Alfa Romeo Grand Prix

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Alfa Romeo Grand Prix
Descrizione generale
Costruttore Italia  Alfa Romeo
Categoria Formula Grand Prix
Produzione Dal 1914 ed al 1921
Progettata da Giuseppe Merosi, Vittorio Jano
Sostituita da Alfa Romeo P1
Descrizione tecnica
Meccanica
Motore Quattro cilindri in linea Alfa Romeo da 4,5 L
Dimensioni e pesi
Larghezza 1.450 mm
Peso 870 kg
Risultati sportivi
Piloti Nino Franchini, Antonio Ascari e Giuseppe Campari

La Grand Prix è stata un'autovettura da competizione prodotta dall'ALFA (divenuta in seguito Alfa Romeo) dal 1914 ed al 1921.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

I risultati ottenuti dalla 40-60 HP nelle gare sportive spinsero la casa del Biscione ad iniziare la progettazione di un modello da gara adatto a partecipare ai Gran Premi di automobilismo[1], che riscuotevano maggior interesse da parte del pubblico rispetto alle gare di resistenza[1]. Nel 1914 Giuseppe Merosi fu pertanto incaricato di progettare un modello utile allo scopo, impiegando però come base della progettazione una vettura esistente, dato che la realizzazione da zero di un nuovo modello avrebbe assorbito troppe risorse finanziarie[1]. Nel 1914 nacque così l'ALFA Grand Prix, che derivava dalla 40-60 HP e che fu la prima auto progettata dalla casa del Biscione a essere destinata esclusivamente alle competizioni[1][2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il modello era caratterizzato da innovazioni riguardanti la tecnologia del motore[3]: aveva infatti una distribuzione a doppio albero a camme in testa e possedeva una duplice accensione per cilindro[3]. L'unità motrice fu il primo motore della casa del Biscione ad avere queste caratteristiche e fu pertanto l'antesignano del propulsore bialbero Alfa Romeo e del sistema di accensione Twin Spark, che furono prodotti qualche decennio dopo[3]. Nello specifico, il motore della Grand Prix era un quadricilindrico in linea a corsa lunga con quattro valvole per cilindro, che possedeva una cilindrata da 4.458 cm³ e che erogava una potenza di 88 hp a 2.950 giri. Tale propulsore spingeva la Grand Prix ad una velocità massima di 140 km/h.

Nell'estate del 1914 la messa a punto della vettura era ormai completata, ma la prevista partecipazione della vettura al Gran Premio di Francia che si disputava a Lione il 4 luglio, fu disdetta all'ultimo momento, per ragioni ufficialmente mai espresse, ma facilmente riconducibili alla delicata posizione internazionale dell'Italia, dopo l'attentato di Sarajevo. La dirigenza ALFA, allo scoppio del primo conflitto mondiale, decise di vendere la Grand Prix e di sospendere il programma sportivo, unitamente alla produzione automobilistica, per avviare quella bellica.

La costruzione di automobili ricominciò, nel 1920, con il nuovo marchio Alfa Romeo, riproponendo i modelli d'anteguerra, la cui vendita si dimostrò subito fiacca, sia per l'anzianità progettuale delle vetture, sia per il mancato ritorno pubblicitario dovuto all'assenza dalle competizioni.

La fase di riconversione industriale era in pieno svolgimento e sarebbe stato impensabile realizzare una vettura da competizione in tempi brevi. Fu per questo motivo che il nuovo proprietario dell'azienda, Nicola Romeo, decise di riacquistare la Grand Prix e di affidarla alle cure di Merosi, per un veloce aggiornamento che consentisse la partecipazione a qualche gara, in attesa del nuovo modello.

La versione evoluta, ora denominata Alfa Romeo Grand Prix per via del cambio di proprietà, veniva accreditata di 102 hp e di una velocità massima vicina ai 150 km/h. Tra il 1920 ed il 1921, partecipò a numerose gare con discreti risultati, al Circuito del Mugello, alla Parma-Berceto e al Circuito di Brescia, condotta da Nino Franchini, Antonio Ascari e Giuseppe Campari. Quest'ultimo, al Gentlemen Grand Prix di Brescia, fu costretto al ritiro per una perdita di refrigerante dal radiatore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Owen, 1985, op. cit., pag. 12.
  2. ^ Tabucchi, 2010, op. cit., pag. 22.
  3. ^ a b c Sannia, 2010, op. cit., pag. 16.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alessandro Sannia, Alfa Romeo - 100 anni di leggenda, Milano, Gribaudo, 2010, ISBN 978-887906-972-4.
  • Maurizio Tabucchi, Alfa Romeo 1910 - 2010, Milano, Giorgio Nada Editore, 2010, ISBN 978-88-7911-502-5.
  • David Owen, Grandi Marche - Alfa Romeo, Milano, Edizioni Acanthus, 1985, ISBN non esistente.
  • (EN) Griffith Borgeson, The Alfa Romeo Tradition, Somerset, Haynes (Foulis) Publishing Group Ltd, 1990, ISBN 0-85429-875-4.
  • Luigi Fusi, Prototipi Alfa Romeo - Ruoteclassiche n.230, Editoriale Domus, 2008
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