Riccardo Patrese

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Riccardo Patrese
RiccardoPatrese.jpg
Patrese nel 1991
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 174 cm
Peso 67 kg
Automobilismo Automobilismo
Dati agonistici
Categoria Formula 1 - Sportprototipi
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1977-1993
Scuderie Shadow, Arrows, Brabham, Alfa Romeo, Williams, Benetton
Miglior risultato finale 2º (1992)
GP disputati 257 (256 partenze)
GP vinti 6
Podi 37
Punti ottenuti 281
Pole position 8
Giri veloci 13
Carriera in Campionato del mondo sportprototipi
Stagioni 1979-1985
Scuderie Lancia
Miglior risultato finale 2º (1982)
GP disputati 43
GP vinti 8
Podi 19
Pole position 9
Giri veloci 6
 
« Patrese alterna corse molto belle a prestazioni criticate dai suoi colleghi. E' un pilota molto capace e nessuno, sia in prova che in gara, gli mette soggezione. Ha accumulato una lunga esperienza, ma fino ad ora, anche in squadre di prima grandezza, ha ottenuto meno successo di quanto meriterebbe. »
(Enzo Ferrari[1])

Riccardo Patrese (Padova, 17 aprile 1954) è un ex pilota automobilistico italiano.

Campione del mondo con i kart, Campione italiano ed europeo di Formula 3, ha corso in Formula 1 dal 1977 al 1993. Nel corso della sua carriera ha vinto sei Gran Premi ed è stato per quindici anni il pilota con il maggior numero di presenze nelle gare di Formula 1 con 256 Gran Premi disputati, che hanno rappresentato il record di partecipazioni fino alla stagione 2008, quando il suo primato è stato battuto da Rubens Barrichello[2].

Dal 1979 al 1985 ha preso parte anche al Campionato del Mondo Sport Prototipi di cui ha vinto otto prove e sfiorato la conquista del Titolo mondiale nel 1982.

Dotato di una guida molto aggressiva, era considerato da vari piloti arrogante e non era molto amato all'interno del Circus[3], venendo spesso attaccato dall'inglese James Hunt.[4]. Nonostante le critiche ha instaurato buoni rapporti con i compagni di squadra in particolare Michele Alboreto[5], Eddie Cheever, Elio De Angelis[6] e Nigel Mansell[7].

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Gli esordi[modifica | modifica sorgente]

Riccardo Patrese si avvicina al mondo delle corse grazie alla passione del padre e del fratello maggiore[8]. Inizia a correre con il kart del fratello a undici anni, nel 1965, ma per alcuni anni i motori rimangono solo un divertimento che Riccardo alterna allo sci e al nuoto praticati ad un buon livello agonistico[8][9].

Inizia a dedicarsi seriamente al kart nel 1970[8]. Nel 1972 conquista il Campionato italiano nella classe 100 e si piazza quarto al Mondiale di Kalmar in Svezia aggiudicandosi il premio Pilota d'oro karting[9]. Vince il Campionato europeo a squadre, nel 1973, con Pietro Necchi, Gabriele Gorini e Eddie Cheever e ottiene il nono posto al Mondiale di Nivelles in Belgio. Gli viene assegnata la medaglia d'argento al valore atletico del Comitato Olimpico Nazionale Italiano[9]. Nel 1974 bissa il successo dell'anno precedente all'Europeo, con Pietro Necchi, Gabriele Gorini e Eddie Cheever. Vince il Campionato del Mondo sul Circuito di Estoril in Portogallo, al volante di un kart Birel-Komet, battendo Eddie Cheever[10]. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano gli assegna la Medaglia d'oro al valore atletico[9].

Un giovane Patrese festeggia, sul gradino più alto a Magione, la vittoria della gara e la conquista del titolo italiano di F3 per la stagione 1976.

Nel 1975 la Federazione Italiana Karting offre a Patrese la possibilità di guidare una monoposto per il Campionato di Formula Italia ma il pilota preferisce affidarsi alla Scuderia Nettuno di Bologna[8][11]. Nel corso della stagione vince le gare di Vallelunga, del Mugello, di Imola e arriva due volte secondo e quattro terzo piazzandosi al secondo posto in Campionato preceduto da Bruno Giacomelli[11].

Patrese vorrebbe fare un salto di categoria e gareggiare nel 1976 in Formula 3; contatta Enzo Osella e Giampaolo Pavanello ma entrambi si dimostrano disinteressati al pilota padovano[8]. Viene poi chiamato dal vicentino Jacopo Trivellato, titolare del Trivellato Racing Team, che gli affida le nuove Chevron per disputare il Campionato italiano e quello europeo[8]. Riccardo non delude le aspettative della squadra e vince le gare di Zandvoort e Pergusa, il Gran Premio della Lotteria all'Autodromo di Monza, Kassel-Calden, Magione, arriva quattro volte secondo al traguardo e quattro terzo, sigla tre pole position e un giro veloce conquistando sia il Titolo italiano che quello europeo[12][8]. La rivista Autosprint gli assegna il prestigioso Casco d'Oro[13]. Riccardo viene confermato dal Trivellato Racing Team per correre in Formula 2 nel 1977 facendo un ulteriore passaggio di categoria[8].

Il debutto in Formula 1[modifica | modifica sorgente]

Riccardo Patrese alla guida della Shadow DN8-Ford all'Autodromo di Monza nel 1977

Nel 1977 Patrese debutta al volante della Chevron del Trivellato Racing Team nel Campionato europeo di Formula 2 dove trova come avversari Giacomelli, Arnoux, Pironi e Cheever[8]. Ottiene subito buoni piazzamenti tra cui il terzo posto ad Hockenheim[14]. Il primo maggio, sullo storico e pericoloso circuito del Nürburgring segna la pole position con tre secondi di vantaggio su Mass e quattro su Regazzoni, già affermati piloti di Formula 1, anche se in gara sarà costretto al ritiro quando è al comando, in seguito ad un'uscita di pista causato dall'asfalto bagnato[8]. L'ottima prestazione al Nürburgring gli vale la chiamata della Shadow, scuderia americana di Formula 1 sponzorizzata dall'imprenditore italiano Franco Ambrosio, per sostituire Renzo Zorzi, che non si era dimostrato particolarmente competitivo[5]. Le trattative iniziali tra Patrese e la Shadow vengono portate avanti dal giornalista italiano Giorgio Piola[15].

Patrese debutta in Formula 1 al volante della Shadow DN8-Ford in occasione del Gran Premio di Monaco senza avere mai guidato una monoposto della massima serie[8]. In molti pensavano che non si sarebbe qualificato per la gara[8] invece ottiene il quindicesimo tempo in prova, a meno di un secondo dal compagno di squadra Alan Jones, e conclude la gara al nono posto[8], anche se ad un giro dal vincitore Jody Scheckter[16]. Continua il suo impegno in Formula 2 dove ottiene ancora una pole position, due giri veloci e quattro podi che gli permettono di classificarsi al quarto posto nel Campionato europeo e di vincere il Titolo italiano[14]. In Formula 1 non coglie risultati di rilievo, ritirandosi spesso sia per incidenti che per problemi meccanici, fino al Gran Premio del Giappone sul Circuito del Fuji in cui taglia il traguardo al sesto posto conquistando il suo primo punto iridato[16][8]. Nel mese di novembre vince il Gran Premio JAF di Formula 2 sul Circuito di Suzuka con una Chevron[14] e il prestigioso Gran Premio di Macao, partendo dalla pole position, al volante di un'altra Chevron[17].

