Disastro di Fukushima Dai-ichi

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Coordinate: 37°25′17″N 141°01′57″E / 37.421389°N 141.0325°E37.421389; 141.0325

Disastro di Fukushima Dai-ichi
Fukushima I by Digital Globe.jpg
Fotografia aerea del 16 marzo
Stato Giappone Giappone
Luogo Centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi
Data 11 marzo 2011
Tipo Disastro nucleare
Morti accertati: 3[senza fonte]
Feriti tecnici: alcuni[non chiaro] contaminati ed alcuni feriti (provvisorio)
popolazione: alcuni[non chiaro] contaminati (provvisorio)[senza fonte]
Motivazione Terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011
Fukushima Dai-ichi
Centrali nucleari del Giappone

Il disastro di Fukushima Dai-ichi è una serie di quattro distinti incidenti occorsi presso la centrale nucleare omonima, a seguito del terremoto e maremoto del Tōhoku dell'11 marzo 2011.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 maggio 2011 la TEPCO, ossia la società che gestisce l'impianto, ha confermato che nei giorni immediatamente seguenti al maremoto è avvenuta la fusione dei noccioli dei reattori 1, 2 e 3[1], con un accumulo del materiale fuso alla base dei vessel.

Il quarto, il quinto e il sesto reattore della centrale sono stati portati in pochi giorni dall'incidente, allo "spegnimento stabile" (temperatura sul fondo dei recipienti di contenimento dei reattori inferiore a 100 gradi), mentre i primi tre hanno raggiunto una condizione equivalente il 16 dicembre 2011[2], passando per lo stadio di "raffreddamento stabile" (funzionamento del sistema di raffreddamento a regime e senza aumento del livello dell'acqua accumulata e conseguente diminuzione continua della temperatura e della radioattività) in data 20 luglio 2011[3].

Complessivamente l'incidente, nella prima settimana stimato al grado 4 della scala INES, quindi al livello 5[4] (a pari livello con il singolo Three Mile Island, in cui però non si ebbero né esplosioni, né rilasci di radioattività nell'ambiente pari all'evento giapponese); è stato infine provvisoriamente classificato dall'Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone al grado 7, il massimo grado della scala, finora raggiunto solo dal disastro di Černobyl', considerando l'insieme dell'evento e non più i singoli incidenti distinti (classificati tra i livelli 3 e 5).[5][6][7][8]

A causa del terremoto molti altri impianti nucleari giapponesi sono stati coinvolti, sia centrali nucleari che impianti del ciclo del combustibile. Gli impianti di generazione elettrica direttamente coinvolti con arresti automatici dei reattori, sono stati quelli di Fukushima Dai-ichi, Fukushima Dai-ni, Onagawa e Tokai; è stato anche coinvolto il Centro di riprocessamento di Rokkasho, che funziona con l'energia fornita dai generatori diesel di emergenza. Le maggiori preoccupazioni riguardano quattro dei sei reattori dell'impianto di Fukushima Dai-ichi, e in particolare il reattore numero 4, il cui edificio è stato quello maggiormente danneggiato dalle esplosioni di idrogeno, e nel quale le barre di combustibile a rischio fusione non sono quelle in uso all'interno del recipiente in pressione (vessel), ma quelle stoccate nelle vasche del combustibile esausto, che si trovano quindi al di fuori della struttura di contenimento primaria del reattore.[9]

La gestione dell'incidente da parte della TEPCO è stata caratterizzata da reticenza, menzogne e abbandono della popolazione locale al suo destino[10][11][12][13]. Anche il Ministero dell'energia giapponese è stato accusato di aver nascosto molti dati[14][15].

Struttura dei sistemi di protezione dei reattori[modifica | modifica wikitesto]

Schizzo in sezione semplificato di un tipico contenimento Mark-I di un reattore BWR, come quelli usati nei reattori da 1 a 5 di Fukushima Dai-ichi.
RPV: Reactor Pressure Vessel
contenitore a pressione del reattore
DW: DryWell
contenitore del vapore
WW: WetWell
camera di soppressione del vapore, di forma toroidale
SFP: Spent Fuel Pool
vasca del combustibile esausto.
SCSW: Secondary Concrete Shield Wall
muro di cemento di schermatura secondario

Resistenza allo tsunami[modifica | modifica wikitesto]

Non è possibile stabilire con esattezza quanto l'impianto sia stato danneggiato dal terremoto e quanto dal successivo tsunami, anche se allo stato attuale sembra che il danno maggiore sia stato provocato proprio da quest'ultimo: l'acqua dell'onda anomala avrebbe infatti messo fuori uso i sistemi elettrici che governano i sistemi di raffreddamento dei reattori della centrale, innescando così la crisi e la successione di eventi occorsi. In particolare, l'onda di tsunami che ha colpito l'impianto misurava almeno 14 metri di altezza (misurazione ottenuta dalle tracce riscontrate nel parcheggio che si trova appunto a questa altezza), mentre l'impianto era stato progettato per far fronte al massimo ad onde di 6,5 metri di altezza.[16] La stessa ondata ha provocato la morte per annegamento dei due operatori che si trovavano nei locali scantinati della turbina dell'unità 4, ferma in manutenzione e con il reattore vuoto, e che erano stati dati per dispersi sin dal primo evento.

