Terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011

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Terremoto del Tōhoku del 2011
Mappa delle principali scosse del terremoto.
Mappa delle principali scosse del terremoto.
Data 11 marzo 2011
Ora 14:46:24 (UTC+9)
Magnitudo momento 9,0
Profondità 30[1] km
Epicentro Oceano Pacifico al largo di Sendai
38°32′N 142°37′E / 38.533333°N 142.616667°E38.533333; 142.616667Coordinate: 38°32′N 142°37′E / 38.533333°N 142.616667°E38.533333; 142.616667
Nazioni colpite Giappone Giappone
Tsunami
Vittime Morti accertati: 15.703[1]

Feriti: 5.314[1]
Dispersi: 4.647[1]

Mappa di localizzazione: Giappone
Posizione dell'epicentro

Il terremoto di Sendai e del Tōhoku del 2011 (東北地方太平洋沖地震 Tōhoku chihō taiheiyō-oki jishin?, Terremoto in alto mare della regione di Tōhoku e dell'Oceano Pacifico) si verificò l'11 marzo 2011 al largo della costa della regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale, alle ore 14:46 locali alla profondità di 30 chilometri[1]. Il sisma, di magnitudo 9,0 (secondo l'USGS)[2][3], con epicentro in mare e con successivo tsunami, è a tutt'oggi il più potente mai misurato in Giappone[2] e il settimo a livello mondiale.

Il terremoto[modifica | modifica wikitesto]

Il terremoto si è generato nella prefettura di Miyagi. La zona presso l'epicentro ha tremato per circa 6 minuti, raggiungendo una magnitudo momento di 9,0.[4] Sulla terraferma, circa 100 km dall'epicentro, si è rilevato un valore di scuotimento sismico massimo (Intensità Mercalli Modificata) corrispondente al nono grado.[5] L'accelerazione del suolo ha raggiunto picchi di 2.99 g. Ulteriori scosse si sono succedute dopo quella iniziale delle 14:46: una di magnitudo 7,0 alle 15:06, una di magnitudo 7,4 alle 15:15 ed una di magnitudo 7,2 alle 15:26, e sono state oltre quaranta le scosse di magnitudo superiore a 5,0 che hanno avuto luogo nelle ore seguenti la scossa iniziale. Molte parti della città di Tokyo sono rimaste temporaneamente senza fornitura di energia elettrica. All'alba del 13 marzo (ore 5:00 locali) si sono verificate altre scosse di 6,8 e 6,0 nel nord est del Paese.[6] Il 14 marzo si verifica un'altra grande scossa di magnitudo 6,2 avvertita anche a Tokyo.[7] Il 15 marzo un'altra della stessa magnitudo si è riscontrata a 120 chilometri a sud-ovest di Tokyo, nei pressi del monte Fuji con epicentro a Shizuoka.[8] Il 16 marzo una scossa di 6,0 scuote la prefettura di Chiba, alla periferia est di Tokyo.[9] Il 17 marzo la tv Nhk annuncia che una nuova scossa di magnitudo 5,8 si è registrata poco fuori da Tokyo, con epicentro al largo delle coste della prefettura di Ibaraki, a nord della capitale.[10]

Con l'attuale numero di 15.704 morti[1] (la gran parte delle vittime e dei danni è stata causata dallo tsunami) è stato superato il numero di morti del terremoto di Kobe del 1995 nel quale morirono 6.434 persone.[11].

Il maremoto[modifica | modifica wikitesto]

Mappa elaborata della massima altezza delle onde del maremoto, le isolinee tratteggiate indicano il tempo di arrivo dell'onda
Animazione della NOAA sulla propagazione dello tsunami

In seguito alla scossa si è generato uno tsunami con onde alte oltre 10 metri che hanno raggiunto una velocità di circa 750 km/h. Molti paesi, tra cui la Nuova Zelanda, l'Australia, la Russia, Guam, le Filippine, l'Indonesia, la Papua Nuova Guinea, Nauru, le Hawaii, le Marianne Settentrionali e Taiwan hanno, di conseguenza, dichiarato l'allerta tsunami. In Giappone l'allerta è stata subito portata al livello massimo.[12] Le coste giapponesi più colpite dalle onde anomale sono state quella della prefettura di Iwate, dove si è registrata l'onda più alta, abbattutasi nelle vicinanze della città di Miyako, che ha raggiunto la straordinaria altezza di 40,5 metri,[13] e quella della prefettura di Miyagi, che ha subito i maggiori danni, con automobili, edifici, navi e treni travolti dalle onde.

