Monoblocco

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Un monoblocco di un motore a 4 cilindri
Un motore motociclistico Harley-Davidson che non utilizza un monoblocco. Si noti la divisione netta del gruppo termico alettato cromato con la parte inferiore di colore nero

Si definisce monoblocco, identificato anche come basamento superiore, quella parte presente nei motori a movimento alternativo che riunisce in un solo elemento i cilindri ed il basamento quindi non si ha la presenza della bancata, dove generalmente sono alloggiati i cilindri, alle volte il monoblocco è definito impropriamente carter, che racchiude i supporti di banco sui quali ruota l'albero a gomiti.

Prima del monoblocco[modifica | modifica wikitesto]

La tecnica costruttiva dei primi motori prodotti prediligeva una soluzione diversa dal monoblocco, ovvero di lasciare i due elementi come parti uniche, soluzione ancora ora utilizzata nei motori di piccola cubatura ed in molti motori motociclistici, perché questa soluzione ha l'innegabile vantaggio di prevedere una certa modularità nel riutilizzare parti meccaniche comuni, ma in funzione della realizzazione di motori a più cilindri, la tecnica costruttiva si orientò successivamente per la soluzione a monoblocco

Vantaggi del monoblocco[modifica | modifica wikitesto]

Il monoblocco è stato utilizzato per i seguenti motivi:

  • la necessità di guadagnare una rigidità meccanica complessiva superiore, anche in previsione di una funzione portante della struttura dello stesso, ottenuta riducendo da tre a due elementi le parti costruttive e riunendo di fatto il basamento superiore con il cilindro, quindi con la scomparsa della bancata
  • ottenere una riduzione delle vibrazioni, ovviata in parte nella soluzione a blocchi separati dalla realizzazione di una testata comune per tutta la serie di cilindri
  • contenere i costi produttivi privilegiando la riduzione di parti necessarie alla realizzazione del motore piuttosto che la modularità
  • la possibilità di ricavare nella struttura del monoblocco una serie di canalizzazioni interne atte a distribuire, in caso di motore raffreddato a liquido, il liquido di raffreddamento stesso che contribuiva così allo smaltimento termico dell'unità e, in generale ad inglobare anche le canalizzazioni dei circuito di lubrificazione.
    Questo divenne via via possibile con l'evoluzione della tecnologia costruttiva, legata al miglioramento delle macchine utensili, e della ricerca sui materiali usati per realizzare i motori.

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Nei motori automobilistici è questa soluzione normalmente utilizzata mentre in campo motociclistico viene conservata la soluzione precedente, sia per motivi di immagine, ad esempio nella produzione delle celeberrime Harley-Davidson, o di semplicità manutentiva, specie nei motori a due tempi di piccola cubatura.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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