Keke Rosberg

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Keke Rosberg
Anefo 932-2378 Keke Rosberg, Zandvoort, 03-07-1982.jpg
Dati biografici
Nome Keijo Erik Rosberg
Nazionalità Finlandia Finlandia
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Dati agonistici
Categoria Formula 1, DTM, Sportprototipo
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1978-1986
Scuderie Theodore
ATS
Wolf
Fittipaldi
Williams
McLaren
Mondiali vinti 1 (1982)
GP disputati 128 (114 partenze)
GP vinti 5
Podi 17
Punti ottenuti 159,5
Pole position 5
Giri veloci 3
 

Keijo Erik Rosberg detto Keke (Stoccolma, 6 dicembre 1948) è un ex pilota automobilistico finlandese, campione del mondo di Formula 1 nel 1982.

Durante la sua carriera in massima serie ha corso per anni in scuderie di bassa classifica, prima di cogliere i suoi risultati più importanti in Williams, squadra in cui gareggiò per quattro stagioni e colse cinque successi. Ha preso parte anche ai campionati di Can-Am, DTM e Sportprototipo, cogliendo diverse vittorie.

Pilota di grande regolarità in pista, soprattutto grazie all'affidabilità delle vetture che si è trovato a guidare,[1] era dotato di una guida molto aggressiva e irrispettosa del mezzo meccanico;[1] inoltre si esaltava in condizioni difficili, prova ne è la vittoria al Gran Premio di Monaco 1983 sotto la pioggia, quella del 1984 a Dallas con la pista rattoppata e temperature elevatissime (alcuni piloti, come Nigel Mansell, ebbero problemi fisici) e quella in Australia nel 1985 dopo una lotta spettacolare con Ayrton Senna.

È padre di Nico Rosberg, anch'egli pilota di Formula 1.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Keke Rosberg nacque il 6 dicembre 1948 a Solna, nei pressi di Stoccolma da Lars e Lea.[2] Il padre stava studiando in Svezia, all'università, per diventare veterinario, possibilità che gli era preclusa in Finlandia.[2] All'età di un anno la famiglia si trasferì nuovamente in Finlandia, dove cambiò diverse volte la propria residenza (stabilendosi prevalentemente tra Oulu e Iisalmi) a seconda delle offerte di lavoro del padre.[2] Entrambi i genitori, però, erano appassionati di automobilismo e piloti dilettanti così che Rosberg, fin dalla tenera età, si appassionò al mondo dei motori.[2] Ha anche due sorelle più giovani: Seija e Jatta.[3]

Diplomatosi al liceo nel 1967, si sposò una prima volta nel 1970.[2] Nel 1983 si è unito in seconde nozze con la tedesca Gesine Dengel,[2] da cui ha avuto il figlio Nico nel 1985, anch'egli pilota di Formula 1. Da anni risiede stabilmente nel Principato di Monaco.[4]

Era molto legato al collega Elio De Angelis,[4] la cui morte influì fortemente sulla sua decisione di abbandonare il mondo della Formula 1.

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della carriera, anche grazie alla popolarità acquisita, a Keke Rosberg sono state dedicate due canzoni: Keke Rosberg Formula Rock dell'artista finlandese Matti Pellonpää e un omonimo brano del gruppo galiziano Siniestro Total. È apparso inoltre nel film Fuoco, neve e dinamite recitando sé stesso.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi e le formule minori[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1965 fece il proprio debutto nei kart e per diverse volte si laureò campione finlandese e scandinavo.[2] Nel frattempo proseguiva i suoi studi di medicina e lavorava come tecnico informatico, considerando le corse automobilistiche come un semplice hobby.[4]

Nel 1972, però, venne convinto da un collega a prendere parte al campionato di Formula Vee.[4] Acquistò quindi un vecchio telaio della Veemax, ma non avendo abbastanza denaro dovette chiedere un prestito bancario e uno alla famiglia;[4] l'anno seguente riuscì a vincere il campionato e venne contattato dalla March per gareggiare in Formula 3; l'accordo saltò successivamente perché Rosberg non disponeva di alcun finanziatore.[4] Passò quindi alla Super Vee, di cui vinse il campionato tedesco nel 1975.[5]

