Mario Andretti

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Mario Andretti
Mario Andretti 2009 Indy 500 Pole Day.JPG
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Stati Uniti Stati Uniti (dal 1964)[1]
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Dati agonistici
Categoria USAC, NASCAR, Formula 1, CART
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1968-1972, 1974-1982
Scuderie Lotus, March, Ferrari, Parnelli, Alfa Romeo, Williams
Mondiali vinti 1 (1978)
GP disputati 131 (128 partenze)
GP vinti 12
Podi 19
Pole position 18
Giri veloci 10
 

Mario Andretti (Montona, 28 febbraio 1940) è un pilota automobilistico italiano naturalizzato statunitense, attivo sia negli Stati Uniti sia in Europa. È soprannominato Piedone[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Montona in Istria, nel 1940, in seguito all'annessione dell'Istria alla Jugoslavia, emigrò ancora bambino con suo fratello gemello Aldo e il resto della famiglia, stabilendosi in un campo profughi di Lucca, città in cui arrivarono in molti dalla provincia di Pola[1]. Prima di lasciare l'Italia svolse il lavoro di aiutante meccanico in una officina di Lucca. Appassionato di automobilismo corse le primissime gare all'età di tredici anni e fu spettatore della Mille Miglia. Nel 1955 ottenne, insieme alla sua famiglia, il visto di ingresso per gli Stati Uniti stabilendosi a Nazareth (in Pennsylvania) e nel 1964 gli viene conferita la cittadinanza americana[1].

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Mario e suo fratello gemello Aldo cominciano a correre nel 1958 in gare locali di "dirt track" alternandosi alla guida di una vettura turismo da loro elaborata, ottenendo subito risultati ottimi e, dopo un incidente quasi fatale occorso al fratello alla fine della loro stagione di debutto, Mario passa alle "sprint cars" e poi alle "midget" (categorie che gareggiano su corti ovali sterrati) e poi nel 1963 di nuovo alle "sprint cars" nelle gare organizzate dall'USAC[1]. Sotto le insegne di quest'ente organizzatore, gestore dell'USAC National Championship - categoria di punta delle monoposto americane che, nata dall'AAA e decaduta nella prima fase di vita della CART (1979-1995), si rivitalizzò riproponendosi sotto mutata nomenclatura, IRL (Indy Racing League) nel 1996 - comincia a crearsi una solida reputazione: in queste gare per monoposto (disputate su vari ovali e su qualche tracciato stradale) ottenne la prima vittoria nel 1965, conquistando quell'anno anche il titolo e riconfermandosi nel 1966[1]. Come molti piloti attivi negli stessi anni si cimenta contemporaneamente in diverse categorie: alla fine del 1965 debutta con le vetture sport, con cui disputerà per lunghi anni gare selezionate del campionato CanAm e del Mondiale Marche, conquistando per ben tre volte la 12 Ore di Sebring (assoluta nel 1967[3] e nel 1970[4], vittoria di classe nel 1969[5]) e salendo più di una volta sul podio della 24 Ore di Le Mans, cui partecipa per la prima volta nel 1966 al volante di una Ford gt 40, mentre nel 1967 partecipa al campionato NASCAR, vincendo poi in questa categoria la 500 miglia di Daytona.

Gli anni in Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

L'anno seguente fece il suo esordio in Formula 1 con la Lotus. Iscritto, non partecipò al Gran Premio d'Italia, conquistò la pole position nella sua prima apparizione al Gran Premio degli Stati Uniti. Anche nel 1969 corse con la Lotus per tre Gran Premi senza riuscire mai a vedere la bandiera a scacchi. Nella stagione affrontò anche il campionato USAC, che vinse, aggiudicandosi anche la 500 miglia di Indianapolis.

Nel 1970 passò alla March con cui corse 5 Gran Premi e conquistò il suo primo podio (terzo) nel Gran Premio di Spagna. La Ferrari lo ingaggiò per la stagione 1971. Andretti ottenne subito la vittoria nel Gran Premio d'apertura in Sud Africa, condita con il giro più veloce. Anche nella stagione successiva il pilota italoamericano corse per il cavallino alcuni gran premi di formula 1, ottenendo 4 vittorie in gare riservate per vetture sport.

Dopo un anno di assenza dalla formula 1 durante il quale corse assiduamente in America, Andretti vi tornò nel 1974 con una scuderia statunitense, la Parnelli. Con questa scuderia nel 1975 conquistò punti in Svezia (quarto) e Francia (quinto), nonché il giro più veloce in Spagna.

