Nelson Piquet

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Nelson Piquet
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Dati biografici
Nome Nelson Souto-Mayor Piquet
Nato 17 agosto 1952
Rio de Janeiro
Paese bandiera Brasile
Nazionalità
Passaporto
Morto
Altezza cm
Peso kg
Dati agonistici
Disciplina Automobilismo
Specialità
Categoria Formula 1
Record
Ranking º
Best ranking {{{best ranking}}}º
Ruolo
Squadra
Ritirato
Carriera
Giovanili
Squadre di club
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati
Carriera in Formula 1
Esordio
Stagioni 1978-1991
Scuderie Ensign, McLaren, Brabham, Williams, Lotus, Benetton
Mondiali vinti 3 (1981, 1983 , 1987)
Miglior risultato finale
GP disputati 207 (204 partenze)
GP vinti 23
Podi 60
Pole position 23
Punti ottenuti {{{puntiottenuti}}}
Giri veloci 24
Palmarès

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Nelson Souto-Mayor Piquet (Rio de Janeiro, 17 agosto 1952) è un ex pilota automobilistico brasiliano, vincitore di 3 campionati mondiali di Formula 1.

Indice

[modifica] Carriera

Nelson Piquet ha disputato 204 Gran Premi di Formula 1, con 23 vittorie, 24 pole position, 23 giri più veloci in corsa e 481,5 punti validi conquistati; si è classificato per 100 volte nei primi sei (delle quali 60 sul podio), ed è partito per 43 volte in prima fila.

[modifica] Gli inizi

Nelson Piquet è l'ultimo figlio di Estacio Souto-Mayor, medico che divenne ministro della sanità nel governo di João Goulart e Clotilde Piquet; cominciò ad appassionarsi al mondo dei motori a 14 anni, quando iniziò a gareggiare con un go-kart acquistato in società con tre amici[1], ma vista la disapprovazione del padre corse di nascosto con lo pseudonimo Piket derivato dal cognome della madre. Il padre per evitare che continuasse a correre lo mandò a studiare negli Stati Uniti ma Nelson dopo un po' tornò a casa, sia pure dovendo assecondare le volontà paterne in tema di corse. Nel 1974 il padre morì improvvisamente e Nelson tornò alle corse partecipando alle gare di Formula Super Vee; nello stesso anno, al Gran Premio del Brasile, ebbe il primo contatto con la Formula 1, non essendoci le attuali rigide limitazioni all'ingresso, riuscì a entrare ai box e avvicinò il tecnico della Brabham Gordon Murray chiedendogli di poter fare qualcosa, Murray gli permise di sbrigare alcune faccende all'interno dei box e quando fu intento a pulire la macchina di Carlos Reutemann questi lo allontanò sbrigativamente, l'episodio fu poi ricordato da entrambi quando si trovarono in lotta per il titolo mondiale nel 1981.

Divenuto campione in Formula Super Vee nel 1976, nel 1977 si trasferì in Italia, a Novara, e partecipò al campionato europeo di Formula 3, vincendo due gare e arrivando terzo nella classifica finale.
Nel 1978 passò alla F3 inglese, che era suddivisa in due campionati la cui titolazione era data dalle differenti sponsorizzazioni, Piquet si aggiudicò il campionato BP e arrivò secondo nel Vandervell. Complessivamente partecipò a 26 gare nei 2 campionati vincendone 13 (7 nel BP e 6 nel Vandervell), preparandosi per il passo in Formula 1.

[modifica] Formula 1

[modifica] I primi anni e i primi titoli

Piquet impegnato con la Brabham al Gran Premio di Monaco 1981
1978

Piquet debuttò in Formula 1 nel Gran Premio di Germania del 1978, alla guida di una Ensign-Ford N177 MN. Qualificatosi 21°, il brasiliano dovette ritirarsi al 31° giro per la rottura del propulsore mentre era dodicesimo. Fu la sua unica gara con l'Ensign, in quella stessa stagione Piquet partecipò alle 3 gare successive con una vecchia McLaren M23 del team Ligget Group B&S Fabrication, ma fu durante il week-end del Gran Premio d'Italia che Piquet riuscì a dare una svolta decisiva alla sua carriera: superando la concorrenza di Elio De Angelis si accordò con Bernie Ecclestone per partecipare all'ultima gara stagionale con una terza vettura ufficiale della Brabham, schierata per l'occasione, ma soprattutto ottenne l'ingaggio come seconda guida per la stagione entrante. A suo favore giocò, oltre ai risultati nelle formule minori e l'appoggio finanziario di uno sponsor (la birra brasiliana Brahma), cose che anche De Angelis poteva offrire, il fatto di aver accettato un contratto triennale percependo come compenso solo una piccola percentuale sui premi.

1979

Al volante della Brabham-Alfa Romeo, Piquet si rivelò come pilota di grandi doti e già in grado di competere con il titolato compagno di squadra Niki Lauda, ma la pochezza della vettura (ultimo anno della collaborazione tra il costruttore inglese e la casa italiana, ormai scesa in pista in prima persona) non gli permise di andare oltre un quarto posto al Gran Premio d'Olanda. Nella gara conclusiva, il Gran Premio degli Stati Uniti-Est in cui la Brabham si schierò con la nuova vettura a motore Cosworth, conquistò il giro più veloce.