Il dramma di Monza[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del 1977 i soci della Shadow, Rees, Oliver, Southgate e lo sponsor principale Ambrosio, abbandonano la compagine americana per fondare la Arrows che patreciperà al Campionato mondiale di Formula 1 dalla stagione successiva con Riccardo Patrese come pilota[5]. Per correre con la Arrows, Patrese rinuncia all'offerta di Frank Williams, agli esordi come costruttore, che assume al suo posto Alan Jones con cui vincerà il Titolo mondiale nel 1980[8].

Inizia la stagione 1978 con la Arrows FA1-Ford, vettura progettata da Southgate e molto contestata in quanto è quasi identica alla Shadow DN9[18]. Dopo il decimo posto in Brasile, Patrese si ritira per problemi al motore al Gran Premio del Sudafrica quando, a dieci giri dalla fine, è al comando della gara; in seguito a questa buona prestazione ottiene di firmare un pre-contratto con la Scuderia Ferrari[8] per sostituire Gilles Villeneuve nella successiva stagione ma, dopo la vittoria del Gran Premio del Canada, quest'ultimo verrà confermato[19][20]. Nel corso della stagione viene contattato anche da Brabham e Alfa Romeo per disputare la stagione successiva con le loro vetture ma preferisce non cambiare scuderia[8]. Nei Gran Premi successivi ottiene qualche punto e sale per la prima volta sul podio grazie al secondo posto conquistato al Gran Premio di Svezia, vinto dal Campione del Mondo in carica Niki Lauda su Brabham BT46-Alfa dotata di un vistoso ventilatore posteriore poi vietato dalla FIA[21]. Al Gran Premio d'Austria porta al debutto la nuova Arrows A1-Ford ma si ritira[20].

La Arrows FA1-Ford ai box di Monza

Il 10 settembre in occasione del Gran Premio d'Italia a Monza parte in dodicesima posizione schierato in sesta fila. Dopo la caotica partenza, alla Variante Goodyear si innesca un pauroso incidente che coinvolge Peterson, Hunt, Daly, Pironi, Stuck, Brambilla, Regazzoni, Depailler, Lunger e Reutemann. A causa delle conseguenze dell'incidente, i ritardi nei soccorsi e forse alcuni errori dei medici, perde la vita Ronnie Peterson, pilota svedese del Team Lotus. Riccardo Patrese, che riprende la gara alla seconda ripartenza ma poi si ritira per problemi al motore[20] , viene accusato dai colleghi di aver causato l'incidente e gli viene impedito di partecipare al successivo Gran Premio degli Stati Uniti-Est[22]. In seguito viene rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio colposo: il Pubblico Ministero Armando Spataro chiede otto mesi di reclusione con la condizionale. Tra i testimoni che accusano il padovano ci sono i piloti Arturo Merzario e James Hunt mentre depone in sua difesa il Commissario CSAI Alberto Librizzi, che aveva assistito all'incidente da vicino. Il 28 ottobre 1981 Riccardo Patrese viene assolto con formula piena per non aver commesso il fatto[23]. Da una documentazione resa pubblica nel 2001 si evince che ad innescare il drammatico incidente fu James Hunt, deceduto nel 1993[24]. Al Gran Premio del Canada, ultima gara stagionale, ottiene un ottimo quarto posto[20].

Patrese partecipa anche ad alcuni eventi di altre categorie: in Formula 2 si ritira al Nürburgring, arriva terzo al Gran Premio JAF[14] e vince per la seconda volta consecutiva il Gran Premio di Macao sempre su Chevron[17]. Viene iscritto dalla Osella Corse alla 6 Ore di Silverstone per pilotare una BMW 320i con Francia e Grano ma non prende il via alla gara[25][26]. Partecipa per la prima volta al Giro automobilistico d'Italia al volante di una Fiat Ritmo 75 TC con il rallysta Sodano e Pozzetto riuscendo ad ottenere il quarto posto assoluto e il primo di categoria[27].

Endurance e Formula 1[modifica | modifica sorgente]

Tra gli anni settanta e gli anni ottanta Riccardo Patrese partecipa contemporaneamente al Mondiale di Formula 1 e a quello Endurance alternandosi al volante di monoposto e silhouette.

1979[modifica | modifica sorgente]

Patrese ai box di Imola vicino alla Arrows A1B-Ford nel 1979

Per la stagione 1979 Patrese decide di rimanere con la scuderia inglese Arrows, che ormai conosce e in cui si trova bene, nonostante l'interessamento di Brabham e Alfa Romeo[8]. Nella prima parte della stagione pilota la A1B-Ford ma guadagna solo due punti grazie al quinto posto del Gran Premio del Belgio. In Francia porta in gara la rivoluzionaria ma deludente A2-Ford[28], nella quale Riccardo ripone le sue speranze di vittoria[29], ma arriva al traguardo solo quattordicesimo e nei successivi quattro Gran Premi si ritira per problemi meccanici tanto che la Arrows decide di schierare nuovamente le A1B con cui ottiene un buon quarto posto al Gran Premio Dino Ferrari non valido per il Campionato. Con due soli punti raccolti si piazza diciannovesimo nella classifica piloti. Al Gran Premio di Macao con la March 792-Ford del Marlboro Team Harper sigla la pole position e arriva secondo al traguardo battuto per un secondo dal britannico Geoff Lees[17].

Nel 1979 entra anche a far parte della Lancia Corse squadra ufficiale della casa automobilistica torinese. Con Walter Rohrl portano al debutto la Beta Montecarlo Turbo alla 1000 km di Silverstone dove si ritirano. Alla Sei Ore di Pergusa in coppia Facetti partono dalla pole position e arrivano secondi assoluti e primi nelle Gruppo 5[30]. Al Giro d'Italia si alterna alla guida di una Lancia Beta Montecarlo Turbo con Alén e Kivimaki ma vengono squalificati[27].

1980[modifica | modifica sorgente]

Patrese gareggia per la Arrows anche nella stagione 1980 in cui guida la A3-Ford. I migliori risultati della stagione sono il sesto posto al Gran Premio del Brasile e il secondo negli Stati Uniti dell'Ovest vinto da Nelson Piquet con la Brabham. Conclude la stagione al nono posto[31]. In marzo viene nuovamente contattato dalla Ferrari per sapere quanto vorrebbe guadagnare per correre con loro; il pilota inizialmente propone che sia la squadra a fare la sua offerta poi chiede lo stesso stipendio che gli paga la Arrows ma in seguito gli viene comunicato che la Ferrari non è più interessata a lui avendo assunto il francese Didier Pironi[8]. In settembre ha un colloquio anche con Carlo Chiti dell'Alfa Romeo che poi decide di prendere Mario Andretti[8].