Dopo un gran premio con la Lotus (Brasile) e due con la Parnelli (Sud Africa e Gran Premio degli Stati Uniti-Est in cui conclude sesto), Andretti nel 1976 concluse la stagione con la scuderia di Champman. Ottenne una vittoria nell'ultima gara (Gran Premio del Giappone), interrompendo un digiuno per la casa inglese che durava da 31 gare; una pole position (sempre in Giappone) e due podi (Gran Premio del Canada e Gran Premio d'Olanda).

Nel 1977 la Lotus lanciò il modello 78, la prima vettura da Gran Premio che sfruttava l'effetto suolo. Andretti conquistò 4 vittorie, 7 pole, 4 giri veloci e chiuse terzo nel campionato mondiale.

Con il modello 79 la Lotus diventò imbattibile l'anno seguente, che incoronò Andretti Campione del mondo. Le 6 vittorie, i 3 giri più veloci e le 8 pole position dimostrano la superiorità del pilota italoamericano (agevolata anche dagli ordini di scuderia che imposero al suo compagno Ronnie Peterson di non attaccarlo) e della Lotus. La vittoria fu amara in quanto coincise con Gran Premio d'Italia durante il quale proprio il compagno Peterson morì per i postumi di un incidente al via della gara.

Le due rimanenti stagioni con la Lotus furono deludenti. Nel 1979 Andretti lottò per il titolo solo nelle prime gare, conquistando l'unico podio in Spagna.

Nel 1980 addirittura conquistò un solo punto all'ultima gara (Gran Premio degli Stati Uniti-Est).

Passò con l'Alfa Romeo l'anno seguente, conquistando un quarto posto nella gara d'esordio (Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest). Chiuse la sua carriera in Formula 1 nel 1982, correndo un Gran Premio per la Williams a Long Beach e gli ultimi due per la Scuderia Ferrari, orfana di Didier Pironi. Il grande ritorno fu positivo: Andretti conquistò la pole position nel Gran Premio di Monza, chiudendo terzo e contribuendo alla vittoria del titolo costruttori della scuderia italiana.

Chiuse la sua carriera in Formula 1 a Las Vegas con un ritiro. In occasione del GP di Detroit edizione 1984 fu aggiunto dalla scuderia Renault come riserva, in qualità di potenziale sostituto di Tambay, il quale si era infortunato a Monaco a seguito di un incidente che aveva coinvolto anche il compagno di squadra del francese Warwick.

In carriera nella Formula 1 ha vinto in tutto 12 Gran Premi validi per il campionato del mondo, ha conquistato 180 punti e ha condotto in testa per 799 giri (3.577 km).

Dopo la Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

Abbandonata la Formula 1, continuò per molti anni nelle altre due massime serie a ruote scoperte, contando che il titolo USAC pur sempre continuava ad essere assegnato fino al 1995, computando la sola gara della 500 Miglia di Indianapolis. Vinse assieme alla scuderia Newmaan-Haas il titolo nel 1984. Dal 1983 al 1994 corse esclusivamente con la scuderia fondata dall'attore Paul Newman e da Carl Haas, che sarà coinvolto nel 1985 nel progetto 'Lola Beatrice' F1. Annuncia il suo ritiro dalle corse in monoposto alla fine del 1994, dichiarando però la sua intenzione di correre ancora alla 24 ore di Le Mans, cosa che farà in alcuni degli anni successivi, fino al 2000, sua ultima partecipazione. Nella stessa stagione disputa anche una gara al volante di una Porsche GT. Si dedica quindi alla co-gestione del team di proprietà del figlio Michael. Proprio con una monoposto di questo team torna in pista nel 2003, a 63 anni, per una sessione di prove private sul circuito di Indianapolis, con l'intento non dichiarato di qualificare la vettura e forse di prendere parte alla successiva 500 miglia. Ma quello che avrebbe potuto essere un clamoroso e storico ritorno si conclude con un drammatico incidente durante quello stesso test, dal quale fortunatamente il pilota esce illeso. Ma neppure questa volta Mario Andretti conclude definitivamente la propria carriera. Lo si vedrà spesso pilotare quelle particolari auto biposto derivate dalle monoposto indy, con l'abitacolo allungato posteriormente e con l'aggiunta di un sedile per il passeggero, create per far provare il brivido della velocità a giornalisti e appassionati. In seguito circolerà anche la voce di una sua probabile partecipazione alla 24 ore di Daytona, ma il progetto non si concretizzerà per mancanza di sponsor. Alla fine del 2012, a quasi 73 anni, compie alcuni giri di pista sul circuito di Austin, prima del gran premio del Texas di Formula 1, al volante della vecchia Lotus 78 con la quale si laureò campione del mondo 34 anni prima.

