Didier Pironi

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Didier Pironi
Pironi celebrating at 1982 Dutch Grand Prix.jpg
Pironi celebra la vittoria nel Gran Premio d'Olanda 1982
Dati biografici
Nome Didier Joseph-Louis Pironi
Nazionalità Francia Francia
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Dati agonistici
Categoria Formula 1
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1978-1982
Scuderie Tyrrell, Ligier, Ferrari
Miglior risultato finale 2° (1982)
GP disputati 68
GP vinti 3
Podi 13
Pole position 4
Giri veloci 5
 

Didier Joseph-Louis Pironi (Villecresnes, 26 marzo 1952Isola di Wight, 23 agosto 1987) è stato un pilota automobilistico francese di origine italiana. Ritiratosi dall'automobilismo a causa di un grave incidente, subito nel corso delle qualifiche del Gran Premio di Germania 1982, è poi deceduto durante una gara di motonautica offshore.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di padre friulano, originario di Villesse, in provincia di Gorizia,[1] che aveva fatto fortuna in Francia, era fratellastro minore e cugino del pilota José Dolhem: stesso padre e madri diverse ma sorelle.

Fino a 15 anni praticò nuoto, tanto da diventare campione parigino juniores,[1] poi la carriera automobilistica di José, che nel 1974 arriverà anche in F1, e la possibilità di conoscere campioni emergenti come Patrick Depailler e Jean-Pierre Jarier spostarono il suo interesse sui motori, prima le moto e poi, su pressione della madre preoccupata per il rischio, sulle quattro ruote, ove si cimentò inizialmente nei rally.[1]

Nonostante l'agiatezza familiare, Didier non volle bruciare le tappe ed iniziò dai campionati monomarca, che in quegli anni formano una intera leva di futuri campioni francesi. Nel 1972 vinse, al primo tentativo, il Volante Elf. L'anno successivo corse in Formula Renault, dove si scontrò con piloti come René Arnoux e Patrick Tambay, concludendo il campionato al sesto posto. L'anno successivo il campionato non gli sfuggì: Pironi oltre che pilota, faceva da team-manager di se stesso, gestendo in prima persona il budget che la Renault assegnava ad ogni pilota. Nel 1975 la Formula Renault divenne una serie europea.

Ancora René Arnoux lo precedette, vincendo il campionato. Nel 1976 conquistò il campionato con sette vittorie su quindici gare, guadagnandosi così un posto in Formula 2 per il 1977.

La Formula 3[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1977 si aggiudicò il prestigioso Gran Premio di Monaco di Formula 3 con la Martini dell'Ecurie Elf.

La Formula 2[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1977 in F2 corse per la Ecurie Renault Elf, che disponeva di una vettura Martini, ovviamente spinta da un motore Renault. Il suo compagno di scuderia era René Arnoux. Ottenne i primi punti nel'ADAC-Eiffelrennen, corso sulla Nordschleife del Nürburgring, giungendo terzo. Secondo nelle successive gare di Vallelunga e Pau, ottenne ancora il terzo posto a Rouen. Dopo altri arrivi nei punti colse all'Estoril la sua unica pole e la sua unica vittoria stagionale, seguita da un altro terzo posto nell'ultima gara della stagione a Donington Park. Chiuse nella classifica piloti al terzo posto con 38, dietro a Arnoux, che vinse il campionato, ed Eddie Cheever.

In stagione partecipò all'ultima prova del Campionato giapponese di F2000, ritirandosi a bordo di una March del team Kojima.

La Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

La Tyrrell (1978-1979)[modifica | modifica wikitesto]

Ken Tyrrell gli offrì un volante per il 1978, a fianco del suo vecchio amico Patrick Depailler. Pironi esordì in Formula 1 al Gran Premio d'Argentina 1978, ove giunse quattordicesimo a un giro dal vincitore Mario Andretti.

Già nella seconda gara, il Gran Premio del Brasile, ottenne i suoi primi punti iridati, giungendo sesto, posizione bissata anche nel successivo GP del Sudafrica.

La stagione proseguì col quinto posto a Monaco e un altro sesto posto in Belgio. Dopo alcune gare sfortunate tornò in zona punti nel Gp di Germania (quinto). Nel corso del Gran Premio di Monza rimase coinvolto in un grosso incidente, che toccò dieci piloti, che si era verificato alla partenza e che portò, il giorno successivo, al decesso di Ronnie Peterson. Chiuse il campionato mondiale con 7 punti e il quindicesimo posto nella classifica piloti.

Nel frattempo, nel 1978, vinse la 24 ore di Le Mans con Jean-Pierre Jaussaud alla guida della Renault Alpine A442B.