Misurazioni del livello medio del mare, effettuate presso la stazione di Capo Roberts nell'Antartide indicano che le oscillazioni sulla superficie del mare, del treno d'onda seguente l'arrivo dell'onda tsunami ha impiegato almeno 72 ore per ridursi al livello delle oscillazioni osservabili durante le tempeste locali. Lo tsunami ha anche raggiunto il mare Mediterraneo, passando attraverso lo Stretto di Gibilterra. Le immagini da satellite hanno mostrato che la fatica, indotta da queste oscillazioni, sulla massa di ghiaccio della piattaforma di ghiaccio Sulzberger che si riversa nell'oceano, ha provocato la rottura ed il distacco dalla stessa di due grossi iceberg di 10 x 6 km di dimensione e di 7 x 4 km, per una perdita complessiva di 125 km2 di ghiaccio; si tratta del primo distacco rilevato di iceberg da quell'area da 46 anni[14].

Effetti del sisma[modifica | modifica wikitesto]

La grande energia del sisma potrebbe aver causato, secondo alcuni calcoli, spostamento dell'asse terrestre di circa 17 centimetri[15] (inizialmente stimati 10 cm[16]) e spostato le coste del paese di 4 metri verso Est causando anche mutazioni del fondale marino.[17]

Vista aerea di Sendai il 12 marzo

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

A un mese dall'evento, il numero delle vittime da parte della National Police Agency giapponese fu di 13.228 morti e 14.529 dispersi, con stime dei dispersi effettivi vicine ai 17.000 per un totale di oltre 30.000 vittime.[18] Ad oggi, il numero ufficiale è di 15.703 morti accertati, 5.314 feriti e 4.647 dispersi[1].

Due treni passeggeri sono stati travolti dalle onde,[19][20] uno dei quali è stato ritrovato solo il 13 marzo tra Iwate e Miyagi assieme ai 70 passeggeri, tutti salvi, che si erano rifugiati in una scuola sfuggendo alle onde.[6][21]

Altri superstiti trascinati in mare dal riflusso dello tsunami sono stati recuperati fino a 15 km dalla costa di Fukushima[3].

Dalle 9:30 dell'11 marzo è stato attivato il sistema Google Person Finder, già utilizzato per i terremoti di Haiti, del Cile e di Christchurch.

Il 14 marzo i soccorritori hanno ritrovato 2.000 cadaveri nella sola prefettura di Miyagi.[7]

Il villaggio di Fudai, nella prefettura di Iwate, è stato risparmiato dallo tsunami grazie ad una diga fortemente voluta dal sindaco Kotoku Wamura, scomparso nel 1997. L'unica vittima registrata a Fudai è stato un pescatore, uscito dopo il terremoto per cercare la sua barca e sorpreso dall'onda anomala mentre era in mare.[22]

Danni alle infrastrutture[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi momenti dopo il sisma si sono sviluppati incendi e smottamenti. Una colonna di fumo si è innalzata dalla zona del porto di Tokyo, con danni registrati anche a Tokyo Disneyland. Per la prima volta dall'apertura il Tokyo Disneyland e il Tokyo DisneySea hanno annunciato la chiusura dei parchi dal 12 al 22 marzo per controlli agli edifici, alle attrazioni, e al suolo, che, nel parcheggio e in alcuni punti dei parchi, è andato soggetto al processo di liquefazione. L'antenna in cima alla Tokyo Tower ha subito un collasso strutturale risultando, sin dalle prime ore, vistosamente pendente.

Una diga di un bacino di irrigazione nella prefettura di Fukushima è crollata. L'acqua che ne è fuoriuscita ha investito alcuni edifici e causato danni alla viabilità della città di Sukagawa.

