Ayrton Senna

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Ayrton Senna
Ayrton Senna 8 - Cropped.jpg
Dati biografici
Nome Ayrton Senna da Silva
Nazionalità Brasile Brasile
Altezza 175 cm
Peso 70 kg
Automobilismo Automobilismo
Dati agonistici
Categoria Formula 1
Ruolo pilota
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1984-1994
Scuderie Toleman, Lotus, McLaren, Williams
Mondiali vinti 3 (1988, 1990, 1991)
GP disputati 162 (161 partenze)
GP vinti 41
Podi 80
Punti ottenuti 614 (610 iridati validi)
Pole position 65
Giri veloci 19
Classificato come miglior pilota di tutti i tempi da Autosprint
 
« La vita è troppo breve per avere dei nemici. »
(Ayrton Senna[1])

Ayrton Senna da Silva (San Paolo, 21 marzo 1960Bologna, 1º maggio 1994[2]) è stato un pilota automobilistico brasiliano, tre volte campione del mondo di Formula 1 nel 1988, 1990 e 1991.

Considerato uno dei piloti di Formula 1 più forti di tutti i tempi,[3] si è dimostrato un campione assoluto in condizioni di asciutto, ma anche e soprattutto sul bagnato, riuscendo spesso in imprese entusiasmanti.[4] Coniugava la capacità di portare al limite la propria monoposto con una grande sensibilità nella messa a punto e nella scelta degli pneumatici.[5]

Particolarmente veloce sul giro in prova, Senna è stato il pilota, dopo Juan Manuel Fangio, Jim Clark ed Alberto Ascari, ad avere ottenuto più pole position in rapporto ai Gran Premi disputati, ed è il terzo pilota in classifica per numero di vittorie (41) dietro a Michael Schumacher (91) e Alain Prost (51).

Morì in seguito a un incidente nel Gran Premio di San Marino 1994.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Le formule minori[modifica | modifica sorgente]

Senna durante una gara di Kart

Figlio di famiglia benestante, Senna ebbe la possibilità di avvicinarsi precocemente al mondo dell'automobilismo, cominciando a gareggiare nei kart all'età di tredici anni con un Parilla 100 cm³ a Interlagos grazie al primo istruttore Lucio Pascual (detto Tsche), vincendo all'esordio e conquistando nello stesso anno, il 1973, il Campionato Junior.[6] Nel 1977 e nel 1978 vince il Campionato Sudamericano di categoria e dal 1978 per quattro volte consecutive quello brasiliano. Sbarcato in Italia a Milano, con i colori della Dap è protagonista dei campionati mondiali del 1979 e del 1980, sfiorando entrambe le volte la conquista del titolo.

Nel 1981 esordisce in Formula Ford 1600, disputando il campionato britannico RAC e il Townsend-Thoresen: li vince entrambi totalizzando 12 vittorie, 3 pole e 10 giri veloci su 19 gare. L'anno seguente passa alla Formula Ford 2000, disputando sia il campionato britannico Pace British sia l'Europeo EFDA: li vince entrambi aggiudicandosi 21 vittorie, 15 pole e 22 giri veloci su 29 gare. A fine stagione esordisce nell'ultima prova del difficile Campionato Britannico di Formula 3 conquistando incredibilmente pole, vittoria e giro più veloce.

Nel 1983 si schiera al via del Campionato Britannico F3 con una Ralt-Toyota del team West Surrey Racing e lo vince grazie a 12 vittorie, 15 pole e 13 giri veloci su 20 gare. A fine stagione partecipa alla prestigiosa gara internazionale di F3 di Macao nella quale si confrontano tutti i più forti piloti della categoria: parte dalla pole, domina entrambe le manches e segna il giro veloce. È di quest'anno la decisione di adottare il cognome materno Senna al posto del paterno Da Silva usato sino all'anno precedente, in quanto meno comune del diffusissimo Da Silva; tuttavia quell'anno vennero usati entrambi i cognomi per riferirsi a lui.

Formula 1[modifica | modifica sorgente]

L'arrivo in Formula 1 con la Toleman[modifica | modifica sorgente]

Senna alla guida della sua Toleman nel 1984

Dopo l'eccellente trafila nelle formule minori Senna esordì in Formula 1 nel Gran Premio del Brasile 1984 su Toleman-Hart. Nel corso della sua prima stagione diede subito prova di un talento eccezionale, cogliendo per la piccola scuderia inglese risultati mai registrati prima; su tutti il clamoroso secondo posto nel Gran Premio di Monaco, disputatosi sotto un diluvio.

La gara venne interrotta proprio per l'enorme quantità di acqua che inondava la pista, e ad Ayrton (che stava recuperando oltre sei secondi a giro su Alain Prost) venne negata una vittoria che ormai sembrava sicura. Già in questa gara si manifestarono quindi due costanti della sua carriera: la rivalità con il pilota francese e la sua abilità sotto la pioggia. Chiuse il primo Campionato Mondiale di F1 al 9º posto, conquistando, oltre a quello di Montecarlo, altri due podi in Gran Bretagna e Portogallo. Risale al 1984 anche l'unica mancata qualificazione di Senna, proprio a Imola, sul circuito dove dieci anni dopo perderà la vita.

Il passaggio alla Lotus[modifica | modifica sorgente]

Ayrton Senna alla guida della sua Lotus nel 1986.

