Ali Hasan Salama

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Ali Hasan Salama (Qula, 1940Beirut, 22 gennaio 1979) è stato un terrorista palestinese.

Ali Hasan Salama (arabo: علي حسن سلامة, ʿAlī Ḥasan Salāma) è stato il capo delle operazioni di Settembre Nero. Col nome di battaglia di Abū Ḥasan organizzò l'attentato di Monaco del 1972 e altri attacchi guerriglieri e terroristici.

Figlio del patriota palestinese Hasan Salama, ʿAlī Ḥasan Salāma fu soprannominato il "Principe Rosso", un po' per la sua agiatezza economica, un po' per la sua appartenenza a una delle famiglie più in vista dell'alta borghesia palestinese.

Fu anche il fondatore del gruppo Forza 17.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Sfuggito a numerosi attentati israeliani, Salama fu ucciso con un "omicidio mirato" il 22 gennaio 1979 a Beirut, a bordo della Chevrolet station wagon su cui viaggiava con altri 4 palestinesi, dall'esplosione di una bomba posta su un'autovettura Volkswagen parcheggiata su Rue Verdun, dopo che Salama era uscito dall'abitazione di sua moglie, Georgina Rizk, già Miss Libano e poi Miss Universo nel 1971.

L'attentato fu organizzato dal Mossad israeliano come ritorsione (Operazione Collera Divina) per il Massacro di Monaco del 1972.[1] Altre otto persone furono uccise dall'esplosione.[2]

Si crede che il Mossad avesse reclutato a tal fine Erika Chambers, una cittadina britannica, per condurre in porto il suo progettato omicidio. La Chambers viaggiava nel Vicino Oriente con un'organizzazione benefica per soccorrere i rifugiati palestinesi. Avrebbe organizzato un incontro con Salama a Beirut, in cui il governo libanese gli aveva assicurato rifugio. La Chambers venne a conoscenza dell'itinerario quotidianamente seguito da Salama e avrebbe collocato personalmente la bomba nell'autovettura parcheggiata lungo la strada da lui percorsa. Al suo passaggio la Chambers attivò il dispositivo che fece esplodere la carica, falciando Salama e quattro delle sue guardie del corpo.[3] Furono uccisi anche quattro incolpevoli passanti che si trovarono a passare in quel fatale momento, tra cui una governante tedesca e uno studente britannico, mentre altre 18 ignare persone furono ferite dall'esplosione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vita e morte di un terrorista, The New York Times, 10 luglio 1983.
  2. ^ Noam Shalev, 'La caccia a Settembre Nero', BBC News Online, 26 gennaio 2006, accessed 14 marzo 2006.
  3. ^ "Death of a Terrorist", Time, 5 febbraio 1979. Accessed 26 marzo 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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