Don Giovanni o Il convitato di pietra

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Don Giovanni o Il convitato di pietra
Tragicommedia in 5 atti
Autore Molière
Titolo originale Dom Juan ou Le festin de pierre
Lingua originale Francese
Genere Prosa
Ambientazione Sicilia
Prima assoluta 15 febbraio 1665
Palais-Royal di Parigi
Versioni successive

Adattamento in versi del 1677 di Thomas Corneille

Personaggi
  • Don Giovanni, figlio di Don Luigi
  • Sganarello, servo di Don Giovanni
  • Elvira, sposa di Don Giovanni
  • Gusman, scudiero di Elvira
  • Don Carlos, fratello di Elvira
  • Don Alonso, fratello di Elvira
  • Don Luigi, padre di Don Giovanni
  • Carlotta, contadina
  • Maturina, contadina
  • Petruccio, contadino
  • La statua del Commendatore
  • La Violette, staffiere di Don Giovanni
  • Ragotin, staffiere di Don Giovanni
  • Sir Lunedì, mercante
  • La Ramée, spadaccino
  • Un povero
  • Uno spettro
  • Gente di Don Giovanni e dei fratelli di Elvira
 

Don Giovanni o Il convitato di pietra è una tragicommedia in prosa in cinque atti di Molière. Rappresentata a Parigi al Palais-Royal il 15 febbraio 1665, venne pubblicata con tagli nel 1682 e ad Amsterdam nel 1683 con reintegrazioni. Su richiesta della vedova di Molière, Thomas Corneille ne fece un adattamento in versi nel 1667, che rimase il testo adottato sulle scene fino a metà Ottocento.

Indice

[modifica] Trama

[modifica] Atto I

All'inizio del primo atto, attraverso il dialogo tra Sganarello, servo di Don Giovanni, e Gusman, scudiero Di Elvira, ci viene descritto il carattere cinico, edonista e libertino di Dongiovanni. Dongiovanni dopo aver ucciso il Commendatore e sposato Elvira, si prepara, insieme al suo servo, a partire per un nuova avventura amorosa. Elvira chiede spiegazione di questa partenza a Dongiovanni, che si giustifica dicendo non che non la ama ma che non può sopportare il fatto di averla strappata dalla vita del convento. Elvira dopo la scelleratezza e la perfidia di Dongiovanni, si appresta alla vendetta.

[modifica] Atto II

Don Giovanni e il servitore Sganarello scampano a una burrasca grazie all'aiuto di Petruccio. Carlotta, promessa sposa di Petruccio, cede alle lusinghe di Don Giovanni; come lei anche Maturina. Con un abile gioco di parole Don Giovanni riesce a eludere il confronto con le due donne, alle quali ha giurato eterno amore con la promessa di un matrimonio. L'atto si chiude con La Frasca che avverte il suo signore(Don Giovanni) che 12 uomini a cavallo lo stanno cercando. Don Giovanni, per non farsi trovare, si cambia d'abito col servo.

[modifica] Atto III

In una foresta Don Giovanni incontra un pover'uomo al quale fa l'elemosina solo a patto che egli bestemmi, ma viene distratto dalle grida di soccorso di un gentiluomo assalito da tre banditi e scopre che si tratta di Don Carlos, uno dei fratelli di Donna Elvira, il quale cerca Don Giovanni per vendicare l'onore della sorella. Riconosciuto, Don Giovanni viene lasciato libero per l'azione generosa da lui compiuta. Inoltratosi nella foresta si trova di fronte al monumento funebre del Commendatore, da lui assassinato sei mesi prima, che accetta l'invito a cena, fattogli per bravata da Don Giovanni.

[modifica] Atto IV

Don Giovanni riesce, fingendo cortesia e rispetto, a non dare denaro al suo creditore: il signor Domenica. Don Luigi, padre del protagonista, mostra il suo risentimento nei confronti del figlio. Donna Elvira gli comunica che si ritirerà a vita religiosa e lo supplica di pentirsi.

[modifica] Atto V

Don Giovanni decide di diventare un uomo di Chiesa, ma in realtà non lo fa per vocazione, ma solo perché crede che ciò possa mettere a tacere il padre e gli consenta di possedere un alibi per le sue future storielle. Un fantasma lo avverte che il cielo presto lo punirà e ciò infatti avviene: all'arrivo della statua del Commendatore, che lo esorta per l'ultima volta a pentirsi, Don Giovanni si mostra ancora indifferente. La statua del Commendatore lo invita a sedere a tavola e ne prende la mano. Egli verrà prima colpito da un fulmine e poi precipiterà negli inferi, inghiottito dalla terra.

[modifica] Reazioni

Quest'opera di Molière suscitò un grande scandalo negli ambienti ecclesiastici, per i quali il Don Giovanni costituiva un'inaccettabile apologia del libertinismo. A ciò si aggiungeva la presenza di un personaggio come Sganarelle, il servitore, che appariva come un personaggio superstizioso oltre che irriverente (in particolare per la sua battuta finale in cui egli, di fronte al castigo del padrone non fa altro che reclamare la sua paga).

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