Tra le varie scuderie che misero gli occhi su di lui, fu la Lotus a ingaggiarlo per il 1985. Alla seconda gara con il team inglese, Senna ottenne la vittoria ad Estoril nel Gran Premio del Portogallo sulla 97T, anche questo disputatosi sotto una pioggia torrenziale, dimostrando ancora una volta il suo straordinario talento in condizioni estreme. Nel corso della stagione Senna mostrò costantemente il punto forte della sua carriera: la velocità sul giro in prova. Ben 7 le pole position conquistate in questa stagione, grazie anche alla Lotus e alla bontà del motore turbo Renault, che in prova non soffriva delle limitazioni al consumo. La performance del V6 transalpino, infatti, era spesso vanificata da ritiri per guasti meccanici o da abbandoni per eccessivo consumo di benzina: in quel periodo il regolamento limitava il quantitativo di benzina disponibile a 195 litri, invece dei 225 dell'anno precedente. Difatti si accelerò l'evoluzione dei software elettronici di gestione del motore, tanto che i piloti iniziavano a gestire il ritmo di marcia con i primi Trip Computer nel cockpit.

Senna rimase con la Lotus per tre stagioni, l'ultima delle quali (il 1987), corsa con motori Honda, segnò l'inizio della lunga e proficua collaborazione col motorista giapponese. Il talento di Senna, però, non era espresso compiutamente in Lotus, team che gli consentiva di ben figurare, ma non di poter raggiungere l'obiettivo per il quale il brasiliano correva: il titolo mondiale. Dopo 3 stagioni, concluse due volte al quarto e una al terzo posto nel Mondiale con uno score di ben 16 pole, 6 Gp vinti e altrettanti giri veloci, abbandonò la Lotus per la ben più competitiva McLaren, che proprio a partire dal 1988 avrebbe avuto i motori Honda.

La consacrazione in McLaren[modifica | modifica sorgente]

1988

In McLaren, Senna trovò come compagno di squadra "il Professore" Prost, con il quale cominciò ben presto una rivalità destinata a segnare la Formula 1. La McLaren-Honda MP4/4 era una vettura eccezionale e questo consentì ai suoi due piloti di dominare il campionato in lungo e in largo, aggiudicandosi ben 15 dei 16 gran premi in programma.

Significativo l'episodio del Gran Premio di Monaco: Senna si ritirò per incidente alla curva del Portier mentre era al comando con ampio margine su Alain Prost.[7]

Senna, con 8 vittorie e ben 13 pole (all'epoca record assoluto), riuscì a coronare il sogno di aggiudicarsi il titolo Mondiale di Formula 1, con una gara d'anticipo, a Suzuka in Giappone. Sulla pista giapponese Ayrton disputò una delle più belle gare della sua carriera: pur avendo conquistato la pole, infatti, il brasiliano fu costretto per causa di un'esitazione alla partenza, al recupero da metà schieramento. La rimonta su Prost fu straordinaria e si concretizzò al 28º giro, con un sorpasso memorabile. Senna, quindi, vinse il titolo pur ottenendo meno punti totali di Prost, grazie al sistema degli scarti, che imponeva di considerare validi per il mondiale soltanto i migliori 11 piazzamenti; questa regola sarebbe stata rimossa nel 1991.

Fu proprio durante questa stagione che cominciò ad accendersi la rivalità con il compagno di squadra; al Gran Premio del Portogallo, mentre i due duellavano per la testa della corsa, Senna venne accusato da Prost di averlo chiuso verso il muretto e il transalpino giudicò la manovra pericolosa.[8]

1989
La McLaren MP4/5 che Senna utilizzò durante la stagione 1989.

Il 1989 cominciò sulla falsariga dell'anno precedente con un dominio netto della scuderia inglese e con Senna protagonista di tre vittorie nelle prime 4 gare; proprio in occasione del Gran Premio di San Marino la rivalità con Prost si fece ancor più accentuata. Tra i due piloti vi era, infatti, l'accordo di non superarsi durante il primo giro della corsa; Senna violò il patto e vinse la gara causando la furia di Prost al termine della gara.[9] Nei Gran Premi successivi, però, la McLaren MP4/5 evidenziò qualche debolezza dal punto di vista dell'affidabilità, che costrinse soprattutto Senna a diversi ritiri, favorendo indirettamente Prost. A due gare dalla fine il francese aveva 16 punti di vantaggio e la mancata vittoria del compagno di squadra in una delle ultime corse gli avrebbe garantito la conquista del campionato. Durante il Gran Premio del Giappone, a sei giri dalla fine, i due contendenti al titolo si ritrovarono a lottare per la prima posizione quando Prost chiuse la traiettoria a Senna durante un tentativo di sorpasso di quest'ultimo. Si trattò di una manovra molto discussa che ancora oggi non mette d'accordo i sostenitori dei due piloti: effettivamente, a termini di regolamento, Prost aveva diritto di traiettoria, avendo il muso della macchina più avanti di quello dell'avversario, ma la sua decisa sterzata anticipata sembrò, come evidenziato dalle immagini della corsa, una manovra volta a generare l'incidente.

Prost terminò lì la propria gara, Senna invece ripartì grazie a una spinta dei commissari, e attraversando la chicane rientrò in gara, pur con l'ala anteriore danneggiata per il contatto col francese. Dopo la sosta ai box e una veloce rimonta Senna riuscì a tagliare per primo il traguardo, dopo aver superato Alessandro Nannini nello stesso punto del tracciato e con una manovra analoga a quella tentata con Prost. Il brasiliano venne, però, squalificato dai commissari di gara per essere rientrato in pista tagliando la chicane.[10] Nannini vinse quindi la sua unica gara in carriera e Prost poté fregiarsi del suo terzo alloro mondiale.

