Bartolomeo Manfredi

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Ostiano, lapide alla memoria

Bartolomeo Manfredi (Ostiano, agosto 1582Roma, 12 dicembre 1622) è stato un pittore italiano di ambito caravaggesco.

Formazione e stile pittorico[modifica | modifica sorgente]

Il Castigo di Cupido, Art Institute of Chicago
Caino uccide Abele (c. 1600), Kunsthistorisches Museum, Vienna
Il trionfo di Davide (1615 ca.), Museo del Louvre, Parigi

Fu allievo di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, un pittore tardomanierista molto attivo alla fine del XVI secolo. Appartenne alla corrente dei pittori "caravaggeschi della prima ora", a cui aderirono quei pittori che conobbero il Caravaggio a Roma quando era ancora in vita e, impressionati dal suo innovativo stile naturalista, ne imitarono i modi talvolta anche in maniera superficiale, ma incontrando spesso il favore della committenza del tempo, almeno fino al secondo decennio del XVII secolo. Oltre a Manfredi, si annoverano tra questi pittori Cecco del Caravaggio, Carlo Saraceni e lo Spadarino[1].

Lo stile di Manfredi, che imitava soprattutto le scene di “genere” di Caravaggio, come le figure di musici, soldati e frequentatori d'osteria, fu definito dallo storico e pittore Joachim von Sandrart, "Manfrediana Methodus" (in italiano "genere alla Manfredi" o "metodo alla Manfredi"), nel libro del 1675 intitolato "Accademia tedesca di architettura, scultura e pittura"[2]. La sua pittura ebbe grandissimo seguito soprattutto tra i pittori del nord Europa, come Valentin de Boulogne, Nicolas Régnier, Nicolas Tournier, Dirk van Baburen, ed in particolare tra gli artisti fiamminghi e olandesi attivi a Roma e frequentatori diretti della sua bottega, come Gerrit van Honthorst e Gerard Seghers[2].

Fortuna critica e opere di maggior rilievo[modifica | modifica sorgente]

Sulla fortuna critica di Bartolomeo Manfredi e sulla sua considerazione postuma hanno influito negativamente alcuni luoghi comuni storiografici. Ad esempio fu a lungo considerato un falsificatore delle opere di Caravaggio, mentre grazie a studi più recenti e nuove attribuzioni la sua opera pittorica è stata rivalutata, riconoscendogli un ruolo importante nella diffusione del caravaggismo e soprattutto la capacità di ambientare le storie sacre in una atmosfera naturalistica e contemporanea[2].

Un'intera stanza della Galleria degli Uffizi di Firenze è dedicata alla sua opera. Vi sono esposti cinque dipinti, tra cui uno dei suoi quadri più famosi, Il Concerto musicale (1610-1620 ca.), che è stato disgraziatamente distrutto in occasione dell'attentato terroristico di Via dei Georgofili nel 1993, ed è ora sostituito da una copia coeva. Questo dipinto era opera tipica dello stile manfrediano e mostrava un gruppo di personaggi intenti a suonare gli strumenti attorno ad un tavolo. Il fondo scuro e la luce radente concentravano l'illuminazione sulle due figure di musicisti in primo piano ed in particolare sulla veste del giovane che suona la viola sulla sinistra con il gomito piegato che pareva sporgere oltre il piano visivo del quadro, mentre l'oscurità faceva intravedere appena i profili degli altri personaggi. È da notare come in questo dipinto le soluzioni compositive della pittura del "Merisi maturo" della Cappella Contarelli in San Luigi dei francesi, siano riprese in maniera piuttosto fedele[1]. Un'altra delle sue opere più rappresentative, che sintetizza altrettanto bene il suo stile, è La stanza delle guardie (1615-1620 ca.), conservata alla Gemäldegalerie di Dresda[1].

Opera assai nota è anche il Marte e Cupido (o Il Castigo di Cupido del 1605-1610 ca.) dell'Art Institute of Chicago, che presenta invece un'inedita soluzione compositiva nelle figure disposte a triangolo e legate da movimenti agitati e concentrici. Inoltre il dipinto differisce dalla pittura caravaggesca anche per i colori accesi e smaltati, dai contrasti decisi, come nel particolare della fascia blu sul corpo di Cupido e nelle superfici levigate dei corpi[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Francesca Cappelletti e Laura Bartoni, Caravaggio e i caravaggeschi : Orazio Gentileschi, Orazio Borgianni, Battistello, Carlo Saraceni, Bartolomeo Manfredi, Spadarino, Nicolas Tournier, Valentin de Boulogne, Gerrit van Honthorst, Artemisia Gentileschi, Giovanni Serodine, Dirk van Baburen, Cecco del Caravaggio, Milano, Il sole 24 ore, 2007
  2. ^ a b c Didier Bodart, Alfred Moir, Alfonso E. Perez Sanchez, Pierre Rosenberg, Caravaggisti, Firenze, Art e dossier Giunti, 1996. ISBN 8809762053

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alfred Moir, Bartolomeo Manfredi, in Caravaggio e il suo tempo, Napoli, Electa Napoli, 1985. ISBN 8843511637
  • Arnauld Brejon de Lavergnée, Dopo Caravaggio: Bartolomeo Manfredi e la manfrediana methodus, Milano, Arnoldo Mondadori, 1987. ISBN 8804316411
  • Enrico Parlato, Manfredi's last year in Rome, The Burlington Magazine, 134 1992, p. 442
  • Rita Randolfi, La vita di Bartolomeo Manfredi nei documenti romani e un'ipotesi della sua formazione artistica, in Storia dell'arte, 74 1992, pp. 81–91
  • Didier Bodart, Alfred Moir, Alfonso E. Perez Sanchez, Pierre Rosenberg, Caravaggisti, Firenze, Art e dossier Giunti, 1996. ISBN 8809762053
  • Nicole Hartje, Bartolomeo Manfredi (1582-1622): ein Nachfolger Caravaggios und seine europaische Wirkung: Monographie und Werkverzeichnis, Weimar, VDG, 2004. ISBN 3897394332
  • Gianni Papi, Manfredi: la cattura di Cristo, Torino, Camedda & C., 2004
  • Francesca Cappelletti e Laura Bartoni, Caravaggio e i caravaggeschi: Orazio Gentileschi, Orazio Borgianni, Battistello, Carlo Saraceni, Bartolomeo Manfredi, Spadarino, Nicolas Tournier, Valentin de Boulogne, Gerrit van Honthorst, Artemisia Gentileschi, Giovanni Serodine, Dirk van Baburen, Cecco del Caravaggio, Milano, Il sole 24 ore, 2007
  • Enrico Parlato, Manfredi Bartolomeo in Dizionario Biografico degli Italiani, 68, 2007 http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-manfredi_%28Dizionario-Biografico%29/

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Qui [1], sul sito della Dottoressa Lapucci, è visibile parte della pubblicazione Dopo Caravaggio : Bartolomeo Manfredi e la manfrediana methodus accessibile gratuitamente in formato PDF.

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