Massacro di Deir Yassin

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Massacro di Deir Yassin
DeirYassinWiki.jpg
Stato bandiera Mandato britannico della Palestina
Luogo Deir Yassin
Obiettivo arabi armati di Deir Yassin
Data 9 aprile 1948
11:00 – 17:00
Morti 107 civili arabi (11 dei quali armati) e 4 militi ebrei
Feriti 12
Responsabili Irgun, Lohamei Herut Israel e Haganah
Motivazione Riaprire la via verso Gerusalemme

Il Massacro di Deir Yassin (Dayr Yāsīn), fu un massacro consumato il 9 aprile, nella Palestina all'epoca sotto Mandato britannico, sei settimane prima della proclamazione dello Stato di Israele e prima che scoppiasse la conseguente guerra nel 1948, ad opera di membri dell'Irgun guidati dal futuro Primo ministro israeliano Menachem Begin ai danni degli abitanti arabi dell'omonimo villaggio sito presso Gerusalemme ovest.

La memoria fisica del villaggio fu quindi cancellata, radendo al suolo gran parte delle case e persino molte delle lapidi del cimitero, ai resti del quale non è ancor oggi consentito l'accesso ai parenti dei defunti[senza fonte].

Più tardi, il centro del villaggio è stato trasformato dagli Israeliani in ospedale psichiatrico (Kfar Saul psychiatric hospital), mentre le aree limitrofe sono state occupate da un moderno insediamento ebraico. Negli anni recenti nei pressi del sito sono state consentite cerimonie commemorative alle quali, assieme a superstiti del massacro, hanno preso parte fianco a fianco ebrei e palestinesi.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Il massacro ebbe luogo durante la cosiddetta "guerra civile", il turbolento e sanguinoso periodo che, tra il dicembre 1947 e metà maggio 1948, precedette la proclamazione dello Stato di Israele.

Il 29 novembre 1947, le Nazioni Unite approvarono la Risoluzione ONU n. 181, che prevedeva il passaggio di Gerusalemme sotto l'autorità di un Mandato internazionale[1] e la divisione del restante territorio del Mandato britannico della Palestina in due Stati, uno arabo e l'altro ebraico. La Gran Bretagna, i cui uomini erano da diversi anni vittime di attentati terroristici da parte dei gruppi ebraici più estremiti come la banda Stern, culminati con l'attentato dinamitardo al King David Hotel del luglio 1946, annunciò che avrebbe concluso il suo mandato entro un anno.

A tali decisioni seguì il montare di diffusi disaccordi sulla spartizione, il crescere della tensione e il moltiplicarsi di attentati e scontri armati tra ebrei ed arabi palestinesi, mentre la situazione sfuggiva al controllo delle autorità britanniche, sino a sfociare, nel dicembre del 1947, in gravi disordini e in episodi di guerriglia sempre più frequenti, per poi divenire una vera e propria guerra, dopo la dissoluzione del Mandato britannico e la proclamazione dello Stato di Israele (15 maggio 1948).

Tra l'inverno del 1947 e la primavera del 1948 la Lega Araba promosse la creazione di un Esercito Arabo di Liberazione (Arab Liberation Army) i cui effettivi erano sia arabi palestinesi, sia arabi originari di altri Paesi del Vicino Oriente. Effettivi di tale formazione condussero estesi attacchi ai danni delle comunità ebraiche di antica e recente formazione in Palestina, tentando altresì di isolarle tra loro, impedendo con la forza il traffico da e verso di esse. In questo contesto, la parte occidentale di Gerusalemme, ove era presente una forte comunità ebraica, finì progressivamente sotto assedio.

Tale fase della guerra passò ad essere nota come la "battaglia delle strade" perché le forze arabe concentrarono i propri sforzi nell'interdizione dei collegamenti viari tra le diverse comunità ebraiche. Avviati dopo i gravi disordini del dicembre 1947, gli attacchi alle strade, in un primo tempo, furono limitati a imboscate sporadiche e scarsamente organizzate.

