Alfa Romeo 156

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Alfa Romeo 156
Alfa Romeo 156 front 20080303.jpg
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Alfa Romeo
Tipo principale Berlina 3 volumi
Altre versioni Sportwagon
Crosswagon
Produzione dal 1997 al 2007
Sostituisce la Alfa Romeo 155
Sostituita da Alfa Romeo 159
Esemplari prodotti circa 680 000
Premio Auto dell'anno nel 1998
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4 435 mm
Larghezza 1 743 mm
Altezza 1 390 mm
Passo 2 595 mm
Massa da 1 340 a 1 485 kg
Altro
Assemblaggio Stabilimento di Pomigliano d'Arco
Rayong, Thailandia
Stile Walter De Silva
Giorgetto Giugiaro (seconda serie)
Stessa famiglia Alfa Romeo 147 e GT
Auto simili Audi A4
BMW Serie 3
Lexus IS
Mercedes-Benz Classe C
Saab 9-3
Volvo S60
Alfa Romeo 156 rear 20080131.jpg

L'Alfa Romeo 156 (Progetto 932) è una berlina di segmento D prodotta dalla casa automobilistica italiana Alfa Romeo e commercializzata dal 1997 al 2005, anno in cui viene sostituita dalla 159 (la versione Crosswagon viene invece prodotta fino al 2007[1]).

La nascita[modifica | modifica sorgente]

Per qualche appassionato del marchio, nei primi anni novanta l'Alfa 155 aveva in qualche modo minato la reputazione della casa del biscione per quel che doveva essere l'aspetto dinamico di una vettura di Arese. La 155 veniva rimproverata, in particolare, di aver completamente abbandonato i canoni sportivi del marchio, per abbracciare una condivisione fin troppo stretta con la Fiat Tempra e la Lancia Dedra (dalle quali derivava)[2].

La 156 in versione Sportwagon

Il Gruppo Fiat cercò allora di realizzare una sostituta della 155 che potesse ritrovare quelle caratteristiche dinamiche che gli alfisti chiedevano. Niente ritorno della trazione posteriore, comunque, ma certo una vettura che potesse diversificarsi e non poco dalle altre auto medie del gruppo. Si decise di partire dal pianale Tipo II, ma di modificare molte parti in modo da ottenere una massa inferiore (struttura plancia in magnesio) e un comportamento dinamico superiore con sospensioni indipendenti posteriori. Si arrivò, quindi, a definire il pianale Tipo II rev 3 da condividere con la più piccola 147, la GT e, con sospensioni differenti sia anteriori che posteriori, anche con la Lancia Lybra[3], che rimarrà nel tempo un'esclusiva Alfa Romeo e sarà esteso alle sole sorelle 147 e Gt. Una piattaforma dotata di sospensioni inedite a quattro ruote indipendenti. Questo fu il compromesso trovato dal Gruppo Fiat, nella speranza di poter tornare a soddisfare quelle che erano le richieste di un mercato molto esigente quale quello che sempre si era rivolto alle vetture Alfa Romeo.

Fu sotto queste linee guida che al Salone di Francoforte del 1997 venne presentata la nuova berlina di segmento D di Arese[2], la quale ottenne subito un enorme numero di consensi sia da parte degli appassionati del marchio, sia da parte delle riviste specializzate. A riprova di questo, i numeri di vendita sopra ogni aspettativa (90 000 ordini solo nei primi 4 mesi di commercializzazione) e il titolo di Auto dell'anno 1998[4]. Solo nel 2000 verrà poi lanciata la versione station wagon della 156, denominata Sportwagon[2].

La Alfa Romeo 156 è stata utilizzata come gazzella dall'Arma dei Carabinieri, rimpiazzata ora dall'Alfa Romeo 159 sebbene ancora molti esemplari siano tuttora in servizio.

L'estetica[modifica | modifica sorgente]

La I serie[modifica | modifica sorgente]

La 156 è un'auto caratterizzata da una linea particolarmente armoniosa e al tempo stesso aggressiva, che porta la firma di Walter De Silva[2]. La vettura abbandona completamente lo stile spigoloso e a cuneo della 155, in favore di una linea più dolce composta da linee tese e raccordi ad ampio raggio. Una caratteristica particolare è data poi dallo spostamento delle maniglie delle portiere posteriori in una posizione integrata con i finestrini laterali, tale da renderne difficile l'individuazione ad un primo sguardo[3].

