Alfa Romeo (Formula 1)

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Alfa Romeo
Romeo Logo.svg
Sede Italia Italia (Milano, poi Arese)
Categorie
Campionato mondiale di Formula 1
Dati generali
Anni di attività dal 1950 al 1985
Campionato mondiale di Formula 1
Anni partecipazione Dal 1950 al 1951 e dal 1979 al 1985
Miglior risultato 2 Titoli mondiali piloti (1950, 1951)
Gare disputate 110
Vittorie 10
Aggiornamento: Campionato mondiale di Formula 1 1985

L'Alfa Romeo ha partecipato al Campionato mondiale di Formula 1 a più riprese, sia come scuderia costruttrice che come fornitrice di motori, dal 1950 al 1988.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I successi del 1950 e 1951[modifica | modifica sorgente]

Nel 1950 Nino Farina vinse l'edizione inaugurale del Campionato mondiale di Formula 1 su un'Alfa Romeo 158 sovralimentata. Anche l'edizione successiva del Campionato fu conquistato dall'Alfa Romeo, con Juan Manuel Fangio su una 159.

L’Alfa 159 vittoriosa al campionato mondiale del 1951

Il primo anno l'Alfa Romeo vinse 6 Gran Premi su 7 imponendo un dominio totale della scuderia, che piazzò in classifica ai primi tre posti i suoi piloti di punta: oltre al vincitore Nino Farina si distinsero Juan Manuel Fangio, che vinse molte corse, e Luigi Fagioli. Furono infastiditi soltanto occasionalmente da Alberto Ascari su Ferrari, che si classificò quinto, e dal francese Louis Rosier su Talbot-Lago, giunto al quarto posto. Nel secondo Campionato del Mondo l'Alfa Romeo vinse 4 Gran Premi su 8. Juan Manuel Fangio era seguito in classifica dal ferrarista Alberto Ascari e dagli alfisti Froilan González e Nino Farina.

La 159 era un'evoluzione della 158 con un compressore a due stadi. I motori delle due vetture erano molto potenti rispetto alla cilindrata che possedevano; ad esempio il propulsore della 159 aveva una potenza di circa 420 bhp ma, essendo entrambi così spinti, erano caratterizzati da un elevato consumo di carburante. Quello della 159 era, infatti, di 170 litri ogni 100 km[1].

Sorprendentemente, l'Alfa Romeo partecipò a questi campionati con fondi molto esigui, usando tecnologia e materiali pre-bellici. Per esempio, la squadra vinse i due campionati utilizzando solamente nove monoblocchi, tutti costruiti prima della seconda guerra mondiale.

Nel 1952 l'IRI, l'ente pubblico che era proprietario dell'Alfa Romeo, decise di ritirare la scuderia dalla Formula 1 a causa della crescente concorrenza delle altre squadre, in particolar modo della Ferrari. Il Governo italiano, infatti, si rifiutò di destinare fondi per la costosa progettazione del nuovo modello di vettura.

L’Alfa Romeo come fornitrice di motori (1961-1979)[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo 177 del 1977.

L'Alfa Romeo tornò in Formula 1 nella prima parte degli anni sessanta, fornendo ad alcune scuderie minori il motore. Il propulsore era un quattro cilindri in linea e fu montato su vetture LDS, Cooper e De Tomaso[2].

Nel decennio successivo la Casa del Biscione si ripropose come fornitrice di motori. Nel 1970 e nel 1971 l'Alfa Romeo offrì un V8 derivato da quello installato sulla Tipo 33. Nella prima stagione fu montato sulla McLaren guidata da Andrea De Adamich, mentre nella stagione successiva fu installato su una March condotta dallo stesso pilota. In entrambi i casi l'esperienza fu fallimentare, visto che spesso le monoposto neppure si qualificavano alle gare.

L'Alfa-Brabham BT46/B sponsorizzata Parmalat del 1978.

