Benetton (azienda)

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Benetton Group
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Borse valori Delistata nel Febbraio 2012[senza fonte]
Fondazione 1965
Sede principale Ponzano Veneto
Persone chiave
  • Luciano Benetton, fondatore
  • Gianni Mion, presidente
  • Marco Airoldi, amministratore delegato e direttore generale
  • Alessandro Benetton, consigliere
  • Christian Benetton, consigliere
  • Franca Bertagnin Benetton, consigliere
  • Sabrina Benetton, consigliere
Settore Moda
Prodotti Abbigliamento, accessori e calzature
Fatturato Green Arrow Up.svg 1.6 miliardi di (2013)
Dipendenti 10.335 (2014)
Sito web www.benettongroup.com

Il Gruppo Benetton (pronuncia Benettón, /benetˈton/)[1][1] è un'azienda trevigiana fondata nel 1965 da Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo Benetton, che si occupa di moda. L'azienda ha una rete di circa 6.000 negozi presenti nei principali mercati e un fatturato totale nel 2013 di circa 1,6 miliardi di euro.[2]

Il gruppo deve la sua notorietà oltre che ai suoi prodotti anche al suo stile di comunicazione, sviluppato a Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton.

Il Gruppo Benetton fa capo alla società finanziaria della famiglia Benetton, Edizione srl che detiene il 100% delle azioni[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda Benetton è stata fondata nel 1965 a Ponzano Veneto, in provincia di Treviso, da Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo Benetton. Nel 1966 viene inaugurato il primo negozio a Belluno. Nel 1969 viene inaugurato il primo negozio all'estero, a Parigi e nel 1972 lancia il marchio "Jean's West" (1972).

Alla fine degli anni settanta, l'azienda esporta il 60% della produzione. Nel 1974 Sisley entra nel portafoglio dei marchi del Gruppo. Il primo negozio a New York viene inaugurato nel 1980, in Madison Avenue. Segue il primo negozio a Tokyo (1982).

Il Gruppo entra nella Formula 1 sponsorizzando la squadra Tyrrell. Tre anni dopo si costituisce il team Benetton Formula Limited, dopo l'acquisizione della Toleman. La squadra viene acquisita nel 2000 dalla Renault.

Nel 1985 la pubblicità dell'azienda conquista il Grand Prix de la Publicité Presse Magazine e il Grand Prix de la Communication Pubblicitaire.

Tra il 1986 e il 1989 il Gruppo si quota alle borse di Milano, Francoforte e New York.

Nel 1987 nasce la Fondazione Benetton Studi e ricerche e viene istituito il Premio internazionale Carlo Scarpa.

Nasce nel 1991 la rivista Colors, fondata da Luciano Benetton e Oliviero Toscani, venduta in una quarantina di paesi e scritta in 4 lingue diverse.

Nel 1994 nasce "Fabrica", il centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton.

Nel 2003 la famiglia Benetton fa un passo indietro dalla gestione e lascia spazio ai manager.

Nel maggio 2012 è stata delistata dalla Borsa di Milano, tornando sotto controllo privato.[4]

Marchi[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda è proprietaria di diversi marchi: United Colors of Benetton, Undercolors of Benetton, Sisley e Playlife. Il marchio United Colors of Benetton è inoltre presente attraverso numerose licenze.

Sede[modifica | modifica wikitesto]

Villa Minelli.

La sede centrale del Gruppo Benetton è Villa Minelli, situata a Ponzano Veneto, in provincia di Treviso. Villa Minelli è un complesso di edifici del XVI secolo di grande interesse storico e culturale.

È stata acquistata dal Gruppo Benetton nel 1969 che ne ha poi affidato il restauro e la modernizzazione agli architetti Afra e Tobia Scarpa. I lavori di adeguamento e sistemazione hanno richiesto complessivamente più di quindici anni. Dalla metà degli anni ottanta, Villa Minelli è diventata la sede del Gruppo ed il centro operativo di tutte le sue funzioni strategiche.

Fabrica[modifica | modifica wikitesto]

Fabrica è il centro di ricerca sulla comunicazione finanziato dal Gruppo Benetton, nato nel 1994 su iniziativa di Luciano Benetton e Oliviero Toscani dal patrimonio culturale del Gruppo. Ha sede presso Villa Pastega Manera a Catena di Villorba, in provincia di Treviso, nel complesso restaurato ed ampliato da Tadao Ando.

Nel quadro delle attività di Fabrica rientra anche la pubblicazione di Colors, il magazine finanziato dal Gruppo Benetton in tre edizioni bilingue – inglese più italiano, francese e spagnolo.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Guida al vestire critico, Centro nuovo modello di sviluppo, 2006, Edizione missionaria italiana «Benetton ottiene parte dei suoi prodotti da terzisti localizzati in Cina, paese che vieta ogni libertà sindacale».

