Cartapesta
La cartapesta è una tecnica povera di lavoro plastico. Si prepara utilizzando prevalentemente carta e stracci intrisi di colla vinilica o, in alternativa, di colla di farina.
Per soggetti piccoli, come maschere o simili, è meglio utilizzare della carta assorbente reperibile nei negozi d'arte e nelle cartolerie, imbevuta di colla da parati preparata con acqua. I realizzatori di carri di carnevale invece usano la tecnica della carta da calco, che permette realizzazioni di grandi dimensioni. Maestri in questa tecnica sono i carristi dei famosi Carnevale di Foiano, Carnevale di Viareggio, Carnevale di Acireale, Carnevale di Putignano, Carnevale di Sciacca carnevale campagnolo ed i cartapestai della Festa dei Gigli di Nola.
La cartapesta, una volta essiccata, diventa molto leggera e viene anche utilizzata per realizzare burattini.
Una delle applicazioni più singolari è il recente tentativo di tappare una falla nel reattore n.2 della centrale nucleare danneggiata di Fukushima in Giappone, dove i tecnici della Tepco, gestore dell'impianto, hanno versato 8 kg di polimeri, 60 kg di segatura e 3 sacchi di giornali sminuzzati nel pozzo di sfogo collegato all'edificio delle turbine, dopo l'utilizzo inefficace di calcestruzzo, pur di chiudere la crepa di 20 centimetri, limitare la fuoriuscita di radiazioni e il disastro ambientale[1]
Indice |
[modifica] Realizzazione
Le fasi principali per arrivare ad una scultura in cartapesta sono:
- Ideazione del soggetto
- Bozzetto su carta
- Progettazione della struttura portante e degli eventuali meccanismi per il movimento delle parti
- Modellazione della scultura originale in creta (se di grandi dimensioni supportata da strutture in legno e/o ferro)
- Produzione di una "forma" o "calco" che viene realizzato in gesso, scagliola o alabastrino
- Stampaggio della carta nella forma
- Essiccazione
- Montaggio sulla struttura definitiva
- Eventuale impregnazione con sostanze consolidanti
- Colorazione
- Lucidatura
[modifica] Cenni storici
L'utilizzo della cartapesta a fini artistici è noto in Italia sin dal Cinquecento, dato che già allora si realizzarono statue a carattere sacro a somiglianza di quelle di legno.
Però fu l'Inghilterra il paese dove questo materiale riscosse maggiore successo, a partire dalla seconda metà del Settecento. Infatti, da quel momento, la cartapesta venne impiegata al posto dello stucco nelle decorazioni di soffitti e muri. Intorno al 1760, per i lavori di costruzione e rifinitura della chiesa di West Wycombe vennero chiamati operai italiani e questo evento fu una delle saldature fra la tradizione italiana più antica e le nuove diramazioni che l'attività sviluppò in Inghilterra successivamente.[2]
Lo stesso Robert Adam fece ampio ricorso a finti stucchi di cartapesta, e verso la fine de XVIII secolo si costruirono astucci, vassoi e persino mobili.
Per rinforzare e rendere più durevoli i mobili si utilizzò una rivestitura impermeabile atta a laccare la superficie, mentre grazie alla plasticità del materiale si ottennero fogge pregevoli e originali.
[modifica] Note
- ^ RaiNews - Reportage su Fukushima. URL consultato il 23 maggio 2011.
- ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol. III, pag.120
[modifica] Collegamenti
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