La rete ferroviaria giapponese Shinkansen ha bloccato tutti i treni ad alta velocità, mentre altri servizi ferroviari in varie parti del paese sono stati sospesi.[23][24] Il 12 marzo la rete dei trasporti dell'area metropolitana di Tokyo, la rete ferroviaria Shinkansen sul tratto Tokaido e i servizi autobus hanno incominciato a riprendere normalità.[21]

A Sendai lo tsunami ha allagato l'aeroporto.[25] Negli aeroporti di Tokyo Haneda e Narita il traffico è stato subito sospeso per una verifica precauzionale delle piste[26] ed è ripreso il giorno successivo al sisma.

Nella città di Ichihara, nella prefettura di Chiba, una raffineria della Cosmo Oil Company è esplosa, generando un vasto incendio.[27]

Un cargo della società italiana Romeo Group è stato completamente distrutto a Ishinomaki, un secondo cargo è stato scaraventato sulla terraferma con l’intero equipaggio a bordo sano e salvo.[21]

La fornitura d'acqua si è interrotta in almeno 1,4 milioni di case e circa 3 milioni di persone sarebbero rimaste senza elettricità.[21] A ciò si è aggiunta la penuria di beni di prima necessità come cibo, acqua e carburante a Sendai.[3]

Le centrali nucleari[modifica | modifica wikitesto]

Il sisma ha provocato lo spegnimento automatico di undici centrali nucleari da parte dei sistemi di emergenza.

Centrali nucleari del Giappone
Centrali di Fukushima[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disastro di Fukushima Dai-ichi.

Le centrali che hanno subito i maggiori danni sono state quelle di Fukushima Dai-ni (Fukushima II) e, in particolare, Fukushima Dai-ichi (Fukushima I), situate a circa 11 km l'una dall'altra nella prefettura di Fukushima. I reattori attivi a Fukushima I erano i n. 1, 2 e 3, mentre altri tre erano stati spenti per manutenzione[28]. Questi si sono disattivati automaticamente dopo la scossa, ma i sistemi di raffreddamento sono comunque risultati danneggiati, causando un surriscaldamento incontrollato. Il livello dell'acqua negli impianti è sceso sotto i livelli minimi di guardia in tutti e due i siti, e pertanto è stata dichiarata l'emergenza nucleare (la prima nella storia del Giappone). Alle 15:40 (6:40 UTC) dell'11 marzo il reattore n. 1 di Fukushima I ha subito la fusione delle barre di combustibile e un'esplosione visibile anche dall'esterno, che ha provocato il crollo di parte delle strutture esterne della centrale[29]. In un'ora sarebbero state rilasciate più radiazioni che nell'arco di un anno[21]. Il 12 marzo si è verificato lo stesso problema al reattore n. 3 della stessa centrale. Per contenere il surriscaldamento è stato autorizzato il rilascio controllato di vapore e si è proceduto all'irrorazione dei reattori con acqua di mare e acido borico (capace di assorbire neutroni e rallentare la reazione del combustibile). I gas dispersi dalle esplosioni e dal rilascio di vapore hanno diffuso nell'atmosfera ioni radioattivi di iodio 131[30]. La successiva evacuazione ha interessato 110 000 persone nel raggio di 30 chilometri dall’impianto di Fukushima I[21]. Il 14 marzo si è interrotto l'impianto di raffreddamento del reattore n. 2, subito irrorato con acqua marina e boro. Nella notte del 15 marzo è avvenuta un'esplosione, con successivo incendio, al reattore n. 4: anche se spento, il guasto all'impianto di raffreddamento ha impedito di contenere il surriscaldamento dovuto al decadimento naturale del combustibile nucleare, e questo ha portato alla vaporizzazione dell'acqua della piscina di soppressione in cui è immerso il reattore e alla successiva reazione tra vapore bollente e lo zirconio che riveste le barre di combustibile[31]; l'acqua attorno al reattore si è prosciugata portando il surriscaldamento fuori controllo. Gli incendi e la radioattività hanno reso problematico l'accesso negli impianti dei tecnici che cercavano di riprendere il controllo dei reattori. Tuttavia, i contenitori primari (vessel) dei reattori interessati dagli incidenti (n. 1, 2, 3 e 4) hanno resistito alle esplosioni e al surriscaldamento[32]. Gli avvenimenti sono stati classificati dall'Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone al grado 7 della scala INES, il massimo, a pari livello con il Disastro di Černobyl'.[33][34][35][36]

