Nigel Mansell

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Nigel Mansell
Nigel Mansell 2007.jpg
Dati biografici
Nome Nigel Ernest James Mansell
Nazionalità Inghilterra Inghilterra
Altezza 180 cm
Peso 76 kg
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Dati agonistici
Categoria Formula 1 - Champ Car
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1980-1992; 1994-1995
Scuderie Lotus, Williams, Ferrari, McLaren
Mondiali vinti 1 (1992)
GP disputati 191 (187 partenze)
GP vinti 31
Podi 59
Punti ottenuti 480 (482)
Pole position 32
Giri veloci 30
Carriera in Champ Car
Stagioni 1993-1994
Scuderie Newman-Haas
Mondiali vinti 1 (1993)
GP disputati 31
GP vinti 5
Podi 13
Punti ottenuti 279
Pole position 10
Giri veloci 6
Statistiche aggiornate al Gran Premio di Spagna 1995

Nigel Ernest James Mansell (Upton-upon-Severn, 8 agosto 1953) è un ex pilota automobilistico britannico, soprannominato Leone d'Inghilterra.

Mansell è stato Campione del Mondo di Formula 1 nell 1992 con la Williams-Renault e dopo il ritiro dalla massima serie vinse il Campionato CART nel 1993. Mansell è il pilota britannico di maggior successo di Formula Uno di tutti i tempi: in termini di vittorie con 31 Gran Premi vinti, ed è sesto assoluto in Formula Uno alle spalle di Michael Schumacher, Alain Prost, Ayrton Senna, Sebastian Vettel e Fernando Alonso.

Mansell è stato votato tra i primi 10 piloti di Formula Uno di tutti i tempi dal commentatore di Formula Uno Murray Walker. Nel 2008, ESPN classifica Mansell 24° nella sua classifica dei migliori piloti di tutti i tempi.[1] E stato anche classificato 9º dal Times fra i più grandi piloti di F1 di tutti i tempi.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Upton-upon-Severn, Worcestershire, Mansell trascorse 11 anni della sua vita come conestabile speciale nell'Isola di Man nel corso della sua carriera di pilota, e nel Devon e in Cornovaglia dopo il suo ritiro dalle corse. Mansell ebbe un avvio piuttosto lento per la sua carriera agonistica, utilizzando il proprio denaro per pagarsi le partecipazioni alle gare. Dopo il notevole successo nel kart, Mansell passò alla serie Formula Ford con la disapprovazione del padre. La sua fidanzata Roseanne, conosciuta nel 1978, fu il suo più grande sostegno morale durante la sua carriera. La coppia si sposò il 14 febbraio 1982 ed ebbe tre figli: Chloe (11 aprile 1983), Leo (4 gennaio 1985) e Greg (8 novembre 1987). Mansell scalò le categorie inferiori fino all'arrivo in Formula 1 dove si dimostrò uno dei piloti più veloci e spettacolari di sempre.

Diventò, a ragion veduta, il "Leone" dopo aver mostrato negli anni 1986 e 1987 un temperamento e una grinta in gara eccezionali, tali da annichilire in diverse occasioni il suo compagno di squadra Nelson Piquet, o di guadagnarsi il rispetto di un "duro" come Ayrton Senna nei corpo a corpo che negli anni si scambiavano, essendo entrambi molto competitivi. Proverbiali divennero le sue gare tutte improntante sul coraggio e l'azione, dove la tattica e la strategia non avevano nessuno spazio: per questo egli fu amatissimo dai tifosi ma soventemente bacchettato dai critici[2].

Memorabili furono le sue vittorie a Silverstone nel 1987 dopo un sorpasso con una finta da cineteca su Piquet, o a Hungaroring nel 1989 su Ferrari dopo una furiosa rimonta dal 12º posto in griglia con spettacolare sorpasso su Senna nel finale, o a Montmelò nel 1991 con un altro sorpasso su Senna durato più di un chilometro sul rettilineo d'arrivo con le macchine che appaiate quasi si sfioravano a più di 300 km/h.

Divenuto campione del mondo di Formula 1 nel 1992 a 39 anni, è il pilota britannico che vanta il maggior numero di vittorie nei Gran Premi (31). Passato nel 1993 alla Formula CART, vinse immediatamente il titolo, diventando l'unico pilota a essere contemporaneamente campione in Formula 1 e in Formula CART. Un'altra sua peculiarità fu quella di correre in Williams con il numero rosso, differente da quello bianco del compagno[2].

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Le formule minori[modifica | modifica sorgente]

Mansell intervistato nel 1991

Dopo ottimi risultati ottenuti nei kart, nel 1976 Mansell fece il suo debutto in Formula Ford, nonostante la disapprovazione del padre. La sua prima stagione lo vide trionfare sei volte sulle nove gare a cui partecipò. L'anno successivo prese invece parte a tutto il campionato e si laureò campione di categoria. Ebbe anche un pericoloso incidente in cui si ruppe il collo che rischiò di interrompere la sua carriera. I medici gli dissero che era stato pericolosamente vicino alla tetraplegia dopo lo schianto. Dopo il successo ottenuto, nel 1978 Mansell prese parte al campionato di Formula 3, ottenendo subito al debutto la pole position e un podio. La March che l'aveva preso in squadra aveva promesso di pagargli l'intera stagione se avesse trovato degli sponsor.