Gli interni della 156 II serie

Anche gli interni portano in dote la stessa evoluzione stilistica degli esterni[3]: linee molto morbide caratterizzano l'intera plancia e due grandi elementi circolari costituiscono il cruscotto di fronte al pilota. Tre piccoli strumenti circolari presenti sulla plancia centrale seguono la tradizione della casa. Il volante, inedito, incorpora l'airbag (fino a quel momento di serie solo sulla più lussuosa 164) e, in optional, può avere la corona in radica.

L'ultimo modello della prima serie fu la Limited Edition che si distingueva, oltre che per il particolare colore grigio/azzurro metallizzato, anche per l'interno in pelle nera MOMO, volante e pomello cambio in pelle, strumentazione con fondini neri e cifre arancio, console in carbon look, minigonne e cerchi da 16" a motivi lenticolari (gli stessi del pack sport) con pneumatici 205/55 R16. È stata prodotta solo nelle motorizzazioni 1,9Jtd e 1,8 TS nel 2001.

La II serie[modifica | modifica sorgente]

La III serie della 156, su cui spicca il restyling del frontale ad opera di Giugiaro.

Il Model Year 2002 (II serie) propone numerose novità, a livello di estetica, equipaggiamenti e motorizzazioni[5]. Per quanto riguarda gli interni, Alfa Romeo cerca di sopperire alle richieste dei clienti, i quali avevano avvertito un livello di qualità inferiore rispetto al resto dell'auto. Viene quindi modificata leggermente la parte centrale della plancia che, in alto, si arricchisce del computer multifunzione di bordo. Viene allargata anche la disponibilità di colori. Numerosi optional vengono aggiunti: nuovi servizi di infotainment (denominati Connect e Connect Nav), l'impianto stereo Bose e un nuovo sistema di climatizzazione automatica bi-zona. Viene infine adottato un nuovo volante (provvisto di tasti per il controllo per l'impianto stereo) il quale, per le versioni dotate di cambio Selespeed, sostituisce i tasti sulle razze con delle levette (meglio conosciute come paddles).

Gli esterni sono caratterizzati dai consueti paraurti della serie precedente, ma completamente in tinta con la carrozzeria, al pari degli specchietti retrovisori. Sparisce la serratura del baule nascosta dietro lo stemma. Sono inoltre disponibili dei nuovi fari allo xeno[6].

La III serie[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo 156 III Serie

Nel fine giugno 2003 entra poi in scena la III serie della 156[7], la quale viene sottoposta ad un massiccio restyling ed introduce ulteriori innovazioni e aggiornamenti. In questo caso, la linea esterna subisce una serie di modifiche ad opera di Giorgetto Giugiaro[8], che anticipano, in qualche forma, quella che sarà il design della successiva 159 (affidata allo stesso designer). Le linee morbide che caratterizzavano la serie precedente vengono sostituite da nuovi tratti leggermente spigolosi e più sportivi. Nel 2004 viene presentata anche l'Alfa 156 Crosswagon[9], una versione crossover con trazione integrale e carrozzeria rialzata da terra con vistose protezioni per il fuoristrada. Nello stesso anno venne presentata la 156 GTA AM (Autodelta Maggiorata) realizzata dalla Autodelta e dotata di un propulsore 3.7 V6.[10]

Modifiche e tuning[modifica | modifica sorgente]

La 156 è stata anche oggetto di numerosi interventi, da parte di appassionati e associati a club motoristici, di tuning estetico e funzionale. Soprattutto per la prima serie, prodotta in un maggior numero di esemplari, molte case di produzione hanno commercializzato un certo numero di parti aggiuntive o sostitutive, come alettoni posteriori, minigonne, paraurti e frontali. Allo stesso modo molti appassionati hanno sviluppato svariate modifiche meccaniche e motoristiche, spesso condivise su siti web e forum.

La dinamica[modifica | modifica sorgente]

La 156 I serie in versione GTA

La guidabilità è, come da tradizione Alfa Romeo, di prim'ordine, grazie a una elevata resistenza torsionale e a un intelligente schema di sospensioni, con una soluzione a quadrilatero alto (derivata dalle corse) all'anteriore e MacPherson per il posteriore[3]. Tale soluzione permette di ridurre l'effetto di sottosterzo grazie a una certa azione autosterzante delle ruote posteriori[2]. Se la tenuta e la stabilità ne beneficiano, non si può dire altrettanto del diametro minimo di sterzata, decisamente ampio e quindi scomodo in manovra.