Rosberg all'inseguimento di Villeneuve in Formula Atlantic

A questo punto della carriera, Rosberg decise di diversificare la sua attività di pilota in varie categorie, arrivando nel 1978 a correre 41 gare in 36 fine settimana, divisi in tutti i continenti.[5] Debuttò infatti in Formula 2 nel 1976, anno in cui fece il proprio esordio anche in Formula 3 e in Formula Chevron. L'anno seguente, pur continuando in Formula 2 (dove vinse la sua prima gara a Pergusa), corse anche in Formula Atlantic e in Formula Pacific, categoria quest'ultima in cui riuscì a imporsi.[2]

Nonostante il debutto in Formula 1 nel 1978, Rosberg continuò a prendere parte al campionato di Formula 2. Quell'anno vinse infatti la gara di Donington e terminò quinto in campionato. Partecipò a due gare anche nel 1979, correndo per Guy Edwards e conquistò un successo ad Hockenheim e la pole position al Nürburgring, rifilando un ampio distacco agli inseguitori.[4]

Lo stesso anno, trovatosi senza un volante in Formula 1, si accordò con Carl Haas per disputare il campionato Can-Am. Poche settimane dopo la firma del contratto, però, il costruttore americano ingaggiò Jacky Ickx e lo appiedò.[4] Dopo aver iniziato una vertenza legale, Rosberg decise di accordarsi con il team di Paul Newman, avendo la necessità di rilanciarsi in fretta come pilota per proseguire la sua carriera.[4] In campionato partì sempre in pole position tranne in un'occasione, ma riuscì a vincere due sole corse a causa di un motore inaffidabile.[4] A fine maggio venne contattato dalla Wolf, alla ricerca di un pilota per sostituire James Hunt; non volendo disonorare l'accordo preso con Newmann, il finlandese decise di dividersi tra due categorie, nonostante l'alto stress fisico derivante dal disputare entrambi gli impegni.[4] A Laguna Seca, a seguito di un incidente nelle prove, riportò una commozione cerebrale e la frattura di due costole, ma nonostante ciò decise di correre lo stesso la gara e partendo ultimo riuscì a recuperare fino alla sesta posizione.[4] A fine anno chiuse il campionato al quarto posto.

Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

Scuderie minori (1978-1981)[modifica | modifica wikitesto]

1978

Verso la fine del 1977 Rosberg testò per la prima volta una vettura di Formula 1, provando una Kojima in vista di un'eventuale partecipazione al Gran Premio del Giappone, poi non concretizzatasi.[4] Il debutto nella massima serie avvenne al Gran Premio del Sudafrica 1978, quando aveva quasi 30 anni. La prima vettura che gli venne affidata fu una Theodore, ma la TR1 era una monoposto poco competitiva e lo stesso team decise di abbandonarla dopo il Gran Premio di Spagna, a seguito di quattro mancate qualificazioni del pilota.[6] Prima di questo, tuttavia, Rosberg si mise in luce vincendo il BRDC International Trophy, gara non valida per il mondiale, disputata sotto una pioggia battente.

Nel resto della stagione si alternò alla guida della ATS, con cui riuscì ad issarsi fino al quarto posto nel Gran Premio di Gran Bretagna prima di essere costretto al ritiro, e di vetture della Wolf acquistate dalla Theodore stessa, ma non ottenne risultati di rilievo.[4] Cercò anche di accordarsi con la ATS per il 1979, ma Schmidt interruppe le trattative ritenendo la cifra richiesta dal finlandese come stipendio (circa 1.000 dollari a gara) troppo alta.[4] Si ritrovò così senza un volante per la stagione successiva.

Rosberg seduto sulla sua Wolf nei box di Imola
1979

Dopo il Gran Premio di Monaco 1979 venne contattato da Peter Warr della Wolf in cerca di un pilota per sostituire James Hunt, ritiratosi improvvisamente dalle corse, per il resto della stagione.[7] Pur essendo impegnato nella Can-Am il finlandese sottoscrisse il contratto alternandosi tra i due impegni. L'arrivo di Rosberg in scuderia coincise, però, con l'anno peggiore della scuderia canadese, vista la perdita di interesse di Walter Wolf a competere nella categoria e una vettura deludente.[8] Il suo miglior risultato risultò essere un nono posto al debutto in Francia, nell'unica corsa conclusa. Nelle restanti gare riuscì ad emergere solamente al Gran Premio d'Olanda, in cui si installò al quinto posto prima di essere costretto al ritiro per un guasto al propulsore.[8] Chiuse quindi la stagione senza aver conquistato punti e con una mancata qualificazione in Canada.