Mansell non esitò a vendere la casa in cui viveva con sua moglie per ottenere i soldi per fare le prime gare, ma finiti i soldi e dopo sole 4 gare lo sponsor non arrivò e Mansell rimase a piedi. Fu il momento più critico della sua carriera e il Leone pur di racimolare qualche quattrino lavorò anche come lavavetri. Qualcuno comunque si accorse delle sue qualità, e verso metà stagione gli fu consentito di debuttare addirittura in Formula 2 a Donington Park ma un incidente nelle prove gli fece mancare la qualificazione. Per fortuna dopo un'annata tanto nera le cose cominciarono a girare per il verso giusto.

Mansell venne a sapere che si era liberato un posto nel team di David Price, e dopo un paio di colloqui riuscì ad ottenere il posto. Non solo non avrebbe dovuto portare sponsor, ma avrebbe anche ricevuto uno stipendio visto che nel contratto era previsto che dovesse lavorare come rappresentante per la Unipart, lo sponsor della squadra. Il punto debole del team, che gli appassionati ancora ricordano per la livrea che ricalcava l'Union Jack era il motore Triumph, che soffriva parecchio di potenza a bassi regimi.

Nonostante ciò il 25 marzo del 1979 in una piovosa Silverstone e dopo un accanito duello con Andrea De Cesaris ed Eddie Jordan Mansell vinse la sua prima gara di F3. Un paio di mesi dopo il pilota inglese partecipò per la prima volta al gran premio di Monaco di F3. Mansell ricorda con nostalgia quei giorni, quando per arrivare fino a Monaco lui e la moglie noleggiarono un antidiluviano camper che non riusciva a oltrepassare gli 80 km/h. Per di più non avendo i soldi per l'albergo, il camper fu utile per vitto e alloggio. Comunque delle cinque March iscritte dal team di David Price quella di Mansell fu l'unica a qualificarsi e diversi uomini della F1 lo notarono, a partire da Colin Chapman, patron della Lotus.

Sul finire di stagione a Oulton Park, Mansell ebbe un grave incidente, causato da De Cesaris che per poco non lo paralizzò. Il recupero fu molto doloroso, ma venne addolcito da una telefonata inaspettata: Colin Chapman voleva sapere se Nigel era libero a fine mese per un test con la Lotus di F1. Mansell ovviamente accettò anche se faceva ancora fatica a stare in piedi. Ma era un'occasione unica, e alle domande di Chapman sulle sue condizioni ovviamente minimizzò, arrivando addirittura a negare di aver avuto un incidente. Mansell si recò così al Paul Ricard dopo aver ingerito ogni tipo di antidolorifico esistente all'epoca e prese parte al test. Mansell cominciò così il 1980 correndo ancora nel campionato inglese di F3, per poi passare a metà stagione in F2 portando al debutto nella seconda serie l'ambizioso motore Honda. I risultati in Formula 2 furono incoraggianti visto che da quasi debuttante riuscì a sfiorare la vittoria nella gara di Hockenheim, dimostrando che alla Lotus avevano visto giusto.

Formula 1[modifica | modifica sorgente]

Lotus (1979-1984)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1979 Mansell partecipa ad un test collettivo organizzato dalla Lotus al Circuito Paul Ricard con lo scopo di trovare un pilota da affiancare a Mario Andretti per la stagione 1980 al posto di Carlos Reutemann. Oltre a lui provano la Lotus 79-Ford nella livrea verde Elio De Angelis, Eddie Cheever e Jan Lammers. L'italiano De Angelis viene scelto come pilota titolare mentre Nigel viene assunto come collaudatore[3].

Nel 1980 Mansell è pilota ufficiale del Team Lotus[3]. Nella prima parte della stagione svolge il ruolo di collaudatore[3]. Al Gran Premio d'Austria viene schierata una terza Lotus 81B, motorizzata Ford Cosworth DFV, affidata al debuttante Mansell che poi è costretto al ritiro per la rottura del motore. Partecipa anche al Gran Premio d'Olanda, dove si ritira per un problema ai freni, e a quello d'Italia ma non si qualifica[4]. Conclude la stagione senza aver ottenuto punti iridati[4].