Centrale di Onagawa[modifica | modifica wikitesto]

Un incendio dalla sezione turbina della centrale nucleare di Onagawa in seguito al terremoto è stato riferito da Kyodo News. L'incendio era in un edificio che ospita la turbina, che è situata separatamente dal reattore della centrale, e si è presto estinto. Il 13 marzo è stato dichiarato lo stato di livello più basso di emergenza per l'impianto di Onagawa, a causa del superamento dei livelli di radioattività temporanea consentita[37].

Centrale di Tokai[modifica | modifica wikitesto]

Il reattore numero 2 è stato uno degli undici ad essersi spento automaticamente nel Paese. Il 14 marzo è stato segnalato che una pompa per il sistema di raffreddamento del reattore numero 2 aveva smesso di funzionare. La Japan Atomic Power Company ha affermato che una seconda pompa di raffreddamento era in esercizio, ma che due dei tre generatori diesel utilizzati per alimentare il sistema di raffreddamento erano fuori uso[38][39].

Blocco della produzione[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla scossa alcune delle maggiori compagnie hanno sospeso la produzione negli stabilimenti giapponesi.

La Sony ha dovuto sospendere temporaneamente le attività delle fabbriche della divisione Sony Chemical & Information Device Corp. di Tagajō (produzione di nastri magnetici e di blu-ray disc) e di Tome (produzione di obiettivi ed IC cards); della divisione Sony Shiroishi Semiconductor (produzione di semiconduttori laser); della divisione Sony Energy Devices di Koriyama (produzione di batterie al litio); della divisione Sony Energy Devices di Motomiya (produzione di batterie al litio); della divisione Sony Manufacturing Systems di Kuki (produzione di componentistica varia); e della divisione Sony DADC Japan di Ibaraki (produzione di CD e DVD)[40]. La Sony ha altresì fermato volontariamente la produzione in diversi altri stabilimenti per evitare il consumo di energia divenuta carente a seguito del fermo delle centrali nucleari.

Risposte del governo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la prima scossa e il successivo tsunami, il primo ministro del Giappone Naoto Kan ha annunciato che il governo ha mobilitato le forze di autodifesa in varie zone colpite dal terremoto. Ha chiesto poi pubblicamente al popolo giapponese di restare calmo promettendo di aggiornare sulla situazione attraverso vari media. Ha spiegato, infine, che le centrali nucleari si sono spente in seguito alla scossa, ma nonostante ciò il pericolo di fuoriuscita di materiale radioattivo non è stato scongiurato. In un discorso alla nazione il 13 marzo dichiara: «È il momento più difficile dalla fine della seconda guerra mondiale: chiedo a tutti la massima unità» e «non sarà una nuova Černobyl', ma [c'è] il rischio che il reattore n° 3 di Fukushima, ora sotto stress, possa avere un’esplosione simile a quella del reattore n° 1.»[41]

Appoggio internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Marinai della United States Navy trasferiscono rifornimenti umanitari per aiutare il popolo giapponese

Il Giappone ha ricevuto messaggi di cordoglio e offerte di assistenza da numerosi governanti in tutto il mondo. Secondo l'Onu, 45 stati si sono offerti di inviare squadre di ricerca e salvataggio.