Più tardi, tuttavia, l'obiettivo di interrompere il traffico tra gli insediamenti e le comunità ebraiche si fece via via più consistente ed organizzato, mirando soprattutto a tagliare permanentemente la strada principale di collegamento tra Tel Aviv e Gerusalemme, che rappresentava l'unica rotta praticabile per il rifornimento della comunità ebraica che viveva nella parte Ovest della Città Santa e che, numericamente, rappresentava circa il 16% dell'intera popolazione ebraica allora presente in Palestina[2].

Per un certo periodo gli attacchi diretti contro l'arteria viaria ebbero successo, e le forze arabe riuscirono ad interrompere il flusso di rifornimenti ebraici verso Gerusalemme, guadagnando il controllo di posizioni-chiave che dominavano il tracciato della strada proveniente da Tel Aviv e che consentivano di colpire e bloccare efficacemente i convogli che tentavano di raggiungere Gerusalemme Ovest. Sul finire del marzo 1948 la strada era virtualmente bloccata.

Considerata l'importanza vitale dell'arteria ai fini della sopravvivenza della comunità ebraica gerosolomitana - che ormai, all'inizio di aprile 1948 versava in gravi condizioni e mancava di tutto, persino di cibo - l'Haganah decise di lanciare un'importante controffensiva militare, denominata Operazione Nachson tesa a liberare la strada ed a rompere l'assedio cui era sottoposta Gerusalemme Ovest: si trattò della prima operazione militare su vasta scala di quello che poi sarebbe diventato noto come Conflitto Arabo-Israeliano.

Il 6 aprile 1948 l'Haganah e la sua forza d'attacco, denominata Palmach, lanciarono una serie di attacchi coordinati tesi alla cattura delle posizioni strategiche che consentivano il controllo della strada Tel Aviv - Gerusalemme. Uno di questi attacchi condusse alla conquista del centro abitato di al-Qastal, un'importante località posta sull'arteria viaria, distante circa due chilometri da Deir Yassin. I contrattacchi scagliati dagli arabi nella zona diedero luogo ad intensi scontri a fuoco e, per diversi giorni, il controllo dell'area rimase conteso.

Nel quadro di tali ostilità, il 9 aprile 1948 forze d'attacco dell'Irgun e della Lohamei Herut Israel, organizzazioni terroristiche ebraiche responsabili di numerosi attentati anti-arabi e anti-britannici[senza fonte] e che dopo la guerra saranno poi sciolte da Ben Gurion, entrarono in azione nel quadro dell'Operazione Nachshon e attaccarono Deir Yassin.

Il Massacro[modifica | modifica sorgente]

Deir Yassin era sulla lista di una serie di villaggi arabi da conquistare in un piano previsto dall'Haganah per riaprire la via verso Gerusalemme. L'incarico fu dato all'Etzel (Irgun) ed al Lehi, formazioni ebraiche estremiste.

Il comandante dell'Haganah, David Shaltiel, scrisse ai leader delle due formazioni ebraiche:

« I learn that you plan an attack on Deir Yassin. I wish to point out that the capture of Deir Yassin and its holding are one stage in our general plan. I have no objection to your carrying out the operation provided you are able to hold the village. If you are unable to do so I warn you against blowing up the village which will result in its inhabitants abandoning it and its ruins and deserted houses being occupied by foreign forces....Furthermore, if foreign forces took over, this would upset our general plan for establishing an airfield" »
(Dan Kurzman, Genesis 1948, OH, New American Library, Inc., 1970, p. 141.)

L'organizzazione paramilitare Irgun, guidata da Menachem Begin, attaccò il villaggio arabo di Deir Yassin incontrando una strenua resistenza, che portò il reparto israeliano ad avere 41 feriti e 4 caduti.

Eliminata la resistenza[3], circa 70 donne e bambini del villaggio furono consegnati ai britannici, quando, in base ad alcune ricostruzioni, alcuni arabi che si erano arresi aprirono il fuoco sulle truppe ebraiche, che reagirono massacrando indiscriminatamente sia soldati arabi, sia civili. Le stime sul numero delle vittime variano da 100-120 a circa 250, a seconda delle fonti.