1980

È l'anno della consacrazione, sin dal Gran Premio di apertura in Argentina in cui sale per la prima volta sul podio, arrivando secondo dietro ad Alan Jones sulla cui vettura ci saranno però dubbi di irregolarità per sottopeso, infatti a gara finita Jones non portò subito la vettura al parco chiuso per i controlli, dando adito al sospetto che nel frattempo fosse stata aggiunta zavorra per far rientrare la vettura nel peso minimo regolamentare, al controllo la macchina risulterà regolare. Piquet vince la sua prima gara, il Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest sul circuito cittadino di Long Beach, e al Gran Premio di Monaco conquista il terzo posto che gli permette di andare, per la prima volta, in testa alla classifica del campionato. Nella parte centrale della stagione subisce la maggior forza della Williams di Jones, ma sarà favorito dai dissidi tra l'associazione dei costruttori (FOCA) e la federazione internazionale (FISA) che porteranno alla diserzione del Gran Premio di Spagna da parte dei team non aderenti alla FOCA: Renault, Ferrari e Alfa Romeo, con il successivo annullamento dello stesso Gran Premio, che era stato vinto da Jones.
Recupera nel finale di stagione vincendo i Gran Premi d'Olanda e d'Italia, e grazie a questi successi torna in testa al mondiale.
Tutto si gioca nel successivo Gran Premio del Canada, penultimo della stagione, Piquet parte dalla pole-position e va subito in testa ma, pochi metri dopo il via, Jones lo coinvolge in un incidente, che giustificherà dicendo di essere stato toccato a sua volta. La gara è sospesa e si riparte da zero, ma la vettura di Piquet è danneggiata e deve ripartire con l'auto di riserva che non era stata messa a punto. Alla seconda partenza Didier Pironi parte in anticipo e verrà penalizzato di un minuto, Piquet battaglia con Jones e Pironi poi va al comando e ci rimane per 23 giri finché si rompe il motore, a questo punto Jones vince senza problemi anche se sul traguardo è preceduto da Pironi.
I giochi sono fatti, Piquet arriva all'ultima gara in ritardo di 8 punti ma a causa della regola, allora in vigore, secondo cui si contano solo i 5 migliori risultati di ciascuna delle 2 metà della stagione, anche vincendo e prendendo 9 punti dovrebbe scartare i 2 del quinto posto in Austria, quindi non può più raggiungere la testa della classifica.
Ad ogni modo Jones legittimerà il titolo vincendo la successiva gara di Watkins Glen.
Nel 1980 Piquet vincerà, succedendo all'ex-compagno di squadra Lauda, la seconda e ultima edizione del Campionato ProCar, un monomarca riservato alle BMW M1, che si svolgeva nel week-end di alcuni Gran Premi come gara di contorno e alla quale partecipavano diversi piloti di Formula 1, che correvano anche il Gran Premio a poche ore di distanza.

1981

La stagione comincia con l'annullamento del Gran Premio del Sud Africa, vinto da Carlos Reutemann con Piquet secondo, per il proseguire della polemica tra FISA (sostenuta dalle squadre italiane e dalla Renault che disertano la gara) e FOCA. Si comincia il campionato dopo essere giunti a un accordo che bandisce le minigonne e richiede una altezza minima da terra, della vettura, di 6 cm escluse le gomme.
Dopo un terzo posto nel Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest, Piquet parte in pole-position nella gara di casa, il Gran Premio del Brasile ma con la pista bagnata punta su un rapido miglioramento della situazione atmosferica e monta gomme slick compromettendo la gara.
Al successivo Gran Premio d'Argentina la Brabham aggira la regola dell'altezza minima adottando un correttore d'assetto che, pur facendo risultare la vettura regolare alle verifiche, la fa abbassare durante la corsa facendola ridiventare una Wing-car, la superiorità della macchina è tale che Piquet stravince e persino il suo compagno di squadra Hector Rebaque, che normalmente navigava nelle retrovie, riesce a mantenere il secondo posto fino a quando è costretto al ritiro. Si passa a Imola dove si corre con la nuova titolazione di Gran Premio di San Marino, quasi tutte le squadre adottano la novità portata in Argentina dalla Brabham, Piquet parte male ma dopo una rimonta sotto la pioggia si aggiudica il Gran Premio.
Al Gran Premio del Belgio dopo una partenza in cui, viene investito, non mortalmente, un meccanico, cui era stata rischiosamente permessa la presenza sulla griglia per riparare la vettura di Riccardo Patrese, la gara riparte e Piquet va al comando, ma al decimo giro Jones lo butta fuori, la gara è vinta da Reutemann che comincerà ad allungare al comando della graduatoria fino ad avere un vantaggio di 17 punti dopo il Gran Premio di Gren Bretagna.
Piquet conquista il mondiale con una grande rimonta che comincia con la vittoria al Gran Premio di Germania, mentre Reutemann viene osteggiato all'interno del suo team dove si preferisce che a vincere sia Jones. Nelson arriva all'ultimo Gran Premio un punto dietro Reutemann. A Las Vegas nel Gran Premio finale, che si svolge nel parcheggio del Caesars Palace, Piquet giunge quinto, mentre Reutemann, che per la delusione lascerà di lì a poco l'automobilismo, chiude solo ottavo causa problemi alle gomme.