La 156 Crosswagon

La berlina fu offerta sul mercato con la sola trazione anteriore con motore trasversale, ma dal 2003, in concomitanza con il restyling di Giugiaro, furono introdotte due versioni della Sportwagon a trazione integrale Q4 abbinata al motore Multijet da 150 cavalli[11], una con caratterizzazione più stradale, l'altra, denominata Crosswagon[12], con una certa vocazione fuoristradistica, grazie alla presenza di un assetto rialzato, a protezioni sotto la scocca e sotto i paraurti. Tali veicoli si basano su uno schema di trazione integrale a 3 differenziali, di cui il centrale è di tipo Torsen C. La coppia motrice viene trasmessa al 58% all'asse posteriore in condizioni di aderenza ideale. È lecito dire che le versioni Q4 della 156 furono introdotte anche a scopo di studiare il nuovo sistema di trazione integrale, per perfezionarlo in vista del lancio, di lì a breve, della sostituta 159.

Disponibili su alcune versioni i sistemi VDC e ASR, mentre su alcune motorizzazioni erano presenti di serie.

Assemblaggio[modifica | modifica sorgente]

Di particolare rilevanza è l'uso, per la prima volta su un modello di grande serie, di componenti di assemblaggio in magnesio. Sono infatti realizzati in questo materiale la traversa di supporto della plancia, l'anima metallica dello sterzo, ed il telaio dei sedili anteriori.

Malgrado questo, la qualità complessiva dell'assemblaggio della vettura prodotta negli stabilimenti di Pomigliano d'Arco (NA), non sempre ha saputo soddisfare le richieste degli acquirenti, complici disallineamenti evidenti e giochi eccessivi tra le parti sia esterne che interne.

L'Alfa 156 è stata anche assemblata in Thailandia tra il marzo 2002 e fine 2004[13]. Poche centinaia di esemplari sono usciti dallo stabilimento General Motors locale.

Gamma motori[modifica | modifica sorgente]

L'innovazione motoristica[modifica | modifica sorgente]

Il motore 2.5i V6 24V a benzina

Da sottolineare la principale innovazione portata dalla 156, per la quale essa passerà alla storia dell'automobile: l'introduzione, per la prima volta al mondo nel 1997 e in contemporanea con la Mercedes-Benz (in quanto il brevetto apparteneva al Gruppo Fiat ed era stato messo a punto assieme al Politecnico di Bari, ma per le cartolarizzazioni fu venduto alla Bosch[14]) Classe C, del motore turbodiesel a iniezione diretta common rail[3], una vera rivoluzione nella tecnologia motoristica, in seguito impiegata da tutte le case automobilistiche.

La storia del common rail è una storia molto italiana ed il "padre" di questo sistema è considerato il fisico barese Mario Ricco (all'epoca direttore del Centro Ricerche Alimentazione Motori Elasis). Ed infatti mentre la parte elettronica è stata sviluppata dal Centro Ricerche Fiat di Orbassano e dai centri Magneti Marelli di Torino e Bologna, l'iniettore, la pompa ed il regolatore di pressione (in pratica il "cuore" del sistema common rail) sono stati sviluppati proprio dal Centro Ricerche Alimentazione Motori Elasis di Bari (centro ricerche del Gruppo Fiat). Ed ancora oggi è a Bari, nella zona industriale, lo stabilimento della Bosch che produce le pompe ad alta pressione per tutto il mercato europeo.

Nel 2002, inoltre, la 156 ha introdotto per le motorizzazioni diesel la tecnologia Multijet (associata a una distribuzione a quattro valvole per cilindro) che permette iniezioni di gasolio multiple per ogni combustione, migliorando prestazioni e consumi.

Sul versante dei motori a benzina, sempre nel 2002 Alfa Romeo sostituisce il classico 2.0 Twin Spark[3] (che rispetto al precedente 2.0 16V della 155 aveva adottato un sistema di collettori a lunghezza variabile arrivando a 155 cavalli) con il nuovissimo 2.0 JTS (Jet Thrust Stoichiometric) a iniezione diretta, capace di sviluppare 165 cavalli e 210 N m di coppia massima, ottenendo un netto risparmio sui consumi rispetto al precedente motore, che però alla guida appare più appagante[15], anche a causa del più avanzato stato di sviluppo del precedente Twin Spark.

