Lotus 78

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Lotus 78
Takuma Sato demonstrating Lotus 78 2010 Japan.jpg
Una Lotus 78
Descrizione generale
Costruttore bandiera  Lotus Cars
Categoria Formula 1
Squadra Team Lotus
Progettata da Colin Chapman
Sostituisce Lotus 77
Sostituita da Lotus 79
Risultati sportivi
Debutto Gran Premio d'Argentina 1977

La Lotus 78 è una monoposto di Formula 1 progettata nel 1976 dalla Lotus Cars di Colin Chapman e che ha gareggiato nel mondiale 1977.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La vettura fu pensata verso la metà del 1975, quando Chapman, proprietario del Team Lotus, incaricò un équipe di tecnici formata da Tony Rudd, Peter Wright, Ralph Bellamy e Charles Prior di progettare una monoposto innovativa. L'idea di realizzare una vettura dotata di caratteristiche innovative venne allo stesso Colin Chapman a seguito di un test in galleria del vento ove un semiprofilo alare pare avesse dato risultati eccezionali in termini di carico verticale. Il gruppo di progettisti della Lotus iniziò quindi gli studi teorici per applicare ad una vettura un profilo alare sotto le fiancate al fine di ottenere una elevata depressione inferiore utile all’incremento dell’aderenza in curva, giungendo poi alla progettazione su carta, ed alla realizzazione di un modello in scala 1:25 di una monoposto assolutamente diversa nella concezione rispetto alle vetture di Formula 1 viste in pista fino a quel momento.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo tecnico alle dipendenze di Chapman disegnò una vettura dotata di pance laterali conformate, nella parte inferiore, come un'ala (da qui il nome wing cars, ossia stringendo il passaggio dell’aria fino a circa metà della lunghezza dell’auto, per poi gradualmente incrementare l’apertura nella zona delle ruote posteriori. Di conseguenza, la Lotus denominata in seguito “modello 78” presentava due condotti destinati all’effetto suolo, rispettivamente uno per ciascuna delle pance laterali, architettura resa possibile allocando i radiatori ed i serbatoi in modo tale da garantire più spazio possibile nella zona inferiore delle fiancate, dirigendo il flusso dell’aria calda smaltita dai radiatori verso l’alto per non “disturbare” la zona destinata alla depressione. Peter Wright, sulla falsariga di quanto sperimentato da Jim Hall sulla Chaparral 2J, dotò le estremità laterali delle pance della 78 con delle minigonne “a spazzola”, formate da una sorta di pettine in materiale plastico flessibile (nylon) che cercasse di seguire il più possibile il profilo dell’asfalto sfiorandolo, ritenendo al momento ancora prematuro il passaggio alle minigonne in materiale rigido, non avendo trovato una lega metallica od una resina plastica adatte allo scopo.

Mentre sulla carta tutto sembrava funzionare al meglio, una volta scesa in pista sul finire del 1976, la Lotus 78 iniziò a denotare dei problemi apparentemente di poco conto, che però portarono Colin Chapman alla decisione di procrastinare alla stagione 1977 il debutto in gara, con la convinzione che, una volta risolti i problemi di gioventù, avrebbe avuto in mano una monoposto rivoluzionaria e difficile da battere. Sostanzialmente, a creare difficoltà erano due problematiche, una di natura dinamica ed una correlata alla scelta dei materiali:

  • La macchina, strutturata con due grandi pance laterali con i radiatori nella parte superiore e con una sezione frontale piuttosto stretta, soffriva all’inizio di una certa instabilità dovuta al baricentro piuttosto alto, problema risolto nel tempo con parecchie migliorie sulla distribuzione dei pesi della vettura, quasi i tecnici avessero ritenuto di puntare moltissimo sulle potenzialità dell’effetto suolo ritenendolo più importante rispetto all’equilibrio meccanico dell’intera auto;
  • Le minigonne “a spazzola” in nylon, teoricamente in grado di solcare con facilità qualsiasi asfalto, diedero sin dall’inizio problemi in quanto, a velocità elevata, essendo troppo flessibili venivano deformate dalla forza dell’aria in maniera tale da rendere nullo il sigillo aerodinamico e vanificando la "chiusura" del condotto in depressione. L’esperienza maturata durante la numerose prove fece sì che Colin Chapman decidesse per l’adozione di bandelle rigide in materiale ceramico, associate a delle molle di precarico che risolsero definitivamente il problema della sigillatura del fondo e facendo in modo che la Lotus 78 divenisse finalmente una vettura vincente.

Con le minigonne in materiale ceramico molto duro, venivano meno anche i dubbi sulla resistenza delle stesse all’attrito durante l’arco di una gara, inducendo ad una fiducia sempre crescente i piloti Mario Andretti e Gunnar Nilsson.

Attività sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un inizio balbettante del campionato 1977 dovuto alla scarsa affidabilità della nuova vettura e che con ben 7 ritiri relegarono Andretti al 3º posto dietro a Niki Lauda e Jody Scheckter nonostante 4 vittorie ed altrettanti piazzamenti, dimostrando comunque un potenziale enorme in vista della stagione successiva. L'anno successivo, il 1978, la vettura non deluse le aspettative: disputò le prime 5 gare ottenendo 2 vittorie, un secondo posto ed altri piazzamenti nelle mani di Mario Andretti e Ronnie Peterson, prima di venire sostituita nella seconda parte della stagione dalla versione successiva, la Lotus 79. Appunto la Lotus 79, evoluzione della wing car originale, divenne la miglior rappresentante di queste monoposto sfruttando al meglio l’effetto suolo con un nuovo fondo e una carenatura molto più “pulita", oltre che ad un abbassamento complessivo dell'altezza vettura che la resero sostanzialmente imbattibile nel prosieguo dell'annata 1978, nella quale il Team Lotus dominò il mondiale con Mario Andretti e con il compianto Ronnie Peterson che morì l'11 settembre 1978 proprio su una Lotus 78 a seguito delle ferite riportate in un incidente in partenza nella gara svolta a Monza il giorno prima.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lotus 78. URL consultato il 26 luglio 2014.

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