Lotus 56

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Lotus 56
Lotus 56 STP Oil Treatment 1968 Graham Hill.jpg
La Lotus 56 STP Oil Treatment Special per Indianapolis
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Lotus Cars
Categoria 500 Miglia di Indianapolis
Squadra Lotus
Progettata da Maurice Philippe
Sostituisce Lotus 38
Descrizione tecnica
Meccanica
Telaio Monoscocca
Motore Pratt & Whitney
Trasmissione Trazione integrale
Dimensioni e pesi
Lunghezza 4.420 mm
Larghezza 1.905 mm
Altezza 813 mm
Passo 2.591 mm
Peso 612 kg
Risultati sportivi
Debutto 500 Miglia di Indianapolis 1968
Piloti Graham Hill, Joe Leonard e Art Pollard

La Lotus 56 è stata la prima ed unica vettura di Formula 1 ad utilizzare un motore a turbina alimentato a kerosene, portata in pista dalla casa automobilistica Lotus Cars nel 1971 non ottenne però grossi successi e il progetto fu abbandonato nello stesso anno.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto iniziale venne sviluppato per la partecipazione alla 500 Miglia di Indianapolis del 1968 dove venne condotta dai piloti Graham Hill, Joe Leonard e Art Pollard.

La Pratt & Whitney fornisce una turbina ST6B-70 in grado di erogare una potenza regolabile tra i 450 e 500 cv abbinata ad un sistema di trasmissione Ferguson che consente la trazione sulle quattro ruote. Questo sistema sfrutta una scatola di trasmissione centrale a catena Morse, situata dietro il sedile del pilota, che riceve il moto dalla turbina e assicura la trazione alle quattro ruote tramite due alberi di trasmissione e due differenziali. Il rapporto di trasmissione tra l'asse anteriore e quello posteriore era ripartito con un valore di 50/50 che venne successivamente modificato con un rapporto di 45/55.

Vista posteriore

Il telaio del tipo a monoscocca era costituito da una vasca realizzata con pannelli in lega leggera, che si estende anche ai lati del motore. Le sospensioni erano con triangoli sovrapposti e gruppi molla-ammortizzatore posti in posizione verticale e montati in-board. L'impianto frenante, montato al pari delle sospensioni in posizione in-board, è dotato di dischi Girling da 260 mm di diametro abbinati a pinze a due pistoncini montate inferiormente.

La vettura utilizzava cerchi in lega e pneumatici Firestone appositamente realizzati e caratterizzati da misure anteriori e posteriori di 9"x 15". Presentava un passo di 2.550 mm, una carreggiata, sia anteriore che posteriore, di 1560 mm, e aveva un peso di 630 kg.

Nei programmi una delle vetture doveva essere affidata a Jim Clark che perì in una gara di Formula 2 prima di poterla portare in gara. Durante le prove in vista della competizione anche il pilota destinato a sostituire Clark, Mike Spence, venne coinvolto in un incidente che lo portò alla morte dopo l'urto con uno dei muretti della pista.

Tre vetture presero il via della gara di Indianapolis con addirittura due nelle due prime posizioni della griglia di partenza. Durante la gara vari contrattempi afflissero però le monoposto che non riuscirono a conquistare nessuna posizione finale di rilievo, pur avendo condotto in testa per qualche tempo.

Dopo la decisione delle autorità competenti di vietare l'uso delle turbine nella gara statunitense, la vettura venne adattata, come Lotus 56B, ai regolamenti della Formula 1 e durante la stagione 1971 fu guidata sporadicamente da Emerson Fittipaldi, Dave Walker e Reine Wisell. La vettura non fu molto competitiva e a fine stagione venne sostituita dalla Lotus 72C e dalla Lotus 72D.

La vettura, usata in poche occasioni, non riuscì ad aiutare il team a difendere il titolo costruttori e il titolo piloti che deteneva e non vinse neanche una gara. La miglior posizione raggiunta durante l'anno fu un secondo posto ottenuto da Fittipaldi (non con la Lotus 56) che conquistò 16 punti arrivando sesto nella classifica piloti mentre Walker e Wisell navigarono nelle posizioni più in basso con solo 9 punti. Il miglior risultato specifico della Lotus 56 fu l'ottavo posto conquistato al Gran Premio d'Italia 1971, dove peraltro non corse sotto le insegne dirette del Team Lotus a causa dei procedimenti giudiziari in atto a seguito del decesso di Jochen Rindt avvenuto sullo stesso circuito l'anno precedente[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Gran Premio d'Italia 1971

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