L'episodio inasprì definitivamente i già compromessi rapporti che Senna aveva col compagno di squadra e con tutta la federazione, a quel tempo retta da Jean-Marie Balestre. Seguirono una serie di polemiche durante tutto l'inverno dell'anno: Senna, profondamente rattristato e scoraggiato, considerò il ritiro dalle corse, parlando di cospirazione ordita dal Presidente della FIA nei suoi confronti, mentre la Federazione minacciò al brasiliano la revoca della superlicenza per guidare in F1 e gli venne inflitta una squalifica di sei mesi con la condizionale.[11]

Senna durante il 1989.

Per rendere pubblica l'ipotesi di una cospirazione di Balestre e della federazione nei confronti del pilota brasiliano a vantaggio del francese e connazionale Prost, il direttore della McLaren Ron Dennis, alla vigilia del GP d'Australia, ultimo appuntamento di quella stagione, decise di mostrare su un maxi-schermo in una sala d'albergo gremita di giornalisti, alcuni filmati che dimostravano chiaramente come tutti i piloti in circostanze di gara simili avessero fatto la stessa manovra di Ayrton (passare tra le barriere di pneumatici all'esterno della chicane) senza subire alcuna penalità e di come il regolamento fosse stato manipolato solo per quell'occasione. Infatti in questa circostanza i commissari dissero che il brasiliano per riprendere la via della pista avrebbe dovuto fare una vera e propria inversione ad U rientrando nel punto in cui era uscito di strada, manovra anomala in Formula 1, considerati i seri rischi che avrebbe comportato per lui e per le altre vetture che sarebbero sopraggiunte. La questione del "taglio chicane" fu ridiscussa in riunione pre-gara tra piloti e Federazione proprio l'anno successivo, perché visto il precedente volevano tutti capire come avrebbero dovuto comportarsi in una situazione analoga. Ebbene l'inversione ad "U" fu bocciata da tutti i piloti e quindi anche dalla Federazione stessa che fu costretta ad un poco onorevole dietro-front.

1990

Senna ebbe modo di restituire il torto subito durante l'anno successivo. Prost era passato alla Ferrari, ma la stagione 1990 non cambiò la trama, con i due sempre in accanita lotta tra di loro.

Il copione si ribaltò: Senna arrivò in Giappone in vantaggio di classifica, ma col rivale in recupero. Partito al palo, fu bruciato da Prost in partenza, complice la pista più sporca dal lato della pole. Alla prima curva Prost chiuse la traiettoria, avendo ampio margine su Senna, che a sua volta, ritardando volontariamente la frenata (come avrebbe ammesso qualche anno più tardi)[12] speronò il francese. Entrambi finirono fuori gara (commentando a caldo l'episodio, Senna disse: «Le corse sono fatte così, certe volte finiscono alla prima curva, certe volte finiscono a sei giri dalla fine...», alludendo all'episodio dell'anno precedente che al contrario penalizzò lui anziché Prost). Il brasiliano era Campione del Mondo per la seconda volta.

1991
Senna con la McLaren nel 1991

Per la stagione 1991 la Honda decide di abbandonare il collaudato V10 e cominciare lo sviluppo del V12, credendo che quest'ultimo fosse il frazionamento vincente. La stagione parte bene, con 4 vittorie consecutive di Senna, ma quest'ultimo invita alla prudenza e sprona la propria squadra e la Honda a velocizzare lo sviluppo, lamentando alcune carenze. Il cambio di motorizzazione infatti, oltre a creare problemi di affidabilità, produce problemi di bilanciamento vettura. Le vittorie iniziali sono favorite dal calo di competitività della Ferrari e soprattutto dall'inaffidabilità della rivale Williams, che sta sviluppando il cambio al volante e la nuova motorizzazione Renault. Non appena la Williams risolve i propri problemi, escono i veri valori in campo. Senna cerca come può di tamponare lo strapotere dell'eccezionale FW14. Al GP di Ungheria la Shell fornisce alla McLaren una speciale benzina che consente di ritrovare un po' di competitività, garantendo a Senna un'importantissima vittoria. A Spa la vittoria è frutto nuovamente del ritiro degli avversari. La svolta decisiva avviene in Portogallo, dove la Williams getta una facile vittoria sbagliando completamente il pitstop (viene avvitata male la ruota posteriore), allontanandosi dal sogno mondiale. A Suzuka un errore di Mansell apre la strada al terzo titolo mondiale di Senna, che arriva con una gara d'anticipo. Durante la stagione, Ayrton Senna, vinse la sua prima gara in Brasile, davanti al proprio pubblico. Il brasiliano dovette lottare con problemi al cambio dal 60º giro in poi, infatti perse tutte le marce ad eccezione della sesta. Nonostante tutto vinse, e a fine gara svenne a causa dell'immane stress fisico e accusò dolori lancinanti alle spalle e alle mani. Ripresosi, riuscì a fatica ad alzare la coppa del primo classificato, poiché a causa dei problemi citati in precedenza, si affaticò molto.