È capostipite di una vera e propria dinastia di piloti. Il figlio Michael è stato un campione CART (mentre la sua unica stagione in F1 - 1993 in McLaren - è stata molto negativa) così come sono stati o sono tuttora piloti professionisti l'altro figlio Jeff, il nipote John (figlio del fratello) e il figlio di Michael, Marco, che nell'inverno 2006 svolse dei test di Formula 1 con una Honda.

Dal 2005 ebbe l'onore di essere inserito nell'Automotive Hall of Fame che raggruppa le più importanti personalità distintesi in campo automobilistico. Nel 2006 è stato nominato commendatore della Repubblica Italiana. Nel 2007 è stato nominato sindaco del libero Comune di Montona in esilio.

Nella sua lunga e prestigiosa carriera ha corso 897 gare vincendone 111 e segnando 109 pole positions.

Risultati completi in Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

1968 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of Mexico.svg Punti Pos.
Lotus 49B Rit 0
1969 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of Mexico.svg Punti Pos.
Lotus 49 e 63 Rit Rit Rit 0
1970 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of Mexico.svg Punti Pos.
March 701 Rit 3 Rit Rit Rit 4 16º
1971 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Ferrari 312 B e 312 B2 1 Rit NQ Rit 4 13 NP 12
1972 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Ferrari 312 B2 Rit 4 Rit 7 6 4 12º
1974 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Sweden.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Parnelli VPJ4 7 SQ 0
1975 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Sweden.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Parnelli VPJ4 Rit 7 17 Rit Rit 4 5 12 10 Rit Rit Rit 5 14º
1976 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
Lotus
Parnelli[6]
77
VPJ4B
Rit 6 Rit Rit Rit Rit 5 Rit 12 5 3 Rit 3 Rit 1 22
1977 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
Lotus 78 5 Rit Rit 1 1 5 Rit 6 1 14 Rit Rit Rit 1 2 9 Rit 47
1978 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Punti Pos.
Lotus 78 e 79 1 4 7 2 11 1 1 Rit 1 Rit 1 Rit 1 6 Rit 10 64
1979 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Lotus 79 e 80 5 Rit 4 4 3 Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit 5 10 Rit 14 12º
1980 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Lotus 80 e 81 Rit Rit 12 Rit Rit 7 Rit Rit 7 Rit 8 Rit Rit 6 1 20º
1981 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Argentina.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Alfa Romeo 179 4 Rit 8 Rit 10 Rit 8 8 Rit 9 Rit Rit Rit 7 Rit 3 17º
1982 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of the United States.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of France.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Switzerland (Pantone).svg Flag of Italy.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Williams
Ferrari[7]
FW07C
126 C2
Rit 3 Rit 4 19º
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

Altre vittorie[modifica | modifica wikitesto]

Risultati completi alla 24 Ore di Le Mans[modifica | modifica wikitesto]

Anno Classe Gomme Vettura Squadra Co-piloti Giri Pos.
Assol.
Pos. di
Classe
1966 P
+5.0
6 G Ford GT40 Mk.II
Ford 7.0L V8
Stati Uniti Holman & Moody Belgio Lucien Bianchi 97 DNF DNF
1967 P
+5.0
3 F Ford GT40 Mk.IV
Ford 7.0L V8
Stati Uniti Holman & Moody Belgio Lucien Bianchi 188 DNF DNF
1982 Gruppo C 27 G Mirage M12
Ford-Cosworth DFL 3,9L V8
Stati Uniti Grand Touring Cars Stati Uniti Michael Andretti DSQ: radiatore per l'olio del cambio fuori misura di 1 pollice[8][9].
1983 Gruppo C 21 G Porsche 956
Porsche Type-935 2.6L Turbo 6 cil. boxer
Germania Porsche Kremer Racing Stati Uniti Michael Andretti
Francia Philippe Alliot
364
1988 Gruppo C1 19 D Porsche 962C
Porsche Type-935 3.0L Turbo 6 cil. boxer
Germania Porsche AG Stati Uniti Michael Andretti
Stati Uniti John Andretti
375
1995 WSC 13 M Courage C34
Porsche Type-935 3.0L Turbo 6 cil. boxer
Francia Courage Compétition Francia Bob Wollek
Francia Eric Hélary
297
1996 LMP1 4 M Courage C36
Porsche Type-935 3.0L Turbo 6 cil. boxer
Francia Courage Compétition Paesi Bassi Jan Lammers
Regno Unito Derek Warwick
315 13°
1997 LMP 9 M Courage C36
Porsche Type-935 3.0L Turbo 6 cil. boxer
Francia Courage Compétition Stati Uniti Michael Andretti
Francia Olivier Grouillard
197 DNF DNF
2000 LMP900 11 M Panoz LMP-1 Roadster-S
Élan 6L8 6.0L V8
Stati Uniti Panoz Motorsports Australia David Brabham
Danimarca Jan Magnussen
315 15°