La Lancia Beta Montecarlo Turbo pilotata da Patrese alla 1000 km del Nürburgring del 1980

Prende parte a sette delle undici prove del Mondiale Marche alternandosi al volante della Beta Montecarlo Turbo ufficiale della Lancia Corse con Walter Rohrl, Eddie Cheever e Hans Heyer; centra la vittoria assoluta alla Sei Ore di Brands Hatch, del Mugello, di Watkins Glen ed il successo nelle Gruppo 5 a Vallelunga[30]. La Lancia si aggiudica il Titolo Costruttori.Vince il Giro automobilistico d'Italia con Markku Alén e Ilkka Kivimaki sempre alla guida della Beta Montecarlo[27]. Partecipa anche alla gara di Imola del Campionato Production Car con una M1 del Team BMW Motorsport piazzandosi al nono posto[32].

1981[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1981 Patrese corre per il quarto anno consecutivo con la Arrows pilotando ancora la A3-Ford. Dopo il sesto posto al Gran Premio del Sudafrica non valido per il Mondiale, centra la prima pole position in carriera sul circuito cittadino di Long Beach in occasione del Gran Premio degli Stati Uniti d'America-Ovest dove in gara si ritira per problemi meccanici. Sale sul terzo gradino del podio a Jacarepaguá e sul secondo a Imola. Nel resto della stagione si ritira sette volte e arriva in tre occasioni lontano dalla zona punti. Conclude la stagione all'undicesimo posto.

Nel Mondiale Endurance le Lancia Montecarlo ufficiali vengono gestite dal Martini Racing. Patrese prende parte a sei prove del Campionato con Hans Heyer, Henri Pescarolo, Ghinzani e Michele Alboreto con cui vince la Sei Ore di Watkins Glen[30]. La Lancia vince il Titolo Costruttori.

Le vittorie con Lancia e Brabham[modifica | modifica sorgente]

Nel biennio 1982-1983 Patrese gareggia con le monoposto Brabham nel Campionato di Formula 1 e con i prototipi Lancia nel Mondiale Endurance

La prima esperienza al volante di una Brabham avviene nel 1981 in occasione di una manifestazione all'Aeroporto di Treviso-Istrana. Il programma prevede una serie di sfide di accelerazione tra monoposto di Formula 1 e un aereo F-104 dell'Aeronautica Militare in diverse configurazioni di carico. Partecipano alla sfida Patrese e Piquet con la Brabham BT49-C, Gilles Villeneuve con la Ferrari 126 CK e Bruno Giacomelli con l'Alfa Romeo 179. Patrese non ha confidenza con la vettura, avendo corso nella stagione 1981 con la Arrows, e si trova a sfidare l'F-104 nella cofigurazione più leggera risultando l'unico pilota sconfitto[33].

1982[modifica | modifica sorgente]

Partecipa al mondiale 1982 con il Parmalat Racing Team al volante della Brabham numero 2 nella storica colorazione bianco e blu[34]. Debutta al Gran Premio del Sudafrica con la nuova Brabham BT50-BMW Turbo ma si ritira per problemi al motore. Dato che entrambe le Brabham avevano avuto problemi di motore dopo pochi giri, dalla gara seguente, in Brasile, verranno usate le BT49-Ford a motore aspirato. In Brasile è costretto al ritiro per problemi fisici, mentre al Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest ottiene il terzo posto. Salta il Gran Premio di San Marino per il boicottaggio attuato dalle squadre inglesi, poi mentre il compagno di squadra porta nuovamente in gara la BT50-BMW Patrese continua con al vettura aspirata al Gran Premio del Belgio dove si ritira per incidente[35]. Al Gran Premio di Monaco sul circuito cittadino di Monte Carlo ottiene il secondo tempo in qualifica con la BT49D-Ford e parte dalla prima fila affiancato alla Renault di René Arnoux. Non parte bene e viene sorpassato prima da Bruno Giacomelli e poi da Alain Prost. Nel corso della gara riesce comunque a mantenersi nelle prime posizioni e alla sessantanovesima tornata fa segnare il giro veloce. A pochi giri dalla fine inizia a piovere e molti piloti sono costretti al ritiro per incidenti o uscite di pista. Anche Patrese va in testacoda, si spegne la macchina, viene spinto dai commissari e riesce a ripartire, guida con prudenza ed è l'unico pilota a portare a termine tutti i settantasei giri previsti risultando il vincitore. Riccardo si rende conto solo al momento della premiazione di aver vinto il suo primo Gran Premio[35][36][37]. Si ritira per incidente al Gran Premi degli Stati Uniti-Est e sale sul secondo grandino del podio in Canada, sempre con la BT49D-Ford. Nei successivi Gran Premi utilizzerà definitivamente la BT50-BMW. Arriva quindicesimo al traguardo in Olanda, si ritira per incidente in Gran Bretagna, per problemi al motore in Francia dove però fa segnare il giro veloce, in Germania e ancora per incidente in Austria. Ottiene il quinto posto al Gran Premio di Svizzera ed è costretto al ritiro per problemi alla frizione a Monza e Las Vegas. Conclude la stagione con ventuno punti e il decimo posto in classifica precedendo il compagno di squadra Piquet, Campione del mondo uscente[35].

Il Martini Racing porta in gara per la stagione Mondiale 1982 la nuova Lancia LC1-Gruppo 6 in sostituzione della Beta Montecarlo. Alla prima gara stagionale, la 1000 km di Monza, centra la pole position ma in gara, con Michele Alboreto, è costretto al ritiro per un problema alla distribuzione. Con lo stesso Alboreto vince la 1000 km di Silverstone[38]. Durante le prove della 1000 km del Nürburgring la LC1 di Patrese perde aderenza in un dosso, si impenna, si ferma appoggiata sul roll-bar con le ruote in aria e il pilota svenuto sotto la vettura. Alboreto, che assiste all'incidente, è il primo a fermarsi per aiutare i commissari di percorso ad estrarre il corpo di Riccardo che si riprende senza gravi conseguenze e il giorno successivo parte regolarmente. In gara, dopo un foratura, si rompe il cambio mentre alla guida c'è Ghinzani; al trentasettesimo giro Patrese sale sulla LC1 di Alboreto e Fabi e la porta fino al traguardo in prima posizione[39][38]. Dopo il quarto tempo in qualifica si ritira per problemi elettrici alla 24 Ore di Le Mans dove divide la macchina con Ghinzani e Heyer. Con Teo Fabi vince nelle Gruppo 6, terzo assoluto, la 1000 km di Spa e si ritirano alla 1000 km Mugello, dopo essere partiti dalla pole position. Ancora con Fabi vince nelle Gruppo 5 la Sei Ore di Fuji e nelle Gruppo 6 la 1000 km di Brands Hatch[38]. Chiude la stagione 1982 al secondo posto della Classifica piloti con ottantasette punti contro i novantacinque di Jacky Ickx con la Porsche 956-GrC[40].