La stessa fonte riporta che "il 16 aprile 2003 si è concluso il processo promosso da Benetton contro Riccardo Orizio, giornalista del Corriere della Sera che [...] aveva pubblicato un servizio sulla presenza di lavoro minorile alla Bermuda e alla Gorkem Spor Giyim, due fabbriche turche che producevano abbigliamento a marchi Benetton". Il tribunale ha condannato Orizio a 800 euro di multa perché ha sbagliato nell'"affermare in modo perentorio che in una di queste aziende venissero prodotti capi con il marchio made in Italy per conto dell'azienda italiana"[5].

La società Benetton ha acquisito nel 2003, mediante Edizione Holding, The Argentine Southern Land Company Limited una compagnia in origine inglese, dal 1982 argentina, che aveva la proprietà di circa 900.000 ettari di Patagonia Argentina. Parte di questa terra è rivendicata dal popolo Mapuche, costretto a vivere in una striscia di territorio sovraffollato ed a diventare spesso manodopera a basso costo.[6] Su questo tema si è aperto un ampio dibattito con posizioni molto differenti.[7][8]

Nel 2011 la campagna UNHATE si è basata su una serie di fotomontaggi in cui vari potenti della terra si scambiano baci in bocca. La foto che ritraeva un bacio tra papa Benedetto XVI e un imam, ha scatenato una polemica molto forte[9].

Nel 2013 a Dacca in Bangladesh avviene il crollo del palazzo Rana Plaza dove risiederebbe una delle fabbriche tessili a cui la Benetton appalta i suoi lavori e dove sono morti almeno 381 operai[10]. L'associazione Campagna Abiti Puliti accusa Benetton di non controllare le condizioni di sicurezza delle aziende cui affida la gestione dei loro prodotti[11].

Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

La Benetton, ha avuto una importante presenza anche in Formula 1. Dapprima come marchio pubblicitario per la Tyrrell, poi la Toleman. L'azienda trevigiana, decide, nel 1985, di diventare costruttore a tutti gli effetti, così acquisisce la Toleman e, di conseguenza la Spirit, dalla quale la stessa Toleman si era assicurata la fornitura di gomme Pirelli. Nel 1986 nasce la Benetton Formula Limited, conosciuta anche come Benetton Formula. Corre con Doppia Licenza, inglese ed italiana

Ottiene svariati successi negli anni successivi fino al 1994, quando con Michael Schumacher alla guida, ottiene anche il titolo Mondiale Piloti, bissato l'anno successivo, insieme al titolo costruttori.

Dopo il passaggio di Schumacher alla Ferrari per il 1996, la Benetton decide di correre con la sola licenza italiana ed affronta altre 2 stagioni su buoni livelli, 1996 e 1997, dove, in quest'ultima stagione, conquista un successo in Germania con Gerhard Berger, sarà l'ultimo della sua storia. Con i cambi regolamentari del 1998, la squadra sembra trovarsi un po' in difficoltà e nella stagioni successive, fatica a trovare prestazione e nel 2000, viene acquistata dalla Renault. L'ultimo campionato sotto il nome Benetton è nel 2001, poi, dall'anno successivo, la squadra si chiama Renault F1.

La Benetton lascia, dunque, con 2 mondiali piloti e 1 costruttori conquistati.

Nel 2009, in un'intervista, fu chiesto ad Alessandro Benetton se l'azienda, avesse mai avuto intenzione di tornare in Formula 1, lui rispose che, oramai, per via degli attuali regolamenti, questo era un capitolo chiuso.[12].

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il circuito The Space Cinema nasce nel settembre 2009 dalla fusione tra Warner Village Cinemas e Medusa Multicinema per gestire le catene di sale cinematografiche in tutto il territorio italiano, inoltre, esso è frutto della partnership tra 21 Investimenti, società di private equity guidata da Alessandro Benetton ed il Gruppo Mediaset, che inizialmente vantavano 34 diverse strutture con un totale di 347 sale cinematografiche.

Il 16 ottobre 2014 sia Mediaset che Benetton decidono di cedere la società al gruppo anglosassone Vue Entertainment.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b DOP
  2. ^ Benetton, rivoluzione in tre mosse ed è prioritaria la crescita all’estero - Economia e Finanza con Bloomberg - Repubblica.it
  3. ^ Sito Consob - Azionisti Benetton Group
  4. ^ Corriere della Sera - 31 gennaio 2012
  5. ^ Dal Corriere della Sera, 12 ottobre 1998 e 21 maggio 2003
  6. ^ Notizia su Indymedia
  7. ^ Posizione del gruppo in merito alla vicenda
  8. ^ sito di riferimento Mapuche
  9. ^ I poster di Benetton fanno irritare anche la Casa Bianca da Corriere.it
  10. ^ Marco Quarantelli, Bangladesh, strage di lavoratori tessili. E le foto “accusano” Benetton in Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2013.
  11. ^ “In Bangladesh, Benetton e le altre aziende devono garantire sicurezza”
  12. ^ “Formula 1: Benetton, Capitolo Chiuso”
  13. ^ The Space Cinema: 21 Investimenti e Mediaset cedono la società

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]