Benjamin Netanyahu

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Benjamin Netanyahu
בנימין נתניהו
Benjamin Netanyahu portrait.jpg

Primo Ministro di Israele
In carica
Inizio mandato 31 marzo 2009
Predecessore Ehud Olmert

Durata mandato 18 giugno 1996 –
6 luglio 1999
Predecessore Shimon Peres
Successore Ehud Barak

Dati generali
Partito politico Likud/Likud Beytenu

Benjamin Netanyahu, spesso soprannominato Bibi (in ebraico בנימין נתניהו ascolta[?·info]; Tel Aviv, 21 ottobre 1949), è un politico israeliano, primo ministro di Israele dal 18 giugno 1996 al 17 maggio 1999 e dal 31 marzo 2009 ad oggi, in seguito alle elezioni parlamentari anticipate del febbraio 2009 e alla riconferma ottenuta nelle elezioni del gennaio 2013.

Come soldato professionista, dal 1967 al 1972, Netanyahu si è specializzato in antiterrorismo. Ha studiato negli Stati Uniti, dove ha frequentato l'Istituto di tecnologia del Massachussets e l'Università di Harvard, lavorando in seguito presso l'ambasciata israeliana di Washington[1]. È divenuto in seguito leader del partito conservatore Likud e principale esponente dell'ala nazionalista. È stato Ministro delle Finanze fino al 9 aprile 2005, quando rassegnò le dimissioni in segno di protesta contro il piano di ritiro da Gaza messo in atto dal Primo Ministro Ariel Sharon. Netanyahu riottenne la guida del Likud il 20 dicembre 2005. Dal 4 maggio 2006 è il portavoce ufficiale dell'opposizione nella Knesset. Suo fratello Yoni morì nel 1976 durante l'Operazione Entebbe. Il 31 marzo 2009 torna in carica, nonostante non abbia vinto le elezioni, per l'accordo concluso con il capo dell'estrema destra Avigdor Lieberman.

Primo Ministro dal 1996 al 1999[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996, per la prima volta, gli Israeliani elessero in maniera diretta il loro Primo Ministro. Netanyahu fu eletto dopo un'ondata di attacchi terroristici contro i civili israeliani. Shimon Peres, che era succeduto al Primo Ministro laburista Yitzhak Rabin, assassinato da un fanatico ebreo dell'estrema destra israeliana, era inizialmente favorito nei sondaggi ma, non essendo riuscito a fermare gli attacchi terroristici, perse rapidamente la fiducia dell'elettorato. Il 3 e il 4 marzo 1996 dei terroristi palestinesi organizzarono due bombardamenti suicidi in cui 32 cittadini israeliani vennero uccisi. Questi due attentati funsero da principale catalizzatore per la caduta di Peres. Differentemente da questo, Netanyahu non aveva fiducia in Yasser Arafat e pose come condizione per ogni progresso nelle trattative di pace che l'Autorità Nazionale Palestinese rispettasse i suoi obblighi, principalmente al riguardo della lotta al terrorismo. Lo slogan della sua campagna fu: "Netanyahu - Per costruire una pace sicura"

Forse a causa della sua educazione di tipo americano Netanyahu assunse il responsabile politico del Partito Repubblicano Americano Arthur Finkelstein per gestire la sua campagna. Nonostante lo stile all'americana della campagna avesse provocato forti critiche all'interno di Israele esso si provò vincente e il Partito del Likud ottenne il governo. Nel 1999 Ehud Barak seguì uno stile simile e assunse numerosi tecnici americani per sfidare lo stesso Netanyahu.

Nethanyahu al Forum Economico Mondiale del 2009

Come Primo Ministro Netanyahu negoziò con Yasser Arafat giungendo agli accordi di Wye River. Nonostante il suo approccio alle negoziazioni di pace fosse popolare, fu accusato di tentare di porre in condizione di stallo ogni trattativa.