1992
Ayrton Senna sul gradino più alto del podio nel Gran Premio d'Italia 1992, tra Martin Brundle e Michael Schumacher.

Nel 1992 Senna e la McLaren nulla possono contro la Williams FW14B, dotata di sospensioni attive. Nelle prime 5 gare il brasiliano arriva al traguardo solo due volte, terzo in Sudafrica e Imola, dimostrando i problemi di competitività e affidabilità della monoposto di Woking. Il tempo perso per risolvere i problemi, la tardiva introduzione del cambio al volante, e la scelta rivelatasi sbagliata dell'Honda V12, hanno impedito a Senna di lottare per il titolo. La stagione termina con soli tre successi (Monaco, Budapest e Monza) e relega Senna al 4º posto in classifica, superato anche dall'astro nascente Michael Schumacher. Resta però memorabile un episodio che testimonia la grande umanità di Ayrton Senna: durante le prove del Gran Premio del Belgio a seguito di un incidente, la Ligier del pilota francese Erik Comas carambola a centro pista e il pilota sviene col motore acceso. Il primo pilota a fermarsi è Ayrton Senna. Rischiando la vita, spegne il motore e raddrizza la testa del pilota francese, muovendola verso una posizione più naturale.

Al termine della stagione la Honda si ritira dal mondiale. Per la stagione seguente Senna tenta di farsi ingaggiare dalla Williams, con la quale però ha firmato il rientrante acerrimo rivale Alain Prost, che ha posto il veto su un eventuale ingaggio di Senna per il 1993. Così il brasiliano è costretto a rimanere alla McLaren, ora dotata del motore clienti Ford 8 cilindri, non all'altezza del Renault 10 cilindri.

1993
Senna alla guida della sua McLaren al Gran Premio di Germania del 1993.

Il 1993 non prometteva meglio per Senna, che con la McLaren motorizzata Ford doveva affrontare la grande favorita Williams, la cui prima guida era diventato il rivale di sempre, l'ormai trentottenne Alain Prost. Nei primi mesi dell'anno Senna pensò anche al ritiro dalla Formula 1,[13] per poi firmare un accordo in extremis con la McLaren. Tuttavia, nonostante l'evidente inferiorità di mezzo, Senna diede vita ad alcune gare spettacolari, in particolare nel Gran Premio d'Europa a Donington Park, una delle più belle vittorie del campione brasiliano: pur sotto l'acqua, che a lui non sembrava arrecare nessun svantaggio, Senna diede spettacolo effettuando quattro sorpassi nel solo primo giro e dominando la gara. Alla fine s'impose con quasi un minuto e mezzo di distacco su Damon Hill e un giro su Prost. Nel corso dell'anno, la differenza di qualità e potenza (troppo evidente) si fece sentire e il francese riuscì, a fine anno, a divenire campione del mondo. Senna fu vicecampione, ottenendo 5 vittorie stagionali. Tra queste, oltre a Donington, la seconda in carriera nel GP di casa, sempre sul bagnato, aggiudicato con sorpasso su Damon Hill; poi, ancora, la quinta vittoria consecutiva (un record) a Monte Carlo. Durante la stagione, la sua McLaren palesò anche alcuni problemi di affidabilità, abbandonandolo a Imola, in Canada, in Ungheria e in Portogallo quando era 2º e a Silverstone quando era 3º (finisce la benzina all'ultimo giro e si classifica 5º). Concluse la stagione conquistando gli ultimi due gran Premi in Giappone e Australia, la sua ultima vittoria (in cui ottenne l'unica pole della stagione) che coincise con l'ultima gara in Formula 1 dello storico rivale Prost, nell'occasione giunto secondo ma diventato campione; i due si abbracciarono sul podio.

Il passaggio alla Williams[modifica | modifica sorgente]

Dopo la conquista dell'ultimo titolo iridato, Prost conclude la propria carriera. Nel 1994 Senna lasciò la McLaren per trasferirsi proprio alla Williams campione in carica. Da quell'anno il regolamento vietava tutti i dispositivi elettronici (come le sospensioni attive e il controllo di trazione), un punto di forza della Williams nel 1992 e 1993. Con il nuovo regolamento, la Williams perse competitività. La monoposto progettata da Adrian Newey non era solo meno competitiva che in passato; era anche troppo stretta nella zona dell'abitacolo, e Senna faticava a calarvisi e di conseguenza faticava nella guida (lo stesso Senna, dopo le prime prove effettuate con la vettura, affermò: "se mangiassi anche solo un panino, non riuscirei ad entrare nell'abitacolo..."). La vettura era inoltre instabile e difficile da guidare, a causa dell'eliminazione dei dispositivi elettronici. Senna cominciò i lavori di collaudo, ma sarebbe servito del tempo per risolvere tutti i problemi della vettura; è con questi presupposti che cominciò il mondiale. Nelle prime due prove Senna conquistò due pole position, però in gara collezionò due ritiri (le due gare furono vinte dal futuro campione Michael Schumacher). Anche nella terza prova del mondiale, il Gran Premio di San Marino, Senna conquistò la pole position, la terza di fila.