Per quanto riguarda il top di gamma l'innovazione lascia posto alla tradizione. Si trovano infatti due versioni del propulsore V6 Busso (dal nome del suo progettista, Giuseppe Busso), che montato proprio su 156, oltre che sull'Alfa Romeo 147 concluse trent'anni di onorata carriera: un 2,5 l da 192 cavalli e il 3,2 montato sulla 156 GTA da 250 cavalli, che si può dire il canto del cigno di questo 6 cilindri[16].

Motori a benzina[modifica | modifica sorgente]

I motori a benzina sono i classici Alfa Romeo già adottati negli ultimi anni anche dalla precedente Alfa 155: i propulsori assemblati dall'FMA di Pratola Serra a 4 cilindri e il 2,5 V6 Busso al top di gamma[3]. Entrambi rispettano la nuova norma antinquinamento Euro 2.

I motori assemblati dall'FMA sono caratterizzati da una distribuzione a quattro valvole per cilindro comandate da un doppio albero a camme in testa. Ciascun cilindro può vantare poi una doppia candela di accensione (in inglese Twin Spark, che per appunto è anche la denominazione usata da Alfa Romeo).

Il V6 Busso bialbero a 24 valvole in un primo momento viene offerto unicamente in versione da 2,5 litri di cilindrata, mentre nel 2002 verrà offerta anche la nuova versione da 3,2 litri abbinata alla storica sigla GTA[2].

Nel 2000 tutti i benzina subiscono una serie di aggiornamenti tali da rispettare la nuova normativa antinquinamento Euro 3[17]. Nel febbraio 2002 invece, in contemporanea alla presentazione di un leggero restyling, viene inserita nella gamma il rinnovato 2,0 litri JTS ad iniezione diretta di benzina omologato Euro 4 e abbinato sia al cambio manuale a 5 rapporti che al robotizzato Selespeed[18].

Modello Disponibilità Motore Cilindrata Potenza Coppia massima Rapporto di
compressione
0–100 km/h
(secondi)
Velocità max
(km/h)
Consumo medio
(km/l)
1.6 TS 16V 120 dal 1997 al 2000 4 cilindri in linea, Benzina 1 598 c 88 kW (120 CV)
a 6 300 giri/min
144 N m
a 4 500 giri/min
10,3:1 10,5 200 12,2
1.6 TS 16V 122 dal 2000 al 2005 4 cilindri in linea, Benzina 1 598 cm³ 90 kW (122 CV)
a 6 300 giri/min
144 N m
a 4 500 giri/min
10,3:1 11,0 200 12,2
1.8 TS 16V 144 dal 1997 al 2000 4 cilindri in linea, Benzina 1 747 cm³ 106 kW (144 CV)
a 6 500 giri/min
169 N m
a 3 500 giri/min
10,3:1 9,3 210 12,2
1.8 TS 16V 140 dal 2000 al 2005 4 cilindri in linea, Benzina 1 747 cm³ 103 kW (140 CV)
a 6 500 giri/min
169 N m
a 3 500 giri/min
10,3:1 9,4 208 11,8
2.0 TS 16V 155 dal 1997 al 2000 4 cilindri in linea, Benzina 1 970 cm³ 114 kW (155 CV)
a 6 400 giri/min
187 N m
a 3 500 giri/min
10,0:1 8,6 216 11,8
2.0 TS 16V 150 dal 2000 al 2002 4 cilindri in linea, Benzina 1 970 cm³ 110 kW (150 CV)
a 6 200 giri/min
187 N m
a 4 000 giri/min
10,0:1 8,8 214 11,5
2.0 TS 16V 150 Selespeed dal 2000 al 2002 4 cilindri in linea, Benzina 1 970 cm³ 110 kW (150 CV)
a 6 200 giri/min
187 N m
a 4 000 giri/min
10,0:1 8,8 214 11,5
2.0 JTS 16V 166 dal 2002 al 2005 4 cilindri in linea, Benzina 1 970 cm³ 122 kW (166 CV)
a 6 400 giri/min
206 N m
a 3 250 giri/min
11,25:1 8,2 220 11,6
2.0 JTS 16V 166 Selespeed dal 2002 al 2005 4 cilindri in linea, Benzina 1 970 cm³ 122 kW (166 CV)
a 6 400 giri/min
206 N m
a 3 250 giri/min
11,25:1 8,2 220 11,6
2.5i V6 24V 190 dal 1997 al 2000 6 cilindri a V, Benzina 2 492 cm³ 139 kW (190 CV)
a 6 300 giri/min
222 N m
a 5 000 giri/min
10,3:1 7,3 230 8,6
2.5i V6 24V 190 Selespeed dal 1997 al 2000 6 cilindri a V, Benzina 2 492 cm³ 139 kW (190 CV)
a 6 300 giri/min
222 N m
a 5 000 giri/min
10,3:1 7,3 230 8,6
2.5i V6 24V 192 dal 2000 al 2005 6 cilindri a V, Benzina 2 492 cm³ 141 kW (192 CV)
a 6·300 giri/min
222 N m
a 5.000 giri/min
10,3:1 7,3 230 8,5
2.5i V6 24V 192 Q-System dal 2000 al 2005 6 cilindri a V, Benzina 2 492 cm³ 141 kW (192 CV)
a 6 300 giri/min
222 N m
a 5 000 giri/min
10,3:1 8,5 227 8,4
3.2i V6 24V GTA dal 2002 al 2005 6 cilindri a V, Benzina 3 179 cm³ 184 kW (250 CV)
a 6 300 giri/min
300 N m
a 4 800 giri/min
10,5:1 6,3 250 8,2
3.2i V6 24V GTA Selespeed dal 2002 al 2005 6 cilindri a V, Benzina 3 179 cm³ 184 kW (250 CV)
a 6 300 giri/min
300 N m
a 4 800 giri/min
10,5:1 6,3 250 8,2