1980

Perso ormai ogni interesse nel gareggiare in Formula 1, Walter Wolf a fine anno vendette tutto il materiale alla Fittipaldi.[8] Rosberg venne dunque confermato come pilota e si trovò a gareggiare, nel 1980, a fianco di Emerson Fittipaldi. Il team disponeva quindi delle tre Wolf WR7 (appositamente rinominate Fittipaldi F7) utilizzate dalla squadra canadese nella stagione precedente, in attesa del debutto del nuovo modello.[8] All'esordio comunque Rosberg conquistò il suo primo risultato di prestigio: grazie ad una corsa regolare e con una vettura modesta riuscì a salire sul podio in Argentina.[9] Durante il Gran Premio del Brasile cominciarono però le frizioni con Emerson Fittipaldi, che non gradì un sorpasso subito dal finlandese nella sua corsa di casa.[4] Nel resto della stagione non vi furono altri risultati degni di nota e nemmeno l'introduzione della nuova F8 migliorò la situazione, con Rosberg che riuscì a cogliere solamente un quinto in Italia. I risultati gli valsero comunque la conferma per l'anno successivo e il decimo posto in classifica piloti.

1981

Per il 1981 Fittipaldi si ritirò dalle corse e a Rosberg venne affiancato il brasiliano Chico Serra, con cui strinse amicizia.[4] La squadra affrontava però problemi finanziari, tanto che la squadra fu pure costretta a saltare il Gran Premio d'Austria,[10] e la vettura non era competitiva. A fronte di tali problemi il finlandese non colse alcun punto, ottenendo come miglior risultato un nono posto al Gran Premio del Brasile, e mancò la qualificazione in cinque occasioni.

L'arrivo in Williams e il titolo mondiale (1982-1985)[modifica | modifica wikitesto]

1982

L'annuncio del ritiro di Alan Jones alla fine del 1981 aprì a Rosberg le porte di un team di vertice. Impossibilitata ad assumere altri piloti in grado di garantire una certa esperienza, la Williams decise di puntare sul finlandese.[5] Dopo essersi liberato dal contratto con la Fittipaldi, adducendo mancati pagamenti per 2.300 dollari, si presentò al Paul Ricard per effettuare alcuni test e realizzò il record del circuito.[4] Frank Williams gli offrì quindi un contratto da 250.000 dollari e la possibilità di incassare i ricavi delle proprie sponsorizzazioni.[4] A causa della mancanza di un motore turbo non era comunque considerato tra i favoriti per il titolo.[11]

All'inizio della stagione Rosberg, pur non essendo membro della GPDA e non condividendo il metodo utilizzato, partecipò allo sciopero dei piloti contro l'entrata in vigore del nuovo regolamento.[4] Dopo una trattativa condotta da Pironi e Lauda, insieme ai colleghi prese parte al Gran Premio del Sudafrica, che concluse al quinto posto. Le tensioni che attraversavano l'ambiente, però, erano ancora alte e, al termine della gara in Brasile, da lui concluse in seconda posizione, Ferrari e Renault presentarono un reclamo in cui sostenevano che la sua vettura era irregolare, in quanto la Williams effettuava un rabbocco di acqua in serbatoi predisposti per il raffreddamento dei freni; per i rivali l'impiego di questi serbatoi era fittizio e il loro riempimento serviva solo a far rientrare le vetture all'interno del peso minimo del regolamento, che avveniva a vetture ferme e dopo la fine della corsa.[12] Il 20 aprile il Tribunale della FIA accolse il ricorso e Rosberg perse il piazzamento conquistato. Frattanto, proprio al termine dell'appuntamento brasiliano Carlos Reutemann annunciò il proprio ritiro e il finlandese divenne la prima guida. Nella prima parte di stagione, pur senza vincere, ottenne diversi piazzamenti a punti, tra cui due secondi posti a Long Beach e in Belgio e il terzo a Zaandvort. La stagione vide però la tragica morte di Gilles Villeneuve, tra i principali candidati alla conquista del mondiale, e un grave infortunio al suo compagno di squadra Pironi, in quel momento in testa alla classifica; al termine del Gran Premio di Germania, in cui Pironi si ruppe le gambe nelle qualifiche, Rosberg era terzo in graduatoria, distante dodici punti dalla vetta. Nelle ultime gare riuscì però a recuperare lo svantaggio e a laurearsi campione del mondo, con appena cinque punti sul francese e vincendo tra l'altro una sola gara, in Svizzera. Visto l'inaspettato successo il finlandese, tra l'altro primo campione del mondo del suo Paese, si sottopose ad un intenso tour de force per promuovere la sua immagine e guadagnarsi l'appoggio di nuovi sponsor.[4]