Il drammatico fine settimana di Imola[modifica | modifica sorgente]

A caratterizzare la gara sarà ben altro. Le prove, cominciate in malo modo il venerdì con l'incidente di Rubens Barrichello alla variante bassa (senza gravi conseguenze),[14] e funestate dall'incidente mortale di Roland Ratzenberger alla curva Villeneuve il sabato, segneranno profondamente lo stato d'animo del campione brasiliano e porteranno Ayrton a correre con la bandiera austriaca nella sua monoposto per sventolarla in caso di vittoria in segno di solidarietà (tale bandiera fu poi rinvenuta all'interno dei resti della Williams dopo l'incidente, intrisa del sangue del pilota brasiliano).[15] Erano le 14:17 quando al 7º giro, il secondo dopo la ripartenza dietro la safety car (entrata in seguito a un incidente alla partenza che aveva coinvolto J.J. Lehto e Pedro Lamy; i rottami delle vetture avevano inoltre provocato il ferimento di alcuni spettatori), Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo.[16] Il piantone era stato modificato e allungato nella notte dopo le prove cronometrate, alla vigilia della gara, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione.[17] La saldatura manuale si era mostrata però insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara,[18] e il giorno successivo, dopo la partenza, il pilota non poté quindi fare nulla per controllare la monoposto.

Senna, infatti, rimasto ormai passeggero impotente di una vettura ingovernabile, frenò (come si vede anche dalle immagini riprese dalla videocamera montata sulla monoposto), ma non riuscì a evitare il muro del Tamburello. Le conseguenze risultarono tragiche: l'impatto fu tremendo, coinvolgendo la parte anteriore destra della monoposto. Un'altra causa del ridotto rallentamento fu data dalla presenza di un gradino d'asfalto coperto d'erba all'ingresso della via di fuga, che fece sobbalzare la vettura facendole conservare la velocità.

La tomba di Senna con l'incisione "Niente mi può separare dall'amore di Dio".

Il puntone della sospensione anteriore destra, spezzatosi, penetrò nella visiera del casco del pilota, dal bordo superiore[19]. Ciò causò lo sfondamento della regione temporale destra e provocò gravissime e fatali lesioni. In seguito il pilota brasiliano perse oltre 3 litri di sangue e, dopo i primi soccorsi a bordo pista prestatigli dall'equipe medica sotto l'occhio vigile del medico della FIA Sid Watkins, fu deciso di trasportarlo via elicottero all'Ospedale Maggiore di Bologna. Qui il pilota venne ricoverato nel reparto di rianimazione, dove si accertò che il danno più rilevante era il trauma cranico provocato proprio dal puntone della sospensione; ogni sforzo per salvargli la vita fu vano e Senna spirò alle ore 18,40, all'età di 34 anni, senza aver mai ripreso coscienza. Poche ore dopo, la magistratura italiana ordinò l'autopsia sul corpo del campione, nel quale non furono riscontrati altri danni fisici di particolare gravità. Ciò è spiegabile col fatto che l'angolo d'impatto, di soli 22º, aveva permesso una progressiva dissipazione dell'energia cinetica, prima contro il muretto e quindi nella sabbia. La cosa non deve destare meraviglia, dal momento che analoghi incidenti ad alta velocità nello stesso punto, come quello di Nelson Piquet nel 1987, quello di Gerhard Berger nel 1989 o quello di Michele Alboreto nel 1991, si erano risolti senza particolari traumi da decelerazione al pilota. In Brasile furono proclamati tre giorni di lutto nazionale, mentre a seguito delle indagini sulla morte del brasiliano, il circuito di Imola fu posto sotto sequestro.[20] Molte migliorie sono state successivamente apportate a livello tecnico, dopo che in un primo momento la Federazione aveva varato un piano d'emergenza per il prosieguo della stagione.[21]

Rimpatriata la salma di Senna, questa venne inumata nel cimitero di Morumbi, nella città natale di San Paolo il 5 maggio 1994. Sedici fra amici, rivali ed ex piloti lo accompagnarono al luogo della sepoltura: Emerson Fittipaldi, Christian Fittipaldi, Wilson Fittipaldi, Roberto Moreno, Rubens Barrichello, Raul Boesel, Maurizio Sandro Sala (rivale di Ayrton ai tempi dei kart), Alain Prost (che aveva seguito la gara di Imola come commentatore per TF1), Jackie Stewart, Johnny Herbert, Thierry Boutsen, Gerhard Berger, Michele Alboreto, Hans-Joachim Stuck, Derek Warwick e Damon Hill.

Il logo "Ayrton Senna Sempre" sul musetto delle monoposto Williams nel 2014, nel ventennale della scomparsa del pilota brasiliano.

Il 26 aprile 1997 fu eretto un monumento in memoria del pilota all'interno della curva del Tamburello (oggi trasformata in variante), pressappoco nel punto in cui Ayrton ebbe l'incidente mortale. La statua, alta circa due metri, è un corpo bronzeo che poggia su un prezioso basamento di marmo grigio e pesa quasi 380 chili. Commissionata dal Comune di Imola, proprietario dell'autodromo, e dalla Sagis, la società che all'epoca aveva in gestione l'impianto, l'opera è stata realizzata dallo scultore Stefano Pierotti, di Pietrasanta (LU).