Il governo giapponese ha esplicitamente richiesto squadre ad Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti.[42][43] Ha anche richiesto, tramite la sua agenzia spaziale JAXA, l'attivazione della Carta Internazionale per la Gestione dei disastri, per permettere alle organizzazioni che forniscono salvataggio e aiuto di accedere alle immagini satellitari delle zone disastrate.[44]

La Nuova Zelanda ha inviato una squadra specializzata in ricerca e salvataggio in ambienti urbani, adoperata nelle tre settimane precedenti per setacciare le macerie lasciate dal terremoto di Christchurch, oltre a 15 tonnellate di attrezzature di soccorso.[45]

L'Australia ha inviato la fregata HMAS Sydney e la nave da sbarco pesante HMAS Tobruk cariche di elicotteri, ingegneri dell'esercito australiano e squadre mediche.[46]

Gli Stati Uniti hanno dislocato delle unità navali, inclusa la portaerei Ronald Reagan, in posizione più ravvicinata al Giappone, allo scopo di fornire aiuto.[47][48] La Germania ha inviato specialisti di ricerca e salvataggio del Technisches Hilfswerk.[49] Dal Regno Unito stanno partendo verso il Giappone 70 soccorritori, tra cui due cani addestrati, un team di assistenza medica e 11 tonnellate di attrezzature specifiche per il soccorso.[50][51] Il 12 marzo sono approdati in Giappone cinque membri e due cani addestrati della Protezione civile Sudcoreana[52], seguiti poi da 102 soccorritori.[53]

Dei russi lasciano fiori all'esterno dell'ambasciata giapponese a Mosca

In seguito alla richiesta del Giappone di rifornimenti supplementari di gas naturale liquefatto, la compagnia energetica russa Gazprom ha considerato di dirottare due gasiere (per un totale di 150.000 tonnellate)[54] verso il Giappone, nonostante siano già state vendute.[55] Un funzionario del Ministero per le Emergenze russo, Irina Adrianova, ha confermato che la Russia invierà un elicottero Mil Mi-26 assieme a un team di 50 soccorritori per la ricerca dei superstiti, e ha promesso ulteriori aiuti.[56] L'Iran ha inviato un team di aiuto della Mezzaluna rossa.[57][58]

Il presidente di Taiwan Ma Ying-Jeou ha chiesto al governo di donare al Giappone 100 milioni di dollari taiwanesi (circa 3,3 milioni di dollari statunitensi). Una squadra di salvataggio del Ministero dell'Interno ha inviato 28 suoi membri il 14 marzo, e un team medico ufficiale è pronto a partire.[59][60] Altre organizzazioni governative e benefiche taiwanesi hanno raccolto donazioni e inviato assistenza al Giappone.[61]

La Cina, colpita solo un giorno prima del Giappone dal terremoto dello Yunnan,[62] ha inviato una prima donazione di 167.000 $, oltre a una squadra di salvataggio di 15 membri partita da Pechino il 13 marzo.[54] Il Primo ministro cambogiano Hun Sen ha chiesto al suo governo di donare 100.000 $.[63]

L'Indonesia, che è stato il paese più colpito dallo tsunami del 2004, ha fornito soccorritori, assistenza medica e provviste.[64] La Malesia ha inviato una squadra di ricerca e salvataggio, con medici e assistenti sanitari.[65][66]

Singapore ha inviato una squadra di ricerca e salvataggio.[67] L'Afghanistan ha donato 50.000 $ al Giappone.[68] Il governo del Vietnam ha offerto 200.000 $ in aiuto al popolo giapponese.[69] L'India sta inviando indumenti oltre a coperte di lana di cui prevede di inviare 22 tonnellate.[70] Lo Sri Lanka, un altro Stato duramente colpito dallo tsunami del 2004, ha annunciato l'intenzione di inviare 1 milione di dollari USA come aiuto, oltre a una squadra di medici e di soccorritori.[71] Il governo mongolo ha annunciato l'invio in Giappone di squadre di salvataggio, dopo la donazione di 2500 coperte di lana e di 1 milione di dollari USA.[72]