Nel 1981 diventa pilota titolare della Lotus al fianco dell'italiano Elio de Angelis. Inizia la stagione guidando una 81B-Ford. Si ritira al Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest, arriva undicesimo in Brasile, si ritira in Argentina e non partecipa al San Marino. Al Gran Premio del Belgio a Zolder, dopo il decimo tempo in qualifica arriva terzo al traguardo, dietro alla Williams di Carlos Reutemann e alla Ligier di Jacques Laffite, conquistando il primo podio e i primi punti. A Monaco porta al debutto la nuova 87-Ford e ottiene il terzo tempo in prova ma si ritira in gara per la rottura di una sospensione. Arriva sesto in Spagna, settimo in Francia e non si qualifica in Gran Bretagna. Si ritira in Germania, Austria, Olanda e Italia per problemi meccanici e in Canada per una collisione. A Las Vegas, ultima gara stagionale, giunge quarto al traguardo[5]. Conclude il Campionato al quattordicesimo posto con otto punti[6].

La Lotus 92-Ford guidata da Mansell nel 1982

Il 1982 non andò benissimo: alla Lotus era tornato Peter Warr, un suo tecnico storico, e questi forse ingelosito per lo splendido rapporto che si era creato fra Mansell e Chapman, sviluppò una vera e propria antipatia nei confronti del suo pilota. Molti dicono che amava ripetere che Mansell non avrebbe mai vinto una gara finché lui avrebbe avuto un buco nel di dietro. La stagione prese una svolta tragica con gli incidenti mortali di Villeneuve e Paletti, più quello che mise fine alla carriera di Pironi. Anche Mansell fu vittima di un brutto incidente, in Canada quando di spezzò un polso in un urto con Bruno Giacomelli rimanendo bloccato per qualche gara. A fine stagione Mansell si trovò con in saccoccia un terzo posto in Brasile e un quarto a Monaco. Forse era lecito attendersi qualcosa di più, ma bisogna ricordare che la Lotus aveva ancora il motore aspirato.

A fine anno ci fu un colpo tremendo per Mansell. Un infarto gli portò via il suo nume tutelare, il geniale Colin Chapman. E il nuovo direttore sarebbe stato Peter Warr. Inutile dire che gli ultimi due anni in Lotus sono stati i più difficili, anche perché il 1983 sarebbe stato sacrificato per far esperienza con il motore turbo. La stagione partì malissimo ma una volta abbandonato il leggendario ma obsoleto Ford Cosworth, in favore del Turbo Renault i risultati cominciarono ad arrivare. E a fine stagione con dieci punti in classifica fece meglio pure di De Angelis e un podio al Gran Premio d'Europa dove fece registrare il giro più veloce. La stagione successiva si cominciò a cogliere i frutti del lavoro di sviluppo fatto nel 1983.

Mansell alla guida della Lotus 95T-Renault

Mansell ottenne la prima pole position a Dallas, gara memorabile in cui commosse il mondo intero quando dopo aver dominato per buona parte della corsa, a causa di un problema alle gomme cominciò a essere sorpassato da tutti. All'ultimo giro per colmo della sfortuna la sua Lotus si piantò a pochi metri dal traguardo. Mansell nonostante la fatica di due ore di gara e il caldo torrido (c'erano 40 gradi all'ombra) provò generosamente a spingere la sua Lotus oltre il traguardo, ma stramazzò a terra per la fatica. Un episodio inutile e anche proibito dal regolamento, ma che dà l'idea precisa del personaggio Mansell, e spiega perché il pubblico lo amò così tanto. Anche a Montecarlo andò vicino alla vittoria, nella gara che consacrò al mondo il talento di Ayrton Senna, Mansell partito in prima fila sotto il diluvio aveva preso testa alla gara, andando fortissimo. Troppo forte. Infatti fece un errore alla curva della stazione che lo mise fuori gara. A fine stagione Peter Warr riuscì finalmente a liberarsi di lui, facendo pressioni sulla John Player Special lo sponsor del team per assumere l'astro nascente Senna, e Mansell si trovò a piedi. In realtà Frank Williams già dal 1981 lo seguiva con interesse, e anche Jackie Oliver dell'Arrows gli fece arrivare un'offerta concreta basata sulla stima che aveva per le qualità del pilota. La Williams che stava sviluppando il nuovo motore Honda Turbo era un'incognita, ma Mansell (forse memore del periodo con la Honda in F2) si convinse che era la scelta migliore da fare.

Williams (1985-1988)[modifica | modifica sorgente]

Mansell con la Williams FW10-Honda nel 1985

L'anno successivo l'approdo al team Williams al fianco di Keke Rosberg cambiò le sorti della carriera di Mansell. Dopo un inizio difficile, a causa del difficile sviluppo dell'inaffidabile, ma potente motore Honda, l'inglese riuscì finalmente ad ottenere la sua prima vittoria nel Gran Premio d'Europa a Brans Hatch, alla quale seguì, di lì a poco, la vittoria in Sudafrica a Kyalami. Le ottime prestazioni a fine anno di Mansell e Rosberg che complessivamente ottennere tre vittorie nelle ultime tre gare posero le basi per poter finalmente competere per il titolo Mondiale contro lo strapotere della McLaren motorizzata TAG Porsche che aveva dominato le ultime due stagioni.