1983[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1983 Patrese corre ancora per la compagine inglese di Bernie Ecclestone che per motivi di sponsor cambia denominazione diventando Fila Sport, ma mantiene la storica colorazione bianca e blu[41]. Inizia la stagione con la Brabham BT52-BMW Turbo con il numero 6. Al debutto nel Gran Premio del Brasile si ritira per problemi allo scarico, a Long Beach per problemi alla distribuzione, anche se viene classificato al decimo posto, e per il surriscaldamento del motore in Francia[42]. Al Gran Premio di San Marino sul circuito di Imola parte dalla quinta posizione e al sesto giro va in testa. Dopo il pit-stop è secondo dietro la Ferrari di Patrick Tambay, lo raggiunge, lo sorpassa, torna al comando della corsa facendo segnare il giro veloce ma a causa dello sporco sull'asfalto e soprattutto, per sua ammissione, di un calo di concentrazione esce di strada alla seconda curva delle Acque Minerali terminando la gara sul prato. Viene fischiato e insultato dai tifosi della Ferrari che vedono un pilota, anche se italiano, uscire di scena per lasciare la vittoria alla Ferrari[43]. Si ritira per problemi elettrici a Montecarlo, per la rottura del motore a Spa, per noie ai freni a Detroit e al cambio a Montrèal. Al Gran Premio di Gran Bretagna porta in gara la nuova BT52/B ma si ritira per problemi alla turbina. In Germania all'Hockenheimring conquista un terzo posto dietro la Ferrari di René Arnoux e l'Alfa di Andrea De Cesaris. In Austria si ritira nuovamente per problemi al motore poi arriva nono in Olanda. Al Gran Premio d'Italia a Monza centra la pole position ma dopo due giri si deve ritirare. Parte dalla prima fila al Gran Premio d'Europa che conclude in settima posizione. Nell'ultima prova della stagione, il Gran Premio del Sudafrica sul Circuito di Kyalami, parte dalla seconda fila e vince la gara davanti a De Cesaris e Piquet. Chiude la stagione al nono posto mentre il compagno di squadra Piquet vince il suo secondo titolo iridato[42].

Nel Mondiale endurance gareggia con la Lancia LC2-Gruppo C gestita ancora dalla Martini Racing. Con Alboreto arriva nono alla 1000 km di Monza, si ritira a Silverstone e al Nürburgring e giunge settimo al traguardo alla 1000 km di Spa con Fabi. Con Alessandro Nannini arriva secondo 1000 km Kyalami[44].

Un periodo difficile[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1984 e il 1987 Patrese corre in Formula 1 con l'Alfa Romeo e con la Brabham collezionando un numero impressionante di ritiri. Gli unici risultati positivi arrivano con i prototipi Lancia.

1984[modifica | modifica sorgente]

Patrese disputa il Campionato 1984 per la squadra italiana Benetton Team Alfa Romeo con la 184T-1.5 Turbo V8 numero 22 nella livrea rossa e verde dello sponsor trevigiano Gruppo Benetton[45]. All'interno della squadra si respira un clima di tensione dovuto ai contrasti tra dell'ingegner Carlo Chiti, responsabile dell'Alfa poi licenziato a fine stagione, e Gianpaolo Pavanello, titolare dell'Euroraging, che gestisce le vetture in pista. A farne le spese saranno Patrese e l'altro pilota Cheever che non avranno mai una monoposto competitiva[46]. Alla prima gara stagionale, il Gran Premio del Brasile, si ritira per problemi al cambio poi ottiene il quarto posto in Sudafrica a due giri dal vincitore Niki Lauda con la McLaren-TAG Porsche. Nelle successive undici gare colleziona undici ritiri: a Zolder per problemi agli iniettori, a Imola per noie all'impianto elettrico, a Dijon-Prenois per rottura del motore, a Montecarlo per problemi allo sterzo, a Montrèal per incidente, a Detroit per un testacoda, a Dallas per incidente, a Brands Hatch per essere rimasto senza benzina ma viene comunque classificato al dodicesimo posto, a Hockenheim per problemi all'alimentazione, a Zeltweg rimane nuovamente senza carburante ma viene classificato in decima posizione, a Zandvoort si rompe il motore. Al Gran Premio d'Italia a Monza centra il miglior risultato stagionale tagliando il traguardo in terza posizione ad un giro dalla McLaren MP4/2 di Niki Lauda e la Ferrari 126 C4 di Michele Alboreto. Al successivo Gran Premio d'Europa al Nürburgring arriva sesto e ottavo all'Estoril, ultima gara stagionale. Con otto punti conquistati è tredicesimo nella classifica piloti[47].

Con la Lancia LC2 del Martini Racing si ritira alla 1000 km di Monza e a Silverstone dove parte in pole position, è dodicesimo al Nürburgring e si ritira nuovamente alla 1000 km di Imola partendo dalla pole. Vince alla 1000 km Kyalami con Alessandro Nannini[48].

1985[modifica | modifica sorgente]

Patrese durante una sessione di prove con l'Alfa Romeo 185T nel 1985.

Per la stagione 1985 Patrese rimane con la scuderia italiana Benetton Team Alfa Romeo per pilotare la nuova 185T-1.5 Turbo V8, ancora con il numero 22 e la colorazione rossa e verde[49], che nei test invernali aveva dato ottimi risultati[46][50]. Il Campionato comincia con i ritiri per incidente al Gran Premio del Brasile, per un'uscita di pista in Portogallo, per la rottura del turbo a San Marino e ancora per incidente a Monaco. Al Gran Premio del Canada arriva decimo, si ritira a Detroit per problemi elettrici, è undicesimo al Paul Richard e nono a Silverstone. Nella seconda parte di stagione riporta in gara la 184T con cui si ritira in Germania per la rottura del cambio, in Austria e Olanda per problemi al turbo, a Monza per noie allo scarico e a Spa per problemi all'impianto di iniezione. Ottiene il nono posto al Gran Premio d'Europa e si ritira in Sudafrica per incidente e in Australia per problemi agli scarichi. Per la prima volta e unica volta in carriera chiude la stagione senza avere ottenuto punti iridati[51]. A fine anno cita in Tribunale l'Euroracing chiedendo settecento milioni di lire per inadempienza al contratto[52]. Per l'Alfa Romeo è l'ultima stagione in Formula 1[53].

A fine stagione, dopo il periodo negativo all'Alfa, Patrese ha grandi difficoltà a trovare una squadra per il 1986[54]. È grazie all'aiuto di Bernie Ecclestone che lo assume nuovamente alla Brabham se Riccardo riesce a rimanere nel mondo della Formula 1 [54]. Nel dicembre 1985 viene ufficializzato l'ingaggio di Patrese e De Angelis da parte della Brabham per la stagione 1986; l'annuncio viene dato in occasione di una serie di test all'Estoril a cui partecipano entembi i piloti[55].

Nel Campionato endurance gareggia sempre con Nannini al volante della Lancia LC2 del Martini Racing. Sigla tre pole position consecutive nelle prime tre gare: alla 1000 km Mugello dove si ritira, a Monza e Silverstone arrivando terzo in gara. Si ritira alla 1000 km di Hockenheim. Alla 1000 km di Spa centra la pole e vince la gara al volante della LC2 numero 5 con Bob Wollek e Mauro Baldi dopo avere condiviso anche la numero 4 con Nannini risultando classificato al primo e al quarto posto[56]. Alla Sei Ore di Brands Hatch è quarto al traguardo con Alessandro Nannini[57].