Il processo[modifica | modifica sorgente]

Successivamente, nel 1997, si aprì il processo sulla morte di Senna, che portò nel 2005 all'assoluzione sia del patron della Scuderia Williams F1 Frank Williams, sia del progettista della vettura Adrian Newey, in tutti i tre gradi di giudizio; la Corte di Cassazione ha invece sentenziato nel medesimo anno, il "non luogo a procedere" per la richiesta di assoluzione rivolta al direttore tecnico del team Patrick Head, in quanto egli già riconosciuto colpevole di omicidio colposo, ma non condannabile essendosi estinto il reato per prescrizione.[22] Il processo ha consentito di portare alla luce numerose anomalie nell'atteggiamento della Williams e della Federazione, nel caso ad esempio della misteriosa sparizione delle centraline elettroniche della FW16[23] o nel caso della cancellazione degli ultimi fotogrammi del camera-car di Ayrton.[24]

Da precisare che la formula di proscioglimento esatto sarebbe "non doversi procedere" (n.d.p.), perché la diversa formula "non luogo a procedere" è applicata per il proscioglimento in udienza preliminare, allorché il giudice dell'udienza preliminare (GUP) - disattendendo la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero - ritiene che non vi siano elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio. Tale formula indica un accadimento unico in ambito processuale: una assoluzione piena (nel merito) senza istruttoria alcuna.[senza fonte]

Numeri e statistiche[modifica | modifica sorgente]

Ayrton Senna ha preso il via in 161 GP (su 162 partecipazioni), cogliendo 41 vittorie (35 McLaren e 6 Lotus), 65 pole position (46 McLaren, 16 Lotus e 3 Williams),[25] 19 giri più veloci (15 McLaren, 3 Lotus e 1 Toleman), 7 Hat Trick (6 McLaren e 1 Lotus), in gara e 610 punti iridati validi (su 614 totali). È partito per 87 volte in prima fila e ha ottenuto 96 piazzamenti a punti, 80 dei quali sul podio, percorrendo 13672 km al comando di una corsa, vale a dire 2931 giri. Memorabili e ricche di pathos furono le sue vittorie commentate dal famoso telecronista brasiliano Galvão Bueno, che per Ayrton aveva una autentica predilezione. Proprio Galvão commentò in diretta e con grande emozione, la gara in cui Ayrton perse la vita per la rete televisiva brasiliana Rede Globo.

Dopo il tragico incidente, tutti i circuiti di Formula 1 furono oggetto di controlli e successive revisioni dei tracciati, ove necessarie, per garantire maggior sicurezza ai piloti. La curva del Tamburello, nella fattispecie, fu modificata e, nel tratto centrale, sostituita con una chicane. Furono anche prese misure, sia immediate sia a lungo termine, per aumentare la sicurezza delle vetture e diminuirne le velocità, tanto che dall'incidente di Senna non ci sono più stati incidenti mortali.

Risultati in Formula 1[modifica | modifica sorgente]

1984 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Belgium.svg Flag of San Marino.svg Flag of France.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of the United States.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of Portugal.svg Punti Pos.
Toleman TG183B e TG184 Rit 6 6 NQ Rit 2 7 Rit Rit 3 Rit Rit Rit Rit 3 13
1985 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Portugal.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Belgium.svg Flag of Europe.svg Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Lotus 97T Rit 1 7 Rit 16 Rit Rit 10 Rit 2 3 3 1 2 Rit Rit 38
1986 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Mexico.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Lotus 98T 2 1 Rit 3 2 5 1 Rit Rit 2 2 Rit Rit 4 3 Rit 55
1987 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Mexico.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Lotus 99T Rit 2 Rit 1 1 4 3 3 2 5 2 7 5 Rit 2 SQ 57
1988 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Mexico.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/4 SQ 1 Rit 2 1 1 2 1 1 1 1 10 6 4 1 2 90 (94)
1989 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Mexico.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/5 11 1 1 1 Rit 7 Rit Rit 1 2 1 Rit Rit 1 SQ Rit 60
1990 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Mexico.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/5B 1 3 Rit 1 1 20 3 3 1 2 1 1 2 Rit Rit Rit 78
1991 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Mexico.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/6 1 1 1 1 Rit 3 3 4 7 1 1 2 2 5 2 1 96
1992 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Mexico.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/6B e MP4/7A 3 Rit Rit 9 3 1 Rit Rit Rit 2 1 5 1 3 Rit Rit 50
1993 Scuderia Vettura Flag of South Africa 1928-1994.svg Flag of Brazil.svg Flag of Europe.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/8 2 1 1 Rit 2 1 18 4 5 4 Rit 4 Rit Rit 1 1 73
1994 Scuderia Vettura Flag of Brazil.svg Flag of the Pacific Community.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Europe.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW16 Rit Rit Rit 0
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

Senna e la religione[modifica | modifica sorgente]

« Mi ferisce che si dica che credo di essere imbattibile a causa della mia fede in Dio. Ciò che voglio dire è che Dio mi dà la forza e inoltre che la vita è un dono che Dio ci ha dato e noi siamo obbligati a mantenerlo con cura.[26] »

Il rapporto profondo di Ayrton Senna con la religione aveva radici lontane derivanti dalla sua famiglia, in particolar modo dall'educazione ricevuta dalla madre. Nella sua valigetta personale Senna portava con sé la Bibbia e prima di ogni partenza ne leggeva un passo. In una intervista, dichiarò di aver visto Dio accanto a lui, sullo schieramento di partenza del Gran Premio del Giappone del 1988.[5]

Sulla sua tomba, a San Paolo del Brasile, è scolpita una citazione dalla Lettera dell'apostolo Paolo ai Romani 8,39: «Nada pode me separar do amor de Deus», in italiano Niente mi può separare dall'amore di Dio.[27]

Influenza di Senna nel cinema, nella musica e nello sport[modifica | modifica sorgente]

