Energia nucleare nel mondo

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Numero di reattori attualmente operativi suddivisi per i loro anni di funzionamento.

Lo sfruttamento dell'energia nucleare nel mondo per la produzione di energia elettrica è iniziato negli anni cinquanta ed è cresciuto molto rapidamente fino a riguardare gran parte dei paesi sviluppati.

Ha subìto un rallentamento nel corso degli anni ottanta e novanta e una successiva riaccelerazione a partire dagli anni duemila.

A dicembre 2011 sulla Terra si contano 435 reattori nucleari in funzione[1], presenti in 31 nazioni di quattro diversi continenti e per una potenza complessiva di 368,190 GW, a cui si aggiungono i 63 in costruzione[2].

Quelli in progettazione sono 154 mentre quelli in discussione sono diverse centinaia.

Tutti i membri del G8 e tutte le 14 nazioni più ricche al mondo in termini di PIL producono attualmente energia elettrica da fonte nucleare con l'unica eccezione dell'Italia, che comunque ne importa grandi quantità, in ordine di importanza, da Svizzera, Francia e Slovenia[3].

Alcuni Stati hanno annunciato in passato piani per disattivare la loro intera capacità elettro-nucleare. Segnatamente, il Parlamento svedese nel 1980, dopo un referendum popolare non vincolante, quello olandese nel 1994, quello tedesco nel 2002, quello belga nel 2003 e quello spagnolo nel 2008 votarono a favore dell'abbandono di tale tecnologia (da completarsi rispettivamente nel 2010, 2003, 2027, 2025 e 2028) ma solo l'Italia tra il 1987 e il 1990 ha compiuto alla fine, sulla scia dei referendum del 1987 seguiti all'incidente di Černobyl', una tale scelta politica visto che i casi del Kazakistan nel 1999 e della Lituania nel 2009 sono stati dovuti a cause di forza maggiore (e rispettivamente in virtù della mancanza di risorse finanziarie, dopo la sopraggiunta indipendenza dall'Unione Sovietica, atte a sostituire l'unico reattore presente nel Paese chiuso per raggiunti limiti di età e a seguito degli accordi stipulati per l'ingresso nell'Unione europea) e non hanno riguardato la volontà di costruire nuovi impianti appena possibile.

Storia, stato attuale e prospettive per il futuro[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Numero di reattori suddivisi per l'anno di inizio della costruzione (in blu) e per quello di allacciamento alla rete elettrica (in rosso).

Gli albori (dagli anni cinquanta agli anni settanta)[modifica | modifica wikitesto]

La pausa di riflessione (anni ottanta e novanta)[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1970 ed il 1990 erano in previsione più di 50 GW di nuova capacità produttiva (con picchi di oltre 150 GW a cavallo del 1980) ma più di due terzi di questi progetti sono stati poi cancellati[4].

Le ragioni contingenti che hanno portato a queste cancellazioni sono stati sostanzialmente tre:

  • l'inaspettata caduta del prezzo dei combustibili fossili nel 1983;
  • la liberalizzazione (negli anni ottanta negli Stati Uniti d'America e negli anni novanta in Europa) del mercato dell'energia elettrica, che ha giocato un ruolo importante nell'aumento del rischio finanziario connesso alle iniziative legate alla produzione di energia nucleare;
  • gli incidenti di Three Mile Island nel 1979, che non ha provocato vittime direttamente collegate, e di Černobyl' nel 1986, quest'ultimo con un numero complessivo di vittime pari, secondo il rapporto[5] redatto da tre agenzie dell'ONU (IAEA, OMS, UNSCEAR), a «65 morti accertati con sicurezza e altri 4 000 presunti» - che non sarà possibile associare direttamente al disastro - «per tumori e leucemie su un arco di 80 anni».

Due Paesi (l'Austria nel 1978 e le Filippine nel 1984) hanno deciso per motivi diversi tra loro di non mettere in esercizio le due loro uniche centrali elettronucleari appena ultimate.

L'interruzione nel 1995 dei lavori per la centrale elettronucleare cubana di Juragua è avvenuta invece solo a causa di difficoltà finanziarie e non per scelta politica mentre quella nel 2003 per l'impianto nordcoreano di Kumho è stata messa in atto unicamente in virtù delle pressioni internazionali dovute a questioni di carattere militare legate al pericolo di proliferazione).