1986[modifica | modifica sorgente]

Nel 1986 Patrese ritorna con la compagine inglese Motor Racing Developments Ltd di Bernie Ecclestone che gli affida la nuova e rivoluzionaria Brabham BT55-BMW detta sogliola per il profilo estremamente basso[58]. Ha come compagno di squadra Elio De Angelis con cui instaura un buon rapporto[6].Con la BT55-BMW bianca e blu numero 7[59] si ritira per problemi all'impianto di raffreddamento al Gran Premio del Brasile, per problemi al cambio in Spagna, a Imola rimane senza benzina a due giri dal termine ma viene comunque classificato al sesto posto ottenendo il primo punto stagionale, si ritira nuovamente a Montecarlo per la rottura della pompa della benzina[60]. In maggio il compagno di squadra Elio De Angelis perde la vita per le conseguenza dell'incidente occorsogli durante un test al Paul Ricard dove si stacca l'alettone posteriore della sua BT55 che perde aderenza, si rovescia diverse volte e si schianta contro le barriere prendendo fuoco[61][62]. Dopo la disgrazia Patrese arriva ottavo al Gran Premio del Belgio, si ritira per la rottura del turbo in Canada, è sesto a Detroit e settimo al Paul Ricard. Al Gran Premio di Gran Bretagna gareggia con la BT54 dell'anno precedente e si ritira per la rottura del motore. Dalla gara successiva torna al volante della BT55 con cui colleziona cinque ritiri consecutivi: in Germania per problemi alla turbina, in Ungheria per incidente, in Austria per la rottura del motore, in Italia per incidente, in Portogallo ancora per problemi al motore. Al Gran Premio del Messico arriva tredicesimo al traguardo attardato da un testacoda e si ritira in Australia per problemi all'impianto elettrico. Chiude la stagione al diciassettesimo posto con due soli punti guadagnati[60].

1987[modifica | modifica sorgente]

Il campionato 1987 vede Riccardo Patrese impegnato con la Brabham BT56-BMW numero 7 bianca e blu del Motor Racing Developments Ltd[63]. Alla prima gara in Brasile si ritira per un problema elettrico, arriva nono a Imola poi è costretto al ritiro a Spa per la rottura della frizione e a Montecarlo ancora per noie all'impianto elettrico. Dopo il nono posto a Detroit si ritira per problemi meccanici in Francia, Gran Bretagna e Germania. Al Gran Premio d'Ungheria ottiene i primi punti stagionali grazie al quinto posto. A Zeltweg, a Monza e all'Estoril si ritira per il cedimento del propulsore[64]. In occasione del Gran Premio di Spagna a Jerez de la Frontera, dove arriva tredicesimo al traguardo, viene ufficializzato l'ingaggio di Patrese da parte della Canon Williams Honda Team per la stagione successiva[65]. Al Gran Premio del Messico porta al traguardo la sua Brabham al terzo posto preceduto da Nigel Mansell e Nelson Piquet con la Williams e poi arriva undicesimo in Giappone a due giri dalla Ferrari di Gerhard Berger. Partecipa all'ultima gara dell'anno, il Gran Premio d'Australia con la Williams FW11B-Honda numero 5 per sostituire Mansell infortunato. Ottiene il settimo tempo in qualifica e il nono posto in gara attardato da una perdita d'olio. A fine anno è tredicesimo in campionato[64].

Con una BMW M3 del Team CiBiEmme in coppia con Johnny Cecotto vince la 500 Km di Monza, valida per il Campionato del mondo turismo, ma vengono squalificati per irregolarità tecniche come le altre M3 in gara. Partecipa, sempre con Cecotto su M3 del Team CiBiEmme alla di 500 km di Imola del Campionato Europeo Turismo dove parte dalla pole position ma è costretto al ritiro in gara[66].

Il ritorno al successo con la Williams[modifica | modifica sorgente]

Dopo la breve esperienza del 1987, Riccardo Patrese gareggia per il team di Frank Williams dal 1988 al 1992 ottenendo i migliori risultati della carriera. Con la scuderia inglese disputa ottantuno Gran Premi vincendone quattro, centra sei pole position e dieci giri veloci, si piazza al terzo posto nei Campionati del 1989 e 1991, secondo nel 1992 quando la squadra vince il Titolo costruttori. In questi cinque anni Patrese guida sempre la monoposto numero 6 nella livrea storica blu bianca e gialla.

1988[modifica | modifica sorgente]

Nel 1988 il Canon Williams Team perde la fornitura dei motori Honda dovendo ripiegare sui poco competitivi Judd[65]. La vettura per la stagione è la FW12-Judd e il compagno di squadra di Patrese il britannico Mansell[67]. In Brasile, prima gara della stagione, si ritira per il surriscaldamento del motore, a San Marino è tredicesimo mentre a Montecarlo, grazie al sesto posto, ottiene il primo punto con la nuova scuderia. È costretto al ritiro per la rottura del motore in Messico e Canada per problemi elettrici negli Stati Uniti e ai freni in Francia. Arriva ottavo a Silverstone, si ritira per incidente a Hockenheim ed è sesto a Budapest. Dopo il ritiro per problemi al propulsore in Belgio, il settimo posto in Italia e l'ennesimo ritiro in Portogallo per la rottura del radiatore, ottiene punti negli ultimi tre Gran Premi arrivando quinto al traguardo a Jerez de la Frontera, sesto a Suzuka e quarto ad Adelaide. Con otto punti è undicesimo nella classifica piloti[67].

Con l'Alfa 75 Turbo ufficiale Alfa corse prende parte al Campionato italiano superturismo del 1988. Dopo i secondi posti a Vallelunga e Mugello sigla la pole a Magione e vince la gara. Si ritira a Monza ed è diciottesimo a Imola[66]. Vince il Giro automobilistico d'Italia alternandosi alla guida di una Alfa 75 Turbo IMSA, sempre dell'Alfa Corse, con Miki Biasion e Tiziano Siviero[27]. In occasione del Gran Premio d'Italia di Formula 1 porta in pista per un'esibizione pubblica l'Alfa 164 Pro Car, un prototipo che nasconde un motore V10 di 3,5 litri in grado di erogare 620CV nascosto sotto la carrozzeria apparentemente di serie, portandola alla velocità di 329 km/h[68].

1989[modifica | modifica sorgente]

Per la stagione 1989 il Canon Williams Team schiera la FW12C, evoluzione del modello usato l'anno precedente, spinta però dal dieci cilindri aspirato Renault[69].

Al Gran Premio del Brasile si qualifica con il secondo tempo, parte dalla prima fila, segna il giro veloce in gara ma è costretto al ritiro a dieci giri dalla fine per problemi all'alternatore. A Imola parte dalla seconda fila ma in gara si ritira al ventunesimo giro per problemi al motore. Riesce a portare a termine il Gran Premio di Monaco chiudendo al quindicesimo posto con quattro giri di ritardo dal vincitore Ayrton Senna con la McLaren-Honda. Nei quattro successivi Gran Premi sale sempre sul podio grazie ai secondi posti del Gran Premio del Messico, degli Stati Uniti, del Canada, e il terzo in Francia. Si ritira a Silverstone in seguito ad un incidente in cui danneggia il telaio e arriva quarto ad Hockenheim. Al Gran Premio d'Ungheria centra la pole position davanti ad Senna ma in gara ha un problema al radiatore che lo costringe al ritiro. A causa di una collisione con Michele Alboreto si ritira anche a Spa mentre a Monza sfiora il podio arrivando quarto al traguardo[69].