Nel 1979 venne confermato alla scuderia britannica, ove vene affiancato non più da Patrick Depailler ma dall'altro francese Jean-Pierre Jarier. Nel Gran Premio del Brasile chiuse quarto, anche se la partenza a spinta, per il giro di ricognizione, della Lotus di Carlos Reutemann, giunto terzo, produsse un reclamo da parte della Copersucar-Fittipaldi e della Ferrari, che chiesero la penalizzazione di un minuto sul tempo finale. Il regolamento, infatti, prevedeva che la vettura fosse costretta a ripartire dal fondo della griglia. In quanto tale punizione non era stata comminata dai commissari di gara, i commissari sportivi decisero di non applicare nessuna penalità all'argentino.[2]Nel corso delle qualifiche del GP di Kyalami fu protagonista di un incidente: la sua Tyrrell perse la ruota posteriore destra, andando poi a sbattere contro le barriere. Il pilota, colpito da un paletto di sostegno delle reti di protezione, rimase sotto choc ma poté prendere parte al gran premio.[3]

In Spagna conquistò ancora un sesto posto, mentre nel seguente Gran Premio del Belgio giunse terzo, conquistando il primo podio iridato in F1. Pironi, terzo fino al 53º giro, venne passato da Villeneuve, che però rimase senza carburante negli ultimi metri, consentendo così a Pironi di entrare a podio. A Monaco la sua condotta molto vigorosa fu criticata dai colleghi. Pironi, nel tentativo di passare Laffite, lo strinse contro il guardrail. Le gomme della Ligier ne vennero danneggiate, tanto che Laffite fu costretto a una sosta ai box. Quattro giri dopo Pironi mise sotto pressione anche Patrick Depailler, costringendolo a un testacoda, che lo fece piombare nelle retrovie. Al giro 22 il francese della Tyrrell si trovò in battaglia, per la terza posizione, con Niki Lauda e Alan Jones. Nella discesa del Mirabeau la sua vettura toccò quella dell'austriaco: la Tyrrell s'impennò sopra la Brabham, distruggendone la parte posteriore, e finendo contro il guardrail, a sua volta. Per queste manovre il pilota della Tyrrell fu criticato dai colleghi a fine gara.[4]

In Olanda Pironi fu autore di una bella partenza che lo portò in quarta posizione dalla decima piazzola di partenza. Dopo il ritiro di Gilles Villeneuve scalò terzo ma al giro 52 si ritirò per la rottura di una sospensione. Nel Gp del Canada partì sesto ma perse presto due posizioni. Grazie ad alcuni ritiri giunse comunque quinto. Ottenne poi un terzo posto anche nell'ultima gara dell'anno, il GP degli USA-Est. Chiuse il mondiale con 14 punti e il decimo posto nella classifica iridata.

La Ligier (1980)[modifica | modifica wikitesto]

Per la stagione 1980 venne ingaggiato dalla scuderia francese Ligier, per far coppia con Jacques Laffite.[5]

Nella seconda gara stagionale, in Brasile, dopo essere partito in prima fila, retrocedette nelle retrovie per un problema tecnico ma fu autore di una rimonta che lo portò in quarta posizione. In Sudafrica ottenne il primo podio con la Ligier, dopo una lotta con Nelson Piquet.

Partito in prima fila anche nella gara del Belgio, scattò subito in testa e ottenne così la prima vittoria in una gara di F1. Fu il 67° pilota diverso della storia del mondiale.[6]Nella gara seguente, a Montecarlo, conquistò la prima pole. Pironi fu il cinquantottesimo pilota a riuscire nell'impresa in una gara iridata.[7]Pironi comandava la gara quando, al 55º giro, mentre affrontava la curva del Casinò non riuscì a mettere una marcia, scivolò contro il guardrail e ruppe una sospensione, dovendosì così ritirare.

Nella gara di casa, al Paul Ricard conquistò il secondo posto, dopo una bella lotta nel primo giro con René Arnoux. A Silverstone ottenne la seconda pole della stagione, condusse la gara per la prima parte ma poi, al giro 18, rallentò vistosamente per una foratura alla gomma anteriore sinistra, dovuta alla rottura del cerchione. Giunto ai box, molto lentamente, ne riuscì ultimo. Ripartito ottenne comunque il suo primo giro veloce della carriera in F1.

Nella parte finale della stagione fu spesso penalizzato da ritiri per guasti tecnici o incidenti. Tornò in seconda fila nel GP del Canada: alla seconda partenza si portò subito in testa ma venne penalizzato di un minuto, vinse, ma venne classificato terzo, dietro ai due della Williams Alan Jones e Carlos Reutemann.[8] Ottenne, infine, ancora un terzo posto, nel Gp del Glen. Nel mondiale piloti si classificò quinto, con 32 punti all'attivo.