Cause delle esplosioni chimiche[modifica | modifica wikitesto]

È opportuno sottolineare che tutte le esplosioni avvenute, sono di natura chimica e non nucleare, come invece avverrebbe in un ordigno atomico. A causa dell'aumento di temperatura degli elementi rimasti scoperti, l'acqua ha cominciato ad ossidare il rivestimento esterno in Zircaloy, a temperatura di circa 1200 °C, liberando idrogeno. Questo, a contatto con l'ossigeno atmosferico e raggiunte concentrazioni opportune, forma una miscela esplosiva per la quale basta un innesco per provocarne l'esplosione. Nell'edificio esterno dell'unità 1, l'esplosione è avvenuta in seguito al rilascio controllato del gas/vapore contenuto nel reattore, in concomitanza con una forte scossa di assestamento. Il rilascio era autorizzato dalle autorità giapponesi e previsto dalle procedure d'emergenza per consentire d'iniettare acqua, altrimenti non possibile per la contropressione dovuta sia al vapore, che all'idrogeno accumulatosi all'interno del reattore.[senza fonte]

La suddetta dinamica (deflagrazione da idrogeno), si ritiene sia stata quasi certamente all'origine dell'esplosione dell'edificio 1, ma per quanto riguarda l'esplosione dell'edificio 3, osservazioni di esperti del settore, inerenti all'energia liberata durante la deflagrazione, fanno propendere per un diverso meccanismo, secondo cui in realtà sarebbe avvenuta una detonazione innescata da una criticità locale di fissione del materiale radioattivo presente nella piscina di stoccaggio, generando qualcosa di assimilabile a un'arma radiologica. Tale spiegazione sarebbe coerente con l'energia di rilascio stimabile dalla proiezione, a molte decine di metri da terra, di ampie porzioni del tetto dell'edificio, con la velocità di propagazione supersonica dell'onda d'urto, con l'osservazione di una forte fiamma un attimo prima dell'evento e col ritrovamento di frammenti di plutonio, anche a considerevole distanza dall'edificio.

Stato dei reattori[modifica | modifica wikitesto]

Fukushima Dai-ichi 1[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio del reattore uno della centrale di Fukushima, prima e dopo l'esplosione.

Nella giornata dell'11 marzo, in un edificio minore delle zone non nucleari dell'impianto è nato un piccolo incendio, che ha richiesto meno di due ore per essere estinto. Una situazione più grave era però emersa entro le zone nucleari dei tre reattori di Fukushima Dai-ichi in funzione, in questi il reattore era stato fermato automaticamente con successo, ma i generatori diesel avevano subito numerosi danni, lasciando quindi i tre reattori senza energia elettrica per alimentare il sistema di refrigerazione che dissipa il calore residuo del reattore.[17] Questo ha portato la TEPCO a comunicare una situazione di emergenza, che ha permesso alle autorità di far evacuare la popolazione residente entro i 3 km dall'impianto (circa 1000 persone). Nove ore dopo, il ministero dell'economia, del commercio e dell'industria ha comunicato che presso l'impianto erano arrivati quattro generatori diesel mobili, tre dei quali, già operativi, fornivano energia per i sistemi di emergenza dell'impianto e che altri moduli erano in arrivo per via aerea.[18]

Il 12 marzo a causa del mancato funzionamento degli impianti di raffreddamento di emergenza la pressione interna all'edificio del reattore è aumentata costantemente nel corso delle ore.

Alle 2 di notte del 12 marzo, è stata riportata una pressione di circa 600 kPa, a fronte di una pressione normale di funzionamento di 400 kPa. A seguito di questo, la società elettrica ha preso la decisione di ridurre la pressione interna per gli impianti per cui non sono funzionanti i sistemi di refrigerazione, contemporaneamente alle operazioni di ripristino del normale funzionamento dei sistemi ed alla monitorizzazione dell'impianto. Alle 4:20, la IAEA ha confermato che erano in corso lavori per ripristinare l'alimentazione con generatori mobili e che sarebbe avvenuta una decompressione controllata, utilizzando filtri per trattenere la maggior parte delle radiazioni entro l'impianto[18]. Alle 13:30, isotopi radioattivi di cesio-137 e iodio-131 sono stati rilevati vicino al reattore[19] (il che indica che una parte del nocciolo è rimasta scoperta per la diminuzione del livello del refrigerante nel reattore).[20] Alle 15:36 c'è stata una esplosione nel reattore,[21] quattro operai sono stati feriti, e la parte superiore dell'edificio secondario di contenimento del reattore è stata spazzata via, lasciando al suo posto lo scheletro di acciaio.[22] Il portavoce del governo giapponese, Yukio Edano, ha confermato che c'era una "significativa possibilità" che le barre di combustibile radioattivo si fossero parzialmente fuse,[23] mentre l'esplosione non aveva compromesso l'integrità del contenimento principale del reattore[24]. Verso le 20:00 sono iniziati gli interventi di pompaggio di acqua marina, per raffreddare il reattore, e di acido borico, che, assorbendo i neutroni, blocca la reazione a catena.[24]