In Svizzera nel 1990 è stata invece decretata la semplice sospensione della durata di dieci anni alla costruzione di nuove centrali.

Il "rinascimento nucleare" (anni duemila e duemiladieci)[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito dell'Europa occidentale la scelta del Parlamento finlandese del 2002 di costruire un quinto reattore nucleare a Olkiluoto (seguita poi da quella dell'aprile 2010 relativa a un ulteriore ampliamento di tale sito e alla costruzione di una nuova centrale a nord del paese per un totale di 4.300 MW di potenza installata aggiuntiva) è stata vista come il primo concreto segnale di un'inversione di tendenza in quanto da più di dieci anni non veniva presa una decisione simile in detta zona geografica.

Questo atto è stato preceduto due anni prima dal referendum con il quale la Svizzera decise di non rinnovare più la moratoria del 1990.

Anche i Paesi Bassi nel 2005 (dopo che nel 2003 vi fu un iniziale rinvio al 2013 del decommissioning) e la Svezia all'inizio del 2009 hanno fatto marcia indietro e hanno definitivamente annullato le deliberazioni sulla propria rinuncia alla produzione elettronucleare (nel caso dei Paesi Bassi proponendo subito dopo anche la realizzazione di un nuovo reattore).

Dal febbraio 2009 è al vaglio una proposta di legge mirante al prossimo avvio dell'impianto filippino.

Alla fine degli anni duemila, Kazakistan e Lituania, dopo la rinuncia forzosa di cui si è parlato sopra, hanno dato il via alla progettazione (il Kazakistan in maniera autonoma, dopo il parere favorevole del 2007, mentre la Lituania insieme agli altri due Stati baltici) di due nuovi reattori a fini di elettro-generazione.

Sempre in tale lasso di tempo, Argentina, Armenia, Bangladesh, Bielorussia, Brasile, Bulgaria, Canada, Cile, Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Giappone, Giordania, India, Indonesia, Iran, Israele, Kuwait, Malesia, Marocco, Messico, Nigeria, Pakistan, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Stati Uniti d'America, Sudafrica, Taiwan, Thailandia, Tunisia, Turchia, Ucraina, Ungheria, Uruguay e Vietnam hanno pianificato o proposto di costruire nuovi reattori o di rimetterne in esercizio altri[6][7].

In base a ciò, nel corso del biennio 2008-2010 i paesi che hanno deciso di iniziare a generare energia elettrica da fonte nucleare sono passati da 4 a 10 mentre quelli che stanno considerando di dare avvio a programmi orientati in tal senso sono saliti da 30 a 45 (complessivamente entro il 2030 tra le 10 e le 25 nazioni faranno il loro esordio nella produzione elettro-nucleare tramite fissione).[8]

Anche il Parlamento spagnolo il 16 febbraio 2011 ha annullato la decisione precedente di chiudere tutti i propri reattori[9].

A seguito dell'impressione suscitata dall'incidente di Fukushima Dai-ichi dell'11 marzo 2011, il "rinascimento nucleare" ha subito alcune battute d'arresto.

Il 31 marzo 2011 in Italia il Governo Berlusconi IV ha abrogato le disposizioni di legge approvate nel biennio 2008-2010 con le quali era stato deliberato di ritornare a edificare impianti atomici sul proprio territorio[10] e sulle quali era pendente un referendum abrogativo tenutosi ugualmente il 12 e il 13 giugno 2011.

A metà maggio 2011, il premier giapponese Naoto Kan ha annunciato l'abbandono dei piani per 14 nuovi reattori[11].

A luglio 2011 il Parlamento tedesco, che il 26 novembre 2010 aveva annullato la scelta del 2002 di chiudere gradualmente tutte le proprie centrali nucleari approvando il disegno di legge (entrato in vigore il 1º gennaio 2011) che estendeva l'esercizio dei 17 reattori in funzione nel Paese[12], è ritornato sui suoi passi e ha deciso il loro definitivo spegnimento entro il 2022[13].

Di segno contrario la scelta dell'esecutivo del Belgio di fine ottobre 2011 che ha annunciato di aver messo sotto condizione sospensiva l'uscita dall'energia nucleare che era stata invece disposta senza riserve nel 2003. La clausola è che entro il 2025 siano state individuate fonti alternative adeguate a garantire la sicurezza e l'economicità delle forniture elettriche[14].

