Flavio Briatore
Flavio Briatore (Verzuolo, 12 aprile 1950) è un imprenditore italiano.
È conosciuto principalmente per essere stato team manager in Formula 1, prima con la scuderia Benetton e poi con la scuderia Renault F1, e per essere proprietario di locali alla moda quali il Billionaire a Porto Cervo in Sardegna, il Lion in the Sun a Malindi in Kenya, il Twiga a Marina di Pietrasanta in Versilia.[1]
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Biografia[modifica]
Nasce da genitori maestri di scuola elementare. Del suo percorso scolastico si sa che frequentò un istituto pubblico che poi abbandonò dopo essere stato bocciato due volte[2], diplomandosi come geometra da privatista con una tesina sulla costruzione di una stalla. Successivamente lavorò come maestro di sci e gestore di ristoranti prima di arrivare ad aprirne uno suo, iniziando così di fatto la sua carriera imprenditoriale. Battezzò il locale con il suo stesso soprannome, "Tribüla"[2] (in Lingua piemontese, "tribülare" significa all'incirca procedere con fatica, dover superare molti ostacoli), ma il ristorante fu chiuso per mancanza di risultati economici sufficienti.[3] [4]
Dopo aver fatto l'assicuratore a Saluzzo e dintorni, negli anni settanta collaborò con un finanziere e costruttore edile di Cuneo, Attilio Dutto, che aveva rilevato la Paramatti Vernici, azienda già di proprietà di Michele Sindona. Il 21 marzo del 1979 Dutto venne assassinato a Cuneo con una bomba collegata all'accensione della sua auto, la verità sul caso non fu mai accertata. In seguito alla scomparsa di Dutto, Briatore si trasferì a Milano, dove iniziò a frequentare l'ambiente della Borsa.
A Milano conobbe Achille Caproni (Caproni Aeroplani), che gli affidò la gestione della CGI (Compagnia Generale Industriale), la holding del gruppo Caproni. I risultati ottenuti da Briatore però furono negativi: la Paramatti, acquistata nel frattempo da Caproni su consiglio dello stesso Briatore, finì in un "crac" ed il pacchetto azionario dell'impresa fu venduto alla statale Efim; inoltre diverse altre società del gruppo fallirono, provocando la cassa integrazione di molti operai del gruppo ed un buco di 14 miliardi di lire tra banche e creditori.[5]
Conclusasi la collaborazione con Caproni, Briatore si presentò per un breve periodo come agente discografico, spesso in compagnia di Iva Zanicchi,[5] per poi dedicarsi ad affari connessi a bische clandestine e gioco d'azzardo, che lo portano ad essere condannato in primo grado ad un anno e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Bergamo[5][6] e a tre anni dal Tribunale di Milano.[2][5] In particolare i giudici di Milano lo ritennero essere a capo del cosiddetto Gruppo di Milano, uso ad agganciare clienti facoltosi a scopo di truffa ai tavoli verdi. Secondo gli inquirenti che scoprirono il giro, la truffa era organizzata da malavitosi di rango, malavitosi eredi di Francis Turatello, il cosiddetto re della mala milanese. L'attività del gruppo si interruppe grazie alle inchieste giudiziarie, che portarono ad una serie di arresti e ai due processi di Bergamo e Milano che, oltre a Briatore, coinvolsero tra gli altri anche l'amico Emilio Fede, assolto poi per insufficienza di prove.[1][5] A cadere nella rete del gruppo di Milano furono anche alcuni nomi noti, tra cui l'imprenditore Teofilo Sanson, il cantante Pupo, l'armatore Sergio Leone, l'ex vicepresidente di Confindustria Renato Buoncristiani e l'ex presidente di Confagricoltura Giandomenico Serra. Briatore riuscì ad evitare il carcere rifugiandosi a Saint Thomas, nelle Isole Vergini, per poi tornare in Italia dopo un'amnistia.[2][5] Durante la latitanza alle Isole Vergini, grazie all'amicizia con Luciano Benetton (conosciuto negli anni milanesi), aprì alcuni franchising Benetton, facendo poi rapidamente carriera nel gruppo dirigente dell'azienda di Ponzano Veneto.[1]