Nelson Piquet alla guida di una BMW M1

Sempre nel 1981, Piquet partecipò saltuariamente anche al Campionato mondiale Endurance al volante di una BMW M1 e vinse, in coppia con Hans Joachim Stuck, la 1000 km del Nürburgring. Queste partecipazioni erano propedeutiche all'accordo tra Brabham e BMW per la collaborazione tecnica cominciata in Formula 1 nel 1982.

1982

È un anno di transizione. La Brabham firma un accordo per avere il motore turbo BMW, ma la scarsa affidabilità del motore condizionerà pesantemente la stagione, già dalla prima gara che si risolve in un ritiro dopo pochi giri. Dopo un risultato così modesto si decide di partecipare ai 3 Gran Premi seguenti con il vecchio motore Ford Cosworth. Nelson si aggiudica subito il GP del Brasile, che lo vede protagonista di una estenuante lotta con Keke Rosberg e Gilles Villeneuve, lo sforzo fisico sarà tale da portarlo allo svenimento sul podio. Ma la sua vettura, come quelle di altri team motorizzati Ford è sottopeso: si sta tentando una forzatura regolamentare, dato che il peso minimo è considerato con acqua e olio a bordo, dopo la fine della gara si imbarca qualche decina di litri d'acqua, in un apposito serbatoio, per far rientrare la vettura nel peso minimo regolamentare di 580 Kg. La manovra è così plateale che viene ad essere, in effetti, un attacco politico dei team FOCA per l'abbassamento del peso minimo, contro Ferrari e Renault che usano motori turbo e le cui vetture sono decisamente più pesanti. Nel successivo Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest la Ferrari risponde con un alettone posteriore sdoppiato, ognuno delle 2 parti rispetta le dimensioni massime regolamentari ma complessivamente viene raddoppiata la superficie alare, a questo punto la FISA interviene, anche per evitare lo snaturamento di tutte le regole e squalifica Piquet e Rosberg che erano arrivati primo e secondo al Gran Premio del Brasile e la Ferrari di Villeneuve terza al Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest, per protesta quasi tutti i team FOCA diserteranno il Gran Premio di San Marino.
Dal Gran Premio del Belgio funestato dalla morte di Villeneuve, mentre il compagno Patrese continuerà per qualche Gran Premio a usare il motore Ford e vincerà il Gran Premio di Monaco, Piquet torna a usare il turbo BMW e lo porterà con fatica al traguardo conquistando il sesto posto, sarà poi quinto grazie alla squalifica della McLaren di Lauda. Al GP degli USA-Est, sul nuovo circuito cittadino di Detroit, dopo che le prove del Venerdì erano state annullate, nell'unica sessione di prove il motore si rompe e Piquet non riesce, per la prima volta in carriera, a qualificarsi. Il riscatto arriva solo sette giorni dopo, nel GP del Canada Piquet si aggiudica la gara, ottiene poi il secondo posto in Olanda.
Dal Gran Premio di Gran Bretagna la Brabham introduce una nuova strategia di gara, le vetture partono con meno carburante per fare rifornimento e cambio gomme a metà gara, questo permette di dominare la prima parte della competizione ma i ritiri per problemi meccanici vanificheranno l'efficacia della strategia. Nelle prove del Gran Premio di Germania Pironi, che con la Ferrari era lanciato in testa alla classifica mondiale, subisce un grave incidente che porrà fine alla sua carriera automobilistica, Piquet è il primo a fermarsi per soccorrerlo e ne rimarrà scosso, nella gara della domenica, mentre è in testa, ha una collisione con Eliseo Salazar che stava doppiando, appena abbandonate le vetture incidentate Piquet prende a pugni Salazar, il suo comportamento è anomalo perché raramente Piquet ha mai mostrato delusione a causa di un ritiro, lui stesso si giustificherà con la preoccupazione per la propria incolumità che l'incidente di Pironi gli aveva evocato.
In seguito all'incidente di Pironi, Piquet dichiarerà che le Ferrari sono macchine poco sicure, questo gli causerà l'inimicizia di Enzo Ferrari che nel suo libro "Piloti, che gente..." (Conti editore 1985) non si dilungherà sulle sue capacità di pilota, limitandosi a scrivere che è "capace di imprese bellissime", ma rimarcherà il fatto che nonostante quella dichiarazione Piquet si fosse offerto di guidare per la scuderia del Cavallino.
Nel finale di stagione una serie impressionante di ritiri per problemi meccanici impedirà a Piquet di andare oltre l'11 posto finale in classifica.