Fukushima Dai-ichi 2[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi momenti dall'incidente, il reattore risultava in stato di attenzione, ma non in stato di serio o critico danneggiamento.

Il 14 marzo, a mezzogiorno, le barre del combustibile, erano completamente scoperte ed era fallito il pompaggio dell'acqua marina all'interno del nucleo.[25] Alle 13:21 la TEPCO aveva dichiarato che non era esclusa la parziale fusione delle barre del combustibile nucleare all'interno del reattore 2.[26] Erano stati riscontrati gravi danni al nocciolo del reattore, probabilmente a causa della mancanza di refrigerante, questo aveva portato a continuare l'iniezione di acqua marina, ma il livello del liquido era al momento sconosciuto ma tendenzialmente in diminuzione, mentre era stato riportato che la pressione aveva subito un aumento fino a 700 kPa che ha reso l'iniezione di acqua impossibile per la pressione troppo elevata. Per risolvere il problema era stata quindi rilasciata una certa quantità di vapore che ha permesso una nuova iniezione di acqua. La TEPCO aveva effettuato una notifica dichiarando che da prospezioni delle 08:50 alcune barre di combustibile erano, sulla base di radiazioni rilevate, presumibilmente rotte.[27]

Il 15 marzo, alle 00:08 ora italiana, si era registrata un'esplosione al reattore 2[28] e la TEPCO annunciava che era stato evacuato parte del personale. Le autorità ammisero che, in seguito all'esplosione, c'era stato una rottura non quantificata della camera di soppressione della pressione (wetwell), una struttura toroidale posta nella parte inferiore del sistema di contenimento del reattore.

Fukushima Dai-ichi 3[modifica | modifica wikitesto]

Nelle giornate dell'11 e del 12 marzo, non persistevano particolari preoccupazioni per il reattore, in quanto i sistemi di raffreddamento, seppur in crisi, erano stati sostituiti parzialmente da altri apparati provvisori. Destava particolare preoccupazione il fatto che, nel reattore 3 venisse usato come combustibile nucleare anche plutonio: nel settembre 2010 per la prima volta tale reattore era stato caricato con combustibile MOX, al posto dell'uranio a basso arricchimento usato negli altri reattori della centrale[29].

Il 13 marzo si era dovuto ricorrere all'utilizzo di acqua di mare come refrigerante primario del reattore, in quanto erano presenti malfunzionamenti nei sistemi (i quali erano comunque a livello stabile). Per alleviare la pressione interna al reattore, erano poi iniziate operazioni di rilascio del gas, che avevano causato piccole quantità di radioattività. Il livello del liquido per il raffreddamento, dopo essere aumentato, iniziò di nuovo a diminuire. Alle 23:30 la Nuclear and Industrial Safety Agency riportò che alcune letture davano il livello del liquido refrigerante due metri sotto la cima degli elementi di combustibile, rappresentando quindi un serio rischio per la loro integrità, mentre altre strumentazioni ne riportavano ancora un livello entro limiti di sicurezza.[16]

Il 14 marzo, alle 11:01, si verificò un'esplosione seguita dallo sprigionarsi di fumo bianco, dovuto a una fuga di idrogeno[30], l'esplosione è stata molto più potente di quella avvenuta nel reattore 1: una larga sezione del tetto dell'edificio del reattore fu scagliata verso l'alto ricadde su altre strutture della centrale. La TEPCO dichiarò che, ad una prima analisi, il contenimento del nocciolo era rimasto intatto.[31] A seguito delle esplosioni, un dipendente ventitreenne fu contaminato.[32] Alle 12:00 quattro dipendenti TEPCO e due operai di società collegate hanno riportato ferite (tutti sono rimasti coscienti)[33]. Le letture di pressione a seguito dell'esplosione, erano rimaste all'interno di un range relativamente normale, mentre in precedenza erano state decisamente superiori: 530kPa delle 6:30, 490kPa alle 9:05, 380kPa delle 11:13, 360kPa delle 11:55, letture che sono da confrontare con i 250kPa di livello di massima sicurezza, i 400kPa di riferimento e gli 840kPa del reattore 1 del 12 marzo.[31]

