Alfa Romeo Tipo 33

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Alfa Romeo Tipo 33
Alfa Romeo Tipo 33-2 Daytona-Coupe.jpg
Una "Tipo 33" seconda serie
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Alfa Romeo
Categoria Sport Prototipo
Classe 2 litri e 3 litri
Produzione Dal 1967 al 1977
Squadra Autodelta
Sostituita da Alfa Romeo Sport Prototipo
Risultati sportivi
Palmares
Campionati costruttori 2 (1975 e 1977)

L'Alfa Romeo Tipo 33 è stata un'autovettura da competizione prodotta dall'Alfa Romeo dal 1967 al 1977. Ha partecipato principalmente al campionato del mondo sportprototipi, al campionato CanAm e alle cronoscalate. Nel 1967, dal modello strettamente da competizione, sono stati derivati alcuni esemplari omologati per la circolazione su strada che sono stati chiamati Alfa Romeo 33 Stradale. La Tipo 33 e le sue derivate si imposero in due edizioni del campionato del mondo sportprototipi (1975 e 1977)[1]. Nell'edizione del 1977 l'Alfa Romeo vinse tutte le gare in calendario nella propria categoria, mentre in quella del 1975 si impose nella graduatoria assoluta[1].

Contesto[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo Tipo 33 con il cassoncino d'aspirazione a "periscopio"

La casa del Portello aveva deciso di sospendere la sua partecipazione alle competizioni automobilistiche nel 1951, ritirandosi da vincitrice del campionato di Formula 1 conquistato con la 159. Per ricominciare la sua attività sportiva non scelse però le categorie di competizioni a ruote scoperte bensì decise di avvicinarsi a quelle destinate alle ruote coperte che in quel periodo riscuotevano molto successo di pubblico con il campionato mondiale sportprototipi e in parte anche con le competizioni di cronoscalata il cui punto massimo era il Campionato europeo della montagna.

Sviluppata nei primi anni sessanta del secolo scorso, i primi prototipi utilizzavano il motore a 4 cilindri da 1.570 cm³ già montato dalla TZ[2]. Questa prima versione fu perfezionata dall'Autodelta, a cui vennero trasferiti i prototipi nel 1963, che sviluppò un nuovo propulsore da 1.995 cm³, 8 cilindri a V di 90° che erogava una potenza di 273 CV (201 kW) a 9.600 giri/min. Il primo esemplare fu prodotto nel 1965.

La vettura debuttò nelle competizioni in una cronoscalata a Fléron il 12 marzo 1967 con una vittoria di Teodoro Zeccoli. Questa versione fu chiamata periscopio per il caratteristico sistema di aspirazione dell'aria[3]. La vettura partecipò con poco successo anche al Campionato del Mondo Sport Prototipi nello stesso anno dove conquistò come miglior risultato, al Nürburgring nella classica 1000 km, il quinto posto con Zeccoli e Roberto Bussinello.

Dell'automobile sono stati prodotti in seguito altre 5 versioni, 33/2, 33/3, T33/4, 33TT12, e 33SC12. Oltre alle versioni principali, del modello periscopio è stato anche creato un esemplare dotato di coda lunga denomnato Mugello Spider.[4]

Alfa Romeo 33/2[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo Tipo 33/2 che partecipò a Le Mans nel 1968

Nel 1968 il Reparto Corse Alfa Romeo progettò e costruì l'evoluzione della vettura che venne carrozzata da Franco Scaglione. Alla 24 Ore di Daytona, nella gara dominata dalle Porsche 907 da 2,2 litri, conquistarono il primo posto nella loro classe, precedendo altre due vetture gemelle. L'arrivo in parata delle tre vetture, seguendo in questo l'esempio della Ferrari 330 P l'anno precedente, fece sì che la "33" venisse riconosciuta da quel momento anche con il nomignolo di "Daytona"[5]. La vittoria di classe si ripeté anche nella Targa Florio con le prime due posizioni conquistate con Lucien Bianchi e Mario Casoni alle spalle della Porsche vincitrice assoluta anche in questo caso. La 33/2 arrivata terza era un esemplare speciale con il corpo vettura scoperto alleggerito.[6]

Galli e Giunti vinsero la loro classe alla 1000 km del Nürburgring (e il quinto posto assoluto) mentre la nuova versione con cilindrata aumentata a 2.500 cm³ con Schütz e Bianchi conquistò il quarto posto nella classe 3 litri, arrivando però alle spalle della "33" di cilindrata inferiore. La versione V8 da 2.500 cm³ di cilindrata erogava 320 CV (235 kW) di potenza a 8.800 giri/min[7].

Un ulteriore arrivo in parata si vide anche alla 24 Ore di Le Mans 1968 con la conquista delle posizione assolute dalla quarta alla sesta e contemporaneamente con il podio completo della propria classe.