Nel 1986 il nuovo compagno di squadra dell'inglese divenne il brasiliano Nelson Piquet, indicato come il favorito per il titolo, in virtù anche dell'annunciata competitività della Williams-Honda. Dopo un inizio di stagione dai risultati altalenanti, Mansell sfoderò una grinta che non aveva fatto intravedere nei suoi primi anni di carriera (e che gli sarebbe valso il nuovo soprannome di "Leone" in luogo di "Mansueto" usato fino a quel momento): in rapida successione vinse in Belgio, Canada e, dopo un quinto posto negli USA, in Francia e Gran Bretagna guadagnando la testa del mondiale a metà stagione. Questa serie di successi pose Mansell all'attenzione di pubblico e addetti ai lavori: è di questi tempi il raggiungimento di un accordo con la Ferrari, in vista della stagione successiva, in seguito disatteso. I risultati conseguiti accesero la rivalità, in casa Williams, tra Piquet ed il pilota inglese (il primo supportato dalla Honda, il secondo sostenuto dal team) e che avrebbe avuto il suo peso sull'esito finale del campionato. Nel resto della stagione Mansell si aggiudicò anche il Gran Premio del Portogallo e si presentò alla vigilia dell'ultima gara di Adelaide, in Australia, in testa alla classifica mondiale con 7 punti di vantaggio sul pilota della McLaren Alain Prost e 9 su Piquet (che però, al contrario dei due rivali, non doveva più scartare risultati validi) ottenendo la pole position. La gara però ebbe un esito rocambolesco: al 63º passaggio (a 19 dal termine) Mansell, che era 3° dietro ai due rivali e stava tranquillamente amministrando la gara, dechappò uno pneumatico in pieno rettilineo che lo costrinse al ritiro. Con Piquet richiamato ai box per un prudenziale cambio-gomme, gara e titolo furono appannaggio di Prost e della McLaren, bravi a sfruttare alla perfezione le circostanze e la rivalità tra i due piloti Williams. A tale catastrofica conclusione non fu certo estraneo il grave incidente d'auto occorso in Camargue a Frank Williams, mentre rientrava a casa dopo una sessione di test privati (marzo 1986); la frattura della colonna vertebrale di Williams e la sua successiva paraplegia lo resero indisponibile per tutta la stagione, con conseguenti carenze nella gestione della squadra e dei piloti.

La stagione 1987 si annunciò come un duello privato in casa Williams, stante l'incrementata superiorità della squadra motorizzata Honda sulle avversarie e la rinnovata rivalità tra Piquet e Mansell. La prima parte del campionato, in realtà, disattese parzialmente queste aspettative poi, però, Mansell e Piquet presero il largo dalla Lotus dell'astro nascente Ayrton Senna. L'inglese si aggiudicò sei gare (San Marino, Francia, Gran Bretagna, Austria, Spagna e Messico), il brasiliano tre (Germania, Ungheria e Italia) ma, grazie al maggior numero di arrivi in zona punti, fu proprio quest'ultimo a trovarsi in testa al campionato a due gare dalla fine con 12 punti di vantaggio. Nel corso delle prove libere del penultimo Gran Premio, in Giappone, Mansell ebbe un pauroso incidente che lo obbligò a terminare anzitempo la stagione per la frattura di alcune vertebre, precludendosi definitivamente ogni speranza di lottare per il titolo, vinto dal compagno Nelson Piquet. Per l'inglese fu una brutta botta, sia fisica che morale, nell'anno in cui aveva messo in mostra una netta superiorità, dal punto di vista velocistico, sull'asso brasiliano con 6 vittorie e 8 pole position.

Mansell con la sua Williams al Gran Premio del Canada del 1988

Nel 1988 la Williams non era più competitiva, dopo aver perso i motori Honda; Mansell decise tuttavia di rimanervi in nome dell'amicizia con lo sfortunato Frank Williams che nel 1986 aveva perso l'uso degli arti inferiori a causa di un incidente stradale. Mansell fu affiancato da Riccardo Patrese che aveva preso il posto di Piquet, ma anche senza il rivale brasiliano l'inglese non sarebbe stato in grado di lottare per il Mondiale con una machina nettamente inferiore alla concorrenza. Nigel dovette anche saltare due gare per motivi di salute, ma riuscì a ottenere due secondi posti, di cui uno sul bagnato a Silverstone, dove tra l'altro fu ufficializzato il suo passaggio alla Ferrari per il 1989. Con la Williams, Mansell aveva collezionato 14 ritiri per danni alla monoposto.

Ferrari (1989-1990)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1989 pilota la Ferrari 640 F1 ed è affiancato dall'austriaco Gerhard Berger[7]. Debutta al Gran Premio del Brasile sul Circuito di Jacarepaguá dove, dopo il sesto tempo in qualifica, vince la gara davanti ad Alain Prost su McLaren-Honda. A San Marino ottiene il terzo tempo in prova ma si ritira in corsa per un problema al cambio come anche a Monaco e in Messico dove però segna il giro più veloce. È costretto al ritiro per problemi elettrici negli Stati Uniti e viene squalificato in Canada. Arriva secondo in Francia e Gran Bretagna dove ottiene il giro più veloce, terzo in Germania e vince, segnando il giro veloce in gara, il Gran Premio d'Ungheria partendo dalla dodicesima posizione. Sale sul terzo gradino del podio in Belgio, si ritira in Italia dopo essere partito dalla seconda fila, viene squalificato in Portogallo e non prende parte al successivo Gran Premio di Spagna. Si ritira in Giappone e Australia, ultimi Gran Premi della stagione[7]. A fine anno è quarto nel Mondiale con trentotto punti[7].