Motori a gasolio[modifica | modifica sorgente]

Modello Disponibilità Motore Cilindrata Potenza Coppia massima 0–100 km/h
(secondi)
Velocità max
(km/h)
Consumo medio
(km/l)
1.9 JTD 8V 105 dal 1997 al 2000 4 cilindri in linea, Diesel 1 910 c 77 kW (105 CV) 255 N m
a 2 000 giri/min
11,5 188 17,2
1.9 JTD 8V 110 dal 2000 al 2001 4 cilindri in linea, Diesel 1 910 cm³ 81 kW (110 CV) 275 N m
a 1 800 giri/min
11,3 191 17,2
1.9 JTD 8V 115 dal 2001 al 2005 4 cilindri in linea, Diesel 1 910 cm³ 85 kW (116 CV) 275 N m
a 2 000 giri/min
10,7 195 16,6 (17,2 da 2002)
1.9 JTDm 16V 140 dal 2002 al 2004 4 cilindri in linea, Diesel 1 910 cm³ 103 kW (140 CV) 305 N m
a 2 000 giri/min
9,3 209 16,3
1.9 JTDm 16V 150 dal 2004 al 2006 4 cilindri in linea, Diesel 1 910 cm³ 110 kW (150 CV) 305 N m
a 2 000 giri/min
9,1 212 16,2
1.9 JTDm 16V 150 Crosswagon Q4 dal 2004 al 2007 4 cilindri in linea, Diesel 1 910 cm³ 110 kW (150 CV) 305 N m
a 2 000 giri/min
10,5 192 14,0
2.4 JTD 10V 136 dal 1997 al 2000 5 cilindri in linea, Diesel 2 387 cm³ 100 kW (136 CV) 304 N m
a 2 000 giri/min
9,5 203 14,9
2.4 JTD 10V 140 dal 2000 al 2002 5 cilindri in linea, Diesel 2 387 cm³ 103 kW (140 CV) 304 N m
a 1 800 giri/min
9,4 205 14,9
2.4 JTD 10V 150 dal 2002 al 2003 5 cilindri in linea, Diesel 2 387 cm³ 110 kW (150 CV) 305 N m
a 1 800 giri/min
9,2 211 15,1
2.4 JTDm 20V 175 dal 2003 al 2006 5 cilindri in linea, Diesel 2 387 cm³ 125 kW (170 CV) 385 N m
a 2 000 giri/min
8,3 225 15,1

L'Alfa Romeo 156 nelle competizioni[modifica | modifica sorgente]

La 156 S2000 del Team N-Technology, guidata da James Thompson durante una fase del WTCC 2007 a Curitiba.

Così come fu per la 155, anche l'Alfa Romeo 156 fu ben presto impegnata in numerosi campionati sportivi[2].

In particolare, è nel ETCC, Campionato Europeo Turismo che ottiene i maggiori successi[19] tra cui 4 titoli europei consecutivi: dal 2000 al 2002 guidata da Fabrizio Giovanardi, nel 2003 ad opera di Gabriele Tarquini. Ancora nel 2004, malgrado la mancata vittoria del titolo piloti e di quello costruttori, l'Autodelta Squadra Corse è la scuderia con il maggior numero di punti.