Peraltro durante la stagione del Campionato Mondiale Sport Prototipi le vetture dominanti furono quelle della Ford con la GT40 e della Porsche (con i modelli 907 e 908) che erano dotate di motori più potenti e con cilindrata superiore. Al termine della stagione, grazie anche ai punti conquistati da team privati, l'Alfa Romeo conquistò in ogni caso il terzo posto nella classifica costruttori alle spalle appunto di Ford e Porsche[8].

Alfa Romeo 33.2 concept[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfa Romeo 33.2.

Nel 1969, su progetto di Leonardo Fioravanti, la Pininfarina propose una concept car su base 33/2 chiamata appunto Alfa Romeo 33.2 concept, che era dotata di un motore V8 1.995 cm³ da 245 CV (a 8.800 giri/min) derivato dalla Alfa Romeo 33 Stradale. La linea si era fortemente ispirata alla concept Ferrari P5 esposta un anno prima al salone di Ginevra. Oltre alla 33.2 concept, ci sono anche altre due concept car derivate dalla 33, la Bertone Carabo e la Italdesign Iguana. Tutte e tre le concept car portano il marchio e nome Alfa Romeo e sono esposte al Museo Storico Alfa Romeo.

Alfa Romeo 33/3[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo 33/3 con Nanni Galli al Nürburgring nel 1971

Il debutto della nuova versione della Tipo 33 fu nel 1969 alle 12 Ore di Sebring; montava un motore 8 cilindri V90° di 2.995 cm³, che erogava una potenza di circa 425 CV (313 kW) a 9.400 giri/min per un peso di poco inferiore ai 700 kg[9]. Queste caratteristiche la ponevano nella stessa classe della Porsche 908 e della Ferrari 312 P, sue dirette concorrenti nella categoria Gruppo 6 (vetture da corsa proptotipo). Alla 12 ore di Sebring non si piazzò bene. Durante il periodo di test prima delle gare ufficiali, Bianchi morì tragicamente in un incidente. L'azienda prese dunque la decisione di non partecipare a Le Mans. La vettura vinse 2 gare di secondaria importanza, che gli permise comunque di piazzarsi terza nel campionato.

La stagione successiva fu dominata dalla Porsche 917, con la Ferrari 512 nel ruolo di comprimaria. Nonostante la supremazia di queste scuderie, la Tipo 33/3 conquistò buoni piazzamenti, come ad esempio il secondo posto a Sebring grazie a Toine Hezemans e Masten Gregory, e la seconda posizione di Andrea De Adamich e Henri Pescarolo nella classifica del campionato. Nel 1970 l'auto comparve nel film Le Mans - Scorciatoia per l'inferno.

Nella stagione successiva gli sforzi per rendere competitiva la vettura furono premiati con la vittoria in alcune competizioni che portarono alla conquista della seconda posizione nel campionato. In questa stagione la 33/3 vinse la prestigiosa Targa Florio (con Nino Vaccarella e Toine Hezemans) e la 1000 km di Brands Hatch (Andrea de Adamich, Henri Pescarolo).

A partire dal 1972 il Mondiale Marche fu riservato alle sole Gruppo 6 (prototipi di 3.000 cm³ da 650 kg di peso minimo senza vincoli di produzione minima), ma le varie edizioni furono nettamente dominate dalla Ferrari e dalla Matra. Pertanto, a partire dal 1973 venne sviluppato un nuovo modello Alfa Romeo 33, dotato del nuovo motore a 12 cilindri: si trattava della 33/12, che avrebbe dominato i successivi Mondiali Marche.

Alfa Romeo T33/4 Tasman Coupé[modifica | modifica sorgente]

La Tipo 33/4 Tasman Coupé a un'esposizione

Questa versione è una delle poche vetture con carrozzeria coupé (sebbene il tetto sia amovibile) e dotata del telaio monoscocca abbinato al motore da tre litri[10], sostituito poi da una versione del V8 da 4 litri per permettere a Teodoro Zeccoli di migliorare la competitività nelle gare sprint del campionato Interserie; la vettura partecipò anche all'Australia's Tasman Cup, guidata da Graham Lawrence, su richiesta dell'importatore locale dell'Alfa Romeo[10]. Per quest'ultima competizione l'auto fu oggetto di modifiche.

Alfa Romeo T33/4[modifica | modifica sorgente]

Dal 1972 al 1974 fu approntata una versione per il Campionato CanAm denominata Tipo 33/4, progettata dall'Autodelta per il team statunitense di Otto Zipper, che fu pilotata da Patrick Scooter[11]. Si trattava dell'abbinamento alla 33/3 di proprietà del team statunitense (numero di telaio 75080-023[12]) di un'unità motrice con cilindrata aumentata a 4 litri.

Alfa Romeo 33 TT/12[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo 33 TT/12 campione del mondo SportPrototipi nel 1975

L'Alfa Romeo 33 TT/12 è un modello prodotto dal 1973 al 1976, venne progettata dall'ingegner Carlo Chiti, rispetto ai modelli precedenti introduceva un inedito telaio tubolare. Aveva un peso di 670 kg. L'auto montava un motore V12 a cilindri contrapposti da 3.000 cm³ di cilindrata, che erogava una potenza di oltre 500 CV a 11.500 giri/min[13].