La Ferrari (1981-1982)[modifica | modifica wikitesto]

La prima stagione[modifica | modifica wikitesto]
Didier Pironi con Enzo Ferrari a Maranello nel 1980.

Pur se confermato dalla Ligier anche per l'anno seguente[9]all'indomani del Gran Premio d'Italia 1980 la Ferrari annunciò che Didier Pironi avrebbe affiancato Gilles Villeneuve nella stagione 1981. Enzo Ferrari svelò di aver concluso l'accordo già a marzo 1980 e ammise di essere stato entusiasmato dal pilota francese.[10]

Il primo anno a Maranello fu molto difficile, la Ferrari stava infatti adottando per la prima volta nella sua storia un motore turbo, il rodaggio fu lento e laborioso e durante la stagione saranno numerosi i ritiri per rottura del turbo. Inoltre Pironi dovette rapportarsi con Gilles Villeneuve, vero idolo dei tifosi ferraristi che, malgrado tutte le difficoltà del periodo, riuscì a cogliere due importanti vittorie. I due comunque (entrambi di madrelingua francese) diventarono amici.

Didier Pironi, a destra, con Gilles Villeneuve a Imola nel 1981.

Nelle prime tre gare Pironi collezionò tre ritiri, anche se nel Gran Premio di Long Beach fu fermato da un guasto all'alimentazione mentre lottava per i punti. Nel Gran Premio di Imola Pironi si pose al comando della gara, dopo che Gilles Villeneuve si era fermato a cambiare gli pneumatici. La vettura del francese scontava però un problema tecnico: la bandella destra della monoposto si stava staccando e non garantiva più l’effetto suolo. Ciò consentì a Nelson Piquet e a Riccardo Patrese di avvicinarsi al francese. Piquet tentò per più giri di passare il ferrarista finché, al giro 47, lo affiancò alla Variante Alta e si portò al comando. Due giri dopo Pironi dovette cedere anche a Patrese. Il francese giunse comunque quinto.

Al seguente Gran Premio del Belgio Pironi partì in seconda fila. Un comitato di meccanici, però, decise di effettuare un breve blocco della corsa, prima del via, al fine di sensibilizzare il pubblico sulla scarsa sicurezza del loro ambiente di lavoro, a seguito dell'incidente che aveva coinvolto, al venerdì, un loro collega dell'Osella. I piloti decisero di sostenere la protesta dei meccanici, scesero dalle loro vetture e si posizionarono sulla linea di partenza, assieme agli stessi meccanici. Dopo circa cinque minuti i piloti iniziarono ad abbandonare il presidio per rientare sulle monoposto, viste anche le minacce di squalifica giunte dalla FISA e le pressioni di molti team manager.[11]

Ciò però portò a una situazione di confusione, con molti piloti che iniziarono il loro giro di formazione mentre altri erano ancora attardati. Questo ritardo nella partenza portò a dei problemi di surriscaldamento per alcune vetture: Riccardo Patrese, dell'Arrows, fu costretto a spegnere il motore. Il capo dei meccanici dell'Arrows entrò sulla griglia di partenza per riaccendere il motore della vettura, proprio nel momento in cui veniva dato il semaforo verde della partenza. La vettura di Patrese venne evitata da molte vetture provenienti dalle file successive, ma non dall'altra Arrows di Siegfried Stohr, che colpì alle gambe Luckett. La gara però non venne fermata se non dopo due giri quando Didier Pironi, che era secondo, giunto sulla linea di partenza, ove era rimasta l'Arrows di Stohr, rallentò vistosamente, (mentre Piquet in testa proseguiva solitario) fermando tutto il gruppo di piloti, e costringendo la direzione di corsa ad esporre la bandiera rossa.[12] Pironi rimase nelle posizioni di testa fino a quando dei problemi ai freni che lo costrinsero a un'uscita di pista, chiudendo poi ottavo.[13]

Nel GP di Monaco, pur partendo diciassettesimo, riuscì a giungere al quarto posto, sfruttando i ritiri di molti avversari. Il Gran Premio di Francia lo portò nuovamente in zona punti, quinto: la gara, interrotta per pioggia, vide la classifica stilata per somma di tempi. Pironi fu particolarmente competitivo alla seconda partenza.[14]

Nel Gran Premio di Gran Bretagna il francese conquistò ancora una volta la seconda fila. Pironi, al via, si installò la seconda posizione ma, dei problemi al turbo, ne limitarono la competitività, costringendolo poi al ritiro.[15]Anche nel successivo Gran Premio di Germania una buona partenza venne vanificata da un guasto tecnico.[16]Dopo un paio di gare incolore, Pironi rientrò in zona punti a Monza, dove fu ancora quinto. Nell'ultima gara della stagione, il Gran Premio di Las Vegas, Pironi, pur giunto nono, ottenne il giro più veloce.