Successivamente Bernie Ecclestone, proprietario della Brabham, fece un accordo con l'Alfa Romeo per la fornitura di motori dal 1976 al 1979. I propulsori, progettati da Carlo Chiti, erano boxer a 12 cilindri e producevano una potenza di 510 bhp contro i 465 bhp dell'onnipresente Cosworth DFV. La configurazione del motore era però complessa. Infatti, solo per sostituire le candele il propulsore andava rimosso. Un altro difetto che aveva era il consumo di carburante; per ovviare a questo erano installati quattro serbatoi da 214 L[3]. Inoltre, i motori Alfa Romeo erano voluminosi. Infatti, i sempre più arditi progetti di Gordon Murray, come la Brabham BT46 che vinse due gare nel 1978, furono una parziale risposta alla sfida consistente nel produrre un telaio leggero ed aerodinamico che si adattasse agli ingombranti motori Alfa Romeo[4]. Quando però l'effetto suolo diventò importante nella progettazione delle monoposto del 1978, fu chiaro che i bassi e larghi propulsori interferivano con il flusso d'aria incanalato nei tunnel sotto la vettura. Questi condotti erano necessari a creare l'effetto Venturi, il quale spingeva il veicolo verso il suolo. Per richiesta di Murray, nel 1979 l'Alfa Romeo progettò e produsse in soli tre mesi un motore V12 più stretto. Però anche questo propulsore fu caratterizzato da un alto consumo di carburante e dal fatto di essere inaffidabile[5].

Il ritorno in Formula 1 come costruttore (1979-1985)[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo 179B sponsorizzata Marlboro del 1980.

Nel 1977 iniziò la progettazione della vettura per il ritorno dell'Alfa Romeo in Formula 1 come costruttore. La scelta fu presa su pressione di Carlo Chiti, e lo studio per la nuova monoposto fu affidato all'Autodelta. La vettura era la 177, che debuttò al Gran Premio del Belgio del 1979. Quindi nel 1979 la Casa del “biscione” partecipò al campionato con due ruoli, come fornitrice di motori per la Brabham, e come Scuderia costruttrice. La 177 fu guidata da Bruno Giacomelli, che utilizzò la vettura sia nel Gran Premio del Belgio che in quello di Francia. Il modello successivo, la 179, che cercava di sfruttare meglio l'effetto suolo, era spinto da un nuovo propulsore. Esordì al Gran Premio di Monza lo stesso anno. In questa occasione ci fu l'ultima apparizione della 177, con al volante Vittorio Brambilla. Nelle successive stagioni l'Alfa Romeo partecipò al campionato correndo con le vetture 182, 183T, 184T e 185T.

Questo periodo in Formula 1 fu avaro di successi, infatti le monoposto Alfa Romeo non vinsero neppure un Gran Premio. Tra i risultati di rilievo ci furono due pole position, i giri al comando di Bruno Giacomelli al Gran Premio degli Stati Uniti d'America del 1980 prima del ritiro per problemi elettrici, tre terzi posti, due secondi posti ed un giro veloce. Il miglior piazzamento della scuderia fu un 6º posto nel campionato costruttori del 1983. Nel 1984 la scuderia fu a tutti gli effetti affidata alla Euroracing, con i motori che furono forniti dalla Autodelta. L'ultima stagione dell'Alfa Romeo nel campionato di Formula 1 come costruttore fu nel 1985.

L'Alfa Romeo 185T sponsorizzata Benetton nel 1985.

La scuderia fu coinvolta in una sciagura. Il suo pilota Patrick Depailler rimase ucciso durante dei test per il Gran Premio di Germania del 1980 al Hockenheimring. Altri piloti di rilievo che guidarono monoposto Alfa Romeo in questo periodo furono Andrea De Cesaris, Mario Andretti e Riccardo Patrese.

Il secondo periodo di fornitura di motori (1983-1988)[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo fornì motori alla Osella, piccola scuderia di scarso successo, dal 1983 al 1988: questi propulsori furono sia aspirati (1983) che sovralimentati (1984-1987). All'inizio della collaborazione l'Alfa Romeo offrì alla scuderia anche supporto tecnico; infatti la monoposto FA 1/F del 1984 era basata sulla 183T dell'anno precedente, ed il primo telaio che fu utilizzato altro non era che un chassis della 183T rielaborato[6]. Tutte le vetture Osella seguenti fino al modello FA 1/I del 1988 traevano origine dalle monoposto Alfa Romeo. Nel 1988, l'ultima stagione con motori turbo, la dirigenza della Casa del “biscione” era contrariata per la pubblicità negativa generata dagli scarsi risultati della Osella, così proibì a quest'ultima l'uso del nome Alfa Romeo. In questo modo, i motori montati nel 1988 furono conosciuti semplicemente come “Osella V8”. Alla fine della stagione l'accordo terminò, ponendo fine alla partecipazione dell'Alfa Romeo nella Formula 1.

