Vittorio Jano

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« Ha vissuto da forte e da forte ci ha lasciato. Non fui stupito della ferrea coerenza con la quale concluse la sua esistenza, e gli ho ammirato anche quel gesto, che considero di supremo coraggio »
(Enzo Ferrari commentando il suicidio di Vittorio Jano.)
Vittorio Jano posa davanti alla "sua" Alfa Romeo P2, campione del mondo nel 1925

Vittorio Jano (San Giorgio Canavese, 22 aprile 1891Torino, 13 marzo 1965) è stato un progettista italiano specializzato nel settore automobilistico, al cui nome sono legati una serie di motori.

Avviato agli studi tecnici dal padre Francesco, capotecnico all'Arsenale Nuovo di Torino, Vittorio si diplomò all’Istituto Professionale Operaio e, nel 1909, iniziò a lavorare presso la STAR dove rimase due anni, contemporaneamente frequentando una scuola serale per disegnatore meccanico.

Nel 1911 venne assunto alla FIAT come "disegnatore medio", riuscendo in breve tempo a raggiungere posizioni di grande responsabilità, fino a divenire il progettista aziendale di riferimento per le automobili da competizione. Rimase in FIAT fino al 1923 quando, con la mediazione di Enzo Ferrari e dopo una lunga trattativa con Nicola Romeo, passò alla Casa milamese, sostituendo Giuseppe Merosi.

Negli anni successivi contribuì ad accrescere il mito dell'Alfa Romeo grazie alla progettazione di una lunga serie di eccezionali propulsori.

Il primo fu un 8 cilindri in linea montato dall'Alfa Romeo P2, autovettura risultata vincente nelle competizioni di Formula 1 fin dal debutto nel Gran Premio di Francia con Giuseppe Campari alla guida. In seguito arrivò il rivoluzionario 6 cilindri in linea con doppio albero a camme in testa che equipaggiava l'Alfa Romeo 6C 1500 per passare alla geniale realizzazione dei motori con 8 cilindri in linea, fino ad arrivare al 12 cilindri a V del 1937.

Successivamente passò alla Lancia dove contribuì alla progettazione, tra le altre, dell'Aurelia. Dopo il ritiro della casa dalle competizioni automobilistiche, nel 1955, Jano venne assunto dalla Ferrari, dove svolse l'ultimo periodo della sua attività.

Morì suicida nel 1965, straziato per la prematura morte del figlio Francesco e dopo aver scoperto di essere affetto da cancro.

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