Rientrato in Italia Flavio Briatore iniziò ad interessarsi al mondo della Formula 1, di cui diceva «non è uno sport, è un business»,[5] impegnandosi direttamente nel circus a partire dal Gran Premio d'Australia del 1988 ancora grazie alla famiglia Benetton, che lo coinvolse nell'attività della scuderia Benetton di Formula 1, creata nel 1986 da Davide Paolini e Peter Collins sulle ceneri della Toleman. Qui Briatore all'inizio degli anni novanta ottenne l'incarico di direttore commerciale e poi, dopo il licenziamento dei vertici della società, ne divenne direttore esecutivo, trasformando la scuderia in un team competitivo. Dopo aver assunto e licenziato in poco tempo l'ingegnere John Barnard, chiamò in squadra Tom Walkinshaw, che nel 1991 ebbe l'intuizione di ingaggiare dalla Jordan il giovane pilota Michael Schumacher, malgrado questi avesse all'attivo una sola gara in F1 disputata in quella stessa stagione. Schumacher vinse una gara nel 1992 ed un'altra nel 1993, per poi diventare campione del mondo con la Benetton per due volte consecutive nel 1994 e nel 1995, anno in cui la Benetton vinse anche il titolo costruttori.[1]
Il 20 maggio 1992 furono intercettate (e trascritte nei fascicoli di un'inchiesta antimafia della Procura di Catania) alcune sue conversazioni con Felice Cultrera, uomo d'affari catanese sospettato di essere vicino al boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola, in cui i due facevano i nomi di Tommaso Spadaro (ricchissimo boss padrone dei casinò dell'isola caraibica di Saint-Martin), Tanino Corallo (l'uomo che, tempo prima, aveva tentato, per conto della mafia, la scalata dei casinò italiani di Saint Vicent, di Sanremo e di Campione) e Angelo Bonnano (narcotrafficante del clan mafioso catanese dei Cursoti), tuttavia la posizione di Briatore non venne ritenuta di rilievo penale dagli investigatori.[5]
Il 10 febbraio 1993, un ordigno esplose davanti all'ingresso della dimora londinese di Briatore, nell'elegante quartiere di Knightsbridge. L'attentato non causò vittime, ma solo danni al porticato, e le conclusioni degli inquirenti inglesi furono che si fosse trattato di un atto dell'IRA e che l'obiettivo non fosse Briatore.[5]
Tornando alla carriera in F1, alla fine della stagione 1994 Briatore rilevò la Ligier, per poi rivenderla a Tom Walkinshaw, poiché i regolamenti della FIA non permettevano di possedere più team nel circus. Quando poi, dopo i due mondiali vinti nel 1994 e nel 1995, Schumacher ed alcuni tecnici si spostarono dalla Benetton alla Ferrari nel 1996, il team di Briatore finì per perdere la sua leadership nel campionato. Nello stesso anno Briatore comprò anche una quota del team Minardi con l'intento di rivenderla alla British American Tobacco, ma dopo l'opposizione di Giancarlo Minardi e Gabriele Rumi, la rivendette a loro. Nel 1997 fu quindi licenziato dalla Benetton (che dovette riconoscergli una cospicua buona uscita) e il suo posto venne occupato da David Richards.[1]
Dal 1998 al 2000 si occupò della vendita della Supertec, azienda di Bernie Ecclestone che forniva motori Renault a tre team. Quando poi la Benetton fu venduta definitivamente alla Renault nel 2001, Briatore venne assunto come direttore esecutivo del nuovo team Renault.[1]
Intanto, nel novembre del 2003 fu di nuovo coinvolto in inchieste giudiziarie: il P.M. di Potenza Woodcock ne chiese infatti la custodia cautelare nell'ambito di un'inchiesta che coinvolse molti Vip per una serie di pressioni indebite verso ambienti ministeriali, ma il Giudice per le indagini preliminari di Potenza emise una sentenza di incompetenza per territorio.[7]
Nella stagione 2005 e in quella 2006 il team Renault diretto da Briatore centrò la vittoria sia nel campionato piloti con Fernando Alonso, sia in quello costruttori. Nel frattempo Briatore manifestava interesse anche verso il mondo del calcio, tentando prima di acquisire senza successo la squadra del Palermo,[8] e poi nel 2007 acquistando, insieme al patron della F1 Bernie Ecclestone, la squadra di calcio inglese del Queens Park Rangers.[9] In seguito, i quattro anni della gestione Briatore sono stati raccontati in un film-documentario dalla BBC[10].