1983

A causa degli incidenti mortali del 1982 nella nuova stagione vengono definitivamente bandite le Wing-car, il direttore tecnico della Brabham Gordon Murray che aveva già preparato la Brabham BT51 a effetto suolo, decide di ripartire da zero e realizza i soli 4 mesi la BT52, la vettura dalla forma a freccia è subito vincente con Piquet in Brasile primo Gran Premio della stagione, lasciando stupito lo stesso pilota.
Dopo una battuta a vuoto Piquet arriva secondo in Francia, dove ben sette team adottano la strategia del rifornimento, che la Brabham aveva introdotto l'anno prima, ma è perplesso perché la vettura non è affidabile, infatti su 6 partenze le Brabham, sua e di Patrese, sono arrivate in fondo solo 2 volte. Al Gran Premio di San Marino resta fermo alla partenza e viene fatto partire a spinta dopo che tutti gli altri concorrenti sono già passati, tenta la rimonta ma viene fermato da un cedimento meccanico, mentre Patrese, a pochi giri dal termine, va al comando ma esce di pista poco dopo lasciando la vittoria alla Ferrari di Patrick Tambay. A Monaco arriva secondo in una gara condizionata dalla variabilità atmosferica e torna solo al comando della classifica, ma da quel momento comincia la fase negativa, al Gran Premio del Belgio, nel finale, quando è secondo, si rompe la quinta marcia e finisce quarto, la vittoria va ad Alain Prost che guadagna la testa della graduatoria, poi nel Gran Premio degli USA-Est domina fino a quando l'afflosciamento di un pneumatico lo costringe a una sosta imprevista relegandolo ancora quarto.
Nella fase centrale della stagione sono Prost e René Arnoux ad alternarsi nel vincere i gran premi lasciando a Piquet due soli piazzamenti a podio, in Olanda ha l'occasione di vincere: parte dalla pole-position per la prima volta nella stagione e tiene il comando fino a metà gara, poco prima del rifornimento Prost si avvicina e lo attacca a ogni giro alla frenata della curva Tarzan dopo il traguardo, ma Piquet rintuzza abilmente gli attacchi, all'inizio del 41 giro Prost prova a entrare troppo deciso e frena troppo tardi speronando Piquet, la corsa finisce per entrambi. Piquet non se ne avrà a male e per via di questo comportamento, che colpirà Prost, comincerà una breve amicizia tra i due che però sarà destinata a finire con la fine del campionato e la vittoria di Piquet.
Piquet torna in lotta per il titolo mondiale vincendo le due gare seguenti, il Gran Premio d'Italia a Monza e il Gran Premio d'Europa a Brands Hatch, nell'ultima gara in Sudafrica deve vincere per essere sicuro di superare Prost in classifica e rispetta la consegna dominando la prima parte della gara, ma una volta ritirati i rivali Arnoux e Prost, per vincere il campionato gli basta arrivare quarto, quindi per non rischiare rallenta, lasciando la vittoria del gran premio al compagno Patrese e si limita a portare la vettura al traguardo giungendo terzo.
È il primo titolo mondiale per un pilota al volante di una vettura turbo, a campionato finito ci saranno delle contestazioni sulla regolarità delle benzine usate dalle Brabham, ma poi il titolo verrà confermato dalla FISA.

1984

Fresco campione del mondo, con la nuova regola che limita la capienza dei serbatoi delle vetture a 220 litri e vieta i rifornimenti in gara, Piquet parte favorito perché si pensa che il 4 cilindri BMW debba soffrire meno dei 6 cilindri per la minore quantità di benzina, ma non sarà così e immediatamente si evidenziano nuovamente limiti di affidabilità. L'unica nota positiva che viene dal fronte motori è l'approntamento di motori speciali per le prove, che sono accreditati di oltre 900 CV di potenza e permetteranno a Piquet di eguagliare quello che allora era il record di pole-position in un anno: nove, già detenuto da Lauda e da Ronnie Peterson.
La serie di pole-position gli permette anche di fare collezione di scooter Vespa che la Piaggio donava, a scopo promozionale, al pilota che realizzava il primo tempo in prova.
La stagione è dominata dalle McLaren con motore TAG-Porsche, Piquet dopo vari ritiri riesce a tornare al vertice in Canada dove la Brabham presenta un curioso radiatore aggiuntivo sul musetto che abbruttisce la vettura ma permette di migliorare l'affidabilità. Vince il Gran Premio ma il radiatore supplementare si scalda a tal punto che Piquet deve soffrire negli ultimi giri per premere sull'acceleratore e si scotterà il piede destro, andrà sul podio con il piede nudo dopo aver ricevuto le prime cure.
Vincerà anche a Detroit nel successivo Gran Premio, la gara comincerà con una carambola al via che coinvolgerà un gran numero di partecipanti, verrà interrotta e si darà luogo a una seconda partenza. Piquet coinvolto, dovrà usare la vettura di riserva, ma alla Brabham, memori dei problemi avuti in Canada nel 1980, preparavano l'auto come quella da gara e Piquet non avrà problemi a vincere. Prima del termine della stagione otterrà anche una piazza d'onore in Austria e nella classifica finale sarà quinto.

1985

Una sola vittoria, storica, al Gran Premio di Francia dove riporta al successo, dopo 28 anni una vettura con gomme Pirelli. Già a metà stagione, a causa degli scarsi risultati ottenuti, la permanenza del brasiliano nel team inglese venne messa in discussione. Infatti Piquet ebbe contatti con il team McLaren,[2] salvo poi accasarsi alla Williams. Alla fine dell'anno Piquet lasciò la Brabham, anche per la scarsa fiducia nel progetto (in effetti fallimentare) della vettura BT55 per il 1986.