Mansell alla Scuderia Ferrari nel 1990, durante una pausa del Gran Premio degli Stati Uniti.

Anche il 1990 non fu ricco di soddisfazioni. La Ferrari aveva una vettura in grado di lottare per il titolo, ma l'inglese fu sopraffatto più che in velocità pura soprattutto psicologicamente dal nuovo compagno, Alain Prost (che godeva anche dei favori del team che arrivò per esempio a scambiare le vetture tra i due, all'insaputa di Mansell stesso, poiché Prost credeva che la vettura del pilota inglese fosse migliore) e restò ben presto tagliato fuori dalla lotta per il titolo, arrivando addirittura ad annunciare il ritiro dalle gare nel dopocorsa del Gran Premio di Gran Bretagna. L'annuncio si rivelò ben presto un bluff, in quanto l'inglese firmò poi per la Williams. Mansell vinse il Gran Premio del Portogallo, dove però vi furono polemiche per una manovra dell'inglese che, in pole position, alla partenza strinse verso il muro il compagno Prost partito secondo, facendo passare avanti le due McLaren di Berger e Senna che sarebbe andato poi a vincere il titolo proprio ai danni di Prost.

Williams (1991-1992 e 1994)[modifica | modifica sorgente]

La Williams intanto, dopo alcune stagioni di anonimato, stava ritornando grande grazie alla partnership col motorista Renault. Nel 1991, Nigel iniziò male, pagando anche un'iniziale mancanza di affidabilità della sua Williams FW14, arrivando ad essere lontanto oltre 30 punti dalla McLaren di Senna ed anche dietro al suo compagno di squadra Patrese. In estate però Mansell vinse tre GP consecutivi in Francia, Gran Bretagna e Germania arrivando a minacciare il leader del mondiale Senna. In Portogallo però Mansell pagò un errore della squadra che non gli avvitò una ruota al pit-stop. Mansell ottenne altre due vittorie in Italia e Spagna prima di arrendersi definitivamente a Senna in Giappone.

Nigel Mansell e Ayrton Senna in lotta a Montecarlo

L'inglese però si prese una clamorosa rivincita nel 1992 quando dominò in lungo e in largo la stagione (grazie anche alla fenomenale Williams FW14B), sbaragliando il compagno di squadra (Patrese) e avversari raccogliendo 9 vittorie e 14 pole position su 16 gare dimostrando alla fine di essere un campione forte e sicuro libero da quelle ombre psicologiche che in passato avevano influito sulle sue prestazioni in pista e confermandosi il pilota più vincente, come numero di gran premi, del Regno Unito e sicuramente uno dei piloti più veloci e spettacolari della storia. Mansell iniziò la stagione vincendo le prime 5 gare in Sudafrica, Messico, Brasile, Spagna e San Marino con altrettante pole position. La sua inarrestabile corsa verso il titolo si arricchì con altre vittorie in Francia, Gran Bretagna e Germania fino a presentarsi già in Ungheria con la possibilità matematica di vincere il titolo che arrivò al 55º giro quando Patrese secondo in classifica si ritirò dalla corsa. Mansell vinse anche in Portogallo e finì la stagione con ben 108 punti quasi il doppio di Patrese secondo in classifica. A fine anno Mansell, che aveva già un accordo per guidare l'anno successivo la Williams con Alain Prost come seconda guida, decise di ritirarsi dalla Formula 1.

Nel 1994 Mansell iniziò la stagione ancora in America ma a metà annata fu richiamato in Williams per correre alcune gare in sostituzione di Ayrton Senna, deceduto ad Imola. Viste le scarne prestazioni del debuttante David Coulthard, Frank Williams decise di affidare la seconda macchina a Mansell nella speranza che quest'ultimo riuscisse ad aiutare Damon Hill ad evitare un'umiliante sconfitta dalla debole Benetton-Ford di Michael Schumacher. Pur a mezzo servizio l'inglese riuscì a tornare alla vittoria, nell'ultimo Gran Premio in Australia dove ottenne anche la sua ultima pole position. Hill sarebbe andato a perdere il Mondiale contro Schumacher per 1 punto ma nonostante questo Patrick Head decise di guardare al futuro firmando per l'anno dopo il giovane Coulthard e non rinnovare l'ormai quarantunenne Mansell.

