniziative benefiche. Per molti anni ha giocato a calcio con la nazionale piloti o ha partecipato a varie partite il cui ricavato era devoluto in beneficenza.
Schumacher è inoltre dal 2002 ambasciatore speciale dell'UNESCO al quale ha donato un milione e cinquecento mila euro.[69]
Il tedesco ha anche fatto una donazione di circa 10 milioni di euro per le vittime dello tsunami del 2004.[70]
Giovedì 7 maggio 2009 ha partecipato ad una partita di calcio tenutasi a Coriano contro la squadra del San Patrignano.[71] L'incasso è stato devoluto alle vittime del Terremoto dell'Abruzzo. [72]
[modifica] Onorificenze
Schumacher ha ricevuto numerose onorificenze sia durante la sua carriera che dopo il suo ritiro. Il primo caso riguarda il ricevimento del premio Laures World Sportsman of the Year, ricevuto in due occasioni: nel 2002 e nel 2004. È stato inoltre candidato altre quattro volte.[73]
Dopo il ritiro, gli è stata dedicata la curva S Schumacher che si trova sul circuito del Nurburgring.[74]
Ha ricevuto dalla FIA la medaglia d'oro per gli sport motoristici 2006 [75] ed è stato proclamato ambasciatore svizzero per il Campionato europeo di calcio 2008.[76]
Schumacher ha anche presentato la cerimonia per la vittoria del team tedesco nell'A1 Grand Prix, venendo acclamato dal pubblico presente.[77]
A Dubai gli verrà presto dedicato un grattacielo.[78]
[modifica] Note
- ^ Jochen Rindt, infatti, seppur nato in Germania vinse il titolo con i colori austriaci
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[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti primarie
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- Luca Dal Monte, Il Tedesco Volante e la Leggenda Ferrari, Baldini Castoldi Dalai, 2004. ISBN 8884906709
- Beppe Donazzan, Oltre il mito. Michael Schumacher dalla A alla Z, Limina, 2004. ISBN 8888551611
- In inglese
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- Timothy Collings, Team Schumacher, Highdown, 2005. ISBN 1-905156-03-0
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- Luc Domenjoz, Michael Schumacher:Rise of a genius, Parragon, 2002. ISBN 0-75259-228-9
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- In tedesco
- Elmar Brümmer; Bodo Kräling; Ferdi Kräling, Mensch Schumi. Michael Schumacher, Bielefeld, Delius Klasing, 2006. ISBN 3-7688-1899-3
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- Willy Knupp, Red Magic. Michael Schumacher und Ferrari, Hart am Limit, 2002. ISBN 3-613-30377-9
- Willy Knupp, Danke, Schumi! Die Michael Schumacher-Story, Düsseldorf, Zeitgeist Media, 2006. ISBN 3-926224-59-2
- Ferdi Kräling; Helmut Zwickl, Michael Schumacher – SCHUMI. Simply the Best, Heel, 2001. ISBN 3-89880-015-6
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- Karin Sturm, Michael Schumacher – Eine Ära geht zu Ende. Die Geschichte einer Weltkarriere, München, Herbig, 2006. ISBN 3-7766-2502-3
- Mary Thürmer; Markus Götting, Michael Schumacher. Die Erfolgsstory des 1. Deutschen Formel-1-Weltmeisters, Heyne, 1994. ISBN 3-453-08951-0
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[modifica] Fonti secondarie
- Leo Turrini, F1'92 L'anno di Mansell, Vallardi & Associati, 1992. ISBN 88-85202-30-6
- Tom Roberts, F1 93. Il Campionato Mondiale di Formula 1 nelle foto a colori più spettacolari, Vallardi & Associati, 1993. ISBN 88-85202-27-6
- Colin McMaster, F1 95. World Championship photographic review, Vallardi & Associati, 1995. ISBN 88-85202-48-4
- Colin McMaster, F1 96. Dietro le quinte, Vallardi & Associati, 1996. ISBN 88-86869-02-9
- Roberto Boccafogli, F1 1998 La prima volta di Hakkinen, SEP Editrice, 1998.
- Paolo D'Alessio, F1 2002. La cronaca e le foto più belle del campionato, SEP Editrice, 2002. ISBN 88-87110-26-3
- Paolo D'Alessio, F1 2003. La cronaca e le foto più belle del campionato, SEP Editrice, 2003. ISBN 88-87110-41-7
[modifica] Voci correlate
[modifica] Stagioni disputate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Sito Ufficiale di Michael Schumacher. URL consultato il 21-3-2008.
- F1GrandPrix.it. URL consultato il 21-3-2008.
- Il profilo di Michael Schumacher. URL consultato il 21-3-2008.
- Statistiche su Michael Schumacher. URL consultato il 21-3-2008.
| Predecessore: | Vincitore del Campionato del Mondo della F1 | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Alain Prost | 1994 | se stesso | I |
| se stesso | 1995 | Damon Hill | II |
| Mika Häkkinen | 2000 | se stesso | III |
| se stesso | 2001 | se stesso | IV |
| se stesso | 2002 | se stesso | V |
| se stesso | 2003 | se stesso | VI |
| se stesso | 2004 | Fernando Alonso | VII |
Mario Almondo ·
Luca Baldisseri ·
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Stefano Domenicali ·
Chris Dyer
Marco Fainello ·
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Felipe Massa /
Giancarlo Fisichella #3 ·
Kimi Räikkönen #4 - collaudatori:
Luca Badoer ·
Marc Gené ·
Michael Schumacher
125 F1 · 166 F2-50 · 275C F1 · 340 F1 · 375 F1 · 212 F1 · 500 F2 · 375 Indy · 166 C · 553 F1 · 625 F1 · 555 F1 · D50 · 801 · 246 F1 · 256 F1 · 246 P · 156 P
156 F1 · 156 F1-63 · 158 · 512 F1 · 246 F1-66 · 312 F1 · 312 B · 312 B2 · 312 B3 · 312 B3-74 · 312 T · 312 T2 · 312 T3 · 312 T4 · 312 T5 · 126 CK
126 C2 · 126 C3 · 126 C4 · F1-85 · F1-86 · F1-87 · F1-87/88C · F1-89 · F1-90 · F1-91 · F92 A · F93 A · 412 T1 · 412 T2 · F310 · F310B · F300 · F399
F2000 · F2001 · F2002 · F2003GA · F2004 · F2005 · 248 F1 · F2007 · F2008 · F60
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