L'Osella FA1/F motorizzata Alfa Romeo al Gran Premio degli Stati Uniti 1984, dove giunse al quinto posto.

Nel 1987 l'Alfa Romeo stipulò un accordo con la Ligier per la fornitura di motori. Un propulsore biturbo a quattro cilindri in linea da 1500 cm³ di cilindrata progettato da Gianni Tonti fu provato da René Arnoux su una Ligier JS29[7]. Quando la FIAT acquistò l'Alfa Romeo il contratto fu annullato, adducendo tra le motivazioni anche le lamentele di Arnoux sulle prestazioni del motore. La Ligier fu quindi costretta ad usare un motore BMW M12/13 per l'intera stagione[8].

Nel 1985 l'Alfa Romeo iniziò il progetto di un motore V10 aspirato, quindi in anticipo rispetto alle regole che di lì a poco avrebbero vietato i motori turbo. Denominato Alfa Romeo V1035, era destinato per monoposto Ligier e fu il primo motore V10 di Formula 1 moderno, presto seguito da propulsori analoghi fabbricati dalla Honda e dalla Renault. Nella sua prima versione, questo motore da 3,5 L produceva 583 bhp di potenza, mentre l'ultima del 1986 erogava 620 bhp a 13300 giri al minuto. La cooperazione con la Scuderia francese non ebbe seguito, ed il propulsore fu disponibile per la serie “ProCar”[9]. Nel 1988 L'Alfa Romeo acquistò la Brabham con l'intento di costruire un telaio per la nuova serie sopraccitata[10][11], e l'autovettura sviluppata fu una 164 a cui fu installato il V10 di derivazione Formula 1. Questa versione del modello è conosciuta come 164 ProCar (o Brabham BT57[11][12]), e fu destinata a competizioni speciali di supporto per i Gran Premi di Formula 1.

I risultati completi in Formula 1[modifica | modifica sorgente]

Stagione Telaio Motore/i Gomme Piloti 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Punti Pos
1950 Alfa Romeo 158 Alfa Romeo L8 (sovr.) P GBR MON 500 SVI BEL FRA ITA - -1
Argentina Juan Manuel Fangio Rit 1 Rit 1 1 Rit2
Italia Nino Farina 1 Rit 1 4 7 1
Italia Luigi Fagioli 2 Rit 2 2 2 3
Regno Unito Reg Parnell 3
Italia Piero Taruffi Rit2
Italia Consalvo Sanesi Rit
1951 Alfa Romeo 159 Alfa Romeo L8 (sovr.) P SVI 500 BEL FRA GBR GER ITA SPA - -1
Argentina Juan Manuel Fangio 1 9 12 2 2 Rit 1
Italia Nino Farina 3 1 5 Rit Rit 32 3
Italia Luigi Fagioli 12
Italia Felice Bonetto 4 Rit 32 5
Svizzera Toulo de Graffenried 5 Rit 6
Italia Consalvo Sanesi 4 Rit 10 6
Germania Paul Pietsch Rit
19521978: L’Alfa Romeo non partecipò come scuderia costruttrice.
1979 Alfa Romeo 177
Alfa Romeo 179
Alfa Romeo B12
Alfa Romeo V12
G ARG BRA RSA USW SPA BEL MON FRA GBR GER AUT NED ITA CAN USA 0 NC
Italia Bruno Giacomelli Rit 17 Rit Rit
Italia Vittorio Brambilla 12 Rit NQ
1980 Alfa Romeo 179 Alfa Romeo V12 G ARG BRA RSA USW BEL MON FRA GBR GER AUT NED ITA CAN USA 4 11a
Italia Bruno Giacomelli 5 13 Rit Rit Rit Rit Rit Rit 5 Rit Rit Rit Rit Rit
Francia Patrick Depailler Rit Rit NC Rit Rit Rit Rit Rit
Italia Vittorio Brambilla Rit Rit
Italia Andrea de Cesaris Rit Rit
1981 Alfa Romeo 179 Alfa Romeo V12 G USW BRA ARG SMR BEL MON SPA FRA GBR GER AUT NED ITA CAN LVG 10 9a
Italia Bruno Giacomelli Rit NC 10 Rit 9 Rit 10 15 Rit 15 Rit Rit 8 4 3
Stati Uniti Mario Andretti 4 Rit 8 Rit 10 Rit 8 8 Rit 9 Rit Rit Rit 7 Rit
1982 Alfa Romeo 179
Alfa Romeo 182
Alfa Romeo V12 G