McLaren (1995)[modifica | modifica sorgente]

La McLaren MP4/10 guidata da Mansell nel 1995

Nel 1995 il "Leone" firmò un contratto con la McLaren equipaggiata con il motore Mercedes come compagno di Mika Häkkinen, che si dimostrò ben presto nettamente inaffidabile. Di fronte ai molteplici problemi che la monoposto anglo-tedesca evidenziò nelle prove pre-campionato Mansell decise di prendersi una pausa per aspettare che la vettura fosse sviluppata a dovere, e saltò le prime due gare, sostituito da Mark Blundell. Tornò al volante nel Gran Premio di San Marino e nel successivo Gran Premio di Spagna, ma i problemi della McLaren MP4/10 erano tutt'altro che risolti e l'inglese decise, grazie ad una clausola del suo contratto, di sciogliere anticipatamente la sua collaborazione, abbandonando definitivamente la Formula 1.

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Nigel Mansell ha disputato 187 Gran Premi di Formula 1 (su 191 apparizioni), con 31 vittorie (28 Williams e 3 Ferrari), 32 pole position (28 Williams, 3 Ferrari e 1 Lotus), 30 giri più veloci in corsa (23 Williams, 6 Ferrari e 1 Lotus) e 5 Hat Trick. Ha conquistato 480 punti validi; si è classificato per 82 volte a punti e per 59 sul podio, è partito per 56 volte in prima fila, è stato al comando di 55 gare per un totale di 2091 giri in testa (9651km).

Vittorie[modifica | modifica sorgente]

La Williams FW11 del 1986 con cui Mansell sfiorò la vittoria mondiale
Mansell e Senna a Silverstone nel 1991
  • 1985: Europa, Sudafrica
  • 1986: Belgio, Canada, Francia, Gran Bretagna, Portogallo
  • 1987: San Marino, Francia, Gran Bretagna, Austria, Spagna, Messico
  • 1989: Brasile, Ungheria
  • 1990: Portogallo
  • 1991: Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Spagna
  • 1992: Sudafrica, Messico, Brasile, Spagna, San Marino, Francia, Gran Bretagna, Germania, Portogallo
  • 1994: Australia

Pole position[modifica | modifica sorgente]

  • 1984: Dallas
  • 1985: Sudafrica
  • 1986: Canada, Australia
  • 1987: Brasile, Belgio, Monaco, Stati Uniti, Francia, Germania, Ungheria, Messico
  • 1990: Francia, Gran Bretagna, Portogallo
  • 1991: Gran Bretagna, Germania
  • 1992: Sudafrica, Messico, Brasile, Spagna, San Marino, Monaco, Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio, Italia, Portogallo, Giappone, Australia
  • 1994: Australia

Giri più veloci[modifica | modifica sorgente]

  • 1983: Europa
  • 1985: Italia
  • 1986: Spagna, Francia, Gran Bretagna, Portogallo
  • 1987: Gran Bretagna, Germania, Austria
  • 1988: Gran Bretagna
  • 1989: Messico, Gran Bretagna, Ungheria
  • 1990: Francia, Gran Bretagna, Australia
  • 1991: Brasile, Canada, Messico, Francia, Gran Bretagna, Portogallo
  • 1992: Sudafrica, Spagna, Monaco, Francia, Gran Bretagna, Ungheria, Italia, Giappone

Risultati completi in F1[modifica | modifica sorgente]

1980 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Lotus 81B Rit Rit NQ 0
1981 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Argentina.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Lotus 81B e 87 Rit 11 Rit 3 Rit 6 7 NQ Rit Rit Rit Rit Rit 4 8 14º
1982 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of the United States.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of France.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Switzerland (Pantone).svg Flag of Italy.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Lotus 87B e 91 Rit 3 7 Rit 4 Rit Rit Rit 9 Rit 8 7 Rit 7 14º
1983 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Punti Pos.
Lotus 92, 93T e 94T 12 12 Rit Rit Rit Rit 6 Rit 4 Rit 5 Rit 8 3 NC 10 12º
1984 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Belgium.svg Flag of San Marino.svg Flag of France.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of the United States.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of Portugal.svg Punti Pos.
Lotus 95T Rit Rit Rit Rit 3 Rit 6 Rit 6 Rit 4 Rit 3 Rit Rit Rit 13
1985 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Portugal.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Belgium.svg Flag of Europe.svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW10 Rit 5 5 7 6 Rit NP Rit 6 Rit 6 11 2 1 1 Rit 31
1986 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Mexico.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW11 Rit 2 Rit 4 1 1 5 1 1 3 3 Rit 2 1 5 Rit 70 (72)
1987 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Mexico.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW11B 6 1 Rit Rit 5 1 1 Rit 14 1 3 Rit 1 1 NP NP 61
1988 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Mexico.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW12 Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit 2 Rit Rit Rit 2 Rit Rit 12
1989 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Mexico.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Ferrari 640 1 Rit Rit Rit Rit SQ 2 2 3 1 3 Rit SQ ES Rit Rit 38
1990 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Mexico.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Ferrari 641 Rit 4 Rit Rit 3 2 18 Rit Rit 17 Rit 4 1 2 Rit 2 37
1991 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Mexico.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW14 Rit Rit Rit 2 6 2 1 1 1 2 Rit 1 SQ 1 Rit 2 72
1992 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Mexico.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW14B 1 1 1 1 1 2 Rit 1 1 1 2 2 Rit 1 Rit Rit 108
1994 Scuderia Vettura Flag of Brazil.svg Flag of the Pacific Community.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Europe.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW16 Rit Rit 4 1 13
1995 Scuderia Vettura Flag of Brazil.svg Flag of Argentina.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Europe.svg Flag of the Pacific Community.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/10 10 Rit 0
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