[modifica] Il passaggio alla Williams

1986

Il brasiliano lascia la Brabham, per passare alla Williams-Honda, team in grande crescita alla fine del 1985 (tre vittorie nelle ultime tre gare) dove nelle sue intenzioni avrebbe dovuto recitare un ruolo di prima guida assoluta. A detta di Piquet gli accordi verbali con Frank Williams su questo punto erano chiari, ma poco prima dell'inizio della stagione Williams subisce un grave incidente automobilistico che lo terrà lontano dalla squadra per molto tempo e gli causerà una disabilità motoria permanente, quindi la squadra verrà diretta dal tecnico e socio di Williams Patrick Head, questi vedendo che anche l'altro pilota del team, il connazionale Nigel Mansell è in grado di lottare per il titolo, comincerà a occuparsi direttamente della messa a punto della macchina di Mansell lasciando assistere Piquet dal secondo tecnico del team Frank Dernie, questo provocherà una guerra "fratricida" che penalizzerà entrambi.
La stagione di Piquet comincia bene dominando il Gran Premio del Brasile, si ritira nella gara seguente, poi al Gran Premio di San Marino Piquet è secondo dietro a Prost, il finale è emozionante: alla curva Rivazza dell'ultimo giro Prost rallenta perchè è senza benzina, procede a zig-zag e lo scuotimento fa arrivare un po' di benzina al motore, tanto che riesce a tagliare il traguardo.
Verso metà stagione il connazionale ed ex-campione del mondo Emerson Fittipaldi, che dopo essersi ritirato dalla Formula 1 è tornato ai vertici nelle gare Indycar, valuta che Piquet non commette più gli errori di guida dei primi anni e al momento lo giudica come il miglior pilota al mondo.
Piquet torna alla vittoria in Germania, dove durante la premiazione dà sfogo alla sua goliardia: la coppa per il vincitore è insolitamente piccola e Piquet dopo averla sollevata finge di non riuscire a reggerne il peso, simulando lo sforzo per sostenerla e facendo sembrare che la coppa lo stia schiacciando. Nel successivo Gran Premio di Ungheria, che si svolge per la prima volta, si rende artefice di un duello memorabile con Ayrton Senna. Senna conscio di avere una macchina inferiore, ma contando sulla difficoltà di sorpasso sul circuito dell'Hungaroring, punta a partire in pole-position e poi, ottenuta la prima posizione in prova, prepara la vettura con un assetto che penalizza il tempo sul giro ma favorisce la velocità di punta in modo da rendere quasi impossibile, a chi segue, il sorpasso sul lungo rettilineo di partenza/arrivo; La gara si svolge con Senna al comando e Piquet secondo, ma verso gli ultimi giri Piquet rompe gli indugi e attacca alla fine del rettilineo, il primo tentativo riesce ma Piquet esce troppo largo dal tornante che segue il rettilineo e Senna ripassa al comando, dopo qualche giro Piquet effettua uno dei più bei sorpassi della storia della Formula 1, entra al tornante in condizione sfavorevole ma sorpassa, controsterza per controllare la macchina e tiene la posizione, la vittoria è sua.
Piquet vince anche al Gran Premio d'Italia, ma nelle ultime gare Mansell ottiene risultati migliori e al Gran Premio d'Australia, ultima gara della stagione, si arriva con Mansell favorito a cui basta un terzo posto per essere campione, mentre Prost e Piquet devono vincere e sperare che Mansell arrivi al massimo quarto. La Goodyear, fornitore unico dei pneumatici assicura che le gomme possono percorrere senza problemi l'intera gara ma non sarà così, la gara è tutta tra le Williams di Mansell e Piquet e le McLaren di Prost e Rosberg, Prost resta indietro a causa di problemi con le gomme che lo costringono alla sostituzione, ma sarà la sua fortuna. A gara in fase avanzata Rosberg si ritira a causa dello scoppio di una gomma, qualche giro dopo anche Mansell è vittima dello scoppio di una gomma e subisce un incidente pericoloso, fortunatamente senza conseguenze, perchè lo scoppio avviene mentre è in piena velocità, a questo punto Piquet si ferma a sostituire le gomme ma così facendo lascia la testa a Prost e negli ultimi giri non ha più tempo per recuperare, il campionato è vinto da Prost, mentre Piquet è terzo nella classifica finale.

1987

La superiorità della Williams è tale da non permettere a nessun'altra scuderia di poter lottare per il titolo, tuttavia Piquet non disputò una delle sue stagioni più memorabili, condizionato da un grave incidente. Durante le prove del Gran Premio di San Marino esce alla curva del Tamburello e sbatte violentemente contro il muro all'esterno della curva, secondo Adrian Campos che lo seguiva, l'incidente è spiegabile solo con un cedimento meccanico[3], ma Piquet ne esce fisicamente illeso, tuttavia gli viene prudenzialmente impedito di partecipare alla corsa. Gli verrà offerto dalla RAI di unirsi a Mario Poltronieri e Clay Regazzoni per commentare la gara, Piquet, che intratteneva rapporti amichevoli con l'inviato ai box della RAI Ezio Zermiani, accetterà improvvisandosi telecronista, ma al di là della breve esperienza giornalistica l'incidente gli lascerà forti strascichi a livello psicologico e gli causerà l'insonnia.
Il compagno Mansell nella prima parte della stagione risultò più competitivo, Piquet provò a rimediare con tattiche di gara diverse, in Francia provò a fare un cambio gomme in più rispetto a Mansell, mentre in Gran Bretagna partito in testa provò a non fare soste, ma in entrambi i casi la scelta fu errata e Piquet si dovette accontentare della piazza d'onore, recupererà vincendo i gran premi di Germania, d'Ungheria e d'Italia, ma anche grazie al maggior numero di ritiri per guasti meccanici occorsi a Mansell. La lotta con Mansell si chiude al penultimo Gran Premio in Giappone, dove l'inglese sarà protagonista di uno spettacolare incidente durante le prove, che gli impedrà di partecipare agli ultimi due gran premi. Piquet, che era già in vantaggio e a cui sarebbe bastato un mancato arrivo di Mansell per vincere il titolo, è campione del mondo per la terza volta.

