Cupido
Cupido è una figura della mitologia romana, dio dell'erotismo e della bellezza; da alcuni autori è considerato distinto da Amore mentre altri non fanno distinzione. Cupido corrisponde al dio Eros della mitologia greca.[1]
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Genesi e rappresentazione [modifica]
Viene descritto come un fanciullo alato, furbo ma maldestro, che con i suoi dardi fa innamorare gli esseri mortali e immortali. È spesso un'icona del giorno di San Valentino. A volte viene raffigurato mentre gioca con le armi di Marte, volendo con ciò raffigurare che l'amore vince anche sulla forza.[senza fonte]
Ci sono diversi miti riguardo alla sua discendenza: Cicerone, ad esempio, ipotizzò che Amore fosse figlio di Giove e Venere e Cupido fosse figlio della Notte e dell'Erebo; Seneca non fa distinzioni e scrisse che era figlio di Venere e Vulcano.[1]
La Teogonia di Esiodo, il più antico poema mitologico greco, narra che Cupido fu creato contemporaneamente al sesso[senza fonte] e lo dice figlio del Caos e di Gea (la Terra dei romani); secondo Simonide era figlio di Ares (Marte) e Afrodite (Venere); secondo Saffo era figlio di Urano (Cielo) e Afrodite (Venere).[1]
Arte [modifica]
Pittura [modifica]
- Allegoria del trionfo di Venere di Bronzino (1540-1545 circa).
- Venere e Cupido di Diego Velázquez.
- Saffo e Faone di Jacques-Louis David (1809).
Scultura [modifica]
- Amore e Psiche del Canova
Araldica [modifica]
In araldica Cupido, detto anche amorino, è rappresentato come un bambino, con due ali sulla schiena, munito di un arco e di una faretra piena di frecce.
Note [modifica]
Bibliografia [modifica]
- Louis-Maïeul Chaudon, Cupido in Nuovo dizionario istorico, Napoli, Michele Morelli, 1791.
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