Il francese chiuse così la sua prima stagione in Ferrari con 9 punti e il tredicesimo posto nella classifica piloti.

Nel settembre del 1981, nel frattempo, il campione del mondo in carica, l'australiano Alan Jones, annunciò la sua intenzione di ritirarsi dalle corse a fine stagione 1981. Al suo posto, alla Williams, si prospettò l'arrivo proprio di Didier Pironi,[17] che però era legato da un contratto con la scuderia italiana per tutto il 1982.[18]

Pironi a capo della PRDA[modifica | modifica wikitesto]

Il 1982 si aprì con le polemiche relative al rapporto tra piloti e scuderie, che rischiò di far saltare il Gran Premio del Sudafrica, prima gara stagionale. Dopo che i piloti avevano abbandonato il circuito, al giovedì prima della gara, solo Pironi e Jochen Mass, in qualità di portavoce dei piloti, restarono a trattare col presidente della FISA Jean-Marie Balestre.[19]

Dopo una giornata infruttuosa, al venerdì mattina, Pironi tornò a trattare con Balestre e raggiunse un accordo (annunciato verso le 10:15) per correre il gran premio, rinviando ulteriormente la questione della superlicenza. Alle 11 i piloti si recarono in autodromo e le prove poterono infine cominciare, concentrandosi tutte al venerdì. Balestre ringraziò per la mediazione il direttore sportivo dell'Alfa Romeo Pierluigi Corbari, mentre Pironi sottolineò il ruolo di Niki Lauda, quale guida dei piloti.[20]In gara il francese, costantemente nelle posizioni di testa, chiuse solo diciotessimo per una perdita di potenza della sua vettura, che lo costrinse anche a una sosta ai box.[21]

A seguito delle polemiche sorte prima della gara i piloti decisero la creazione della Professional Racing Drivers' Association, in sostituzione della GPDA, con a capo proprio Didier Pironi.[22]

Il caso al Gran Premio di San Marino[modifica | modifica wikitesto]

Pironi ottenne il sesto posto nel Gran Premio del Brasile, grazie alle squalifiche di Nelson Piquet e Keke Rosberg, che avevano affrontato la gara con vetture che non rispettavano il peso minimo stabilito dal regolamento.[23]

Al Gran Premio di Imola Pironi partì in seconda fila, favorito dal boicottaggio della gara da parte della maggior parte delle vetture britanniche. Alla partenza i primi quattro piloti (due Renault e due Ferrari) mantennero le loro posizioni, con René Arnoux che precedeva Alain Prost e le due Ferrari. Le due vetture italiane però, già nel corso del primo giro, alla Piratella, passarono Prost.

Il vantaggio di Arnoux, sulle due Ferrari, si riduceva con Villeneuve che tentò, senza successo di passare il francese. Al ventiduesimo passaggio Pironi passò Villeneuve, per esserne poi ripassato al giro 26.

Al giro 27 Villeneuve ebbe la meglio su Arnoux, con un sorpasso alla Rivazza; quattro giri dopo però, al Tamburello, il pilota della Renault riprese il comando della gara; ne approfittò anche Pironi, che passò nuovamente il suo compagno di scuderia, per il secondo posto. Il canadese, però, già alla Piratella, recuperò la piazza d'onore.

Gilles Villeneuve (col 27) e Didier Pironi (numero 28) dettero vita a un lungo duello nel corso del Gran Premio di San Marino 1982.

Nei giri successivi continuò la lotta tra i primi tre: al giro 35 Pironi passò ancora Villeneuve, col canadese che si riportò secondo al giro 41. Al quarantacinquesimo passaggio René Arnoux fu costretto ad abbandonare la gara, con il motore fumante. Ora la classifica vedeva, con ampio margine, al comando le due Ferrari, seguite da Michele Alboreto, Jean-Pierre Jarier, Eliseo Salazar e Manfred Winkelhock.