[modifica] Gli ultimi anni in Formula 1

1988

Dopo aver vinto il terzo titolo, primo brasiliano a riuscire nell'impresa, a Piquet fu intitolato il circuito di Jacarepaguà su cui si correva il Gran Premio del Brasile, perciò Nelson cominciò la stagione entrante correndo sul circuito che portava il suo nome.
Nel 1988, terminato il contratto biennale con la Williams, considerando i rapporti non idilliaci con Head e il fatto che la Honda avrebbe abbandonato la squadra per fornire i suoi motori a Lotus e McLaren, Piquet approdò alla Lotus, venendo a essere il quarto pilota (dopo Juan Manuel Fangio, Denis Hulme e Niki Lauda) a cambiare squadra subito dopo aver vinto il mondiale.
All'inizio della stagione Piquet fece scalpore rilasciando un'intervista a Playboy versione brasiliana in cui accusava Mansell di essere sfuggito dal confronto in pista, per via dell'incidente a Suzuka, poi faceva varie accuse personali a Senna, Prost e a Enzo Ferrari, in seguitò spiegò i suoi intenti ridimensionando la portata delle accuse[4].
Dal punto di vista sportivo la stagione fu dominata dalle McLaren e nel team che fu di Colin Chapman il brasiliano avrà solo delusioni, la scarsa intesa con il tecnico Gérard Ducarouge che stravedeva per il suo ex-pilota Senna, passato alla McLaren, contribuì al peggiorare continuo dei risultati e a fine stagione la Lotus si trovò in difficoltà tecnica per l'abbandono del tecnico e la perdita dei motori Honda.

1989

La seconda stagione in Lotus sarà ancora più disastrosa, Piquet riuscirà a portare in squadra Frank Dernie, il suo tecnico di fiducia ai tempi della Williams, ma la vettura non sarà particolarmente innovativa, inoltre i nuovi motori aspirati Judd saranno poco competitivi. I risultati saranno modesti, in una gara Piquet non riuscirà a qualificarsi e il massimo che riuscirà a ottenere saranno tre quarti posti.

1990

Dopo due stagioni fallimentari, e bollato dall'opinione pubblica come pilota ormai in declino, Piquet deve accettare un contratto con la Benetton, in cui viene pagato in base ai punti conquistati. Invece vivrà una sorta di seconda giovinezza, con una stagione molto positiva in cui si aggiudicherà le due ultime gare e sarà terzo nella classifica finale.
La prima della due vittorie al Gran Premio del Giappone sarà anche la prima doppietta per la Benetton, infatti la seconda posizione sarà occupata dall'altra Benetton guidata dal connazionale e amico Roberto Moreno, che aveva sostituito Alessandro Nannini dopo che questi aveva avuto un grave incidente in elicottero. Tuttavia un risultato così positivo era stato favorito dai ritiri delle Ferrari e delle McLaren, in particolare Senna e Prost, che erano in lotta per il titolo e che avevano avuto una collisione alla prima curva. Mentre la seconda vittoria al Gran Premio d'Australia, sia pure favorita dal ritiro dell'imprendibile McLaren di Senna, sarà determinata da una gara tutta all'attacco in cui Piquet risalirà diverse posizioni e negli ultimi giri con gomme usurate, per aver fatto una sosta in meno, riuscirà a resistere agli attacchi della Ferrari di Mansell.

1991

Meno positiva fu invece la stagione successiva dove comunque Nelson riuscì ad aggiudicarsi, sia pure in maniera un po’ rocambolesca, il Gran Premio del Canada. Al Gran Premio del Belgio esordirà al volante di una Jordan il giovane Michael Schumacher mostrando subito grandi capacità, tanto che Flavio Briatore allora direttore del team Benetton lo metterà subito sotto contratto e dalla gara seguente Schumacher correrà con la Benetton sostituendo Moreno.
Il finale di stagione sarà un confronto tra il vecchio e il giovane campione in cui Piquet non sfigurerà ottenendo prestazioni vicine e alcune volte migliori di quelle di Schumacher, cosa che nel prosieguo della carriera del tedesco non si ripeterà, infatti Schumacher sarà sempre nettamente superiore al proprio compagno di squadra.
A fine anno la Benetton decise di puntare su Schumacher e Piquet, non trovando un accordo economico soddisfacente con il team, nè ricevendo proposte da un altro team all'altezza, decise di ritirarsi dalla Formula 1.

