Bruno Giacomelli

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Bruno Giacomelli
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Dati biografici
Nome Bruno Giacomelli
Nato 10 settembre 1952
Poncarale
Paese bandiera Italia
Nazionalità
Passaporto
Morto
Altezza cm
Peso kg
Dati agonistici
Disciplina Automobilismo
Specialità
Categoria Formula 3, Formula 2, Formula 1, CART
Record
Ranking º
Best ranking {{{best ranking}}}º
Ruolo
Squadra
Ritirato
Carriera
Giovanili
Club professionistici  
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati
Carriera in Formula 1
Esordio
Stagioni 1977-1983, 1990
Scuderie McLaren, Alfa Romeo, Toleman, Life
Mondiali vinti
Miglior risultato finale 15° (1981)
GP disputati 82 (69 partenze)
GP vinti 0
Podi 1
Pole position 1
Punti ottenuti {{{puntiottenuti}}}
Giri veloci 0
Palmarès
 

Bruno Giacomelli (Poncarale10 settembre 1952) è un pilota automobilistico italiano.


Indice

[modifica] Le serie minori e la leggenda di Jack O'Malley

Fa il suo esordio nella Formula Ford Italia nel 1972 al volante di una Tecno. L'anno seguente è senza corse a causa del servizio militare. Nel 1974 torna in Formula Italia, vincendo una corsa quell'anno e il campionato nel 1975. Nel frattempo lavora per mantenersi: fa il tipografo, il disegnatore di rubinetti, l'operaio di macchine utensili e l'addetto alle riproduzioni d'arte.

A metà del 1976 molla tutto per concentrarsi sulle corse, ripartendo dal disputare il campionato britannico di Formula 3 con la March, vincendo il trofeo ShellSport e perdendo il più importante BP all'ultima gara. A metà stagione, però, domina tutto il week-end dell'incontro internazionale di Montecarlo, ricevendo la promessa di un posto in Formula 1 per l'anno successivo da parte di Enzo Ferrari.

Il Drake, alla fine, si tira indietro e gli offre un posto in Formula 2[1]. A questo punto Giacomelli punta sulla strada già tracciata e continua con la March (della cui auto disegna anche alcuni particolari, come specchietti, cruscotto e pedaliera) passando in Formula 2 per il 1977. Nel 1978 vince i titoli europeo e italiano, trionfando anche al Gran Premio di Enna presso l'impegnativo autodromo di Pergusa, oltre alle altre 7 vittorie su 12 corse.

[modifica] La Formula 1

Il 1977 offre a Giacomelli la possibilità di esordire in Formula 1 con la McLaren, al Gran Premio di Monza. L'anno successivo disputa alcune altre gare sempre in McLaren, con la M26 "difficile e dura di sterzo, che solo quel manico di Hunt riusciva a far andare veramente". Sull'abitacolo, al posto del nome, porta l'indicazione Jack O'Malley, cioè il nome con cui è stato eufonicamente ribattezzato dagli anglofoni (corrisponde alla pronuncia inglese del suo vero cognome).

Nel 1979 passa all'Alfa Romeo, che fa il suo rientro come costruttore nella massima serie. L'auto è 60 kg oltre il peso limite, l'anno è di transizione e si conclude senza marcare punti. Nel 1980 l'Alfa Romeo gli affianca Patrick Depailler. La vettura, dopo un inizio disastroso, diviene più competitiva tanto che Giacomelli segnerà i primi punti mondiali nel Gran Premio d'Argentina. A metà stagione, Depailler muore in prove private a Hockenheim. Al proposito Giacomelli ha dichiarato: "Depailler fa un giro e poi mi dice: <<C'è qualcosa che non va, Bruno, provala tu>>. Faccio due tornate piano e rientro, senza aver avvertito nulla di strano. Patrick risale in macchina, fa un giro, poi non passa più. Credo tuttora all'ipotesi di un cedimento della sospensione"[2]. Al Gran Premio degli Stati Uniti Giacomelli segna la pole position e guida la gara per ventitré giri, fino a quando è costretto all’ennesimo ritiro stagionale a causa di un ricorrente problema all'accensione, più volte manifestatosi. L'anno è comunque positivo e a Giacomelli è proposto un biennale vantaggioso per continuare con l'Alfa.

Nell’anno 1981 la vettura è più affidabile ma ancora poco competitiva. A Las Vegas, però, Giacomelli agguanta il solo podio della sua carriera: terzo dietro a Jones e Prost.

Dopo un deludente 1982 Giacomelli passa alla Toleman, dove è spesso battuto dal suo compagno di squadra e primo pilota (per contratto) Derek Warwick. Dopo una serie di disavventure in aggiunta alla situazione tecnica di secondo piano rispetto a Warwick, Giacomelli, sentendosi preso in giro, abbandona la Toleman e la Formula 1.

[modifica] Professionista multiforme

Senza alternative in Formula 1, Giacomelli sceglie la Formula Indy per il suo 1984. Debutta a Long Beach con una Theodore. Durante il rookie test a Indianapolis sbatte tre volte, dopo i quali il programma americano è sospeso. A fine stagione corre a Laguna Seca per il team Patrick, e il buon risultato gli fa ottenere un contratto di metà stagione (solo su piste stradali) per il 1985, come compagno di Emerson Fittipaldi.

Nel 1986 corre con la Lancia nel campionato Interserie. A Zeltweg è vittima di un incidente rilevante (si crede addirittura che sia morto e i soccorritori intervengono solo perché Hans-Joachim Stuck li prende a pugni)[3], ma dopo cinque mesi è di nuovo in vettura.

Tra 1986, 1987 e 1988 si alterna tra WTCC e vetture sport, per l'Interserie ed Endurance. L'ultima vittoria è al Fuji nel 1988, in Endurance. Nello stesso periodo testa l’Alfa Romeo per il campionato Cart, mentre nel 1989 ritrova un volante di Formula 1 diventando tester per la Leyton House.

[modifica] Il ritorno in Formula 1 con Life

Nel 1990 ritorna ufficialmente nella massima serie al volante della Life a motore stellare. La scelta di correre, pur con un team debuttante e dal potenziale incerto, prevale sull'offerta fatta dalla McLaren per un posto da tester, con l'avallo di Ayrton Senna. La vettura, però, è veramente disastrosa, disponendo di soli 300 cavalli contro i 700 medi della concorrenza (a Hockenheim, Senna sorpassò Giacomelli viaggiando a 345 Km/h contro i 240 massimi della Life)[4], per ben 12 volte Giacomelli non riuscirà a prequalificarsi.

[modifica] Note

  1. ^ Al suo posto, in Ferrari, è assunto Gilles Villeneuve. Commenta Giacomelli al riguardo: "Se un italiano avesse avuto un quarto dei crash che ha fatto Villeneuve, Enzo Ferrari l'avrebbe licenziato. Era un mio amico, rispetto il mito, ma Villeneuve non fu un buon affare per la Rossa" (Autosprint, n. 7/2008).
  2. ^ Autosprint, n. 7/2008
  3. ^ Autosprint, n. 7/2008
  4. ^ Autosprint, n. 7/2008


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