  • Nazioni Unite Nazioni Unite La portavoce Elisabeth Byrs dell'Ufficio per il coordinamento dell'assistenza umanitaria ha annunciato che 30 squadre di soccorso e di ricerca internazionali erano pronte ad andare in Giappone per fornire assistenza, se fosse stato necessario[73].
  • Flag of IAEA.svg L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA) offre il proprio aiuto ufficiale al Giappone[74].
  • Argentina Argentina Il presidente argentino Cristina Fernández de Kirchner ha inviato una lettera di condoglianze al Primo Ministro del Giappone, esprimendo la sua solidarietà al popolo giapponese, così come il sostegno del popolo argentino. L'associazione umanitaria dei Cascos Blancos offre aiuto alle vittime[75].
  • Armenia Armenia Il presidente armeno Serž Sargsyan ha inviato una lettera di condoglianze all'imperatore del Giappone Akihito, assicurandogli la disponibilità dell'Armenia a fornire assistenza in Giappone nel far fronte alle conseguenze del terremoto e dello tsunami[76].
  • Australia Australia Il vicepremier Wayne Swan offre assistenza al Giappone, affermando che «l'Australia è pronta ad assistere il Giappone in qualunque modo e in qualunque momento»[77].
  • Brasile Brasile Il ministro brasiliano delle Relazioni Esterne ha dichiarato: «Il governo e il popolo brasiliano esprimono il loro cordoglio e il loro profondo dolore per le perdite umane causate dal terremoto, uno dei più grandi della storia del Giappone»[78].
  • Canada Canada Il primo ministro canadese e la sua famiglia hanno inoltrato il loro personale cordoglio a tutto il popolo giapponese, asserendo che «i loro pensieri e le loro preghiere vanno a chi ha perso i propri cari a causa del terremoto o dello tsunami»[79].
  • Cina Cina Il premier Wen Jiabao ha offerto supporto al Giappone esprimendo «profonda solidarietà e sollecitudine per il governo e il popolo giapponese», affermando che il paese è disposto a offrire l'aiuto necessario[80].
  • Corea del Sud Corea del Sud Il presidente Lee Myung-bak, sottolineando la tragicità dell'incidente nel paese confinante, si è impegnato ad offrire l'assistenza completa al Giappone. Inoltre, ha ordinato al governo di fare tutto il possibile per gli aiuti[81].
  • Francia Francia Il presidente Nicolas Sarkozy ha dichiarato, in una lettera al Primo Ministro del Giappone, che la Francia è «pronta a rispondere ad ogni possibile richiesta che il Giappone potrebbe voler fare per gestire questa tragedia»[82].
  • Georgia Georgia Il presidente della Georgia Mikheil Saakashvili ha espresso il suo profondo dolore per la tragedia provocata dal forte terremoto e lo tsunami scatenatisi in Giappone, dicendosi inorridito per la terribile disgrazia che ha causato enormi danni e perdite di vite. Il presidente ha espresso successivamente le sue condoglianze per conto di tutta la nazione al governo del Giappone, ai giapponesi e alle famiglie dei deceduti[83].
  • Germania Germania La cancelliera Angela Merkel ha offerto aiuto al Giappone esprimendo il suo cordoglio alle famiglie delle vittime. Una dichiarazione ufficiale recita: «Siate certi che in queste ore tragiche, la Germania è al fianco del Giappone, ed è pronta ad aiutare»[84].
  • India India Il primo ministro Manmohan Singh ha offerto la disponibilità dell'India ad aiutare il Giappone, affermando: «Siamo pronti ad aiutare il Giappone in qualunque modo e le nostre risorse sono a vostra disposizione»[85].
  • Irlanda Irlanda Il neoeletto premier Enda Kenny ha inviato un telegramma al Primo Ministro giapponese rilasciando una dichiarazione per cui "l'Irlanda è pronta ad assistere i nostri amici giapponesi in ogni modo possibile"[86].
  • Iran Iran Il responsabile della Mezzaluna Rossa iraniana ha espresso la disponibilità dell'organizzazione a fornire aiuti per le vittime del terremoto[87].