Nel 2005 l'Alfa prende parte al nuovo WTCC - Campionato del mondo turismo, ancora con la 156, e riesce a conquistare la seconda posizione nel campionato costruttori, con un'auto che ormai conta ben 8 anni sulle spalle[20]. Purtroppo, a fine campionato, invece di puntare all'inserimento di una nuova vettura che potesse continuare a raccogliere i successi della 156, l'Alfa Romeo decide di ritirarsi dal campionato quale team ufficiale. Per il 2006 e il 2007 rimangono ancora le 156 preparate dalla Autodelta Squadra Corse, ma con una competitività che naturalmente va scemando nei confronti di avversarie più moderne e agguerrite quali BMW, Seat e Chevrolet.

Le Alfa 156 che hanno corso nel ETCC e nel WTCC, rispettivamente con i nomi 156 GTA e 156 Super 2000, avevano una potenza di 275 cavalli con un regime massimo di rotazione di 8 500 rpm, trazione anteriore, cambio sequenziale a 6 marce con innesti Hewland e una magra dieta di peso a base di carbonio. Ciò la rese una delle macchine più temute del campionato.

L'Alfa 156 ha preso parte, con numerosi successi, anche al Campionato Italiano Superturismo.

Versioni[modifica | modifica sorgente]

Modello Anno Cilindrata Potenza
Alfa Romeo 156 D2 1998-2001 1 997 c 310 CV a 8 200 giri/min
Alfa Romeo 156 GTA Super 2000 2002 1 998 cm³ 260 CV a 8 450 giri/min
Alfa Romeo 156 Super 2000 2003-2007 1 998 cm³ 275 CV a 8 450 giri/min

Palmares[modifica | modifica sorgente]

Campionato Italiano Superturismo (Fabrizio Giovanardi)
Campionato Italiano Superturismo (Fabrizio Giovanardi)
ETCC - Campionato Europeo Turismo (Fabrizio Giovanardi)
ETCC - Campionato Europeo Turismo (Fabrizio Giovanardi)
ETCC - Campionato Europeo Turismo (Fabrizio Giovanardi)
ETCC - Campionato Europeo Turismo (Gabriele Tarquini)

L'Alfa Romeo 156 nelle forze dell'ordine[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa 156 è stata ampiamente impiegata dalle forze dell'ordine. Se l'Arma dei Carabinieri l'ha utilizzata per il nucleo radiomobile, la Polizia ne ha acquistato qualche esemplare - sia in colori d'istituto che in colori civili - per scopi di controllo del territorio e rappresentanza, mentre la maggior parte delle 156 in dotazione alla Polizia, soprattutto in formato station wagon, è stata impiegata dalla stradale o dall'autostradale (in quest'ultimo caso, si tratta di vetture acquistate direttamente dalle società concessionarie dei vari tratti autostradali).

L'Alfa Romeo 156 nei media[modifica | modifica sorgente]

Una delle due Alfa 156 II serie della Polizia di Stato del Servizio Scorte Quirinale, equipaggiata con motore 2,5 V6.
La 156 impiegata dai Carabinieri come volante
  • La 156 è stata, in tutte e tre le versioni (una 2.0 T.S del 1999, una 2,5 24v V6 del 2002 e una versione TI restyling del 2004) l'auto di Joseph Matula, l'investigatore privato della serie TV tedesca Un caso per due.
  • La 156 è stata utilizzata in molte serie TV poliziesche italiane.
  • Una 156 blu scuro viene crivellata di colpi nel film Milano-Palermo il ritorno.
  • Una 156 grigia viene ribaltata nel corso di un inseguimento nella serie TV Sospetti.
  • Nelle produzioni di telefilm italiani di polizia e non solo, viene usata una finta 156 pantera, livreata con lo schema delle 159.
  • Finte anche le 156 gazzelle dei Carabinieri in alcuni film e serie TV (come R.I.S. - Delitti imperfetti), diverse in alcuni particolari, tra cui i cerchi in lega che non rappresentano quelli realmente montati solo su alcune tra le ultime unità consegnate all'Arma.
  • Una 156 2.0 di colore bianco venne utilizzata nella miniserie TV Ultimo con Raoul Bova.
  • La 156 con posizione di guida sulla destra compare nel film del 2003 The Medallion con Jackie Chan.

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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