Il 16 marzo, alle 8:34 ora locale, fu osservato del fumo bianco sollevarsi dal reattore 3. I tentativi di determinare la causa di tale avvenimento furono interrotti poiché tutti gli addetti erano stati evacuati in un'area sicura, per via dell'aumento della radioattività misurata[34]. Nel corso della giornata, poiché era aumentata la temperatura dell'acqua nella vasca del combustibile esausto, si era presa in considerazione l'ipotesi di spargere acqua con gli elicotteri, grazie al supporto dell'Esercito; questi interventi sono poi stati cancellati per i livelli di radiazioni troppo alti.[35]

Fukushima Dai-ichi 4[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 14 marzo, per il reattore numero 4 non erano stati riportati danni di alcun tipo.[36]

Il 15 marzo verso le ore 06:00 locali, venne udita una forte esplosione proveniente dalla centrale e in seguito venne confermato il danneggiamento di una parte dell'edificio contenente il reattore numero 4.[37] Alle 09:40 si era poi verificato un incendio nella vasca del combustibile esausto, con probabile rilascio di radioattività da parte del carburante in essa presente.[19][38] La TEPCO affermò che il fuoco era stato spento entro le ore 12:00. Dato l'aumento del livello di radiazioni, alcuni lavoratori ancora presenti nell'edificio furono evacuati.[39][40] Alle 10:22, il livello delle radiazioni intorno al reattore era di 100 mSv/h.[41]. L'incendio sarebbe stato causato dall'esplosione dell'idrogeno per l'evaporazione dell'acqua della vasca, con conseguente esposizione delle barre di combustibile esausto.[41] Alle ore 21:13, le radiazioni nell'edificio 4 erano divenute troppo elevate per poter lavorare o anche solo sostare a lungo all'interno della sala di controllo[42]. Solo settanta dipendenti rimasero nell'edificio.[43]

Il 16 marzo (verso le 5:45), un dipendente della TEPCO scoprì un incendio presso l'angolo nordovest dell'edificio del reattore 4, mentre trasportava una batteria alla sala di controllo centrale. La TEPCO informò dell'incidente i vigili del fuoco e le autorità locali.[44] Tentativi di spegnere l'incendio furono ritardati dagli alti livelli di radiazioni nella zona.[34] Durante un'ispezione alle 6:15, gli addetti della TEPCO trovarono segni dell'incendio.[45]

Surriscaldamento e fusione nella vasca del combustibile esausto[modifica | modifica wikitesto]

La TEPCO comunicò l'esistenza di una piccola (ma non nulla) probabilità che la massa di carburante esposto potesse raggiungere la criticità.[9][46] La BBC commentò che tale criticità non poteva significare una esplosione nucleare, ma avrebbe potuto causare un rilascio prolungato di materiali radioattivi.[9]

La criticità è di solito considerata altamente improbabile per il basso livello di arricchimento usato nei reattori ad acqua leggera.[47][48][49]

Nel caso si fosse svuotata completamente la piscina del combustibile nucleare (per cedimento dovuto a un sisma superiore a 7 Richter, o per un nuovo tsunami), il Giappone sarebbe stato potenzialmente sull'orlo di un disastro atomico dieci volte peggiore a quello di Chernobyl, se il materiale in esso contenuto fosse stato rilasciato totalmente in atmosfera.[50][51]

Il 9 maggio 2012, esperti di Stati Uniti e Giappone, insieme a 73 Organizzazioni non Governative, hanno inviato una petizione al Segretario dell'ONU, Ban Ki Moon, chiedendo l'intervento urgente delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del reattore 4, tramite un Summit internazionale sul grave rischio nucleare e l'istituzione di una commissione indipendente di esperti che coordini gli aiuti internazionali. Le Organizzazioni criticano il silenzio di stampa e politica giapponese sul disastro su scala globale derivante dall'eventualità che un terremoto o un evento catastrofico dovessero danneggiare la vasca[52][53].

Fukushima Dai-ichi 5 e 6[modifica | modifica wikitesto]

Per reattori 5 e 6 sono stati riportati danni meno gravi, ed in ogni caso non si sono avute conseguenze catastrofiche come nei reattori 1, 2, 3 e 4; sono monitorati e si continua a verificare la tenuta dei circuiti di refrigerazione.[36]

A partire dal 15 marzo la temperatura del combustibile esausto nelle rispettive vasche è aumentata a causa della loro insufficiente refrigerazione.

Il 19 marzo i tecnici hanno ripristinato il sistema di refrigerazione del combustibile esausto[54].

