Operazione Gamba di Legno

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Operazione Gamba di Legno
Data 1º ottobre 1985
Luogo Quartier generale dell'OLP, Tunisia Tunisia
Esito Quartier generale distrutto
Schieramenti
Perdite:
50 Palestinesi morti
18 Tunisini morti
100 feriti
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L'Operazione Gamba di Legno (in inglese: Operation Wooden Leg, in ebraico: מבצע רגל עץ, Mivtza Regel Etz) fu un raid delle forze aeree Israeliane contro la sede dell'organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), a Hammam al-Shatt in Tunisia, a 19 chilometri dalla capitale Tunisi. Ebbe luogo il 1 ottobre 1985.[1]

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

A seguito della guerra del Libano del 1982, l'OLP trasferì il suo quartier generale in Tunisia. Il 25 settembre 1985, tre civili israeliani furono uccisi sul loro yacht al largo della costa di Larnaca a Cipro. Una sezione élite dell'OLP conosciuta come "Forza 17" rivendicò l'attacco. Il governo israeliano e le forze aeree israeliane decisero per un'immediata azione di ritorsione, e scelsero come obiettivo il quartier generale dell'OLP vicino Tunisi. Le informazioni di intelligence fornite al governo israeliano da Jonathan Pollard facilitarono notevolmente il raid.[2]

L'attacco[modifica | modifica sorgente]

Le fasi dell'attacco israeliano.

L'attacco è stato realizzato da otto F-15 Eagle, con il supporto aereo e la copertura di altri due F15. Alle ore 07:00 del 1 ottobre, gli F-15 decollano da una base nel nord di Israele per la Tunisia. Dato che l'operazione si svolgeva a 2060 chilometri di distanza, è stata l'operazione a distanza più lontana svolta dalle forze di difesa israeliane dopo l'Operazione Entebbe in Uganda del 1976 e prima dell'Operazione Babilonia in Iraq del 1981. Il piano di volo è stato progettato in modo da aggirare la copertura radar della sesta flotta degli Stati Uniti nel Mediterraneo.[2]

Un Boeing 707 rifornì gli aerei in volo sopra il Mar Mediterraneo per consentire che l'operazione venisse eseguita al meglio su una tale lunghezza. Verso le 11:00 gli aerei israeliani hanno sganciato bombe a guida di precisione sulla sede dell'OLP vicina al mare. Elicotteri erano pronti su una nave da guerra a largo di Malta, nel caso fosse stato necessario recuperare piloti da eventuali aerei abbattuti, ma questo non fu necessario. Dopo l'attacco gli F15 israeliani sono stati di nuovo riforniti in volo mentre rientravano alla base in Israele.[3] Il quartier generale dell'OLP venne distrutto, anche se Yasser Arafat, il capo dell'organizzazione, non era lì al momento e riuscì a salvarsi. L'operazione portò all'uccisione di 68 persone (50 palestinesi e 18 civili tunisini) e centinaia di feriti.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

L'Assemblea Generale dell'ONU, con la risoluzione n. 573 del 4 ottobre 1985, condannò energicamente il raid di Israele contro il territorio tunisino, evidenziando una flagrante violazione dello statuto delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Chiese insistentemente agli Stati membri dell'Organizzazione delle Nazioni Unite di prendere misure per dissuadere Israele dal ricorrere a tali atti contro la sovranità e l'integrità territoriale di tutti gli Stati e chiese a Israele di non perpetrare tali atti di aggressione o minacciare di farlo. Inoltre la risoluzione puntualizzò che la Tunisia avesse diritto a un adeguato indennizzo per i danni e le perdite di vite umane per i quali Israele aveva rivendicato la responsabilità.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sei minuti d'inferno sulla Tunisia - Repubblica.it » Ricerca
  2. ^ a b http://historynewsnetwork.org/articles/article.html?id=796
  3. ^ Middle East Israel's 1,500-Mile Raid - TIME
  4. ^ 95 Security Council Resolution 573 -1985- Israel