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Fatah

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bussola Disambiguazione – Se stai cercando informazioni sulla società segreta araba che operò fra il 1911 e il crollo dell'Impero Ottomano in Siria e Iraq, vedi Al-Fatah (società segreta).
Fatah
(AR) فتح
Fatah flag.jpg
Leader Fārūq Qaddūmī
Stato Palestina Palestina
Fondazione 1959
Sede Ramallah
Ideologia Secolarismo,
Nazionalismo palestinese
Sinistra nazionale,
Socialdemocrazia,
Soluzione dei due stati
[senza fonte]
Collocazione Centro-sinistra[senza fonte]
Partito europeo Partito del Socialismo Europeo (osservatore)
Affiliazione internazionale Internazionale socialista
Alleanza Progressista
Seggi Consiglio Legislativo Palestinese
45 / 132
 (2006)
Sito web fateh.ps

Al-Fatah o, più comunemente, Fatah (ma, correttamente, al-Fatḥ (in arabo: ألفتح), "la Conquista", dal momento che al-Fatà, scritto in in arabo: الفتى[1] significa "il/la giovane"), è un'organizzazione politica e paramilitare palestinese, facente parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Fārūq al-Qaddūmī, alias Abū Luṭf, nome di battaglia che significa "Quello della Gentilezza", è stato il cervello di al-Fatḥ, come dire cioè il cervello della Resistenza Palestinese. Nel 1961 un gruppo di intellettuali si mise al lavoro per creare al-Fatḥ. Fārūq al-Qaddūmī affermò:

« eravamo tutti sui trent'anni. Ingegneri, economisti, architetti, ma poi anche un filosofo. La necessità di avviare la lotta con un movimento di massa noi l'avevamo compreso fin dal 1956, l'autunno in cui gli israeliani ci presero Gaza. Ma i preparativi seri non ebbero inizio che nel 1961 e solo nel 1965 si riuscì a costituire il primo nucleo di al-Fatḥ. Altri moti nazionalisti stavano allora sorgendo ma li guidavano elementi dispersi e senza quattrini »
(tratto da Oriana Fallaci, Intervista con il potere.)

Il nome deriva da FTḤ, acronimo inverso dell'espressione araba Ḥarakat al-Taḥrīr al-Filasṭīnī (Movimento di Liberazione Palestinese, quindi parole molto simili a quelle che compongono l'acronimo OLP[2]). L'acronimo "ḤATF" avrebbe avuto lo stesso suono di un sostantivo che significa "morte", e perciò ʿArafāt preferì invertire l'acronimo che, come "F[A]TḤ, può anche significare "conquista" o "vittoria in battaglia".

Sull'emblema compare anche la parola araba al-ʿāṣifa (tempesta): nome della prima struttura armata di Fatḥ mentre sotto il simbolo è scritto in lingua araba al-thawra ḥattā al-nāṣir (rivoluzione fino alla vittoria).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costituito a partire dal 1957, soprattutto a opera di Khalīl al-Wazīr, detto poi "Abū Jihād", Ṣalāḥ Khalaf e di Yāser ʿArafāt (della nota famiglia palestinese degli al-Ḥusaynī), che assunse il nome di battaglia di Abū ʿAmmār, al-Fatḥ ha rappresentato per decenni - come vero e proprio partito combattente - la spina dorsale della lotta armata palestinese allo Stato d'Israele.

Tra i suoi primi esponenti di spicco figurava Muhammad Abu Yusuf al-Najjar, poi caduto vittima di un "omicidio mirato" del Mossad, i servizi segreti israeliani.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

al-Fatḥ, pur non avendo mai raccolto l'unanimità dei consensi palestinesi, è stata fino al 2006 la maggior organizzazione palestinese, fin quando, a partire dalla fine degli anni novanta, la sua popolarità è stata insidiata in termini numerici e di consenso dall'organizzazione radicale islamica chiamata Ḥamās, che gode di grande credito, a fronte delle sempre più ricorrenti accuse di corruzione di cui sono stati negli ultimi anni oggetto i vertici dell'OLP e, conseguentemente, della stessa al-Fatḥ. Tutto ciò ha portato nel 2006 Ḥamās a una clamorosa (per quanto ampiamente prevedibile) affermazione nel corso delle elezioni politiche palestinesi e, nel mese di marzo, l'incarico di formare il nuovo governo dell'Autorità Nazionale Palestinese è stato per l'appunto affidato dal Presidente Abū Māzen al leader di Ḥamās.

Ciò nonostante, al-Fatḥ seguita a coagulare intorno a sé numerosi giovani palestinesi cresciuti nei campi-profughi, oltre a quelli provenienti dalle aree di volontario "esilio" giordano, continuando a godere dei finanziamenti dei Palestinesi emigrati nell'area del Golfo Persico (in particolare in Kuwayt) e della solidarietà politica e dell'appoggio finanziario di quasi tutto il mondo arabo-islamico che ha favorito, dopo l'entrata in scena di al-Fatḥ, la creazione di un seggio palestinese nell'ambito della Lega degli Stati Arabi.

In seguito alla vittoria elettorale di Hamas del 2006 la Comunità Europea ed altre istituzioni occidentali ed arabe hanno bloccato i finanziamenti al governo palestinese. Ciò ha contribuito a fare esplodere un grave scontro politico, e talvolta armato, tra Hamas e al-Fatḥ. Tali difficoltà connesse alla gestione solitaria del potere da parte di Ḥamās nell'ambito dell'Autorità Nazionale Palestinese hanno portato a settembre del 2006 a trattative per il rientro di al-Fatḥ nel governo palestinese, assieme a Ḥamās. Il fine sarebbe quello di permettere di nuovo l'afflusso dei contributi finanziari concessi a suo tempo dalla Comunità Europea (e, forse, della stessa Israele, che potrebbe tornare a versare all'ANP le imposte da essa esatte per conto dell'Autorità stessa) e la ripresa di trattative, ostacolate tuttavia dalla Seconda guerra israelo-libanese e dal formale persistere del rifiuto di Ḥamās di riconoscere lo Stato d'Israele.

Nel 2009, durante l'offensiva israeliana nella striscia di Gaza, il braccio armato del movimento si è schierato al fianco di Ḥamās per gestire le operazioni militari interne[3].

Al-Fatḥ è membro consultivo dell'Internazionale Socialista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ O in arabo: الفتاة.
  2. ^ Munaẓẓamat al-Taḥrīr al-Filasṭīnī, "Organizzazione per la Liberazione della Palestina").
  3. ^ Un popolo in trappola tra le rovine ma i miliziani non si arrendono - esteri - Repubblica.it

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