IndyCar[modifica | modifica sorgente]

Lola (1993-1994)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1993 e 1994 Mansell gareggia nel Campionato IndyCar con il Newman-Haas Racing[8]. Nella stagione 1993 pilota una Lola T9300-Ford ed ha come compagno di squadra Mario Andretti[9][10]. Debutta al Gran Premio d'Australia dove ottiene la pole position e vince la gara battendo Emerson Fittipaldi. Non partecipa alla 200 Miglia di Phoenix poi si piazza terzo al Gran Premio di Long Beach partendo dalla pole. Alla 500 Miglia di Indianapolis sale sul terzo gradino del podio e viene nominato Rookie of the year, cioè migliore debuttante della corsa. Vince la 200 Miglia di Milwaukee e segna pole position e giro veloce al Gran Premio di Detroit dove si piazza quindicesimo. Parte dalla pole position alla 200 Miglia di Portland e arriva secondo in gara, si piazza terzo al Gran Premio di Cleveland e ventesimo alla Indy Toronto. Vince la 500 Miglia del Michigan segnando anche il giro veloce in gara. Alla 200 Miglia del New England centra la pole position, il giro veloce e la vittoria finale. Si piazza secondo alla 200 Miglia di Road America, sesto alla Indy Vancouver e dodicesimo al 200 Miglia di Mid-Ohio partendo dalla pole. Alla 200 Miglia di Nazareth ottiene pole position, giro veloce e vittoria. All'ultima gara del Campionato, il Gran Premio di Monterey arriva al traguardo in ventitreesima posizione[9][10].

Mansell al volante della Lola T9300-Ford in una gara del Campionato IndyCar nel 1993

Vince il Titolo con centonovantuno punti e viene eletto Rookie of the year ovvero miglior debuttante del Campionato[9][10].

Per il 1994 guida una Lola T9400-Ford affiancato ancora da Mario Andretti[11]. Nel corso della stagione disputa anche quattro Gran Premi di Formula 1[12]. Alla gara inaugurale, il Gran Premio d'Australia, ottiene pole position e giro veloce e si piazza nono in corsa. È terzo alla 200 Miglia di Phoenix e secondo al Gran Premio di Long Beach. Alla 500 Miglia di Indianapolis arriva ventiduesimo al traguardo, quinto alla 200 Miglia di Milwaukee e ventunesimo al Gran Premio di Detroit partendo dalla pole. Si piazza quinto alla 200 Miglia di Portland, sale sul secondo gradino del podio al Gran Premio di Cleveland e arriva al traguardo in ventitreesima posizione alla Indy Toronto. Centra la terza pole position stagionale alla 500 Miglia del Michigan dove chiude la gara ventiseiesimo. Si piazza settimo alla 200 Miglia di Mid-Ohio, diciottesimo alla 200 Miglia del New England, decimo alla Indy Vancouver e tredicesimo alla 200 Miglia di Road America dove segna il giro veloce in gara. Conclude la stagione con un ventiduesimo posto alla 200 Miglia di Nazareth e un ottavo al Gran Premio di Monterey[11]. Con ottantotto punti ottenuti si piazzò ottavo in Campionato[11].

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Nigel Mansell ha gareggiato nel Campionato IndyCar nel 1993 e 1994 vincendo il titolo l'anno del debutto. In trentuno gare disputate ha ottenuto cinque vittorie, quattro secondi posti, quattro terzi posti, otto piazzamenti a punti, dieci pole position, sei giri veloci, due hat tricks, duecentosettantanove punti. È stato premiato come Rookie of the year del Campionato. Nelle due partecipazioni alla 500 Miglia di Indianapolis ha conquistato il terzo posto e il titolo di Indy 500 Rookie of the year nel 1993.