Tentativo di ripristino degli ausiliari[modifica | modifica wikitesto]

In generale la TEPCO ha affermato, nella conferenza stampa di mercoledì 16 marzo, che erano in corso interventi finalizzati ad allacciare generatori di supporto e riparare i generatori diesel di emergenza per ripristinare l'alimentazione elettrica esterna degli impianti. Si giungerebbe così al ripristino dei sistemi di spray del nocciolo, del raffreddamento RHR e degli ECCS entro i limiti di operabilità, visti i probabili danneggiamenti da parte delle esplosioni dei giorni precedenti. In assenza di ulteriori complicazioni, si prevede che per giovedì 17 marzo i sistemi ausiliari ancora integri rientrino in funzione.[55]. In seguito a difficoltà nel ripristino dei sistemi di raffreddamento dei reattori coinvolti e nell'urgenza di doverli refrigerare viene presa la decisione di inondare d'acqua marina l'esterno dei reattori stessi tramite mega-idranti ed elicotteri almeno nei periodi di bassa emissione di radioattività; questa misura di urgenza viene però avversata dai vertici della TEPCO, che ordinano di sospendere le operazioni a causa del potere corrosivo dell'acqua salata che può danneggiare irreparabilmente gli impianti. Il direttore della centrale, Masao Yoshida, rimasto nell'impianto insieme a una cinquantina di tecnici, decide però di disobbedire e continuare a pompare acqua salata, scegliendo di sacrificare la centrale per evitare la catastrofe che si prospettava se non si fosse riusciti a raffreddare il reattore. La TEPCO, a seguito dell'utilizzo di acqua salata di mare per il raffreddamento, farà comunque sapere che la centrale non rientrerà più in funzione. Sempre nei giorni a seguire, dopo le esplosioni degli involucri esterni dei reattori, si paventa anche l'idea di cementificare i reattori, misura poi non attuata.

Conseguenze ambientali[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le autorità di sorveglianza francesi (IRSN e ASN), la nube radioattiva sprigionata a più riprese della centrale di Fukushima Dai-ichi sarebbe arrivata sulla Francia attorno al 26 marzo. Considerata la distanza dovrebbe essere non particolarmente intensa.[56]

Il 21 marzo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che "le radiazioni provocate dal disastrato impianto nucleare di Fukushima ed entrate nella catena alimentare sono più gravi di quanto finora si fosse pensato" e che l'effetto dell'incidente "è molto più grave di quanto chiunque avesse immaginato all'inizio, quando si pensava che si trattasse di un problema limitato a 20-30 chilometri".[57] Radionuclidi eccedenti i limiti fissati dalla normativa nazionale sono stati rilevati nel latte prodotto nella prefettura di Fukushima e negli spinaci prodotti nelle prefetture di Fukushima, Ibaraki, Tochigi e Gunma.[58][59]

Il 22 marzo, la TEPCO ha comunicato la presenza di iodio, cesio e cobalto nell'acqua di mare nei pressi del canale di scarico dei reattori 1, 2, 3 e 4.[60] In particolare, si sono rilevati livelli di iodio-131 di 126,7 volte più alti del limite consentito, livelli di cesio-134 di 24,8 volte superiori, quelli del cesio-137 di 16,5 volte e quantitativi non trascurabili di cobalto-58.[61]

Nei giorni successivi i livelli di radioattività in mare hanno superato di oltre 4400 volte i limiti ammessi.[62]

Tuttavia, tanto per farsi un'idea dell'entità della contaminazione ambientale, la quantità totale di radioattività diffusa nell'atmosfera, è stata pari all'incirca a un decimo di quella rilasciata durante il disastro di Chernobyl.[63]

Esemplificativo di questo dato quantitativo è il fatto che già il 25 giugno 2012 è ripresa la vendita di pesce (specificatamente polpi e molluschi, ossia le specie nelle quali, a tale data, non sono state più riscontrate tracce di cesio e iodio radioattivi) catturato al largo delle regioni intorno alla centrale. Appena scenderanno a loro volta al di sotto dei limiti di radioattività stabiliti dal governo anche le altre specie di pesce e di frutti di mare verranno messe via via in commercio[64].

La natura e pericolosità della contaminazione di Fukushima, tuttavia, non può propriamente essere comparata a quella del disastro di Chernobil per due ragioni: in primo luogo, la maggior parte della contaminazione è di natura sotterranea: per prevenire il surriscaldamento di noccioli e piscine di stoccaggio, è necessaria una continua immissione di acqua di raffreddamento che si disperde nel sottosuolo, attraverso le crepe aperte dal terremoto. La seconda differenza critica rispetto a Chernobil è che questo fu sigillato dentro ad un sarcofago in un limitato lasso di tempo, mentre a Fukushima questa soluzione è impraticabile; la contaminazione sta procedendo ininterrottamente fin dal primo giorno, e durerà ancora per un imprecisato numero di anni, secondo certe stime, e se non avvengono crisi sistemiche nell'economia del Giappone, dai 10 ai 20 anni. È ancora incerto quale tipo di percorso possa seguire la massa d'acqua radioattiva attraverso le falde freatiche della regione: di certo in gran parte si riversa continuamente in mare, ed una parte si diffonde nell'entroterra. Della data del 22 agosto 2012 è la notizia che da misurazioni su pesce catturato nella regione, sono stati rilevati elevatissimi tassi di radioattività presenti nelle carni, tali da suggerire il blocco della distribuzione di pesce.[65]