1983

Nel 1983 rimase in Williams, ma fu sfavorito dal fatto di non aver a disposizione un motore turbo, cosa che di fatto gli impedì di difendere il titolo mondiale.[4] All'esordio stagionale fu comunque in grado di piazzare la sua vettura in pole position. In gara, durante il rifornimento ai box la sua vettura si incendiò, ma domate le fiamme venne fatto rientrare in pista e, dopo una lunga rimonta, si piazzò secondo. Poche ore dopo, però, fu squalificato dai commissari per essere stato spinto dai propri meccanici al fine di far ripartire la vettura.[4] Il finlandese rimase molto deluso dall'aver perso il piazzamento ottenuto e arrivò alla gara di Long Beach altamente motivato, sperando di poter lottare per la vittoria, vista la conformazione del circuito che limitava le differenze tra vetture con motore aspirato e quelle con propulsore turbo.[13] Dopo essersi qualificato terzo, in gara fu autore di una prestazione molto contestata: al via urtò Arnoux facendogli perdere posizioni, mentre al 25º giro tentò un sorpasso impossibile al leader della corsa Tambay, centrandolo in pieno e causando il ritiro di entrambi.[14] Ottenne i primi punti stagionali al Gran Premio di Francia con un quinto posto, seguito da un quarto a Imola.

Conquistò una prestigiosa vittoria a Monaco grazie a un'azzeccata scelta di gomme;[15] Rosberg, su pista bagnata, decise infatti di partire con pneumatici da asciutto e si portò subito in testa alla gara senza più cedere il comando, nonostante una perdita di potenza del motore che lo costrinse a una manovra di grande abilità per evitare di colpire i guard-rail.[16] Dopo questo successo ottenne un podio anche a Detroit, ma nella parte centrale di stagione la Williams soffrì i mancati sviluppi di una vettura che presentava problemi rilevanti di sottosterzo e non riusciva a sfruttare le gomme, pensate soprattutto per i team dotati di motori turbo.[2] Fin dall'estate, infatti, Patrick Head era al lavoro per lo sviluppo della nuova FW09 che sarebbe stata equipaggiata dai turbo della Honda.[2] Visti i risultati deludenti il debutto della monoposto venne anticipato al Gran Premio del Sudafrica e, dopo sei gare concluse fuori dai punti, Rosberg riuscì a piazzarsi al quinto posto. Chiuse quindi il mondiale quinto con ventisette punti ottenuti.

Durante l'anno riuscì anche a imporsi nella Race of Champions, gara non valida per il campionato. Anni più tardi il finlandese definì questa stagione la sua migliore in termini di prestazioni.[4]

1984
Rosberg al Gran Premio di Dallas, in cui ottenne la sua unica vittoria stagionale

Nel 1984, la Williams si munì dei motori turbo della Honda, ma la stagione si presentò molto difficile. Nonostante i buoni risultati ottenuti nei test invernali e la possibilità di disporre di un propulsore in linea teorica all'altezza della concorrenza avessero galvanizzato il finlandese, che si considerava tra i papabili per il titolo mondiale,[17] la nuova FW09 presentava diversi problemi di telaio e il motore stesso non era affidabile e soffriva di vari guai, tra cui il turbo-lag.[4] Di fatto si trattava di una vettura molto difficile da guidare, tanto che lo stesso Rosberg in Austria si ritirò volontariamente perché non era in grado di tenere la monoposto in strada.[4] La stagione comunque partì con un secondo posto in Brasile, ma nelle corse seguenti, pur ottenendo buone prestazioni in qualifica, in gara colse solo qualche piazzamento e diversi ritiri.