  • Israele Israele Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha inoltrato un messaggio al governo giapponese, a nome di tutto il popolo di Israele, esprimendo il profondo dolore per la tragedia in Giappone, promettendo di adoperarsi per fornire tutto l'aiuto necessario[88].
  • Italia Italia Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con una lettera all'imperatore Akihito, ha espresso il cordoglio di tutta la nazione: «L'Italia si stringe al popolo giapponese». L'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha affermato: «Siamo vicini al popolo giapponese in questa tragica circostanza e siamo pronti a dare tutto l'aiuto possibile e l'assistenza al governo»[89].
  • Messico Messico Il Segretario degli Affari Esteri, a nome del governo del Messico, ha espresso il suo sgomento per le conseguenze del terremoto avvenuto in Giappone. Il Primo Ministro ha assicurato al governo e al popolo giapponese la solidarietà del Messico, promettendo assistenza[90].
  • Nuova Zelanda Nuova Zelanda Il primo ministro John Key ha riferito di aver assistito con orrore alle scene di devastazione a seguito del terremoto e dello tsunami e che il cuore dei neozelandesi è rivolto al popolo del Giappone. Ha ricordato, inoltre, che il Giappone aveva risposto al recente terremoto della Nuova Zelanda con un forte sostegno, e che il suo paese sarebbe stato pronto ad aiutare il Giappone in qualsiasi modo possibile[91].
  • Pakistan Pakistan Il presidente Asif Ali Zardari ha riferito di essere profondamente scosso per la perdita di vite umane e per i danni causati dal terremoto e dal successivo tsunami, esprimendo solidarietà e totale sostegno in un messaggio all'imperatore del Giappone Akihito[92].
  • Perù Perù Il presidente Alan García ha espresso il suo cordoglio e si è detto pronto a offrire tutta l'assistenza che il Giappone avrebbe richiesto[93].
  • Polonia Polonia Il primo ministro Donald Tusk, a nome del governo della Polonia, ha espresso il suo cordoglio in una lettera al suo omologo giapponese, Naoto Kan, offrendo l'aiuto dei vigili del fuoco polacchi e delle squadre di ricerca e di salvataggio; condoglianze sono state inviate dal presidente Bronislaw Komorowski all'imperatore Akihito e dal Ministro degli Esteri Radosław Sikorski al suo omologo Takeaki Matsumoto[94][95].
  • Regno Unito Regno Unito Il primo ministro David Cameron ha dichiarato di aver «chiesto subito al governo di trovare soluzioni per poter aiutare il Giappone»[96], mentre il ministro degli Esteri William Hague ha affermato che «il Regno Unito è pronto ad offrire assistenza necessaria», compresa l'assistenza umanitaria o di ricerca con squadre di soccorso[97].
  • Russia Russia Il presidente Dmitry Medvedev ha assicurato l'assistenza della Russia, affermando: «Siamo pronti ad aiutare i nostri vicini per superare le conseguenze di questo terremoto molto forte»[98].
  • Sri Lanka Sri Lanka Il presidente Mahinda Rajapaksa ha trasmesso le condoglianze sue, del governo e del popolo dello Sri Lanka all'ambasciatore giapponese Kunio Takahashi[99].
  • Stati Uniti Stati Uniti Il presidente Barack Obama ha riferito che gli Stati Uniti sono «pronti per ogni tipo di aiuto»[100]. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha affermato di stare smistando forze americane nel Pacifico per fornire appoggio[101].
  • Svizzera Svizzera Dalla Svizzera un team di esperti delle organizzazioni umanitarie si è detto pronto a partire per il Giappone[102].
  • Thailandia Thailandia Il primo ministro Abhisit Vejjajiva ha dichiarato nel suo messaggio di condoglianze al primo ministro del Giappone che «la Thailandia è pronta ad assistere il Giappone per mitigare gli effetti dello tsunami». La Thailandia è stata il primo paese ad offrire soccorso con la somma di 5 milioni di baht (165.000 dollari americani)[103].