Evacuazione della popolazione[modifica | modifica wikitesto]

L'11 marzo, a seguito della mancata alimentazione dei sistemi di refrigerazione dell'impianto di Fukushima Dai-ichi, la TEPCO ha dichiarato lo stato di emergenza, questo ha portato le autorità ad evacuare la popolazione residente entro i 3 km dall'impianto, cioè 1000 persone circa.[18]

Nei primi giorni di aprile livelli di radioattività superiori ai limiti legali sono stati ufficialmente ammessi anche fra 30 e 40 km dalla centrale, ma per ora non si è dato corso ad evacuazioni.[senza fonte]

Al 13 marzo, la TEPCO ha dichiarato di aver evacuato, in coordinamento con le autorità di governo, la popolazione residente entro un raggio di 20 km dalla Centrale Fukushima Dai-ichi e di 10 km dalla centrale di Fukushima Dai-ni.[66]

Il 15 marzo il premier giapponese Naoto Kan ha dichiarato che la zona di evacuazione attorno alla centrale di Fukushima è stata ampliata a un raggio di 30 km; tra i 20 e i 30 km l'abbandono delle case non è obbligatorio ma viene prescritto di non uscire di casa.[67]

In seguito il governo giapponese, dopo aver vietato l'accesso nel raggio di 20 km attorno alla centrale, ha ordinato l'evacuazione di altre cinque città, site fuori da tale area.[68] Nella cittadina di Tomioka è rimasto il contadino Naoto Matsumura, nel tentativo di alimentare gli animali domestici che sono stati abbandonati nel territorio. Dopo gli esami clinici dell'ottobre 2011 per misurare i livelli di contaminazione, il suo organismo è risultato contaminato per 2.5 millisieverts[69][70].

Città Popolazione evacuata[19]
Hirono-machi 5 387
Naraha-machi 7 851
Tomioka-machi 15 786
Ōkuma-machi (ipocentro) 11 186
Futaba-machi 6 936
Namie-machi 20 695
Tamura-machi 41 428
Minamisōma-shi 70 975
Kawauchi-mura 2 944
Kuzuo-mura 1 482
Totale 184 670

Gli Stati Uniti hanno consigliato ai loro cittadini presenti in Giappone di evacuare un'area di 80 km dalla centrale.

Dal mese di aprile 2012, in seguito alla verifica della riduzione dei livelli di radioattività al di sotto della soglia di sicurezza di 20 millisievert all'anno in tre località (Kawauchi, Tamura e Haranomachi) site nelle aree evacuate, le autorità hanno deciso di dare il permesso alla popolazione locale di rientrare in dette città, di tornare liberamente alle loro case e ai loro luoghi di lavoro e di esercitare qualunque attività (compreso il bere l'acqua del rubinetto) con l'unica momentanea restrizione di non poter pernottare. Si prevede che entro il 2016 il livello di radioattività in tutte le zone evacuate scenderà al di sotto della soglia di sicurezza permettendo così anche per esse un analogo piano di rientro[71].

Con queste conseguenze, "estranei" del disastro di Fukushima Daiichi sono stati a sud da Iwaki (pop: 330.000) e nord da Sōma (pop: 37.500). Inoltre, Iwaki e Sōma sono entrambi posizionati a 45 km da Fukushima Daiichi.

Rischi per la popolazione potrebbero essere implementati dai tifoni che spesso colpiscono la regione. Il 28 novembre 2013 il Laboratorio delle Scienze Climatiche e dell'Ambiente (LSCE) francese ha dichiarato che i tifoni potrebbero contribuire a distribuire ed allargare la zona di contaminazione delle sostanze radioattive di Fukushima[72].

Contaminazione della popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Le autorità giapponesi stanno studiando una eventuale contaminazione radioattiva sui 170.000 residenti evacuati dalle zone entro i 20 km dagli impianti di Fukushima Dai-ichi e Fukushima Dai-ni, al 16 marzo nove persone sono risultate contaminate dalle prime analisi. L'agenzia per la sicurezza nucleare ed industriale giapponese, parte del ministero dell'economia, commercio ed industria, ha affermato che delle circa 100 persone evacuate da Futaba, nove risultano esposte a contaminazione, le cui cause sono al momento in ricerca. Delle persone contaminate, una risulta esposta a 18.000 conteggi per minuto (cpm), una seconda fra 30.000 e 36.000 cpm, una terza circa 40.000 cpm. Su una quarta persona sono state inizialmente misurati oltre 100.000 cpm, ma dopo una seconda misurazione (avvenuta a seguito dell'essersi tolto le scarpe) ha riportato le misure poco oltre 40.000 cpm. Sulle altre cinque persone sono state riscontrati livelli di contaminazione molto bassi. Un secondo gruppo di 60 persone, che è stato evacuato dall'ospedale pubblico di Futaba tramite elicotteri, è stato testato per contaminazione; per questi non sono ancora disponibili (alle 16.30 ora locale) i risultati delle analisi ma si presuppone che siano stati contaminati durante l'attesa per essere trasportati via. Altri gruppi di persone evacuate sono state riscontrate negative ai test di contaminazione.[73]