Dopo i successi del 2005 e del 2006, la Renault di Briatore nelle due stagioni del 2007 e del 2008 vinse in tutto solo due Gran Premi. Peraltro, proprio con riferimento ad uno di essi, quello di Singapore del 2008, il 30 agosto 2009 il giornalista brasiliano Reginaldo Leme rivelava, in diretta televisiva, che la FIA stava indagando sull'incidente occorso all'ex pilota della Renault Nelson Piquet Jr. durante quella gara, sospettando che il pilota fosse intenzionalmente andato fuori pista dietro ordine del suo team manager Briatore, allo scopo di favorire la vittoria della prima guida Fernando Alonso.[11] All'esito delle indagini sul caso, la FIA ha quindi accusato la Renault per le illiceità emerse in relazione all'incidente in questione[12]. La scuderia francese dal canto suo, dopo essersi sistematicamente rifiutata di commentare la vicenda, il 16 settembre ha rilasciato un comunicato in cui annunciava che il team manager Flavio Briatore (assieme al capo degli ingegneri Pat Symonds) non faceva più parte del team. Nella dichiarazione inoltre la Renault specificava che nella prevista riunione del Consiglio Mondiale della FIA non avrebbe contestato le accuse concernenti il Gran Premio di Singapore del 2008. Il 21 settembre 2009 si è quindi riunito a Parigi il FIA World Motor Sport Council per decidere i provvedimenti del caso, e all'esito della riunione il Consiglio Mondiale della FIA ha radiato Flavio Briatore per i fatti del GP di Singapore 2008 e squalificato per due anni con la condizionale la casa automobilistica francese.[13]
Il 5 gennaio 2010 il Tribunal de grande instance di Parigi ha tuttavia annullato la radiazione di Flavio Briatore, dichiarando non regolare il procedimento istruito dalla FIA, condannata inoltre a versare a Briatore 15.000 € a titolo di risarcimento del danno, a fronte di una richiesta di un milione. La sentenza ha annullato anche la squalifica di Pat Symonds.[14] La FIA, in riferimento alla sentenza del Tribunale parigino, ha però ribadito che continuerà ad applicare le sanzioni finché non saranno esaurite le procedure di ricorso.[15]
Nel maggio 2010, Briatore è nuovamente assurto all'onore delle cronache per il sequestro del suo mega yacht Force Blue, avvenuto a largo di La Spezia, ad opera della Guardia di Finanza per frode fiscale[16]. A fine gennaio 2011 l'inchiesta subisce un ulteriore sviluppo con il sequestro da parte della Guardia di Finanza di Genova di un milione e mezzo di euro e un’ulteriore accusa per truffa ai danni dello Stato.[17]. Allo stesso tempo, Briatore ha affermato a Servizio Pubblico, intervistato da Luisella Costamagna, che gli sono stati restituiti i fondi precedentemente sequestrati, pari a un milione e mezzo di euro.
Il 13 giugno 2012 Briatore ha annunciato la chiusura della discoteca sarda Billionaire appartenente all'omonima catena internazionale, dichiarando che non investirà più in Italia anche per le difficoltà burocratiche. [18].
Da settembre 2012 veste i panni del boss della versione italiana di The Apprentice in onda su Cielo.