Riuscì a vincere solamente a Dallas, in un Gran Premio disputato in condizioni estreme di caldo torrido e con l'asfalto in pessime condizioni.[18] Nonostante l'introduzione di una versione B della vettura già dalla seguente gara di Brands Hatch i risultati non migliorarono e il finlandese venne costretto al ritiro in tutti i successivi appuntamenti mondiali, chiudendo infine ottavo in classifica con 20,5 punti.

1985

Nel 1985 il rapporto con la Williams giunse al capolinea: Frank Williams decise di assumere come secondo pilota Nigel Mansell, non gradito a Rosberg, e il finlandese era uscito parecchio demoralizzato dalla stagione precedente.[4][19] A fronte di questi evento, deluso anche dal fatto di non essere stato consultato nella scelta del suo compagno di squadra, decise di non rinnovare il contratto in scadenza.[4] Nonostante la diffidenza iniziale i due collaborarono comunque proficuamente durante la stagione.[4]

Rosberg nel 1985 alla guida di una Williams

Il campionato, però, partì con alcune difficoltà: nelle prime gare la nuova FW10, tra l'altro prima vettura Williams con telaio in fibra di carbonio, si dimostrò una monoposto veloce, ma fragile.[20] In Brasile Rosberg riuscì infatti ad involarsi al comando prima di essere costretto al ritiro per la rottura del motore dopo dieci giri. Colse i primi punti al Gran Premio del Canada, ma venne penalizzato da una sosta ai box imprevista senza la quale aveva il ritmo gara per poter lottare per la vittoria.[21] La prestazione rappresentò per Rosberg un'iniezione di fiducia, viste anche le buone risposte date dalla vettura nel corso della gara, e affermò che a Detroit avrebbe potuto lottare per il primo posto.[21] Infatti sul tracciato statunitense il pilota finlandese si dimostrò fin da subito a suo agio e, dopo essere partito quinto, si installò in testa già dall'ottavo giro conducendo con autorità fino al termine.[22] Ottenne poi due pole position consecutive, tra cui quella di Silverstone in cui girò a una media superiore ai 258 km/h, stabilendo un record sul giro singolo che avrebbe resistito fino al Gran Premio d'Italia 2002.[23] Dopo alcune gare sfortunate, che lo videro costretto al ritiro mentre lottava per le posizioni di testa,[24] tornò ai punti al Gran Premio del Belgio e fu protagonista di un finale di stagione in crescendo: fu terzo a Brands Hatch, dove si esibì in una lunga rimonta dopo che un contatto con Senna gli aveva fatto perdere quasi un giro e, una volta ritrovatosi il brasiliano alle spalle per il doppiaggio, lo ostacolò permettendo il soprasso di Mansell, che poi vinse la gara.[25] Giunse poi secondo a Kyalami e vinse in Australia, conquistando il terzo posto in classifica piloti.

Ad agosto di quell'anno venne poi ufficializzato il suo passaggio alla McLaren per l'anno successivo al posto dell'austriaco Niki Lauda.[26]

Il passaggio in McLaren e il ritiro (1986)[modifica | modifica wikitesto]

Rosberg nel 1986 alla guida di una McLaren

Nel 1986 passò alla McLaren, scuderia in cui, alla fine dell'anno, chiuse la carriera (dopo aver annunciato il suo ritiro già da agosto)[27] senza risultati di rilievo. Durante tutta la stagione Rosberg ebbe problemi di sottosterzo e non riuscì mai ad adattarsi alla vettura.[4] Inoltre John Barnard non lo vedeva di buon occhio e concentrò le sue attenzioni principalmente su Prost.[4] I suoi unici acuti furono il secondo posto ottenuto a Monaco e la gara di Imola in cui venne costretto al ritiro per aver finito la benzina mentre occupava la piazza d'onore, anche se venne comunque classificato quinto.[4]

