La Casa Ebraica

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La Casa Ebraica
HaBayit HaYehudi
הבית היהודי
Leader Naftali Bennett
Stato Israele Israele
Fondazione 1999
Sede Gerusalemme Israele Israele
Ideologia Pro-Grande Israele[1][2]
Neosionismo
Sionismo Religioso
Nazionalismo religioso[1]
Collocazione Estrema destra[3][4][5][6][3]
Seggi Knesset
12 / 120
Sito web www.baityehudi.org

La Casa Ebraica (eb: הבית היהודי, HaBayit HaYehudi) è un partito politico sionista religioso in Israele, erede del partito nazionalista Mafdal. Nonostante si autoclassifichi come partito di destra, alcuni mezzi di comunicazione occidentali e israeliani lo hanno descritto come "partito di estrema destra".

È stato originariamente creato dalla fusione di due partiti nazionalisti religiosi, Moledet e Tkuma, nel novembre 2008. Tuttavia, in seguito Moledet si staccò dal partito e creò una lista comune con Hatikva chiamato Unione Nazionale. Tkuma in seguito si ricongiunse con l'Unione Nazionale, mentre la fazione Ahi ha aderito al Likud. Per le elezioni del 19° Knesset, La Casa Ebraica candidò l'attuale leader, Naftali Bennett; La Casa Ebraica strinse poi un'alleanza con il Likud Beytenu (federazione tra Likud e Israel Beytenu), facendo tuttora parte del governo guidato da Benjamin Netanyahu.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Campaigns struggle to impress as Israeli elections loom, BBC, 16 gennaio 2013. URL consultato il 19 gennaio 2013.
  2. ^ Paul Owen, Peace process dead if Netanyahu wins Israeli election, academics warn in The Guardian, 15 gennaio 2013. URL consultato il 21 gennaio 2013.
  3. ^ a b 21 Knesset seats still up for grabs, Ynet, 13 gennaio 2013. URL consultato il 19 gennaio 2013.
  4. ^ Ruth Pollard, Far right spells danger for Netanyahu in The Age, 10 gennaio 2013. URL consultato il 19 gennaio 2013.
  5. ^ Brent E Sasley, A Centrist Government in Israel?, The Daily Beast, 18 gennaio 2013. URL consultato il 19 gennaio 2013.
  6. ^ Nick Meo, Israel's new political star Naftali Bennett's Jewish Home party determined to stop Palestinian state in The Daily Telegraph, 19 gennaio 2013. URL consultato il 19 gennaio 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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