  • Lucio Dalla ha dedicato nel 1996 a Senna la canzone Ayrton.[28]
  • Senna viene citato nella canzone Marmellata #25 del cantante Cesare Cremonini.
  • Senna viene citato nella canzone Victory del rapper francese Soprano.
  • Il gruppo italiano degli SHW ha dedicato un brano al pilota, intitolato ADS (Ayrton da Silva).
  • In occasione del Gran Premio del Brasile 2010 è stato presentato, per il lancio internazionale, il film biografico Senna.
  • Un'altra canzone dedicata a Senna è Saudade di Chris Rea.
  • Enigma cita Senna nella canzone Turbo di Raige con il featuring di Salmo e DJ Slait.
  • MadMan cita Senna nella canzone Escape From Heart
  • La nazionale di calcio brasiliana dedicò a Senna la vittoria del Campionato mondiale di calcio 1994.
  • Nesli cita Senna nella sua canzone Strano Italiano, appartenente all'album Home.
  • La scuola di Samba di Rio de Janeiro "Unidos da Tijuca" gli ha dedicato il tema della sfilata durante il Carnevale di Rio 2014 vincendo la competizione tra le 12 scuole in gara.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Senna spesso dava in beneficenza parte dei guadagni che accumulava grazie alla sua attività di pilota. La sua opera di carità è stata rivelata solamente dopo la sua morte; è stata la sorella a dichiarare e a svelare queste donazioni che il pilota tenne sempre nascoste mentre era in vita.[29] Nel testamento del campione brasiliano, grosse somme sono state destinate a opere di beneficenza.[30] Tale generosità rivive nella Fondazione Ayrton Senna, un ente senza scopo di lucro creata proprio dalla sorella Viviane al termine della stagione 1994 e che dà la possibilità ai ragazzi brasiliani meno abbienti di studiare e di sviluppare le loro abilità e talenti. Una citazione famosa di Ayrton Senna era: "I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti la stessa possibilità".[31]
  • Nel 1994 circolarono insistenti voci che volevano Senna alla Ferrari dal 1995.[32] Esistono diversi documenti che confermano le trattative, più volte arenatesi, per un matrimonio tra la Scuderia del Cavallino e il pilota brasiliano.[33] Ayrton aveva già firmato un precontratto nel 1990 con l'allora ds della Rossa Cesare Fiorio per correre alla Ferrari la stagione successiva, ma dopo l'abbandono di Fiorio (a seguito di contrasti con Prost) l'accordo non ebbe seguito. Secondo Julian Jakobi, manager del pilota, Senna considerava la Ferrari come l'anima della Formula 1, e così come ricordato anche dall'amico Gerhard Berger, egli prefigurava da sempre di approdarvi. Jean Todt asserì di aver conosciuto Senna nel settembre 1993, con l'auspicio di portarlo a Maranello sin dal 1995.
  • Milton da Silva, padre di Ayrton, dichiarò che il figlio, visti i buoni rapporti con Giancarlo Minardi e i componenti della sua scuderia, avrebbe espresso il desiderio, a fine carriera, di correre per un anno e a titolo gratuito a bordo di una Minardi, per dare una mano al team nello sviluppo della loro vettura.[34]
  • Dopo la sua morte la nazionale brasiliana di calcio gli dedicò il mondiale vinto nel 1994.[35]
  • La famiglia della madre di Ayrton, donna Neide Senna, era di origine napoletana.
  • I colori e disegni del suo casco furono poi ripresi da suo nipote Bruno Senna per commemorare suo zio.
  • A partire dal 1995, il team Williams ricorda Ayrton su ognuna delle sue vetture, sfoggiando nell'alettone anteriore il marchio dei suoi prodotti "Senna Driven To Perfection".
  • Il fotografo Angelo Orsi, collaboratore del settimanale Autosprint e amico di Ayrton, è stato l'unico a catturare delle foto in cui è visibile il volto del pilota durante i soccorsi successivi all'incidente fatale. Tuttavia, egli ha deciso di non pubblicare né mostrare mai a nessuno tali foto,[36] ad eccezione della famiglia e della fidanzata del pilota.
  • Senna viene inserito nell'introduzione televisiva giapponese della Formula 1, ogni volta in cui il gran premio si svolge in Giappone.
  • Ayrton è stato un aeromodellista, oltre che pilota di aerei. Amante del volo in tutte le sue forme, ha volato sul Mirage III biposto. Fu nominato pilota da caccia onorario della Força Aérea Brasileira.
  • Ayrton Senna non si fece mai fotografare senza casco seduto nell'abitacolo della propria vettura sulla griglia di partenza di un Gran Premio, ad eccezione del fatale Gran Premio di San Marino del 1994.
  • A Londra, il museo delle cere Madame Toussaud, ha esposto per diverso tempo una statua di cera di Ayrton Senna.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le frasi che hanno creato un mito, ayrtondasilva.net. URL consultato il 21 marzo 2014.
  2. ^ Carlo Marincovich, Ecclestone il padrino più dollari che cuore in La Repubblica, 6 maggio 1994, p. 26. URL consultato il 21 marzo 2014.
  3. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=6937656 .
  4. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1837936 .