Un giro dopo, approfittando di un errore di Gilles Villeneuve, Pironi prese il comando della gara. La lotta fra i due proseguiì, così che al giro 49 il canadese, con un'azione alla Tosa, ritornò a condurre. Dai box della scuderia italiana venne esposto il cartello "SLOW", che di fatto imponeva ai piloti di preservare le vetture. Pironi però, al giro 52, superò ancora Villeneuve, che, a sua volta, cercò di insidiare ancora il francese, fino all'arrivo. A un giro dal termine, sempre alla Tosa, Gilles Villeneuve riprese a condurre, ma all'ultimo giro, Pironi, giunto al Tamburello, si portò all'esterno di Villeneuve, per passarlo nella curva seguente.

Didier Pironi vinse così per la prima volta con la Ferrari (ottenendo anche il giro più veloce), la seconda in carriera nel mondiale di F1. Terzo giunse Michele Alboreto, al suo primo podio iridato.[24]

Gilles Villeneuve dopo il giro d'onore, si diresse al motorhome della Scuderia Ferrari ed apostrofò violentemente, a detta di molti presenti,[25] il direttore sportivo Marco Piccinini (il canadese esclamò :"Ed ora cercatevi un altro pilota!") che invece non trovò nulla di insolito o di scandaloso nella vittoria di Pironi.[26]

Villeneuve quindi salì controvoglia sul podio, solo per non fare un torto alle autorità sanmarinesi e ritirare il piatto destinato al secondo classificato, ma mostrando una grande contrarietà. Nel dopogara il canadese ebbe un turbolento colloquio con Pironi, durante il quale lo accusò di avergli rubato la vittoria e di essere un falso amico, giurandogli che mai gli avrebbe più rivolto la parola.

Villeneuve commentò con la stampa:

« Credevo di avere un amico, un onesto compagno di squadra. Invece è un imbecille. L'unico vantaggio che ho avuto dalla lezione è che ora lo conosco bene. Potevo dargli due giri di distacco, ma avevo guidato con prudenza perché sapevo che alla Ferrari ci tenevano a portare tutte e due le macchine al traguardo. Tutto è iniziato quando Arnoux è stato costretto al ritiro. Ovviamente ho rallentato e Pironi ne ha subito approfittato per passarmi di sorpresa. Allora mi sono rifatto sotto e dopo due giri gli sono andato nuovamente davanti. Avrà capito, mi sono detto. Invece mi sbagliavo. Al box hanno esposto 11 cartello "slow", che significa andare piano. Avevamo un vantaggio incolmabile. Ma lui mi ha nuovamente attaccato. Lui spingeva, tirava al massimo. Avevo il timore di finire la benzina, cercavo di controllare la situazione. A ogni giro vedevo il cartello della Ferrari che indicava di non forzare. Didier mi passa ancora. Mi viene un nervoso incredibile. Allora forzo e, rischiando di finire fuori strada, gli vado davanti. Prima aveva frenato troppo presto, e quasi lo tamponavo. Poi non mi ha centrato per un millimetro. Il motore non rendeva al massimo ed alla fine me lo sono visto sfrecciare all'Interno. Non credevo al miei occhi. Un comportamento da bandito.[27] »
Gilles Villeneuve (a sinistra) e Didier Pironi sul podio del Gran Premio di San Marino 1982. Il canadese criticò duramente Pironi per l'atteggiamento tenuto in gara dal francese.

Pironi ribatté che lui non era una seconda guida e che il suo comportamento era stato corretto, visti anche i problemi che la vettura di Villeneuve presentava. Il francese era anche sicuro che presto i rapporti col canadese si sarebbero tranquillizzati.[27]Enzo Ferrari, un paio di giorni dopo la gara, con un comunicato, stigmatizzò il comportamento di Pironi, ed espresse la sua comprensione per lo sfogo di Gilles Villeneuve.[28]

Le morti di Villeneuve e Paletti[modifica | modifica wikitesto]

Nel gran premio successivo, quello del Belgio, durante le qualifiche, Gilles Villeneuve, all'altezza della curva Terlamenbocht, si trovò davanti il tedesco Jochen Mass della March: Villeneuve tentò di passarlo all'esterno ma, in quel momento, la March di Mass si spostò anch'essa nella stessa direzione, col pilota tedesco convinto di lasciare l'interno della pista al canadese.

La Ferrari urtò la ruota posteriore di Mass e decollò, atterrando prima col musetto sull'erba e poi iniziando a roteare: l'avantreno della monoposto si disintegrò e Villeneuve venne sbalzato fuori dell'abitacolo, ricadendo a terra diversi metri dopo, anche sbattendo col collo su un paletto di sostegno delle reti di protezione, poste all'esterno della curva.