Risultati completi in IndyCar[modifica | modifica sorgente]

Stagione Scuderia Vettura 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Punti Pos
1993 Newman-Haas Racing Lola T9300 Australia
SUF
1
Stati Uniti
PHX
-
Stati Uniti
LBH
3
Stati Uniti
INDY
3
Stati Uniti
MIL
1
Stati Uniti
DET
15
Stati Uniti
POR
2
Stati Uniti
CLE
3
Canada
TOR
20
Stati Uniti
MIC
1
Stati Uniti
LOU
1
Stati Uniti
ROA
2
Canada
VAN
6
Stati Uniti
MDO
12
Stati Uniti
NAZ
1
Stati Uniti
LAG
23
191
1994 Newman-Haas Racing Lola T9400 Australia
SUF
9
Stati Uniti
PHX
3
Stati Uniti
LBH
2
Stati Uniti
INDY
22
Stati Uniti
MIL
5
Stati Uniti
DET
21
Stati Uniti
POR
5
Stati Uniti
CLE
2
Canada
TOR
23
Stati Uniti
MIC
26
Stati Uniti
MDO
7
Stati Uniti
LOU
18
Canada
VAN
10
Stati Uniti
ROA
13
Stati Uniti
NAZ
22
Stati Uniti
LAG
8
88

Altre competizioni[modifica | modifica sorgente]

Mansell nel 2004 in una dimostrazione con la Jordan

Negli anni successivi ha partecipato sporadicamente ad alcune corse con vetture categoria Turismo. Nel 2005 Mansell ha accettato di partecipare al Grand Prix Masters vincendo la prova inaugurale svoltasi in novembre a Kyalami, in Sudafrica, dopo avere anche ottenuto la pole-position. Il suo compenso è stato devoluto interamente per aiutare i bambini poveri dell'Africa. L'altra sua grande passione può considerarsi il golf. Il 4 febbraio 2010, in occasione della conferenza stampa di presentazione della prova, Nigel Mansell ha annunciato la sua partecipazione all'edizione 2010 della 24 Ore di Le Mans, alla guida di una Ginetta-Zytek LMP1 del Beechdean Mansell Team alternandosi alla guida con i suoi due figli[13], tuttavia la gara di Mansell è durata appena 17 minuti in quanto il prototipo che guidava è rimasto seriamente danneggiato in un fuoripista causato dalla foratura di uno pneumatico.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico
«Per meriti sportivi»
— Londra, 31 dicembre 1990[14].
Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico
«Per l'impegno in aiuto dei giovani britannici attraverso l'associazione UK Youth»
— Londra, 31 dicembre 2011[15].

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Pilota britannico dell'anno per la rivista Autosport nel 1985 e 1986
  • Pilota internazionale dell'anno per la rivista Autosport nel 1986, 1987, 1992 e 1993
  • Personalità sportiva dell'anno della BBC nel 1986 e nel 1992
  • Casco d'oro iridato della rivista Autosprint nel 1992
  • medaglia d'oro del Royal Automobile Club nel 1993
  • Premio ESPY nel 1993 e 1994
  • Rookie of the year alla 500 Miglia di Indianapolis nel 1993
  • Rookie of the year del Campionato Champ Car nel 1993
  • Dottorato ad honorem in ingegneria dall'Università di Birmingham nel 1993
  • Inserito nella International Motorsport Hall of Fame nel 2005[16]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Kinser, Mansell, Garlits, Lauda, and Muldowney set high standards. URL consultato il 21 marzo 2013.
  2. ^ a b Formula 1 News - Nigel Mansell. URL consultato il 21 marzo 2013.
  3. ^ a b c 1979 - L’anticamera della F1-Il test Lotus raccontato da Mansell. URL consultato il 20 marzo 2013.
  4. ^ a b 1980 FIA Formula One World Championship in Formula1.com. URL consultato il 20 marzo 2013.
  5. ^ 1981 FIA Formula One World Championship in Formula1.com. URL consultato il 20 marzo 2013.
  6. ^ Stats F1 - 1981 in Statsf1.com. URL consultato il 20 marzo 2013.
  7. ^ a b c Stats F1 - 1989 in Statsf1.com. URL consultato il 21 marzo 2013.
  8. ^ Champcar stats - Nigel Mansell in Champcar stats. URL consultato il 25 marzo 2013.
  9. ^ a b c 1993 PPG Indy Car World Series in Champcar stats. URL consultato il 25 marzo 2013.
  10. ^ a b c 1993 CART PPG IndyCar World Series results in Race database. URL consultato il 25 marzo 2013.
  11. ^ a b c 1994 PPG Indy Car World Series in Champcar stats. URL consultato il 25 marzo 2013.
  12. ^ Stats F1 - 1994 in Stats F1. URL consultato il 25 marzo 2013.
  13. ^ Conférence ACO : Les échos et les photos. Pescarolo en LMS ? in ENDURANCE-INFO.com, 4 febbraio 2010. URL consultato il 21 marzo 2013.
  14. ^ SUPPLEMENT TO THE LONDON GAZETTE, 31ST DECEMBER 1990 in London Gazette, 31 dicembre 1990. URL consultato il 21 marzo 2013.
  15. ^ THE LONDON GAZETTE SATURDAY 31 DECEMBER 2011 SUPPLEMENT No. 1 N7 in London Gazette, 31 dicembre 2011. URL consultato il 21 marzo 2013.
  16. ^ International Motorsports Hall of Fame Members in Motorsports Hall of Fame.com. URL consultato il 21 marzo 2013.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 91419963 LCCN: n92104231