  5. ^ a b Pino Allievi, Senna, il fuoriclasse col tocco mistico della F.1 in Gazzetta dello Sport (Milano), 1º maggio 2009. URL consultato il 21 marzo 2014.
  6. ^ (EN) Ayrton Senna, motorsportsetc.com. URL consultato il 21 marzo 2014.
  7. ^ Monaco, 70 edizioni di pathos: storie e personaggi, curva per curva, f1web.it, 23 maggio 2011. URL consultato il 21 marzo 2014.
  8. ^ (EN) Grand Prix Results: Portuguese GP 1988, grandprix.com, 25 settembre 1988. URL consultato il 21 marzo 2014.
  9. ^ Mark Hughes, The Unofficial Complete Encyclopedia Of Formula One, Hermes House, p. 72, ISBN 1-84309-864-4.
  10. ^ (EN) Grand Prix Results: Japanese GP, 1989, grandprix.com, 22 ottobre 1989. URL consultato il 21 marzo 2014.
  11. ^ Enrico Mapelli, I dati della Formula 1, p. 57, ISBN 88-7911-217-1.
  12. ^ (EN) Joe Saward, Ayrton Senna attacks Jean-Marie Balestre, granprix.com, 1º ottobre 1991. URL consultato il 21 marzo 2014.
  13. ^ Saluti e baci in Autosprint, nº 45, 1993.
  14. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1241967 .
  15. ^ Ayrton per sempre, la corsa senza fine dell'ultimo martire in La Stampa, 20 aprile 2006. [collegamento interrotto]
  16. ^  Foto del piantone lesionato.. L'immagine è stata tratta da: ayrton-senna.com
    Si vedano anche le fotografie pubblicate dalla rivista Autosprint nei numeri subito successivi l'incidente che mostrano il relitto del piantone di sterzo accanto alla vettura di Senna già durante i soccorsi.
  17. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1503970 .
  18. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1374940 .
  19. ^ (EN) Ayrton Senna Yellow Helmet: The Senna Files: PicSfiles #3 - The Yellow Helmet Mistery, ayrton-senna.com. URL consultato il 21 marzo 2014.
  20. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1242797 .
  21. ^ Senna, il processo. Il piano d’emergenza che travolge regolamenti e circuiti, F1WEB.it, 16 febbraio 2012. URL consultato il 21 marzo 2014.
  22. ^ Patrick Head lascia le corse: 113 vittorie e il peso della morte di Ayrton Senna, F1WEB.it, 5 gennaio 2012. URL consultato il 21 marzo 2014.
  23. ^ Senna, il processo. Guardie e ladri: l’enigma delle centraline elettroniche, F1WEB.it, 8 novembre 2011. URL consultato il 21 marzo 2014.
  24. ^ Il giallo del camera-car: quando sparì il video dell’incidente di Senna, F1WEB.it, 1º maggio 2012. URL consultato il 21 marzo 2014.
  25. ^ (EN) Gerald Donaldson, Formula 1™ - The Official F1™ Website, formula1.com. URL consultato il 21 marzo 2014.
  26. ^ Fernanda Di Monte, Avvenire, 1º maggio 2009.
  27. ^ Nestore Morosini, In pace sulla collina di Ayrton, lontani dalla guerra di Imola in Corriere della Sera, 27 marzo 1997, p. 43. URL consultato il 21 marzo 2014.
  28. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1621224 .
  29. ^ Bambini, crescete felici nel nome di Ayrton in Corriere della Sera, 5 dicembre 1996, p. 9. URL consultato il 21 marzo 2014.
  30. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1332253 .
  31. ^ Citato dalla sorella Viviane nel programma televisivo Record.
  32. ^ Carlo Marinovich, Caro Senna tante grazie, la Ferrari ha già due piloti in la Repubblica (Francorchamps), 27 agosto 1993, p. 27. URL consultato il 21 marzo 2014.
  33. ^ Ayrton Senna sulla Ferrari, il matrimonio impossibile che il Drake già sognava, F1WEB.it, 6 febbraio 2012. URL consultato il 21 marzo 2014.
  34. ^ f1grandprix.it, http://www.f1grandprix.it/css/notizia.asp?ID=210&categ=p1. [collegamento interrotto]
  35. ^ La storia dei mondiali di calcio 1994 Il Brasile conquista la terra degli yankee, nuovasocieta.it. [collegamento interrotto]
  36. ^ (EN) Dylan Jones, The last 96 hours of Ayrton Senna, Forix.com, 22 aprile 2011. URL consultato il 21 marzo 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ayrton Senna, Guidare in pista, 1ª ed., Brescia, La Mille Miglia Editrice, 1991, ISBN 88-85306-02-0.
  • Pino Casamassima, Storia della Formula 1, Bologna, Calderini Edagricole, 1996, ISBN 88-8219-394-2.
  • Carlo Cavicchi e Angelo Orsi, Senna vero, 2ª ed., San Lazzaro di Savena, Conti Editore, 1993.
  • Paolo D'Alessio, Ayrton Senna. La storia e la carriera in 300 immagini, Edizioni Gribaudo, 2008, ISBN 978-88-7906-596-2.
  • Beppe Donazzan, Darwin Pastorin e Giorgio Lago, Senna vive, Limina Editore, 2004, ISBN 88-88551-58-1.
  • Christopher Hilton, Ayrton Senna. Il genio della Formula 1, 1ª ed., Vimodrone, Giorgio Nada Editore, 1991, ISBN 88-7911-050-0.
  • Nicola Santoro, La curva dei silenzi: Il caso Senna, Di Renzo Editore, ISBN 88-86044-98-4.
  • Giorgio Terruzzi, Suite 200. L'ultima notte di Ayrton Senna in Collana Vite inattese, 66th and 2nd, 2014, ISBN 9788896538807.
  • Fabiano Vandone, Senna & Clark. Due miti a confronto, 1ª ed., Vimodrone, Giorgio Nada Editore, 1995, ISBN 88-7911-147-7.

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