[modifica] Dopo la F1

Non si trattò però del definitivo addio alle corse perché nel 1992 il brasiliano decise di dedicarsi a un sogno da tempo cullato: partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis. Si accordò con il team Menard per gareggiare con una Lola a motore Buick, questo motore era un 6 cilindri di tipo Stock Block con la distribuzione ad aste e bilancieri. Il regolamento di Indy pemetteva, per questi motori, una pressione di sovralimentazione più alta garantendo più potenza ma il Buick non era altrettanto affidabile, date queste premesse il vero obiettivo era la Pole-position, ma la sorte era in agguato, durante le prove della mitica corsa Piquet perse il controllo della vettura e sbatté in maniera violentissima contro il muretto, subendo ferite tremende dalle gambe. Il recupero fu lentissimo ma completo, tanto che il brasiliano poté ritentare già la stagione successiva l'avventura a Indianapolis. Tuttavia la partecipazione fu dovuta più a problemi contrattuali che a una reale intenzione di gareggiare, partito con un buon tredicesimo tempo di qualificazione, la corsa si concluse dopo appena una ventina di giri per una avaria al motore mentre occupava l'ottava posizione.
In seguito Piquet partecipò a varie classiche dell'automobilismo: due edizioni della 24 ore di Le Mans con la McLaren F1 GTR, mentre con la BMW 318, in coppia col connazionale Ingo Hoffman, prese parte alla 24 Ore del Nürburgring e alla 24 Ore di Spa-Francorchamps; nel settembre 1994 annunciò il suo ritiro dalle corse ma in seguito partecipò sporadicamente ad alcune competizioni minori brasiliane per il piacere della guida e della competizione, nel 1997 con la McLaren F1 GTR vinse la Mille Miglia Brasiliana, gara per vetture GT, che quell'anno si svolse sul circuito di Jacarepaguà.
Nel 2006, ormai cinquantatreenne, tornò in gara alla Mille Miglia Brasiliana di Interlagos, per poter condividere una competizione con suo figlio Nelson Angelo che era agli inizi della carriera. L'equipaggio era costituito anche da Christophe Bouchut e Helio Castroneves, i tre giovani si alternarono alla guida della Aston Martin DBR9, affidata loro dal team Cirtek, per circa tre ore ciascuno, mentre il vecchio campione corse per "soli" 45 minuti e i suoi tempi sul giro furono mediamente più lenti di un secondo rispetto ai propri compagni, ma insieme vinsero la gara e per Piquet, che a fine gara dichiarò: "Agora chega" (ora basta) ritenendo che le competizione ad alto livello non fossero più alla sua portata, ci fu la gioia di vincere la sua ultima gara accanto al figlio.

[modifica] Vita privata

Piquet è stato un personaggio in grado di far parlare di sè anche al di fuori delle corse per i suoi atteggiamenti goliardici e la fama di tombeur de femme. Alla partenza dei Gran Premi, momento che dovrebbe essere di grande tensione, riusciva tranquillamente a scherzare con i cronisti, a esempio, quando avvenne che un cronista gli fece una domanda interminabile, Piquet lo lasciò parlare, poi togliendosi i tappi dalle orecchie, si scusò per non aver sentito niente, ma non era parco di scherzi nemmeno nei confronti dei colleghi[5], persino durante la riabilitazione seguita all'incidente di Indianapolis: trovandosi con altri piloti a dover subire lo stesso trattamento sanitario, entrato per primo si mise a urlare fingendo di subire dolori atroci e poi si precipitò a vedere le facce impaurite dei colleghi.

Per quanto riguarda la vita familiare, si era sposato agli inizi della sua carriera con Maria Clara Vassallo, che aveva conosciuto ancora adolescente, da cui ha avuto un figlio di nome Geraldo, ma in seguito il rapporto naufragò, nel 1983 ci fu la separazione e quattro anni dopo il divorzio[6]. Nel frattempo Piquet ebbe una relazione con l'olandese Sylvia Tamsma da cui nacquero Nelson Angelo e due figlie chiamate Kelly e Jùlia, poi si sono succedute una compagna italiana e una belga di nome Katherine Valentin da cui ha avuto un figlio chiamato Laszlo. Attualmente è sposato con Viviane Leão, da cui ha avuto altri due figli Pedro e Marco.
Nel 2007 con la moglie Viviane ha dovuto rifare un corso di guida per la patente, che era stata ritirata a entrambi a causa di varie infrazioni commesse.

Dopo il ritiro dalle corse Piquet è tornato in Brasile dove ha gestito un discreto patrimonio immobiliare e altre attività in tra cui una concessionaria Pirelli e un'azienda di telecomunicazioni[7], legata al mondo dell'autotrasporto, di grande successo. Inoltre ha costituito un team per le formule minori, il Piquet Sports, per seguire direttamente la carriera automobilistica del figlio Nelson Angelo, che con il team di famiglia ha vinto il campionato inglese di Formula 3 nel 2004 ed è arrivato secondo nel campionato GP2 del 2006. Nelsinho ha debuttato in Formula 1 nel 2008 con la Renault, affiancando il bi-campione del mondo Fernando Alonso.

[modifica] Risultati di F1

(Le Gare in Grassetto indicano una Pole Position) (Le Gare in Corsivo indicano il giro veloce) (Legenda)

