James Hunt

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James Hunt
J. Hunt in 1977.jpg
James Hunt al Gran Premio di Svezia 1977
Dati biografici
Nome James Simon Wallis Hunt
Nazionalità Regno Unito Regno Unito
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Dati agonistici
Categoria Formula 1
Ritirato 1979
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1973-1979
Scuderie March, Hesketh, McLaren, Wolf
Mondiali vinti 1 (1976)
GP disputati 93 (92 partenze)
GP vinti 10
Podi 23
Pole position 14
Giri veloci 8
 

James Simon Wallis Hunt (Londra, 29 agosto 1947Londra, 15 giugno 1993) è stato un pilota automobilistico e commentatore televisivo britannico, vincitore del Campionato mondiale di Formula 1 1976.

Soprannominato Hunt "The Shunt", cioè "Hunt lo schianto" per indicare i suoi frequenti incidenti,[1] corse per la maggior parte della sua carriera in Formula 1, categoria in cui vinse 10 Gran Premi. Terminata la carriera di pilota a soli 31 anni divenne commentatore televisivo per la BBC, mantenendo tale ruolo fino alla morte, avvenuta il 15 giugno 1993 a seguito di un attacco cardiaco.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica sorgente]

James Hunt nacque il 29 agosto 1947 a Belmont, nel Borgo londinese di Sutton, secondo figlio di Sue e Wallis Hunt. Aveva due sorelle, Sally e Georgina, e tre fratelli, Peter, Timothy e David.[2] Inizialmente la famiglia visse in un appartamento a Cheam, per poi trasferirsi a Sutton quando Hunt aveva undici anni e infine spostarsi a Belmont.[3] Prima di compiere cinque anni la famiglia lo iscrisse in una scuola materna ad Ambleside, dopodiché frequentò le scuole a Hastings e il Wellington College. In questo periodo giocò per due anni a cricket e si dedicò al calcio, facendo il portiere. All'età di dodici anni prese parte anche a un torneo di tennis under 16.

Fin da bambino aveva una personalità ribelle e, secondo i genitori, cominciò a fumare fin dall'età di dieci anni. Nonostante i tentativi di indurlo a smettere Hunt continuò a praticare il suo vizio. Mentre era in vacanza con la famiglia in Galles, imparò a guidare utilizzando un trattore in una fattoria. Inizialmente però si sentiva frustrato per non avere la forza necessaria per cambiare la marcia del mezzo.[4] Una settimana dopo il suo diciassettesimo compleanno prese la patente e affermò che da quel momento la sua vita era veramente iniziata.[5] Nel 1965 cominciò a praticare lo sport sciistico recandosi in Scozia, replicando la spedizione pure nel 1966, occasione nella quale riportò un infortunio al braccio. Prima del suo diciottesimo compleanno, si recò a casa di Chris Ridge con cui faceva coppia nelle gare di doppio nel tennis. In questa occasione conobbe suo fratello Simon, pilota di Mini, che stava preparando una gara per il fine settimana. Hunt si recò con loro a Silverstone per vedere la gara e rimase affascinato dal mondo dell'automobilismo.[6]

Le formule minori[modifica | modifica sorgente]

Hunt cominciò la propria carriera di pilota nelle corse con le Mini. Si iscrisse per la prima volta in una gara a Snetterton, ma i commissari di gara gli impedirono di partecipare perché giudicarono la sua vettura irregolare. Per poter partecipare ad altre corse lavorò quindi per una compagnia telefonica, procurandosi i soldi necessari per disputare altre tre gare.[7]

Nel 1968 passò alla Formula Ford, correndo con una Russell-Alexis Mk 14 che il pilota pagò a rate. All'esordio, nonostante un errore nel settaggio dell'accensione del motore, che gli fece perdere 15 cv, riuscì a concludere al quinto posto. Ottenne la sua prima vittoria sul circuito di Lydden Hill e a Brands Hatch fece segnare il giro record.[8]

Formula 3[modifica | modifica sorgente]

Hunt impegnato in una gara di Formula 3 nel 1969

Nel 1969 Hunt fece il suo debutto nel campionato di Formula 3 alla guida di una Meryln Mk11A. Con questa vettura ottenne diverse vittorie, tanto che la British Guild of Motoring Writers lo premiò a fine anno come uno dei piloti inglesi più promettenti per il futuro.[9]

L'anno seguente fu poi protagonista di un controverso incidente con Dave Morgan durante la gara svoltasi al Crystal Palace. Dopo aver duellato per tutta la gara, durante l'ultimo giro, Morgan attaccò Hunt all'esterno della curva South Tower, ma le due vetture si toccarono ed entrambi i concorrenti furono costretti al ritiro. Hunt, una volta sceso dalla propria vettura, raggiunse Morgan e lo prese a spinte, facendolo cadere a terra. Entrambi i piloti vennero convocati dalla RAC che, dopo aver analizzato le sequenze dell'incidente, assolse Hunt e punì Morgan con una sospensione di un anno della licenza per correre. Lo stesso anno Hunt si incontrò anche con John Hogan e Gerry Birrell, stringendo un accordo di sponsorizzazione con la Coca Cola.[10]