Non ci fu infatti nessun progresso nelle trattative di pace con i palestinesi e Netanyahu non riuscì a mettere in atto le tappe che erano state decise negli Accordi di Oslo.

Nel 1996 Nethanyahu e il Sindaco di Gerusalemme Ehud Olmert decisero di aprire un varco per il tunnel del Muro Occidentale. Questo causò tre giorni di rivolte da parte dei palestinesi che causarono perdite sia israeliane che palestinesi.

Netanyahu fu contrastato dalla sinistra israeliana e perse il supporto della destra a causa delle sue concessioni ai palestinesi a Hebron e per le sue negoziazioni con Arafat. Dopo una lunga serie di scandali e un'inchiesta che lo accusava di corruzione, in seguito archiviata, Netanyahu perse il favore del pubblico israeliano.

Il ritorno al potere[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni israeliane del 2009, è il partito centrista di Kadima ad uscire vincente, ma di solo un seggio. Quindi Tzipi Livni non riesce ad avere una maggioranza necessaria ad avere la fiducia parlamentare. Netanyahu, arrivato secondo con il Likud, si accorda con il capo della destra Avigdor Lieberman, giungendo così ad avere una maggioranza possibile per governare. È per questo che il Presidente della Repubblica gli consegna per la seconda volta, la carica di Primo ministro.

Alle elezioni del 2013 il cartello elettorale di destra tra Likud e Beitenu ottiene il primo posto con 31 seggi ma la Knesset si divide in due schieramenti di pari forza (60 seggi ai partiti di destra e confessionali ebrei e 60 a quelli di centrosinistra, laburisti e arabi)[2][3]. Netanyahu riceve così nuovamente dal presidente Shimon Peres l'incarico di formare il governo[4], ma l'assenza di una maggioranza lo costringe a intavolare trattative con i partiti che non facevano parte della precedente coalizione, in particolare con i centristi dello Yesh Atid, il partito di Yair Lapid, outsider delle elezioni israeliane. La difficoltà delle trattative politiche induce il presidente Peres a concedere a Netanyahu una proroga di ulteriori due settimane dopo l'infruttuoso decorso del termine ordinario di 28 giorni previsto per la formazione del governo.[5] Alla fine il tentativo di Netanyahu riesce e il nuovo governo israeliano, sostenuto - oltre che dal Likud-Beitenu - anche da Yesh Atid, Focolare Ebraico e Hatnua, presta giuramento il 18 marzo 2013, potendo contare su una maggioranza di 68 parlamentari su 120.

Pochi giorni dopo il giuramento, il 22 marzo 2013, Netanyahu riceve la visita del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama[6]

Dall'8 luglio al 26 agosto 2014, il governo israeliano impegna il proprio esercito nella campagna militare denominata Operazione Margine di protezione contro le forze di Hamas nella Striscia di Gaza, ennesimo capitolo del conflitto arabo-israeliano in quel territorio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ cfr. Thomas G. Frazier, Il conflitto arabo-israeliano, Il Mulino, Bologna, 2009, pag.164.
  2. ^ Trattative di Netanyahu
  3. ^ Elezioni israeliane 2013
  4. ^ Nuovo incarico a Netanyahu
  5. ^ Proroga per Netanyahu
  6. ^ Obama in visita da Netanyahu

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Stemma dello stato di Israele Predecessore: Primo ministro di Israele Successore: Bandiera dello stato di Israele
Shimon Peres

Ehud Olmert

giugno 1996 - 17 maggio 1999

24 febbraio 2009 -in carica

Ehud Barak

- in carica

I
Primi ministri di Israele
David Ben-Gurion | Moshe Sharett | Levi Eshkol | Golda Meir | Yitzhak Rabin | Menachem Begin | Yitzhak Shamir | Shimon Peres | Benjamin Netanyahu | Ehud Barak | Ariel Sharon | Ehud Olmert

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