Vita privata[modifica]
Flavio Briatore ha avuto numerose relazioni con celebrità dello spettacolo e della moda. Fra queste ultime si citano le top model Naomi Campbell, Vanessa Kelly e Heidi Klum, da quest'ultima ha una figlia, Leni Klum, nata nel maggio 2004.
Sposatosi la prima volta il 26 agosto 1983 a Saint Thomas con la modella americana, oggi imprenditrice, Marcy Schlobohm (matrimonio durato poco più di quattro anni, cui seguì un divorzio il 17 novembre del 1987), attualmente è sposato con Elisabetta Gregoraci, con la quale ha una relazione dall'inizio del 2006 e con cui si è unito in matrimonio il 14 giugno 2008 a Roma. Da Elisabetta Gregoraci Briatore ha avuto un figlio, Nathan Falco, nato il 18 marzo 2010.
Bibliografia[modifica]
- Il signor Billionaire: Ascesa, segreti, misteri e coincidenze Autori Andrea Sceresini, M. Elena Scandaliato, Nicola Palma ISBN 978-8874246519 Editore Aliberti
Filmografia[modifica]
Cinema
- Vita Smeralda (2006) regia di Jerry Calà, nel ruolo di se stesso.
- Videocracy (2009).
Note[modifica]
- ^ a b c d e f Flavio Briatore. RomaExplorer. URL consultato in data 21-09-2009.
- ^ a b c d Flavio Briatore si racconta. Uno spaccone con un punto debole. Repubblica. URL consultato in data 21-09-2009.
- ^ http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/18/mezzi-flop-inchieste-radiazioni-ma-briatore-insegna-in-tv-successo-e-etica/356529/
- ^ http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-vera-vita-di-mr-billionaire/2137805
- ^ a b c d e f g h i G. Barbacetto, Briatore. Finito contro un muro, in Il Fatto Quotidiano del 27 settembre 2009, p. 14.
- ^ "Arrestato Briatore": giallo in Kenia. Corriere della Sera. URL consultato in data 21-09-2009.
- ^ John Woodcock, il pm del "Vip-gate". Tgcom. URL consultato in data 4-10-2009.
- ^ Calcio Inglese, Briatore verso l'Italia?. Tuttomercatoweb.com. URL consultato in data 21-09-2009.
- ^ Briatore ed Ecclestone entrano nel calcio, preso il Queen's Park. Corriere della Sera. URL consultato in data 21-09-2009.
- ^ (IT) Briatore, il piano quadriennale dei Queens Park Rangers: adesso è un film. F1WEB.it. URL consultato in data 12 maggio 2012.
- ^ FIA investiga acidente de Nelsinho Piquet em Cingapura-2008 e pode punir Briatore. Globo.com. URL consultato in data 21-09-2009.
- ^ Biscotti da Formula 1, i patti illeciti che hanno deciso corse e Mondiali. F1WEB.it. URL consultato in data 23 giugno 2012.
- ^ Due anni alla Renault, Briatore radiato dalla F1. Repubblica. URL consultato in data 21-09-2009.
- ^ Annullata la radiazione di Briatore. sportal.it, 05-01-2010. URL consultato in data 05-01-2010.
- ^ Briatore assolto. "Torno? Penso solo al bambino". La Repubblica, 05-01-10. URL consultato in data 05-01-10.
- F1: FIA, ricorso contro revoca radiazione Briatore. Adnkronos, 11-01-10
- ^ Articolo del Corriere della Sera sul sequestro dello yacht di Flavio Briatore
- ^ Maxi-sequestro ai danni di Flavio Briatore, 422race.com
- ^ http://www.corriere.it/cronache/12_giugno_13/billionaire-briatore-chiude-costa-smeralda_2ee6d4ba-b518-11e1-817c-8346743ab819.shtml Fine di un’epoca, Briatore chiude il Billionaire]
Voci correlate[modifica]
Altri progetti[modifica]
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Wikiquote contiene citazioni di o su Flavio Briatore
Articolo su Wikinotizie: Flavio Briatore e Pat Symonds, dimissioni dalla Renault 16 settembre 2009