I soccorsi furono immediati, tanto che si tentò di rianimare il pilota sul posto, ma senza esito; caricato sull'ambulanza, venne portato prima all'infermeria del circuito, poi venne trasferito all'ospedale Saint Raphael di Lovanio. Alle 21 la moglie Johanna acconsentì a staccare la macchina che teneva in vita il marito. La morte di Gilles Villeneuve sopraggiunse alle ore 21.12. La Ferrari lasciò a Pironi la scelta di partecipare o meno alla gara, ma il francese decise di ritirarsi.[29][30]

Malgrado il dolore e lo choc causato dalla tragica scomparsa del campione canadese (con una parte dell'opinione pubblica che ricollegando l'incidente mortale di Villeneuve coi fatti di Imola incolpava Didier di qualche responsabilità morale nella tragedia del Circuito di Zolder), il campionato procedette molto bene con Pironi che ottenne numerosi piazzamenti in zona punti e si ritrovò in testa al mondiale. A Montecarlo venne classificato secondo, dopo essersi fermato, con la batteria scarica, a un giro dal termine, quando era da poco passato a condurre. A Detroit chiuse terzo, dopo una gara combattuta.

In Canada, Pironi ottenne la prima pole position in Ferrari, ma rimase coinvolto in un tragico incidente. La sua vettura restò ferma sulla griglia di partenza; il pilota francese alzò il braccio per segnalare il problema agli altri conduttori: quasi tutti i piloti riuscirono ad evitare la vettura, che però venne leggermente urtata da Roberto Guerrero, poi da Raul Boesel che si girò: Eliseo Salazar urtò Geoff Lees, mentre dietro Riccardo Paletti tamponò in pieno la Ferrari.

Paletti perse subito conoscenza rimanendo intrappolato nell'auto; Pironi uscì immediatamente dalla propria vettura per aiutare il collega, insieme ai commissari di gara ma, pochi secondi dopo, la benzina che era fuoriuscita dal serbatoio dell'Osella, prese fuoco e la monoposto fu completamente avvolta dalle fiamme. L'incendio fu rapidamente domato ma il pilota, pur non ustionato, non dava segni di vita; estratto dalla sua macchina dopo oltre venti minuti, venne portato in ospedale Royal Victoria, ove morì poco dopo il ricovero.[31]

La corsa verso il titolo[modifica | modifica wikitesto]

Si proseguì con il Gran Premio d'Olanda dove Pironi conquistò la seconda vittoria stagionale, in pratica dominando l'intera gara e prese il largo in classifica mondiale.

Pironi conquistò il secondo posto, dietro Niki Lauda, nel Gran Premio di Gran Bretagna, e ancora un terzo nel Gran Premio di Francia, ove terminò alle spalle alle due Renault e davanti a Patrick Tambay, in una gara con quattro piloti francesi nei primi quattro posti. Pironi si trovò a condurre al classifica del mondiale con 9 punti di vantaggio su John Watson.

L'incidente in Germania[modifica | modifica wikitesto]

Ma ancora una volta un destino crudele è dietro l’angolo, infatti durante le prove del Gran Premio di Germania, il sabato mattina, Pironi scende in pista per collaudare la vettura con la pista bagnata (la pole position era sua, segnata il venerdì con pista asciutta). Sul lungo rettilineo prima del Motodrom Didier è dietro alla Williams di Derek Daly. Improvvisamente questa esce dalla traiettoria ed il francese pensa che voglia dargli strada. In realtà l'inglese sta solo sorpassando la Renault di Alain Prost che procede ad andatura ridottissima. Nascosta dalla nuvola d’acqua della Williams, compare davanti agli occhi di Didier mentre questi sta accelerando per sorpassare Daly. L’impatto è violentissimo, a causa della grande differenza di velocità, l’auto di Pironi decolla arrivando sin quasi all'altezza degli alberi, e ricade di muso al suolo (quasi come l'incidente costato la vita a Villeneuve), disintegrandosi all'avantreno che si spezza in due, quasi ad angolo retto insieme alle gambe del pilota.

La scena che si presenta ai soccorritori è raccapricciante: il pilota è imprigionato nelle lamiere ed urla per il dolore mentre la gambe sono straziate dall'urto. Nei filmati dell'epoca si vede uno dei commissari che si mette le mani nei capelli visibilmente scosso. Ci sono anche Prost e Nelson Piquet che, vedendo le condizioni di Pironi, manifestò problemi di stomaco.

Il pilota brasiliano racconterà al giornale Autosprint quei terribili momenti:

« Mi sono avvicinato. Urlava per il dolore e la paura. Ho capito che temeva che l'auto prendesse fuoco e gli dissi di stare tranquillo che non c'era benzina attorno. Mi sono terrorizzato quando ho visto un osso della gamba uscire dalla tuta [...]. Ho provato a rassicurarlo ma toccandogli le gambe ho sentito che erano in poltiglia [...]. »

Fortunatamente, l'equipe medica guidata dal professor Letournel, luminare francese della chirurgia ortopedica, riesce ad evitare l'amputazione degli arti ma l'incidente significa la fine della carriera. Nel mondiale giunge comunque secondo, grazie ai numerosi punti conquistati.

