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Bild (a volte anche Bild-Zeitung; spesso chiamato la Bild in Italia) è uno dei più grandi quotidiani tedeschi, fondato nel 1952 da Axel Springer. Diffuso anche nel resto di Europa, ha una tiratura giornaliera di oltre 5 milioni di copie [1] che ne fanno il quotidiano europeo più venduto, ormai stabilmente da diversi anni.
Indice |
[modifica] Storia
Nato nel 1952, Bild è stampato in 14 tipografie e in 31 edizioni locali, che hanno sede nelle principali città dei sedici länder della Germania.
[modifica] Linea editoriale
Il quotidiano tedesco, diffuso in formato tabloid, un po' come il britannico The Sun, oltre alla informazione vera e propria punta molto sull'aspetto scandalistico delle notizie e sul gossip. I titoli sono scritti a caratteri grandi e le foto sono tante, le notizie sono brevi e concise, ma soprattutto semplici e sempre tra il serio e il faceto senza disdegnare le foto di ragazze in déshabillé.
Altro aspetto che caratterizza la linea editoriale di Bild è il fatto di essere sempre pungente e formulare giudizi al veleno sugli aspetti negativi della vita tedesca ed europea più in generale. Per quanto concerne l'Italia, è indimenticabile quanto pubblicato da Bild alla vigilia della semifinale Germania-Italia ai Campionato mondiale di calcio 2006 tenutisi in Germania, allorché il popolo italiano fu definito: «mangiaspaghetti» [2] e questo sull'onda di Der Spiegel, il settimanale tedesco, che invece aveva definito gli italiani «parassiti» [3].
[modifica] Principali riviste collegate
- Bild am Sonntag, dal 1956
- Bild der Frau, dal 1983
- Bildwoche, dal 1983
- Auto Bild, dal 1986
- Sport Bild, dal 1988
- Computer Bild, dal 1996
[modifica] Note
- ^ Articolo del Corriere della sera del 2 luglio 2002 «Bild Zeitung», la forza di esagerare - Scoop, pettegolezzi e qualche bugia: un miracolo da 5 milioni di copie
- ^ Mondiali, continuano le polemiche: "Bild" attacca: "No pizze italiane"
- ^ Dalla Gazzetta dello sport del 28 giugno 2006: "Italiani parassiti". Poi le scuse - Satira al vetriolo sugli azzurri per Der Spiegel online
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
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