  • Turchia Turchia Il presidente Abdullah Gül ha dichiarato: «Speriamo che non ci saranno grandi perdite e danni. Essendo un paese che conosce i dolori di questi tipi di disastri, diamo molta importanza agli aiuti internazionali in queste situazioni»[104]. Il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha detto che un'unità speciale sarà istituita presso il Ministero per seguire gli sviluppi e che ha contattato il ministro degli esteri del Giappone per offrire assistenza[105]. La Mezzaluna Rossa Turca in un comunicato ha riferito che avrebbe mandato una squadra nella regione colpita dal terremoto, dichiarandosi pronta a inviare aiuti anche in altri paesi colpiti dallo tsunami come Taiwan, Indonesia, Filippine, Russia e nelle Hawaii[106].
  • Ungheria Ungheria I vertici ungheresi hanno inviato una squadra di soccorso nella zona composta da otto membri tecnici del team di soccorso e un ufficiale specialista[107].
  • Città del Vaticano Città del Vaticano Il pontefice Benedetto XVI esprime il cordoglio con un telegramma inviato dal cardinale Bertone a monsignor Leo Jun Ikenaga, presidente della Conferenza episcopale giapponese, e "solidarietà verso tutti coloro che provvedono ai soccorsi"[108]. In Giappone i volontari della Caritas si sono subito messi in moto e il Cor Unum ha messo a disposizione 150 mila dollari da parte del Papa[109]. Il 13 marzo, subito dopo l'Angelus, il pontefice Benedetto XVI ha espresso "forte impressione per il tragico terremoto" e "spirituale vicinanza alla popolazione colpita che con dignità e coraggio stanno facendo fronte alle conseguenze di tali calamità"[110].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Magnitude 9.0 - NEAR THE EAST COAST OF HONSHU, JAPAN
  2. ^ a b (EN) Dati dell'United States Geological Survey. URL consultato il 13 marzo 2011.
  3. ^ a b c Apocalisse in Giappone: gli aggiornamenti in Il Secolo XIX, 13 marzo 2011.
  4. ^ Terremoto Giappone, rivista la magnitudo a 9. Cresce l’incubo del nucleare in Rai Giornale Radio, 13/03/2011. URL consultato il 13 marzo 2011.
  5. ^ http://earthquake.usgs.gov/earthquakes/pager/events/us/c0001xgp/index.html/
  6. ^ a b Un migliaio di morti, oltre 10.000 dispersi. Esplosione a Fukushima, incubo nucleare. Evacuata l'area. Il premier Kan: disastro senza precedenti. Nessuna vittima straniera in ANSA.it, 12 marzo 2011.
  7. ^ a b Fukushima, principio di fusione delle barre Ue spaventata, Merkel chiude due centrali in ANSA.it, 14 marzo 2011.
  8. ^ Terremoto in Giappone, 10mila tra morti e dispersi. Paura radioattività in romagnaoggi.it, 15 marzo 2011.
  9. ^ Tokyo - scossa di terremoto di grado 6 in Il Secolo XIX, 16 marzo 2011.
  10. ^ Nuova scossa nella prefettura di Ibaraki in Il Secolo XIX, 17 marzo 2011.
  11. ^ GIAPPONE: PIU' DI 20MILA I MORTI E I DISPERSI in repubblica.it, 20 marzo 2011.
  12. ^ (EN) Tsunami hits north-eastern Japan after massive quake in BBC, 11 marzo 2011.
  13. ^ NHK WORLD English
  14. ^ Kelly M. Brunt, Emile A. Okal, Douglas R. Macayeal, Antarctic ice-shelf calving triggered by the Honshu (Japan) earthquake and tsunami, March 2011, Journal of Glaciology, Vol. 57, No. 205, 2011 online
  15. ^ Japan Quake May Have Shortened Earth Days, Moved Axis; dal sito governativo della NASA. 14 marzo 2011.
  16. ^ L'asse terrestre si è spostato di 10 cm in Corriere della Sera, 11/03/2011. URL consultato il 13 marzo 2011.
  17. ^ El seísmo desplaza a Japón cuatro metros in El País, 15/03/2011.
  18. ^ Very strong and dangerous aftershocks are making life even more difficult in Honshu, Japan (part 12) in earthquake-report.com, 12 aprile 2011.
  19. ^ (EN) Tsunami hits Japan after massive quake in BBC News, 11/03/2011.
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  • Antonio Vecchio, Marco Anzidei, Vincenzo Capparelli, Vincenzo Carbone and Ignazio Guerra. Has the Mediterranean Sea felt the March 11th, 2011, Mw 9.0Tohoku-Oki earthquake? EPL, 98 (2012) 59001, www.epljournal.org, doi: 10.1209/0295-5075/98/59001

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