In occasione del Gran Premio del Portogallo gareggia con la nuova FW13-Renault ma si ritira per il surriscaldamento del motore. Alla corsa successiva in Spagna ottiene il quinto posto con la FW12C che utilizza per l'ultima volta. Al Gran Premio del Giappone arriva al traguardo in terza posizione preceduto da Ayrton Senna e Alessandro Nannini, ma dopo la squalifica del brasiliano i due piloti italiani vengono classificati al primo e secondo posto[70]. Sale sul terzo gradino del podio ad Adelaide, ultima gara dell'anno. Grazie ai quaranta punti conquistati si classifica al terzo posto nel Campionato preceduto solo dai piloti della McLaren, il francese Alain Prost e il brasiliano Ayrton Senna[69].

1990[modifica | modifica sorgente]

Nel 1990 Patrese guida ancora la FW13-Renault del Canon Williams Team utilizzata anche negli ultimi Gran Premi del 1989[71].

A inizio stagione si piazza al nono posto al Gran Premio degli Stati Uniti e viene classificato tredicesimo in Brasile anche se non conclude la gara per un problema meccanico. Al Gran Premio di San Marino a Imola si qualifica con il terzo tempo dietro le McLaren-Honda e parte in seconda fila. A undici giri dalla fine prende il comando della gara che mantiene fino al termine andando a vincere il suo terzo Gran Premio dopo sette anni. A Montecarlo parte ancora in seconda fila ma si ritira per problemi alla distribuzione, a Montrèal viene fermato da problemi ai freni, in Messico si qualifica con il secondo tempo ma arriva solo nono al traguardo ed è sesto in Francia. A Silverstone, dove festeggia il duecentesimo Gran Premio[2], si ritira dopo un incidente mentre ad Hockenheim giunge quinto all'arrivo. Parte dalla prima fila al Gran Premio d'Ungheria, segna il giro veloce in gara e si piazza al quarto posto finale. A Spa si ritira per noi al cambio e a Monza arriva settimo. Ottiene il settimo posto al Gran Premio del Portogallo, il quinto in Spagna, il quarto in Giappone e in tutte tre le corse segna il giro veloce. In Australia, ultimo appuntamento dell'anno, parte ed arriva in sesta posizione.

Conclude la stagione con ventitré punti e il settimo posto in classifica[71].

1991[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1991 Riccardo Patrese è per il quarto anno consecutivo al Canon Williams Team dove rientra il britannico Nigel Mansell dopo due anni alla Ferrari. I due piloti guidano la nuova Williams FW14 progettata da Patrick Head e spinta dal dieci cilindri Renault. La macchina si rivelerà molto veloce ma nella prima parte della stagione poco affidabile.[72].

Patrese al volante della Williams FW14-Renault al Gran Premio di Monaco del 1991

Al debutto stagionale nel Gran Premio degli Stati Uniti sul circuito di Phoenix Riccardo si qualifica con il terzo tempo dietro Ayrton Senna e Alain Prost ma davanti al compagno Mansell; In gara il cambio semiautomatico rimane bloccato in folle, la FW14 si ferma in posizione pericolosa, viene evitata da Nelson Piquet e dal debuttante Mika Häkkinen, mentre Roberto Moreno la colpisce in pieno quando Patrese è appena uscito dall'abitacolo[73]. Al Gran Premio del Brasile parte in prima fila affiancato ad Ayrton Senna con la McLaren MP4/6-Honda e nello stesso ordine concludono la gara. A San Marino parte nuovamente appaiato a Senna, conquista subito la testa della corsa ma si deve ritirare per problemi elettrici dopo diciassette giri. A Monaco ottiene il terzo tempo in prova ma in gara scivola sull'olio perso dalla Tyrrell di Stefano Modena e si ferma contro un guard-rail. Conquista la pole position al Gran Premio del Canada battendo Mansell, Senna e Prost ma in gara viene rallentato da problemi al cambio e arriva terzo al traguardo[74][75].

Sul difficile circuito dell'Autodromo Hermanos Rodríguez, in occasione del Gran Premio del Messico, centra la seconda pole position consecutiva precedendo ancora Mansell e Senna oltre al ferrarista Alesi. In gara parte male e viene superato da tutti e tre. Nei primi giri sorpassa Alesi, Senna e poi Mansell, guadagna la testa della corsa e va a vincere il suo primo Gran Premio della stagione, il quarto in carriera. Al successivo Gran Premio di Francia ottiene la terza pole position di fila davanti a Prost, Senna e Mansell. Parte ancora male ritrovandosi indietro nel gruppo e arriva al traguardo in quinta posizione ad un giro dal vincitore, il compagno di squadra Nigel Mansell. Si qualifica con il terzo tempo a Silverstone ma viene mandato fuori pista da Gerhard Berger al primo giro e si ritira. Al Gran Premio di Germania ad Hockenheim parte dalla quarta posizione. Nel corso della gara, dove segna il giro veloce, lotta con Prost e Senna per il terzo posto, li batte, raggiunge Alesi, lo sorpassa e taglia il traguardo in seconda posizione preceduto da Mansell. Al Gran Premio d'Ungheria parte in prima fila affiancato a Senna davanti a Mansell e Prost. In corsa viene sorpassato dal compagno di squadra e arrivano al traguardo in seconda e terza posizione preceduti da Senna. In Belgio ottiene il secondo tempo in qualifica ma parte in diciassettesima posizione per decisione dei commissari della FIA che riscontrano irregolarità tecniche sulla sua Williams FW14; dopo la partenza riesce a rimontare e chiude la corsa in quinta posizione. Al Gran Premio d'Italia a Monza ottiene il quarto tempo in qualifica; nei primi giri sorpassa Berger e Mansell, raggiunge Senna al ventiseiesimo giro, lo sorpassa alla curva Ascari portandosi in testa ma dopo una sola tornata è costretto al ritiro per problemi al cambio[74][75].

Al Gran Premio del Portogallo sul circuito dell'Estoril conquista la quarta pole position stagionale davanti a Berger, Senna e Mansell. Parte bene e mantiene il comando della gara fino al diciottesimo giro quando viene sorpassato dal compagno di squadra, poi squalificato dopo il pit-stop. Patrese riprende la prima posizione che mantiene fino al termine andando a centrare il secondo successo stagionale, il quinto in carriera, davanti a Ayrton Senna e Jean Alesi. In Spagna parte ancora in seconda fila, fa segnare il giro veloce in gara e taglia il traguardo in terza posizione dopo Mansell e Alain Prost|Prost. Al Gran Premio del Giappone, dove parte in terza fila, sale ancora sul podio grazie al terzo posto dietro le McLaren-Honda di Berger e Senna. Nell'ultimo Gran Premio in Australia parte male dalla quarta posizione e si ritrova al sesto posto; perde ancora tempo quando sotto la sua Williams si infila l'alettone perso da un'altra vettura creandogli grosse difficoltà nella guida. Al quattordicesimo giro i commissari interrompono il Gran Premio a causa di un violento temporale che rende impraticabile la pista[76]. Patrese viene classificato in quinta posizione[74][75].