Per prevenire possibili deleteri effetti dagli isotopi di iodio radioattivo, le autorità hanno predisposto la distribuzione di pillole allo ioduro di potassio per saturare la tiroide e prevenire gli effetti di quello radioattivo. Questo permette al corpo di non assimilare lo iodio-131 se si è venuti a contatto con esso.[73]

A due anni dal disastro, il 27 febbraio 2013 l'Organizzazione mondiale della Sanità ha pubblicato un rapporto sui rischi per la salute della popolazione rappresentati dalle conseguenze dell'incidente, che ridimensiona di molto le prospettive sin qui tracciate[74].

Contaminazione e vittime fra i lavoratori[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 aprile è stato confermato il ritrovamento dei corpi di due lavoratori che il giorno del terremoto stavano operando presso l’Unità 4 la cui morte non è dovuta agli effetti delle radiazioni ionizzanti.

La IAEA riporta la notizia che il 1º aprile un lavoratore che riparava un malfunzionamento al manicotto dell’acqua su una nave dell’esercito americano, è caduto in acqua; il lavoratore è stato immediatamente soccorso e non ha riportato né ferite né contaminazione esterna dalle prime rilevazioni effettuate; al fine di valutare l’eventuale contaminazione interna lo stesso è stato sottoposto a WBC il cui risultato ha escluso qualsiasi presenza di contaminazione interna.[75]

Conseguenze internazionali[modifica | modifica wikitesto]

L'incidente nella centrale di Fukushima ha sollevato discussioni in vari Stati del Mondo inerenti al prosieguo o meno dell'utilizzo dell'energia nucleare (o della continuazione dei suoi programmi di sviluppo).

A tre mesi dall'evento, quattro Stati, al fine di verificare e/o rivedere le misure di sicurezza, avevano avviato brevi moratorie sui loro programmi nucleari, altri trenta li avevano invece mantenuti invariati mentre due Paesi (la Germania e la Svizzera) avevano manifestato l'intenzione di cancellarli nel lungo periodo (rispettivamente nel 2022 e nel 2034)[76].

Giappone[modifica | modifica wikitesto]

A metà maggio 2011, il primo ministro giapponese, viste anche le continue notizie negative sul fronte della soluzione del disastro, ha deciso di abbandonare i piani per la costruzione di 14 nuovi reattori a fissione[77].

Il 14 giugno 2011, il ministro dell'Industria Giapponese, Banri Kaieda, commentando il risultato del referendum italiano del giorno precedente, ha ricordato che l'energia nucleare "continuerà a essere uno dei quattro importanti pilastri della politica energetica del Giappone, come ha detto di recente anche il premier Naoto Kan nell'ambito del G8"[78].

Al 5 maggio 2012, tutti i 54 reattori presenti nel Paese erano fermi[79][80], ma dopo nove giorni ne sono stati riattivati due[81].

Al 2014 sono attivi in Giappone 48 reattori nucleari e due nuovi reattori sono in costruzione[82]. È inoltre in programma la costruzione di 9 ulteriori reattori[83].

Cina[modifica | modifica wikitesto]

Nei giorni immediatamente seguenti all'incidente di Fukushima, ha sospeso l'autorizzazione alla realizzazione di 26 nuovi impianti nucleari, per verificare i criteri di sicurezza previsti e ha deciso di effettuare una revisione straordinaria della sicurezza dei siti già esistenti e funzionanti[84].

Comunque, nelle settimane successive, fonti ufficiali hanno comunicato che le verifiche hanno dato esito positivo e che la Cina continuerà nella costruzione di centrali nucleari come fonte di energia elettrica a basse emissioni di CO2 e che il programma nucleare non sarà abbandonato per la paura dei rischi connessi[85].

È previsto che la Cina appronterà altri 50 reattori nucleari oltre ai 27 già tutt'oggi in costruzione[86].

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente Nicolas Sarkozy ha dichiarato a marzo di non avere timori perché «le centrali francesi sono le più sicure al mondo».[87]

Germania[modifica | modifica wikitesto]

Nell'immediato, il Governo di Angela Merkel ha deciso di sospendere la decisione, presa l'anno precedente, di prolungare la vita di alcune centrali. Inoltre, i sette reattori più vecchi, costruiti prima degli anni ottanta, sono stati fermati e sottoposti a una moratoria di tre mesi[87].