Anno Team Telaio Motore 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Pos Punti
1978 Team Tissot Ensign Ensign N177 Cosworth DFV 3.0 V8 ARG BRA SAF USO MON BEL SPA SVE FRA GBR GER
Rit
- 0
BS Fabrications McLaren M23 AUT
Rit
OLA
Rit
ITA
9
USA
Parmalat Racing Team Brabham BT46 Alfa Romeo 3.0 B12 CAN
11
1979 Parmalat Racing Team Brabham BT46 Alfa Romeo 3.0 B12 ARG
Rit
15° 3
Brabham BT48 Alfa Romeo 3.0 V12 BRA
Rit
SAF
7
USO
8
SPA
Rit
BEL
Rit
MON
7
FRA
Rit
GBR
Rit
GER
12
AUT
Rit
OLA
4
ITA
Rit
Brabham BT49 Cosworth DFV 3.0 V8 CAN
Rit
USA
12
1980 Parmalat Racing Team Brabham BT49 Cosworth DFV 3.0 V8 ARG
2
BRA
Rit
SAF
4
USO
1
BEL
Rit
MON
3
FRA
4
GBR
2
GER
4
AUT
5
OLA
1
ITA
1
CAN
Rit
USA
Rit
54
1981 Parmalat Racing Team Brabham BT49C Cosworth DFV 3.0 V8 USW
3
BRA
12
ARG
1
SMR
1
BEL
Rit
MON
Rit
ESP
Rit
FRA
3
GBR
Rit
GER
1
AUT
3
NED
2
ITA
6
CAN
5
LVS
5
50
1982 Parmalat Racing Team Brabham BT50 BMW 1.5 L4T SAF
Rit
BEL
5
MON
Rit
USE
NQ
CAN
1
OLA
2
GBR
Rit
FRA
Rit
GER
Rit
AUT
Rit
SVI
4
ITA
Rit
LVS
Rit
11° 20
Brabham BT49D Cosworth DFV 3.0 V8 BRA
DSQ
USO
Rit
SMR
1983 Fila Sport Brabham BT52 BMW 1.5 L4T BRA
1
USO
Rit
FRA
2
SMR
Rit
MON
2
BEL
4
USA
4
CAN
Rit
59
Brabham BT52B GBR
2
GER
13
AUT
3
OLA
Rit
ITA
1
EUR
1
SAF
3
1984 MRD International Brabham BT53 BMW 1.5 L4T BRA
Rit
SAF
Rit
BEL
9
SMR
Rit
FRA
Rit
MON
Rit
CAN
1
USE
1
USA
Rit
GBR
7
GER
Rit
AUT
2
OLA
Rit
ITA
Rit
EUR
3
POR
6
29
1985 Motor Racing Developments Ltd Brabham BT54 BMW 1.5 L4T BRA
Rit
POR
Rit
SMR
9
MON
Rit
CAN
Rit
USA
6
FRA
1
GBR
4
GER
Rit
AUT
Rit
OLA
8
ITA
2
BEL
5
EUR
Rit
SAF
Rit
AUS
Rit
21
1986 Canon Williams Team Williams FW11 Honda 1.5 V6T BRA
1
SPA
Rit
SMR
2
MON
7
BEL
Rit
CAN
3
USA
Rit
FRA
3
GBR
2
GER
1
UNG
1
AUT
Rit
ITA
1
POR
3
MES
4
AUS
2
69
1987 Canon Williams Team Williams FW11B Honda 1.5 V6T BRA
2
SMR
NP
BEL
Rit
MON
2
USA
2
FRA
2
GBR
2
GER
1
UNG
1
AUT
2
ITA
1
POR
3
SPA
4
MES
2
GIA
15
AUS
Rit
73 (76)
1988 Camel Team Lotus Honda Lotus 100T Honda 1.5 V6T BRA
3
SMR
3
MON
Rit
MES
Rit
CAN
4
USA
Rit
FRA
5
GBR
5
GER
Rit
UNG
8
BEL
4
ITA
Rit
POR
Rit
SPA
8
GIA
Rit
AUS
3
22
1989 Camel Team Lotus Lotus 101 Judd 3.5 V8 BRA
Rit
SMR
Rit
MON
Rit
MES
11
USA
Rit
CAN
4
FRA
8
GBR
4
GER
5
UNG
6
BEL
NQ
ITA
Rit
POR
Rit
SPA
8
GIA
4
AUS
Rit
12° 12
1990 Benetton Formula Benetton B189B Ford HB 3.5 V8 USA
4
BRA
6
43 (44)
Benetton B190 SMR
5
MON
Rit
CAN
2
MES
6
FRA
4
GBR
5
GER
Rit
UNG
3
BEL
5
ITA
7
POR
5
SPA
Rit
GIA
1
AUS
1
1991 Camel Benetton Ford Benetton B190B Ford HB 3.5 V8 USA
3
BRA
5
26.5
Benetton B191 SMR
Rit
MON
Rit
CAN
1
MES
Rit
FRA
8
GBR
5
GER
Rit
UNG
Rit
BEL
3
ITA
6
POR
5
SPA
11
GIA
7
AUS
4

[modifica] Note

  1. ^ Nelson Piquet. Grand Prix Hall of Fame. URL consultato il 2007-12-23.
  2. ^ Carlo Marincovich. «Alboreto e Prost. Dov'è la differenza?». repubblica.it, 06-08-1985, pag. 27. URL consultato in data 26-10-2008.
  3. ^ Carlo Marincovich. «Vietato Piquet». repubblica.it, 03-05-1987, pag. 44. URL consultato in data 01-05-2009.
  4. ^ Carlo Marincovich. «Le voci di Nelson». repubblica.it, 20-04-1988, pag. 33. URL consultato in data 02-06-2009.
  5. ^ Carlo Marincovich. «Donne motori e Piquet». repubblica.it, 08-09-1987, pag. 25. URL consultato in data 01-06-2009.
  6. ^ Carlo Marincovich. «Arrestate Piquet». repubblica.it, 15-04-1987, pag. 27. URL consultato in data 01-06-2009.
  7. ^ Carlo Marincovich. «Ricco e famoso è l'ora dell'amore». repubblica.it, 27-03-1995, pag. 35. URL consultato in data 01-06-2009.

[modifica] Bibliografia

  • "La seconda volta di Piquet", Gianni Cancellieri-Paolo Facchinetti, Conti editore, 1983

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