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana
— 2 giugno 2006. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri.[10]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Indianapolis 500 - Rookie of the Year nel 1965
  • Martini & Rossi Driver of The Year nel 1967
  • ABS Wide World of Sports - Athlete of the year nel 1969
  • Jerry Titus Memorial Award nel 1977, 1978, 1984
  • Auto Racing Diges - Driver of the year nel 1977, 1978, 1984
  • Olsonite - Driver of the year nel 1978
  • Eastern Motorsports Press Association - Driver of the year nel 1978
  • Philadelphia Sport Writers Association - Athlete of the year nel 1978
  • Alfred Neubauer Trophy nel 1978
  • Elier - Driver of the year nel 1984
  • Victor Award nel 1984
  • Motorweek Illustrated - Racer of the year nel 1984
  • Patrick Jacquemart Trophy nel 1985
  • Molson Indy Archievement Award nel 1989
  • Inserito nella Motor Sport Hall of Fame nel 1990
  • King of the Road nel 1990
  • Awardd for Courage in Sports nel 1991
  • Laurea Honoris Causa in Scienze del New England Institute of Technology nel 1995
  • Miller Nice Guy Award nel 1995
  • Laurea Honoris Causa in Lettere dell'Allentown College in Pensilvanya nel 1997
  • National Father of the year Aword nel 1997
  • Medaglia d'oro della Pensilvanya Association of Broadcasters nel 1998
  • Lifetime Archievement in Sports Award nel 1999, 2006 e 2010
  • Inserito nella International Motor Sport Hall of Fame nel 2000
  • Inserito nella Automotive Hall of Fame nel 2005
  • FIA Gold Medal for Motor Sport nel 2007
  • Vince Lombardi Award for Excellence nel 2007

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (EN) Biografia di Mario Andretti, www.istrianet.org, 20 gennaio 1999 (ultimo aggiornamento: 10 maggio 2009). URL consultato il 14 gennaio 2012.
  2. ^ Lino Manocchia, MOTORI. Il "mitico" Mario Andretti acclamato "pilota del secolo", www.primadanoi.it, 11 febbraio 2006. URL consultato il 1º dicembre 2013.
  3. ^ (EN) Photo Gallery - Sebring 12 Hours 1967, www.racingsportscar.com. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  4. ^ (EN) Photo Gallery > Sebring 12 Hours 1970, www.racingsportscar.com. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  5. ^ (EN) Photo Gallery > Sebring 12 Hours 1969, www.racingsportscar.com. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  6. ^ Con la Parnelli nei GP di Sudafrica e Stati Uniti-Ovest.
  7. ^ Con la Ferrari dal GP d'Italia.
  8. ^ Resoconto su www.bigmoneyracing.com. URL consultato il 29 luglio 2010.
  9. ^ (EN) Mirage M12 - 1982-1983, http://www.autohistoryclub.com. URL consultato il 2 dicembre 2013.
  10. ^ Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana Sig. Mario Andretti

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Annette Rizzo, Italian Americans of the Twentieth Century, Tampa, George Carpetto and Diane M. Evanac, 1999.
  • Enzo Ferrari, Piloti che gente..., Conti Editore, 2003.
  • Paolo D'Alessio, Formula 1 Top Team, Savigliano, Edizioni Gribaudo, 2003, ISBN 88-8058-550-9.
  • Vincenzo Borgomeo, Dizionario della Ferrari. Storia, piloti, , gare e modelli, Newton & Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0182-6.
  • Paolo D'Alessio, Formula 1 Top Drivers, Savigliano, Edizioni Gribaudo, 2005, ISBN 88-7906-056-2.
  • Guido Schittone, Annuario della Formula 1 2006, Press TV, 2006.
  • Renato d'Ulisse, Ferrari Opera Omnia, vol. 2, Milano, RCS Quotidiani, 2007.
  • Mario Donnini, Le Mans. 24 Ore di corsa 90 anni di storia, Giorgio Nada Editore, 2013, ISBN 88-7911-576-6.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 37036247 LCCN: n50021766