Durante le prove del Gran Premio di Germania (in cui conquistò la sua ultima pole position in carriera) decise poi di annunciare tramite un comunicato stampa il proprio ritiro; asserì che le ragioni della sua decisione erano dovute sia a un appagamento per i risultati raggiunti negli ultimi anni che per il fatto di non riconoscersi nelle nuove regole che avrebbero regolato la Formula 1 degli anni a venire.[28] Su questa valutazione aveva però pesato anche la morte dell'amico Elio de Angelis durante alcuni test privati al Paul Ricard. La sua ultima gara in Australia passò alla storia, paradossalmente, per il ritiro: dopo aver condotto buona parte della gara in testa e con ampio margine verso gli inseguitori, le sue gomme Goodyear ebbero grossi problemi e Rosberg si ritirò al 63º giro per una foratura.[4] La Williams vide prima Mansell (campione del mondo virtuale) costretto al ritiro dopo lo spettacolare scoppio di uno pneumatico, poi Piquet penalizzato da un tardivo pit-stop. Prost, che aveva cambiato le gomme in precedenza, si trovò così campione del mondo in un'annata che lo aveva visto come papabile solo dietro i due piloti della Williams. Dal canto suo Rosberg terminò la stagione al sesto posto, con ventidue punti ottenuti.

Risultati completi[modifica | modifica wikitesto]

1978 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Punti Pos.
Theodore/Wolf[29]
ATS[30]
TR1, WR3 e WR4
HS1 e D1
Rit NPQ NPQ NQ NPQ 15 16 Rit 10 NC Rit NPQ Rit NC 0
1979 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Wolf WR7 9 Rit Rit Rit Rit Rit NQ Rit 0
1980 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Fittipaldi F7 e F8 3 9 Rit Rit 7 NQ Rit NQ Rit 16 NQ 5 9 10 6 10º
1981 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Argentina.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Fittipaldi F8C Rit 9 Rit Rit Rit NQ 12 Rit Rit NQ NQ NQ NQ 10 0
1982 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of the United States.svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of France.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Switzerland (Pantone).svg Flag of Italy.svg Flag of Las Vegas, Nevada.svg Punti Pos.
Williams FW07C e FW08 5 SQ 2 2 Rit 4 Rit 3 Rit 5 3 2 1 8 5 44
1983 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Punti Pos.
Williams FW08C e FW09 SQ Rit 5 4 1 5 2 4 11 10 8 Rit 11 Rit 5 27
1984 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Belgium.svg Flag of San Marino.svg Flag of France.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of the United States.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of Portugal.svg Punti Pos.
Williams FW09 2 Rit 4 Rit 6 4 Rit Rit 1 Rit Rit Rit 8 Rit Rit Rit 20,5
1985 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Portugal.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Belgium.svg Flag of Europe.svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW10 Rit Rit Rit 8 4 1 2 Rit 12 Rit Rit Rit 4 3 2 1 40
1986 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Mexico.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/2C Rit 4 5 2 Rit 4 Rit 4 Rit 5 Rit 9 4 Rit Rit Rit 22
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

Dopo la Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

Rosberg alla guida della sua Opel nel campionato DTM del 1993

Terminata la carriera in massima serie, Rosberg si occupò di fare da manager ad altri piloti scandinavi, tra cui JJ Lehto e Mika Häkkinen.[4] Nel 1989 venne contattato da Piero Ferrari che lo invitò a Fiorano per svolgere dei test, ma il finlandese rifiutò ritenendo di non avere niente da dimostrare.[4] L'anno seguente, dopo una trattativa condotta con Jean Todt, firmò un contratto con la Peugeot per disputare il Campionato mondiale sportprototipi 1991. In coppia con Yannick Dalmas vinse due gare, ma a fine stagione optò per il ritiro, anche a seguito di un incidente avuto durante alcune prove a Monza.[4]

Passò quindi al DTM nel 1992, categoria in cui rimase fino al 1995, quando si ritirò definitivamente. Ottenne i suoi migliori risultati al primo anno, con una vittoria e il quinto posto finale in classifica. Nell'ultimo anno corse con un team proprio, che ancora è presente nella serie.

