Territori palestinesi

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Mappa della Cisgiordania (West Bank).
Mappa della Striscia di Gaza.
Mappa della situazione nei territori palestinesi nel 2007

Con l'espressione di territori palestinesi occupati (in in arabo: الأراضي الفلسطينية المحتلة, al-arādi al-filasṭiniyya al-muḥtalla), ma giornalisticamente spesso solo territori palestinesi, si fa riferimento a due regioni discontinue della Palestina, abitate dal popolo palestinese: la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, rivendicate sotto il nome di Stato di Palestina come riconosciuto dall'ONU con la Risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale del 29 novembre 2012 (che ne ha consentito l'ingresso in qualità di Stato osservatore).

Questi territori, originariamente parte della Palestina mandataria, furono territori occupati dalla Giordania e dall'Egitto il 15 maggio 1948, e attualmente da Israele a partire dal 1967 con la guerra dei sei giorni.

Dopo la firma degli accordi di Oslo nel 1993, porzioni di questi territori sono stati amministrati in gradi diversi dall'Autorità Nazionale Palestinese.

Di essi non fanno parte le alture del Golan siriano, conquistate e occupate da Israele nella medesima guerra dei sei giorni, e neppure la Penisola del Sinai, conquistata all'Egitto nello stesso periodo, che poi fu restituita in base al Trattato di pace israelo-egiziano del 1979.

Israele non considera Gerusalemme Est parte della Cisgiordania, e indica quest'area come una regione amministrativa chiamata Giudea e Samaria, ovvero gli antichi nomi storici della regione israeliana. Dal 2005 la Striscia di Gaza è amministrata solamente dai palestinesi, ma in realtà è governata solo dal partito islamico Hamas, membro dell'ANP, costituendo un microstato de facto.

Denominazione[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono divergenze di opinione per quanto riguarda la denominazione dei territori palestinesi.

Le Nazioni Unite e la Corte Internazionale di Giustizia si riferiscono ai territori come "territori palestinesi occupati". I giornalisti utilizzano anche la descrizione per indicare le terre al di fuori della linea verde (facendo riferimento ai confini Israeliani entro le linee del 1967).

Il termine è spesso usato in modo intercambiabile con il termine "territori occupati", che è applicato anche per le alture del Golan, che non sono rivendicate dai palestinesi. La confusione deriva dal fatto che tutti questi territori sono stati conquistati da Israele nel corso della guerra dei sei giorni del 1967 e sono trattati nell'insieme dalle Nazioni Unite come territori occupati da Israele.

Altri termini usati per descrivere questi settori sono: "territori contesi", "territori israeliani occupati" e "territori occupati". Ulteriori termini sono "Yesha" (Giudea-Samaria-Gaza), "territori liberati", "territori amministrati", "territori di status permanentemente indeterminato", "territori del 1967" e, semplicemente, "territori".

Molti arabi e musulmani, tra cui alcuni palestinesi, utilizzano la denominazione "Palestina" e "Palestina occupata", per implicare una pretesa palestinese di sovranità politica o religiosa su tutto il territorio già facente parte del Mandato britannico ad ovest del Giordano, comprese tutte le terre di Israele.[1] Esiste un parallelo con le aspirazioni dei sionisti e alcuni leader religiosi ebraici di stabilire la sovranità ebraica su tutto il territorio della cosiddetta Grande Israele (Eretz Israel).

Status politico[modifica | modifica wikitesto]

La politica dello status della Cisgiordania e della Striscia di Gaza è una delle questioni più violentemente contestate nel conflitto arabo-israeliano. Varie conferenze e negoziati sono stati condotti per determinare lo status di questi territori.

Gli accordi di Oslo tra Israele e OLP firmati a Washington il 13 settembre 1993, avevano stabilito per un periodo transitorio non superiore a cinque anni un autogoverno palestinese in alcune sezioni della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, trasferendo alcuni poteri e responsabilità all'Autorità Nazionale Palestinese, che comprende il Consiglio legislativo palestinese eletto nel gennaio 1996.

Il trasferimento dei poteri e delle responsabilità per la Striscia di Gaza e Gerico ha avuto luogo con l'accordo del 4 maggio 1994, mentre nelle altre zone della Cisgiordania, il trasferimento di poteri ha avuto luogo il 28 settembre 1995 (15 gennaio 1997 il protocollo relativo a Hebron).

Gli accordi prevedono che Israele manterrà la responsabilità durante il periodo transitorio per la sicurezza esterna e sulla sicurezza interna e l'ordine pubblico degli insediamenti israeliani. Negoziati diretti a determinare il permanente stato di Gaza e Cisgiordania erano iniziati nel settembre 1999, dopo una pausa di tre anni, ma sono deragliati a causa della seconda Intifada che ha avuto inizio nel settembre 2000.

Nel 2003, il governo israeliano ha pubblicato un piano per il totale ritiro dalla Striscia di Gaza e parte della Cisgiordania settentrionale dalla fine del 2005. Questo è diventato noto come il Piano di disimpegno unilaterale israeliano. L'Autorità Nazionale palestinese ha accolto con favore questo piano, ma ha dichiarato che fino a un accordo di stato finale, avrebbe ancora considerato la Striscia di Gaza sotto occupazione israeliana. Molti israeliani furono contrari al piano, e le tensioni sono state molto elevate in Israele prima e dopo il piano di disimpegno, che è stato approvato dalla Knesset il 16 febbraio 2005. Israele ha completato il disimpegno il 12 settembre 2005.

Attualmente, la maggior parte della Cisgiordania è amministrata da parte di Israele, anche se il 42% di esso è sotto diversi gradi di autonomia governato dai palestinesi. La Striscia di Gaza è attualmente sotto il controllo di Hamas.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ si veda per esempio:The Covenant of the Islamic Resistance Movement 18 August 1988

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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