M

RSA BRA USW SMR BEL MON USE CAN NED GBR FRA GER AUT SUI ITA LVG 7 10a
Italia Bruno Giacomelli 11 Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit 11 7 9 5 Rit 12 Rit 10
Italia Andrea de Cesaris 13 Rit Rit Rit Rit 3 Rit 6 Rit Rit Rit Rit Rit 10 10 9
1983 Alfa Romeo 183T Alfa Romeo V8 (turbo) M BRA USW FRA SMR MON BEL USE CAN GBR GER AUT NED ITA EUR RSA 18 6a
Italia Andrea de Cesaris NQ Rit 12 Rit Rit Rit Rit Rit 8 2 Rit Rit Rit 4 2
Italia Mauro Baldi Rit Rit Rit Rit 6 Rit 12 10 7 Rit Rit 5 Rit Rit Rit
1984 Alfa Romeo 184T Alfa Romeo V8 (turbo) G BRA RSA BEL SMR FRA MON CAN USE USA GBR GER AUT NED ITA EUR POR 11 8a
Italia Riccardo Patrese Rit 4 Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit 12 Rit 10 Rit 3 6 8
Stati Uniti Eddie Cheever 4 Rit Rit 7 Rit NQ 11 Rit Rit Rit Rit Rit 13 9 Rit 17
1985 Alfa Romeo 185T
Alfa Romeo 184TB
Alfa Romeo V8 (turbo) G BRA POR SMR MON CAN USE FRA GBR GER AUT NED ITA BEL EUR RSA AUS 0 12a
Italia Riccardo Patrese Rit Rit Rit Rit 10 Rit 11 9 Rit Rit Rit Rit Rit 9 Rit Rit
Stati Uniti Eddie Cheever Rit Rit Rit Rit 17 9 10 Rit Rit Rit Rit Rit Rit 11 Rit Rit

1 Il Campionato Costruttori non esisteva prima del 1958

2 Guida condivisa

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Auto di Formula 1 - Alfa Romeo 158 e 159 su “ddavid.com”. URL consultato il 22 gennaio 2011.
  2. ^ Il motore “Alfa Romeo 1.5 L4”. URL consultato il 22 febbraio 2011.
  3. ^ Henry, 1985, op. cit., pp.159-160
  4. ^ Henry, 1985, op. cit., p.171
  5. ^ Henry, 1985, op. cit., p.190
  6. ^ Nye, 1986, op. cit., p.227
  7. ^ Ligier JS29. URL consultato il 23 febbraio 2011.
  8. ^ (EN) Mattijs Diepraam, 'Uechtel', Rafael Reyna, Leo Breevoort, Jasper Heymans, Le auto da Gran Premi che non hanno mai corso, www.forix.com, 27 marzo 2012. URL consultato il 5 agosto 2012.
  9. ^ Alfa V10 164 Pro Car. URL consultato il 23 febbraio 2011.
  10. ^ (EN) Brabham history and team record, www.mcz.com. URL consultato il 23 febbraio 2011.
  11. ^ a b (EN) HoTWire, Alfa 164 Pro-car, it's lonely at the top..., retroscenemag.com, 6 maggio 2008. URL consultato il 5 agosto 2012.
  12. ^ La Brabham su “oldracingcars.com”. URL consultato il 23 febbraio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alan Henry, Brabham, the Grand Prix Cars, Osprey, 1985, ISBN 0-905138-36-8.
  • Doug Nye, Autocourse history of the Grand Prix car 1966-85, Hazleton publishing, 1986, ISBN 0-905138-37-6.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]