Riabilitazione e passaggio alla motonautica[modifica | modifica wikitesto]

La guarigione è lenta e dolorosa (una trentina le operazioni subite alle gambe) e nel 1986 prova una AGS di F1 durante dei test privati e quindi una Ligier, per vedere se c’è qualche possibilità per un suo ritorno, ma il responso è negativo. Didier è sempre veloce e, nonostante i quattro anni di stop, riesce a staccare buoni tempi (con la Ligier a soli 2 decimi dal tempo fatto segnare da René Arnoux) ma solo per tre o quattro giri. Il massivo rimaneggiamento chirurgico di gambe e piedi, pur salvandoglieli e dando loro un'accettabile funzionalità, non gli permette di sostenere sforzi prolungati per più di una decina di minuti, rendendo improponibile un impegno agonistico. Didier aveva sempre detto che mai avrebbe accettato di tornare in F1 solo per fare una "figurazione", per di più la sua compagnia di assicurazione lo aveva risarcito con una ingentissima somma, proprio sulla base del fatto che le sue gravissime lesioni non gli avrebbero più permesso di fare il pilota di F1. Tornare alle gare avrebbe così significato dover restituire tutto il denaro[32]. Decide quindi di buttarsi in un altro sport motoristico ad alte velocità: la motonautica, passione che condivideva con Gilles Villeneuve. Il nuovo amore sportivo è breve ed intenso, riesce anche a vincere delle gare ma il 23 agosto del 1987 trova la morte, insieme agli altri due componenti del suo equipaggio (Bernard Giroux e Jean-Claude Guenard), in un ennesimo tragico incidente durante la gara Needles Trophy Race al largo delle coste dell’isola di Wight. La barca del francese, la Colibrì 4, nel tentativo di guadagnare terreno sul leader della gara, si ribalta alla velocità di 90 nodi (circa 170 km/h) tra le onde di scia della petroliera Esso Avon, non lasciando scampo agli occupanti. Finisce così la sua tormentata storia a soli 35 anni.

Didier Pironi è stato sepolto nel cimitero di Grimaud, vicino a Saint-Tropez[33]; condivide la tomba col fratellastro José Dolhem, deceduto meno di un anno dopo precipitando col proprio monomotore nei pressi di Saint Etienne. Una suggestiva epigrafe ricorda il tragico destino di questi due piloti di F1: Entre ciel et mer (Tra cielo e mare). Pochi mesi dopo la sua morte, la sua compagna Catherine Goux dà alla luce due gemelli, che vengono chiamati Gilles (il nome di Gilles Villeneuve) e Didier (il suo stesso nome).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lettre a Didier - Catherine Goux
  • Didier: Dreams and Nightmares - Lorie Coffey, Jan Moller
  • Didier Pironi: La flèche brisée - Martine Camus

Vittorie in F1[modifica | modifica wikitesto]

Risultati completi in Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

1978 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Punti Pos.
Tyrrell 008 14 6 6 Rit 5 6 12 Rit 10 Rit 5 Rit Rit Rit 10 7 7 15º
1979 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Tyrrell 009 Rit 4 Rit SQ 6 3 Rit Rit 10 9 7 Rit 10 5 3 14 11º
1980 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Ligier JS11/15 Rit 4 3 6 1 Rit 2 Rit Rit Rit Rit 6 3 3 32
1981 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Argentina.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Ferrari 126 CK Rit Rit Rit 5 8 4 15 5 Rit Rit 9 Rit 5 Rit 9 9 13º
1982 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of the United States.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of France.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Switzerland (Pantone).svg Flag of Italy.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Ferrari 126 C2 18 6 Rit 1 NP 2 3 9 1 2 3 NP 39
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

Altre vittorie[modifica | modifica wikitesto]