La carriera di Hunt continuò alla March, con cui si accordò per disputare la stagione 1972. Dopo un inizio di stagione che lo aveva visto cogliere un podio e alcuni piazzamenti a punti, nella gara a Zandvoort fu costretto a fare da spettatore.[11] La March gli comunicò a maggio l'intenzione della scuderia di sostituirlo con Jochen Mass. Hunt si rivolse quindi al suo ex team manager Chris Marshall, che gli mise a disposizione una vettura di riserva,[11] ma spesso venne costretto al ritiro a causa di vari guasti meccanici.

Terminata l'esperienza con la March, Hunt venne assunto dalla Hesketh per correre in Formula 2. Nonostante la stagione si stesse rivelando fallimentare Lord Hesketh decise comunque di tentare il passaggio in Formula 1.

Formula 1[modifica | modifica sorgente]

I primi anni in Formula 1 (1973-1975)[modifica | modifica sorgente]

1973

Hunt fece il proprio debutto in Formula 1 nel 1973 al Gran Premio di Monaco, alla guida di una March 731 acquistata dal team di Lord Alexander Hesketh. Lo sviluppo della monoposto fu invece affidato a Harvey Postlethwaite. Inizialmente le altre scuderie non presero troppo sul serio la partecipazione della squadra inglese al campionato, ma ben presto Hunt cominciò a ottenere risultati rilevanti: in Francia conquistò un sesto posto, mentre in Gran Bretagna giunse quarto e fece segnare il giro più veloce. Andò, poi, a podio due volte, arrivando terzo in Olanda e secondo negli Stati Uniti. Concluse quindi all'ottavo posto in campionato con quattordici punti ottenuti.

Lo stesso anno fece breve apparizione alla 9 Ore di Kyalami, guidando in coppia con Derek Bell e giungendo secondo. Vinse anche il Trofeo Campbell, assegnato dalla RAC, come miglior pilota britannico dell'anno.

1974-1975

Nel 1974 fu pilota della Hesketh. Nella prima stagione ottenne tre podi, mentre nel 1975 conquistò una grande vittoria in Olanda e giunse quarto in classifica piloti.

Il passaggio in McLaren e il titolo mondiale (1976-1978)[modifica | modifica sorgente]

James Hunt festeggia sul podio la sua affermazione nel Gran Premio d'Olanda 1976. Al termine dello stesso anno vincerà il suo unico titolo mondiale di Formula 1.

Hunt ottenne i migliori risultati alla guida della McLaren. Uomo dal carattere irruente ed anticonformista, ebbe spesso contrasti con l'ambiente delle corse automobilistiche.[senza fonte] Nel 1976 si aggiudicò il titolo di campione del mondo di Formula 1 precedendo di un solo punto il ferrarista Niki Lauda. La stagione sembrava ormai di marchio Ferrari con Lauda protagonista. L'incidente al Gran Premio di Germania occorso a Lauda permise a James Hunt di recuperare gran parte dello svantaggio accumulato in campionato, proponendosi come principale avversario del pilota Ferrari. Lauda tornò al volante dopo soli 42 giorni dall'incidente, al Gran Premio di Italia. Il duello con Hunt proseguì fino all'ultima gara, il Gran Premio del Giappone sul circuito del Fuji.

La gara venne corsa sotto una pioggia torrenziale, e Lauda, nel corso del secondo giro, preferì fermarsi ai box e ritirarsi per la pericolosità delle condizioni. Hunt proseguì ed ottenne il piazzamento necessario a vincere il titolo. L'inglese rimarrà in McLaren anche per i due anni successivi, conquistando tre vittorie (Gran Bretagna, Stati Uniti Est e Giappone), tutte nel 1977. Con questo episodio, Hunt siglò un record anomalo: è infatti riuscito a essere in testa alla classifica mondiale solamente una volta, ma fu proprio quella della sua vittoria del mondiale[12], record eguagliato nel 2010 da Sebastian Vettel.

Fece scalpore, la stagione successiva, la sua polemica con Riccardo Patrese riguardo alle cause dell'incidente in cui perse la vita a Monza Ronnie Peterson nel corso del Gran Premio d'Italia 1978: inizialmente fu attribuita a Patrese la causa del terribile incidente con le accuse che partirono da Hunt prima di essere appoggiate dagli altri corridori. Successivamente nuove riprese televisive evidenziarono come le "responsabilità" dovessero essere ripartite fra più piloti, tra cui lo stesso Hunt.