Inizialmente fonti giornalistiche parlarono di 254 vittime tra gli abitanti del villaggio. Secondo alcune analisi indicare un elevato numero di vittime poteva servire sia agli arabi ed ai britannici, per mettere in cattiva luce i gruppi ebraici, sia a questi ultimi, per cercare di terrorizzare la popolazione araba e incentivarne la fuga spontanea dal territorio assegnato al futuro stato ebraico[4]. Il comandante dell'Irgun, una delle prime fonti di questa stima data ai giornalisti, affermò successivamente di averla volontariamente esagerata, contando sul fatto che la pubblicazione di una simile notizia avrebbe portato la popolazione araba in una situazione di panico[5]

Un'indagine condotta dalla università palestinese di Bir Zeit ha rilevato che tutte le fonti del tempo citano un numero di vittime tra le 250 e le 254, ma anche questo studio ritiene che la cifra fosse stata volontariamente esagerata. Secondo lo studio dell'università, le vittime inclusi gli armati, non avrebbero superato le 120, di cui 107 identificate.

La scoperta della strage indusse lo Yishuv ebraico ad esprimere pubblicamente "orrore e disgusto". Ben Gurion scrisse di persona a Re Abd Allah I di Giordania per manifestargli il proprio shock per quanto accaduto. Inaspettatamente (ma abbastanza logicamente) fu Begin stesso a convocare rappresentanti della Croce Rossa e giornalisti[6] per raccontare quanto era successo.

Non risulta, al contrario di quello che fu diffuso inizialmente, che alcuna delle donne del villaggio sia stata violentata dalle truppe ebraiche. In una intervista rilasciata alla BBC 50 anni più tardi, Hazam Husayni, che nel 1948 lavorava presso il Palestinian Broadcasting Service, ammise di aver completamente inventato quella storia su istigazione di Husayn Khalidi, un leader palestinese, nella speranza di spingere gli altri arabi ad unirsi e ad intervenire in Palestina per liberarla dagli Ebrei: "Quello fu il nostro più grande errore. Non capimmo come la gente avrebbe reagito. Come sentirono che le donne erano state violentate, i Palestinesi cominciarono a fuggire".[7]

Tentativo di ridimensionamento del Massacro[modifica | modifica sorgente]

Nel 1969 il ministero degli Esteri israeliano pubblicò un dépliant in lingua inglese che mirava a ridimensionare il massacro di Deir Yassin. Pur ammettendo che civili fossero stati uccisi in quell'occasione, il numero dei morti (che si avvicinava a quello di oltre un centinaio di persone, come indicato dalle ricerche dell'Università palestinese di Bir Zeit) e pur confermando le circostanze, si smentiva che Deir Yassin fosse stato oggetto di un massacro freddamente premeditato da parte ebraica,[8] malgrado la condanna che all'epoca era stata inequivocabilmente espressa dall'Haganah e dallo stesso David Ben Gurion. Il partito Herut di Begin lo tradusse in ebraico e lo diffuse in Israele. Diversi ex leader dell'Haganah chiesero che quel dépliant fosse ritirato, ma il ministero degli Esteri rispose: 'Mentre è nostra intenzione e nostro desiderio mantenere l'esattezza dell'informazione, siamo talvolta obbligati a deviare da questo principio quando non abbiamo scelta, o mezzi alternativi per respingere un attacco propagandistico o una guerra psicologica araba'.[9] D'altronde, non si può parlare di massacro premeditato se come sopra riportato risulta che: Eliminata la resistenza[3], circa 70 donne e bambini del villaggio furono consegnati ai britannici, quando, in base ad alcune ricostruzioni, alcuni arabi che si erano arresi aprirono il fuoco sulle truppe ebraiche, che reagirono massacrando indiscriminatamente sia soldati arabi, sia civili. Non si può parlare neppure di sgombero forzato intenzionale e programmato dei civili arabi da parte israeliana se come detto sopra è documentato che il comando ebraico riteneva necessario proprio il contrario, cioè mantenere sul posto gli abitanti arabi! Come scritto sopra: Il comandante dell'Haganah, David Shaltiel, scrisse ai leader delle due formazioni ebraiche che volevano attaccare Deir Yassin:

« Vengo a conoscenza che pianificate un attacco a Deir Yassin. La cattura ed il mantenimento della posizione di Deir Yassin fa parte del nostro piano generale. Non ho obbiezioni a che voi effettuiate l'operazione se siete anche in grado di tenere il villaggio. Se non siete in grado di tenerlo, vi avverto di non distruggerlo, perché ciò provocherebbe il suo abbandono da parte degli abitanti e le sue rovine e le sue case abbandonate sarebbero occupate da forze d'invasione straniere. Se poi forze straniere ne prendessero possesso questo rovescerebbe il nostro piano generale di creare un aeroporto" »
(Dan Kurzman, Genesis 1948, OH, New American Library, Inc., 1970, p. 141.)