Conclude il campionato 1991 con cinquantatré punti iridati e il terzo posto nella classifica piloti preceduto da Ayrton Senna con la McLaren-Honda e dal compagno di squadra Nigel Mansell. Con due vittorie, due secondi e quattro terzi posti, undici arrivi a punti, quattro pole position, sette prime file e due giri veloci in gara, il 1991 è l'anno migliore della carriera di Riccardo Patrese. Non lotta mai per il Titolo con Senna e la sua McLaren ma riesce diverse volte a batterlo sia in qualifica che in gara. Anche nel confronto all'interno della Williams si comporta bene qualificandosi spesso davanti a Mansell e precedendolo in molte gare, anche se il britannico ottiene più punti ed il secondo posto in classifica[75][77].

1992[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1992 il Canon Williams Team schiera la FW14B-Renault dotata di cambio semiautomatico e sospensioni attive[78]. La squadra inglese si affida a Nigel Mansell per tentare la scalata al titolo mondiale[79], assicurando al britannico la precedenza nelle modifiche sulla vettura e sull'uso del muletto, relegando Patrese al ruolo di seconda guida [80]

La FW14B-Renault guidata da Patrese al Gran Premio di Monaco del 1992

Patrese è secondo battuto da Mansell al Gran Premio del Sudafrica, del Messico, del Brasile dove segna il giro veloce in gara, poi si ritira per un testacoda in Spagna. Durante una sessione di prove all'Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola perde il controllo della monoposto a causa dell'afflosciamento di uno pneumatico schiantandosi contro un muretto fortunatamente senza gravi conseguenze; quando Mansell, che è ancora ai box, viene informato dell'accaduto, parte con una bicicletta per andare a sincerarsi delle condizioni di Patrese[7]. Al Gran Premio di San Marino parte in prima fila affiancato al compagno di squadra e nello stesso ordine arrivano al traguardo. Arriva terzo a Monaco partendo dalla prima fila, è secondo in prova in Canada ma in gara è costretto al ritiro per problemi al cambio. Al Gran Premio di Francia parte in prima fila affiancato a Mansell, conquista la testa della corsa sorpassando in partenza il britannico ma a metà gara è costretto, per ordine della squadra, a cedergli la posizione chiudendo la corsa al secondo posto[81]. In Gran Bretagna parte di nuovo in prima fila con Mansell e nello stesso ordine arrivano al traguardo; in Germania è ancora in prima fila con il compagno, segna il giro veloce in gara e arriva ottavo ritardato da un testacoda. Al Gran Premio d'Ungheria centra la pole position battendo Mansell e Senna, tiene la testa della corsa in partenza ma dopo cinquantacinque giri rompe il motore e si ritira. Si piazza al terzo posto in Belgio e al quinto in Italia rallentato da problemi alle sospensioni attive e dal cambio bloccato in quarta marcia quando è in testa alla gara a pochi giri dalla fine[82][83].

Al Gran Premio del Portogallo all'Estoril parte in prima fila appaiato a Mansell e mantiene la seconda posizione fino al pit-stop dove perde tempo per un problema tecnico. Rientra in pista raggiunge Gerhard Berger che lo precede ma mentre sta per sorpassarlo l'austriaco frena improvvisamente per rientrare ai box, Patrese lo tampona, la macchina si impenna, si solleva da terra e si schianta contro il muretto distruggendosi completamente ma senza conseguenze per il pilota[84]. Al Gran Premio del Giappone le Williams partono affiancate in prima fila con Mansell in pole e Patrese secondo. Conducono la gara fino a quando l'inglese rallenta, lascia passare il compagno, lo tallona e infine si ritira per la rottura del motore. Patrese va a vincere il suo primo Gran Premio stagionale, il sesto ed ultimo in carriera[85]. In Australia parte dalla terza posizione ma si ritira al cinquantesimo giro, quando è al comando della corsa, per la rottura del motore[83].

La Williams vince il Titolo costruttori, Nigel Mansell diventa Campione del mondo, Riccardo Patrese è secondo nella sua quinta ed ultima stagione con la squadra inglese[83].

L'addio ai Gran Premi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1993 Riccardo Patrese gareggia per l'ultima volta in Formula 1 ritirandosi a fine anno dopo diciassette stagioni.

1993[modifica | modifica sorgente]

Nel stagione 1993 passa alla scuderia anglo-trevigiana Camel Benetton Ford. Patrese viene scelto per la sua grande esperienza ritenuta importante per aiutare sia la squadra che il giovane e promettente compagno Michael Schumacher[79].

Debutta con la B193A-Ford numero 6 nella colorazione gialla e verde[86] al Gran Premio del Sudafrica dove si ritira come al successivo appuntamento in Brasile. Dal Gran Premio d'Europa a Donington porta in gara la B193B-Ford, che utilizzerà per tutta la stagione, e guadagna i primi due punti grazie al quinto posto. Si ritira a Imola, arriva quarto a Montmeló, si ritira a Montecarlo e Montréal e si piazza decimo a Magny Cours. Nei cinque Gran Premi successivi ottiene sempre risultati positivi: a Silverstone sale sul podio dopo Alain Prost e Michael Schumacher, a Hockenheim dove festeggia il Gran Premio numero 250[2] è quinto, a Budapest secondo dietro Damon Hill, sesto a Spa, quinto a Monza. Negli ultimi tre Gran Premi non ottiene punti: in Portogallo arriva sedicesimo ritardato da un incidente, si ritira in Giappone per un altro incidente, e giunge ottavo in Australia con due giri di ritardo per un problema tecnico. Conclude la sua diciassettesima ed ultima stagione in Formula 1 al quinto posto della classifica mondiale[87].

Il Gran Premio d'Australia di Adelaide del 1993 è l'ultimo disputato da Riccardo Patrese, il numero 256, record storico rimasto imbattuto fino al 2008 quando viene superato dal brasiliano Rubens Barrichello che proprio nel 1993 fa il suo esordio in Formula 1[2].