Il 30 maggio 2011 l'esecutivo tedesco ha poi stabilito di uscire dall'elettro-generazione da fonte nucleare nel 2022[88] (decisione ratificata in seguito da una legge approvata dai due rami del Parlamento di Berlino), cominciando col fermare gli otto reattori più vecchi il 6 agosto 2011 e prevedendo di chiuderne altri sei entro la fine del 2011 (cosa poi non avvenuta) e i restanti tre entro il 2022[89].

L'obiettivo era di coprire questa quota di produzione sia tramite una ottimizzazione e riduzione dei consumi del 10% entro il 2020[90], sia aumentando la produzione da rinnovabili[77]. A metà giugno 2011 però, la cancelliera Angela Merkel, durante l’audizione al Bundestag per la presentazione del pacchetto energia, ha dichiarato che, per garantire la sicurezza energetica nel prossimo decennio, la Germania avrà bisogno di almeno 10 GW, e preferibilmente fino a 20 GW, di capacità incrementale (addizionale ai 10 GW già in costruzione o progettati e previsti di entrare in esercizio nel 2013) da impianti a combustibili fossili (a carbone e a gas naturale)[91].

Dal punto di vista industriale, la Siemens sta valutando l'uscita dal settore nucleare, avendo già sciolto la partnership con la francese AREVA (consorzio CARSIB) per la costruzione dei reattori EPR e rimettendo in discussione l'alleanza con la russa Rosatom siglata due anni fa[92][93].

Indonesia[modifica | modifica wikitesto]

Il governo ha annunciato che, nonostante un elevatissimo rischio sismico, non avrebbe modificato il suo programma nucleare.[87]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente il ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva dichiarato che «la linea del Governo sul nucleare non cambia»[94]. Il 23 marzo però il Governo Berlusconi IV deliberava una moratoria di un anno sul programma nucleare italiano[95] e il 31 marzo 2011 abrogava le disposizioni di legge approvate nel biennio 2008-2010 con le quali era stato deliberato di ritornare a edificare impianti atomici sul proprio territorio[96] e sulle quali era pendente un referendum abrogativo tenutosi ugualmente il 12 e il 13 giugno 2011, che ha visto la popolazione esprimersi per la cancellazione delle norme che avrebbero consentito la produzione di energia elettrica nucleare sul territorio nazionale.

Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le richieste di alcuni esponenti del suo stesso partito, il presidente Barack Obama ha negato che l'incidente giapponese rallenterà la ripresa nucleare americana, aggiungendo che le centrali americane sono sicure.[87]

Svizzera[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'incidente l'Ufficio federale dell'energia ha annunciato la sospensione del nuovo programma nucleare al fine di riesaminare e modificare gli standard di sicurezza.[97] Il 22 marzo 2011, il Parlamento cantonale di Argovia ha bocciato la richiesta di socialisti e Verdi di sottoporre alle camere federali un'iniziativa per l'uscita dal nucleare in concomitanza con gli eventi giapponesi.[98] Tuttavia, il 25 maggio 2011, il Consiglio federale svizzero ha proposto l'abbandono graduale della fonte nucleare attraverso il blocco della costruzione di nuovi reattori e la conferma del calendario di chiusura (tra il 2019 e il 2034) delle centrali attualmente attive.[99][100] La decisione finale in merito è stata presa il 6 dicembre 2011 dalla camera bassa del Parlamento svizzero.[101] che, tramite tre mozioni, ha chiesto che non venga autorizzata la costruzione di nuove centrali pur non vietando in alcun modo l'uso nel Paese della tecnologia nucleare. In caso di futuro cambiamento d'indirizzo non sarà dunque necessaria una modifica di legislazione ma solo un provvedimento amministrativo (sotto forma di una nuova mozione) per rimanere nel settore.

Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

Günther Oettinger, commissario all'energia della Commissione europea, ha dichiarato il 15 marzo 2011: «dobbiamo anche porci la domanda se, in Europa, in futuro, potremo soddisfare i nostri bisogni energetici senza il nucleare»[87].

Altri Paesi[modifica | modifica wikitesto]

Altre nazioni hanno annunciato che le vicende giapponesi saranno tenute in considerazione ai fini della sicurezza, ma che il programma nucleare non sarebbe cambiato.[87]

In molti Paesi già dotati di impianti nucleari è stato deciso intanto di rivedere le misure di sicurezza: è il caso dell'India e di Taiwan.[87]

Risarcimento danni[modifica | modifica wikitesto]

La Tokyo Electric Power Company (Tepco), il 30 agosto 2011, ha annunciato i nuovi standard per risarcire le persone colpite dal disastro nucleare di Fukushima Daiichi[102].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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