Giudizio ben diverso da quello di altri storici, tra cui lo storico britannico anti-israeliano Ilan Pappé che, nel suo libro A History of Modern Palestine, asserisce:

« Alcuni massacri furono commessi nei pressi di città con popolazione mista, talvolta come rappresaglia agli assalti palestinesi ai convogli di ebrei, ma assai spesso si trattò di brutalità gratuita. È possibile che si intendesse indurre alla fuga, come in effetti avvenne, i palestinesi residenti nelle zone cadute in mano ebraica, agitando la minaccia della fucilazione o della cacciata. Queste atrocità non furono commesse a caso: rientravano, infatti, in un piano di carattere generale finalizzato a sbarazzare il futuro Stato ebraico dal maggior numero possibile di palestinesi. »
(A History of Modern Palestine, trad. ital. Storia della Palestina moderna, Torino, Einaudi, 2005, p. 160.)

Alla fine, il ministero degli Esteri fu costretto a desistere dalla sua opera e a rinunciare a diffondere il dépliant.[senza fonte]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La popolazione della città di Gerusalemme, in base ai dati dell'UNSCOP, sarebbe stata composta da 105.000 arabi (pari al 51% della popolazione) e 100.000 ebrei (49%). Si veda (EN) United Nations Special Committee on Palestine, Recommendations to the General Assembly, A/364, 3 September 1947
  2. ^ Secondo l'UNSCOP la popolazione totale della Palestina era di 1.845.000 abitanti, di cui 1.237.000 arabi (67% del totale) e 608.000 ebrei (33%). Si veda (EN) United Nations Special Committee on Palestine, Recommendations to the General Assembly, A/364, 3 September 1947
  3. ^ a b Milstein, a p. 262, riporta la presenza di soldati iracheni.
  4. ^ Benny Morris, Righteous Victims, pg. 209.
  5. ^ Milstein 1989, p. 269 (Hebrew version)
  6. ^ Kurzmann e New York Times.
  7. ^ Israel and the Arabs: The 50 Year Conflict, BBC.
  8. ^ Background Notes on Current Themes - No. 6: Dir Yassin, (Jerusalem, Ministry for Foreign Affairs, Information Division, 16 marzo 1969), pp. 1-2.
  9. ^ Benny Morris, "The Historiography of Deir Yassin", Journal of Israeli History 24 Issue 1 March 2005, pag 80-85

Bibliografia (relativa al Massacro)[modifica | modifica sorgente]

  • Dan Kurzman, Dayr Yasin, Bir Zeit University, Genesis 1948, (OH: New American Library, Inc., 1970), p. 141.
  • Menachem Begin, The Revolt, New York, Nash Publishing, 1977, pp. xx-xxi, 162-163.
  • Amos Perlmutter, The Life and Times of Menachem Begin, New York, Doubleday, 1987, p. 214;
  • J. Bowyer Bell, Terror Out Of Zion, New York, St. Martin*s Press, 1977, pp. 292–96;
  • Uri Milstein, History of Israel's War of Independence, Vol. IV, Lanham, University Press of America, 1999, p. 262.
  • Sharif Kanaana e Nihad Zitawi, Deir Yassin, Monograph No. 4, Destroyed Palestinian Villages Documentation Project (Bir Zeit, Documentation Center of Bir Zeit University, 1987), p. 55.
  • Sharif Kanaana, Reinterpreting Deir Yassin, Bir Zeit University, April 1998.
  • Israel and the Arabs: The 50 Year Conflict, BBC.
  • Morris, Benny (2001): Righteous Victims: A History of the Zionist-Arab Conflict, 1881-2001, Vintage Books, ISBN 0679744754, ISBN 978-0679744757

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]