È stato inoltre manager del figlio Nico fino al 2007[4] e nel 2008 ha commentato i Gran Premi per la tv tedesca Premiere.[31]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Casamassima, pp. 712-713.
  2. ^ a b c d e f g h i j (EN) Leif Snellman, Honda power moves Williams back up the grid, forix.com. URL consultato l'8 marzo 2013.
  3. ^ (FI) Lars & Lea, personal.inet.fi. URL consultato il 21 aprile 2015.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak (EN) Simon Taylor, (No) lunch with... Keke Rosberg, motorsportmagazine.com, agosto 2008. URL consultato l'8 marzo 2015.
  5. ^ a b c (EN) Gerald Donaldson, Keke Rosberg, formula1.com. URL consultato il 6 marzo 2015.
  6. ^ Newman, pp. 288-290
  7. ^ (EN) Joe Saward, Ten years on: Keke Rosberg, Grandprix.com, 1° settembre 1992. URL consultato il 19 marzo 2015.
  8. ^ a b c d La Wolf story, autosprint.corrieredellosport.it, 27 luglio 2010. URL consultato il 19 marzo 2015.
  9. ^ Cristiano Chiavegato, Niente da fare contro la Williams in Stampa Sera, 14 gennaio 1980, p. 17. URL consultato il 18 marzo 2015.
  10. ^ Andretti forse con la McLaren in La Stampa, 14 agosto 1981, p. 14.
  11. ^ Rob Burnett, "I'm a cocky bastard and I know it" - Keke Rosberg, the original Flying Finn in mirror.co.uk, 20 aprile 2012. URL consultato l'11 marzo 2015.
  12. ^ Cristiano Chiavegato, Ferrari-Renault, guerra con Ecclestone in Stampa Sera, 22 marzo 1982, p. 21.
  13. ^ Cristiano Chiavegato, Rosberg promette una gara d'assalto in Stampa Sera, 25 marzo 1983, p. 16. URL consultato il 12 marzo 2015.
  14. ^ Cristiano Chiavegato, Perché Rosberg è il solo colpevole in La Stampa, 30 marzo 1983, p. 21. URL consultato il 12 marzo 2015.
  15. ^ L'azzardo di Rosberg 20 anni fa in La Gazzetta dello Sport, 02 giugno 2003, p. 31.
  16. ^ Ercole Colombo, Solo un brivido per la Williams in Stampa Sera, 16 maggio 1983, p. 19. URL consultato il 10 febbraio 2015.
  17. ^ Cristiano Chiavegato, Rosberg è sicuro: sarò io l'uomo da battere, 22 marzo 1984, p. 15. URL consultato il 13 marzo 2015.
  18. ^ Matteo Bramati, I 100 Gran Premi più Ricordati di Sempre: Dallas ’84, f1grandprix.motorionline.com. URL consultato l'11 marzo 2015.
  19. ^ Cristiano Chiavegato, Cosa nasconde la crisi di Arnoux in La Stampa, 25 ottobre 1984, p. 26. URL consultato il 14 marzo 2015.
  20. ^ Michele Fenu, Ecco le pagelle di Jacaparepaguà in La Stampa, 9 aprile 1985. URL consultato il 14 marzo 2015.
  21. ^ a b Cristiano Chiavegato, E ora entra in campo Rosberg in La Stampa, 20 giugno 1985. URL consultato il 14 marzo 2015.
  22. ^ Cristiano Chiavegato, Rosberg soffia l'uno-due a Ferrari in La Stampa, 24 giugno 1985. URL consultato il 14 marzo 2015.
  23. ^ Alberto Sabbatini, «Mai così veloce!». in Autosprint, n.38, 17-23 settembre 2002, p. 20.
  24. ^ Ercole Colombo, Rosberg, che rabbia in La Stampa, 8 settembre 1985, p. 26. URL consultato il 14 marzo 2015.
  25. ^ Cristiano Chiavegato, Prost, primo titolo francese in La Stampa, 7 ottobre 1985, p. 19. URL consultato il 14 marzo 2015.
  26. ^ Fabrizio Bocca, Un giorno a 5 facce in La Repubblica, 23 agosto 1985, p. 28.
  27. ^ Carlo Marincovich, Ma per molte scuderia la F1 è una camera a gas in La Repubblica, 13 agosto 1986, p. 38.
  28. ^ Walter Guagneli, Keke Rosberg: «Addio alla F1» in L'Unità, 26 luglio 1986, p. 19. URL consultato l'11 marzo 2015.
  29. ^ Stesso team con telaio diverso.
  30. ^ Con l'ATS dal GP di Svezia al GP di Gran Bretagna e nei GP di USA-Est e Canada.
  31. ^ Papà Rosberg intraprende una carriera giornalistica, f1grandprix.motorionline.com. URL consultato l'11 marzo 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pino Casamassima, Storia della Formula 1, Calderini Edagricole, 1996, ISBN 88-8219-394-2.
  • (EN) Robert Newman, Motor Racing Heroes: The Stories of 100 Greats, Haynes Publishing, 2014, ISBN 9780857334961.

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