Risultati completi in Formula 1[modifica | modifica sorgente]

1977 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
Shadow DN8 9 Rit Rit Rit 10 13 Rit 10 6 1 20º
1978 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Punti Pos.
Arrows FA1 e A1 10 Rit 6 6 Rit Rit 2 8 Rit 9 Rit Rit Rit 4 11 12º
1979 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Arrows A1B e A2 NP 9 11 Rit 10 5 Rit 14 Rit Rit Rit Rit 13 Rit Rit 2 20º
1980 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Arrows A3 Rit 6 Rit 2 Rit 8 9 9 9 14 Rit Rit Rit Rit 7
1981 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Argentina.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Arrows A3 Rit 3 7 2 Rit Rit Rit 14 10 Rit Rit Rit Rit Rit 11 11 10º
1982 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of the United States.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of France.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Switzerland (Pantone).svg Flag of Italy.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Brabham BT50 e BT49 Rit Rit 3 Rit 1 Rit 2 15 Rit Rit Rit Rit 5 Rit Rit 21 10º
1983 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Punti Pos.
Brabham BT52 Rit 10 Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit 3 Rit 9 Rit 7 1 13
1984 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Belgium.svg Flag of San Marino.svg Flag of France.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of the United States.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of Portugal.svg Punti Pos.
Alfa Romeo 184T Rit 4 Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit 12 Rit 10 Rit 3 6 8 8 13º
1985 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Portugal.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Belgium.svg Flag of Europe.svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Alfa Romeo 185T e 184T Rit Rit Rit Rit 10 Rit 11 9 Rit Rit Rit Rit Rit 9 Rit Rit 0
1986 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Mexico.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Brabham BT55 e BT54 Rit Rit 6 Rit 8 Rit 6 7 Rit Rit Rit Rit Rit Rit 13 Rit 2 17º
1987 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Mexico.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Brabham e Williams[88] BT56 e FW11 Rit 9 Rit Rit 9 Rit Rit Rit 5 Rit Rit Rit 13 3 11 9 6 13º
1988 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Mexico.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW12 Rit 13 6 Rit Rit Rit Rit 8 Rit 6 Rit 7 Rit 5 6 4 8 11º
1989 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Mexico.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW12C e FW13 Rit Rit 15 2 2 2 3 Rit 4 Rit Rit 4 Rit 5 2 3 40
1990 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Mexico.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW13 9 13 1 Rit Rit 9 6 Rit 5 4 Rit 5 7 5 4 6 23
1991 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Mexico.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW14 Rit 2 Rit Rit 3 1 5 Rit 2 3 5 Rit 1 3 3 5 53
1992 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Mexico.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW14B 2 2 2 Rit 2 3 Rit 2 2 8 Rit 3 5 Rit 1 Rit 56
1993 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Brazil.svg Flag of Europe.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Benetton B193A e B193B Rit Rit 5 Rit 4 Rit Rit 10 3 5 2 6 5 16 Rit 8 20
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

I ritorni in pista[modifica | modifica sorgente]

Nel 1995 prende parte alla Super Tourenwagen Cup con la Ford Mondeo 4x4 del Team Schübel ma non ottiene risultati di rilievo[66].

Nel 1996, a quarantadue anni e dopo tre senza guidare una monoposto, partecipa ad un test con la Williams FW18-Renault sul Circuito di Silverstone percorrendo un giro lanciato in un minuto e ventotto secondi. Al Gran Premio di Gran Bretagna della stagione in corso si sarebbe qualificato con il quinto tempo ad un secondo dal poleman Damon Hill con la stessa macchina[89].

Nel 1997 ritorna al volante di una Sport Prototipo per partecipare alla 24 Ore di Le Mans con Eric van de Poele e Aguri Suzuki alla guida della Nissan R390 GT1 ufficiale del Nissan Motorsport. Nelle prequalifiche di maggio ottengono il diciassettesimo tempo[90]. Nelle prove ufficiali si qualificano con il quarto tempo[91], ma in gara sono costretti al ritiro per problemi al cambio dopo dieci ore e centoventuno giri[92].

Nel 2005 viene ideato il Grand Prix Masters, un Campionato riservato a piloti di Formula 1 che si siano ritirati dalle competizioni. Le monoposto realizzate su telai Reynard e motori Cosworth sono uguali per tutti i piloti. Patrese partecipa alla gara di Kyalami con la vettura del Team Goldpfeil. Si qualifica con il terzo tempo e conclude la corsa nelle stessa posizione battuto solo da Nigel Mansell ed Emerson Fittipaldi. Nel 2006 disputa due gare per il Team INA. A Losail arriva al decimo posto e a Silverstone sesto[93].

Nel settembre 2008 Riccardo Patrese, all'età di cinquantaquattro anni, torna a guidare una monoposto di Formula 1. Sul circuito di Jerez de la Frontera porta a termine venti giri con la Honda RA107[94].

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Riccardo Patrese è sposato con Susi da cui ha avuto quattro figli: Simone, nato nel giorno del suo debutto in Formula 1[8], Luca e le gemelle Beatrice e Maddalena[95]. Il padre, Mario Patrese, era un commerciante di generi alimentari, la madre Elena Zorzati insegnava lettere alle scuole medie, il fratello Alberto era meccanico all'Alfa Romeo[8] e la figlia di quest'ultimo, Francesca, è stata pilota e istruttrice di guida sicura[96].

Pratica l'equitazione, passione che condivide con le figlie[97], il golf[98] e lo sci[99]. Gioca a calcio come centrocampista con la Nazionale Piloti fin dal 1980 quando venne organizzata la prima partita benefica[100][101]. È un collezionista di trenini elettrici[102] e nel 2003, dopo la morte del fratello Alberto, ha ereditato una grande collezione di modellini d'auto comprendente tutte le vetture da corsa guidate nella sua carriera[103].

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enzo Ferrari, Piloti che gente..., Conti Editore.
  2. ^ a b c d (EN) I record di Riccardo Patrese in Storie Azzurre. URL consultato l'8 ottobre 2013.
  3. ^ (EN) Drivers: Riccardo Patrese. URL consultato l'11 luglio 2010.
  4. ^ Casamassima, op. cit., pag. 704.
  5. ^ a b c L' amico Patrese. «Non riusciva a smettere», 26 aprile 2001. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  6. ^ a b Patrese R.. URL consultato il 16 luglio 2010.
  7. ^ a b Patrese contro un muro in La Repubblica, 09 maggio 1992, p. 24.
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v Riccardo, racconta in Riccardo Patrese - The Italian Hero. URL consultato il 26 ottobre 2013.
  9. ^ a b c d Karting: 1965-1974 in The Riccardo Patrese Website. URL consultato il 5 aprile 2013.
  10. ^ 1974 World Karting Campionship in Karting Magazine, dicembre 1974. URL consultato il 5 aprile 2013.
  11. ^ a b Formula Italia: 1975 in The Riccardo Patrese Website. URL consultato il 26 ottobre 2013.
  12. ^ Formula 3: 1976 in The Riccardo Patrese Website. URL consultato il 5 aprile 2013.
  13. ^ a b 7-14 dicembre 1976 (AS #49) in Autosprint. URL consultato il 5 aprile 2013.
  14. ^ a b c d Formula 2: 1977-1978 in The Riccardo Patrese Website. URL consultato il 5 aprile 2013.
  15. ^ (EN) In from the Outside in The Riccardo Patrese Website. URL consultato il 30 ottobre 2013.
  16. ^ a b (EN) Formula 1 Result - 1977 in The Riccardo Patrese Website. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  17. ^ a b c Formula Pacific & Atlantic: 1977-1979 in The Riccardo Patrese Website. URL consultato il 5 aprile 2013.
  18. ^ Arrows FA1, storia di un plagio in Blog F1. URL consultato il 7 ottobre 2013.
  19. ^ Riccardo Patrese: «Sono stato molto vicino alla Ferrari» in Automoto, 19 marzo 2013. URL consultato il 7 ottobre 2013.
  20. ^ a b c d (EN) Formula 1 Result - 1978 in The Riccardo Patrese Website. URL consultato il 7 ottobre 2013.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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