L'addio al mondo delle corse (1979)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1979 passò alla Wolf, sostituendo Jody Scheckter e firmando un contratto annuale da ottocento milioni di lire.[13] Il pilota inglese, in cerca di rilancio, sperava di poter competere, se non per la vittoria del titolo mondiale, almeno per la conquista di qualche gara.[13] In realtà la WR7, con cui la scuderia canadese intendeva disputare la stagione, si rivelò scarsamente competitiva e molto difficoltosa nella messa a punto.[13] Hunt, sempre più demotivato di gara in gara, alla vigilia del Gran Premio del Sudafrica, annunciò il suo ritiro a fine anno,[13] salvo poi anticiparla al termine della corsa di Monaco. L'addio che diede al mondo delle corse fu al vetriolo: "Lascio ora e definitivamente perché - nel mondo della F1 - l'uomo non conta più!", ebbe a dire durante un'intervista.

Risultati completi[modifica | modifica sorgente]

1973 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
March 731 Rit 6 4 3 Rit NP 7 2 14
1974 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Sweden.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
March
Hesketh[14]
731
P308
Rit 9 Rit 10 Rit Rit 3 Rit Rit Rit 3 Rit 4 3 15
1975 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Sweden.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Hesketh P308 2 6 Rit Rit Rit Rit Rit 1 2 4 Rit 2 5 4 33
1976 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
McLaren M23 Rit 2 Rit 1 Rit Rit 5 1 SQ 1 4 1 Rit 1 1 3 69
1977 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
McLaren M23 e M26 Rit 2 4 7 Rit Rit 7 12 3 1 Rit Rit Rit Rit 1 Rit 1 40
1978 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Punti Pos.
McLaren M26 4 Rit Rit Rit Rit Rit 6 8 3 Rit SQ Rit 10 Rit 7 Rit 8 13º
1979 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Wolf WR7 Rit Rit 8 Rit Rit Rit Rit 0
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

Dopo la Formula 1[modifica | modifica sorgente]

In seguito al ritiro dalle corse si occupò delle telecronache dei Gran Premi, innescando anche violente polemiche con i colleghi, da lui spesso aspramente criticati.

La morte prematura[modifica | modifica sorgente]

Hunt fu trovato morto nella sua casa di Londra il 15 giugno 1993. Alla morte, giunta a soli 45 anni di età e attribuita ufficialmente a infarto, forse non furono estranei l'abuso di fumo e alcool specialmente negli ultimi anni di vita. Il corpo di Hunt venne cremato e le ceneri vennero inumate nel cimitero di Putney Vale, a Londra.

James Hunt nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Il film Rush del 2013, diretto da Ron Howard, tratta della rivalità sportiva maturata in pista, nel corso degli anni settanta, fra Hunt e l'austriaco Niki Lauda; la pellicola racconta principalmente del duello tra i due piloti per la conquista del titolo iridato, durante il campionato mondiale di Formula 1 1976. James Hunt è interpretato dall'attore australiano Chris Hemsworth.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Enzo Ferrari, nel suo libro Piloti, che gente! prese la vita agonistica di Hunt come perfetto esempio per spiegare la sua teoria sulla cosiddetta "parabola del pilota": all'inizio egli è affamato di vittoria, spende ogni grammo della sua energia per raggiungere l'ambito obiettivo, spesso supera i limiti a volte evidenti del mezzo meccanico e in una specie di trance agonistica raggiunge la vittoria Mondiale ma poi, distratto e logorato dalla fama, dagli agi e dagli impegni sempre più pressanti e numerosi dovuti alle incessanti richieste di tutti, perde quel tocco magico e si avvia prima o dopo a un lento ma inesorabile declino verso la mediocrità, fino quando decide di dire basta e ritirarsi. Per alcuni piloti ciò avviene più repentinamente, altri raggiungono ancora una, due o più volte la consacrazione, ma per tutti arriva poi il momento fatale di lasciare un mondo che non riconoscono più come proprio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ BBC - James Hunt, Racing Driver
  2. ^ Young, Hunt, op. cit., p. 9
  3. ^ Donaldson, op. cit., pp. 11, 12
  4. ^ Donaldson, op. cit., pp. 16-19
  5. ^ Donaldson, op. cit., pp. 24-30
  6. ^ Donaldson, op. cit., pp. 29-31
  7. ^ Donaldson, op. cit., pp. 41-43
  8. ^ Donaldson, op. cit., pp. 43-45
  9. ^ Donaldson, op. cit., p. 54
  10. ^ Donaldson, op. cit., pp. 61, 62
  11. ^ a b Donaldson, op. cit., pp. 75,76
  12. ^ M. Novello, James Hunt: l'amico rivale. Dalla Formula 3 al duello con Lauda, Torino, Aracne, 2012, pp. 113
  13. ^ a b c d Ercole Colombo, "Lascio la F.1 a fine anno. Ho paura, rischio troppo" in La Stampa, 3 marzo 1979, p. 24.
  14. ^ Con la Hesketh dal GP del Sudafrica.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 102375030 LCCN: n96074931