Il 1973 fu caratterizzo dall'ulteriore sviluppo della vettura. Le vittorie arrivarono con le stagione successiva. Nel 1974 vinse la 1000 km di Monza arrivando seconda in classifica. L'anno successivo vinse il campionato del mondo sportprototipi imponendosi nella graduatoria assoluta e vincendo 7 gare su 8[1][14]. I piloti che conquistarono le gare furono Arturo Merzario, Vittorio Brambilla, Jacques Laffite, Henri Pescarolo, Derek Bell e Jochen Mass. Nello stesso anno venne sviluppata la 33 TT/3 Coupé, versione speciale con carrozzeria chiusa realizzata da Carlo Chiti per far competere il pilota Jean-Claude Andruet presso il giro d'Italia automobilistico. La corsa andò inizialmente bene con il mezzo in perenne vantaggio, ma la rottura del propulsore V8 lo costrinse al ritiro.[15]

Nel 1976 l'Autodelta decise di concentrarsi sullo sviluppo di altre vetture, così che il modello fu usato raramente nelle gare.

Alfa Romeo 33 SC 12[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo 33 SC 12 campione del mondo SportPrototipi nel 1977 con Arturo Merzario, Vittorio Brambilla e Jean-Pierre Jarier[16]

È il modello successore della 33 TT/12 e fu prodotto dal 1976 al 1977. Aveva un motore a 12 cilindri contrapposti (boxer), 3.000 cm³ di cilindrata con una potenza di oltre 500 CV ed un peso totale di 720 kg. Il telaio era "scatolato" (da qui l'"SC" nel nome della vettura), vale a dire delle travature reticolari che racchiudevano l'interno dell'auto.

Con questa vettura, l'Alfa Romeo riconquistò il campionato mondiale sport prototipi del 1977, vincendo tutte le gare in calendario nella propria categoria grazie ai piloti Arturo Merzario, Jean-Pierre Jarier e Vittorio Brambilla[1][17].

In seguito venne equipaggiata con un nuovo propulsore turbocompresso, che venne testato sul circuito di Salisburgo permettendo a Merzario di girare con una velocità media di circa 203 km/h; aveva una cilindrata di 2.134 cm³ ed una potenza di quasi 650 CV a 11.000 giri/min[18].

Va detto che il regolamento dell'epoca prevedeva un'equivalenza con un fattore 1,4 pr i motori turbo nelle gare Sport, ossia un 2134cc sovralimentato era equiparato ad un 3000 aspirato. La soluzione sperimentata dall'Alfa era già in uso sulla Renaul-Alpine e sulla Porsche 936 vincitrice della 24 ore di Le Mans del 1976 e 1977.

Con questa automobile, usata in entrambe le versioni di motore, Arturo Merzario arrivò secondo in campionato.

Il 12 cilindri aspirato con cilindri contrapposti fu in seguito usato anche dalla Brabham BT46 e dalla Alfa Romeo 177, entrambe vetture di Formula 1.

La Tipo 33 nei media[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Tabucchi, 2010, op. cit., pag. 216.
  2. ^ www.italiancar.net Storia dell'Autodelta
  3. ^ www.myalfaromeo.com Alfa Romeo Australia 1960-1970
  4. ^ Alfa Romeo 33/2 'Mugello' Spider. URL consultato il 25 ottobre 2013.
  5. ^ www.virtualcar.it
  6. ^ Alfa Romeo 33/2 Spider. URL consultato il 27 ottobre 2013.
  7. ^ www.ultimatecarpage.com Alfa Romeo 33/2
  8. ^ www.wspr-racing.com Risultati del 1968
  9. ^ www.ultimatecarpage.com Alfa-Romeo 33/3
  10. ^ a b www.conceptcarz.com Alfa Romeo Tipo 33/4 nel 1970 alla Coppa della Tasmania
  11. ^ (EN) Complete Archive of Alfa Romeo T33/4, www.racingsportscars.com. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  12. ^ (EN) Complete Archive of Chassis 75080-023, www.racingsportscars.com. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  13. ^ www.ultimatecarpage.com Alfa Romeo 33 TT/12
  14. ^ www.italiancar.net Storia dell'Autodelta
  15. ^ Alfa Romeo T33/TT/3 Giro d'Italia Coupe. URL consultato l'08 agosto 2014.
  16. ^ Tabucchi, 2010, op. cit., pag. 204.
  17. ^ wspr-racing.com Risultati del 1977
  18. ^ www.ultimatecarpage.com Alfa Romeo 33 SC 12 Turbo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maurizio Tabucchi, Alfa Romeo 1910 - 2010, Milano, Giorgio Nada Editore, 2010, ISBN 978-88-7911-502-5.
  • (EN) Griffith Borgeson, The Alfa Romeo Tradition, Somerset, Haynes (Foulis) Publishing Group Ltd, 1990, ISBN 0-85429-875-4.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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