  • 1974: Campione Formula Renault
  • 1976: Campione Formula Super Renault
  • 1977: GP di Monaco di F3, Estoril in Formula 2
  • 1978: 24 Ore di Le Mans (su Renault-Alpine con Jean-Pierre Jaussaud)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c La scheda di Didier in La Stampa, 16 settembre 1980, p. 25.
  2. ^ Ha rischiato anche una penalizzazione in Stampa Sera, 5 febbraio 1979, p. 17.
  3. ^ Cristiano Chiavegato, Tutti all'attacco del turbo in Sudafrica in La Stampa, 3 marzo 1979, p. 23.
  4. ^ Cristiano Chiavegato, Pironi è messo sotto accusa dai piloti della Ligier in Stampa Sera, 29 maggio 1979, p. 13.
  5. ^ (ES) Xavier Ventura, Pironi, segundo piloto de "Ligier" in El Mundo Deportivo, 18 ottobre 1979, p. 26. URL consultato il 12 aprile 2013.
  6. ^ (FR) Statistiques Pilotes-Victoires-Chronologie, statsf1.com. URL consultato il 18 dicembre 2012.
  7. ^ (FR) Statistiques Pilotes-Pole positions-Chronologie, statsf1.com. URL consultato il 19 dicembre 2012.
  8. ^ Cristiano Chiavegato, Jones è primo e campione del mondo in Stampa Sera, 29 settembre 1980, p. 17.
  9. ^ Cristiano Chiavegato, Ligier riconferma Pironi e Laffite in Stampa Sera, 14 luglio 1980, p. 10.
  10. ^ Cristiano Chiavegato, Ferrari: Pironi mi ha entusiasmato in La Stampa, 16 settembre 1980, p. 25.
  11. ^ Ercole Colombo, Minacciati di squalifiche e licenziamento i piloti solidali con gli uomini del team in Stampa Sera, 18 maggio 1981, p. 17.
  12. ^ Cristiano Chiavegato, Meccanico travolto mentre lavora sulla macchina di Patrese: è grave in Stampa Sera, 18 maggio 1981, p. 17.
  13. ^ Cristiano Chiavegato, Reutemann in fuga, Jones e Piquet fuori pista in Stampa Sera, 18 maggio 1981, p. 17.
  14. ^ Come Piquet è retrocesso dal primo al terzo posto in Stampa Sera, 6 luglio 1981, p. 13.
  15. ^ Cristiano Chiavegato, Turbo ko, Watson trionfa a Silverstone in La Stampa, 18 luglio 1981, p. 18.
  16. ^ Cristiano Chiavegato, Andretti e Patrese scambio di accuse in Stampa Sera, 3 agosto 1981, p. 12.
  17. ^ Carlo Ricono, Alan Jones lascia le corse Forse Pironi alla Williams e De Angelis con Ferrari in La Stampa, 18 settembre 1981, p. 21.
  18. ^ Cristiano Chiavegato, Cheever sulla Williams al posto di Jones? in La Stampa, 19 settembre 1981, p. 21.
  19. ^ (ES) Todavia hay solucion para Sudafrica F-1 (PDF) in El Mundo Deportivo, 22 gennaio 1982, p. 42. URL consultato il 28 agosto 2013.
  20. ^ Ercole Colombo, Pironi esalta Niki Lauda "Senza di lui perdevamo" in La Stampa, 23 gennaio 1982, p. 17.
  21. ^ (FR) 1. Afrique du Sud, statsf1.com. URL consultato il 2 settembre 2013.
  22. ^ Cristiano Chiavegato, "Porteremo Balestre in tribunale" in La Stampa, 9 febbraio 1982, p. 21.
  23. ^ (FR) 2. Brésil 1982, statsf1.com. URL consultato il 24 settembre 2013.
  24. ^ (FR) 4. Saint Marin 1982, statsf1.com. URL consultato il 5 novembre 2013.
  25. ^ (FR) Philippe Crépeau, Le 500e de Tortora, radio-canada.ca, 21 giugno 2006.
  26. ^ Tommaso Pellizzari, Villeneuve e Pironi, l'ultimo sorpasso, La Lettura del Corriere della Sera.
  27. ^ a b Cristiano Chiavegato, Villeneuve furibondo: "Pironi è un bandito" in Stampa Sera, 26 aprile 1982, p. 20.
  28. ^ Cristiano Chiavegato, Ferrari interviene: "Aveva ragione Villeneuve" in La Stampa, 28 aprile 1982, p. 25.
  29. ^ Cristiano Chiavegato, Canadese, cuore italiano ,addio! in Stampa Sera, 10 maggio 1982, p. 1-2.
  30. ^ Cristiano Chiavegato, Lacrime nel box Ferrari, poi il ritiro in Stampa Sera, 10 maggio 1982, p. 13.
  31. ^ Dramma al via della corsa Paletti urta Pironi bloccato con la Ferrari in panne in Stampa Sera, 14 giugno 1982, p. 20.
  32. ^ Didier: Dreams and Nightmares(2004) p.185
  33. ^ Didier Pironi (1952 - 1987) - Find A Grave Photos

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 14286753 LCCN: nb2004312920