Il 6 dicembre 2011 la camera bassa del Parlamento svizzero ha deciso di fatto, tramite l'approvazione di tre mozioni, l’abbandono graduale dell'elettro-generazione da fonte atomica, chiedendo che non venga autorizzata la costruzione di nuove centrali (compresi i tre nuovi reattori proposti e che erano in attesa di deliberazione finale dopo aver incassato il 13 febbraio 2011 anche il parere favorevole dei cittadini dei due cantoni interessati[15]) e confermando il calendario di chiusura (tra il 2019 e il 2034) di quelle attualmente attive, pur non vietando in alcun modo l'uso nel Paese della tecnologia nucleare e raccomandando anche di non rinunciare alla formazione e alla ricerca in questo campo[16]. In caso di futuro cambiamento d'indirizzo non sarà dunque necessaria una modifica di legislazione ma solo un provvedimento amministrativo (sotto forma di una nuova mozione) per rimanere nel settore.

Stato attuale[modifica | modifica wikitesto]

Percentuale della componente nucleare nel mix di produzione elettrica nazionale.
Percentuale della componente nucleare nell'elettro-generazione (maggiormente è scuro il verde, più la nazione in questione utilizza la fonte nucleare nel suo mix di produzione elettrica).

Nel 2008 la produzione mondiale di elettricità da fonte nucleare era pari al 13,5% del totale[17] (il 21,1% nei trenta paesi dell'OCSE[18] e il 24,9% in Europa[19][20]).

Nell'Unione europea l'energia nucleare si attesta stabilmente come la seconda fonte nell'elettro-generazione, producendo nel 2008 il 27,8% dell'energia elettrica complessiva, poco al di sotto del carbone (937 TWh contro 940 TWh)[21].

Sessantadue reattori nucleari per 59,245 GW di potenza elettrica netta complessiva sono in costruzione a luglio 2012 in vari Paesi del mondo: Argentina 1, Brasile 1, Cina 26, Corea del Sud 3, Finlandia 1, Francia 1, Giappone 2, India 7, Pakistan 2, Russia 11, Slovacchia 2, Stati Uniti d'America 1, Taiwan 2, Ucraina 2[22].

Prospettive per il futuro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 l'AIEA ha previsto due scenari (uno "di minima", in base alla situazione attuale, e uno "di massima", che prevede una ripresa economica e normative più forti sulle emissioni di gas serra) per il futuro dell'energia nucleare nel mondo fino al 2050)[23].

In entrambi i casi aumenterà di molto la potenza nucleare globale: gli attuali 374 GW diventeranno nello scenario minimale 453 GW nel 2020, 546 GW nel 2030 e 590 GW nel 2050 mentre nello scenario massimale le stime sono di 550 GW nel 2020, 803 GW nel 2030 e 1 415 GW nel 2050.

Analoghe le previsioni per quanto riguarda la produzione di energia elettrica: dagli attuali 2 500 TWh a 3 300 TWh nel 2020, 4 000 TWh nel 2030 e 4 300 TWh nel 2050 nello scenario minimale mentre nell'ipotesi massimale la produzione salirà a 4 000 TWh nel 2020, 6 000 TWh nel 2030 e 10 400 TWh nel 2050 (ossia oltre quattro volte la produzione attuale).

In merito alla percentuale della produzione mondiale annua di elettricità da fonte nucleare rispetto a quella totale, secondo le stime della Nuclear Energy Technology Roadmap[24], pubblicata dall'Agenzia internazionale dell'energia e dall'Agenzia per l'energia nucleare, considerando uno scenario che prevede un dimezzamento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050, tale quota potrà salire al 24% se entro lo stesso 2050 la capacità nucleare installata nel mondo raggiungerà i 1 200 GW.

Questi dati sono stati sostanzialmente confermati dal rapporto "The Outlook for Energy: A View to 2040" pubblicato dalla ExxonMobil a inizio 2012[25] che ha stimato fino al 2040 nel mondo una crescita media annua della produzione elettro-nucleare pari al 2,2% (più in dettaglio, si passerà dall'1,7% degli anni tra il 2010 e il 2025 al 2,7% di quelli tra il 2025 e il 2040) che farà salire conseguentemente la percentuale dell'energia nucleare nella generazione globale di elettricità dal 15% del 2010 al 20% nel 2040.

In un'ottica più di breve termine, secondo il rapporto "Nuclear Power Industry: A Global Strategic Business Report" redatto a ottobre 2011 dalla Global Industry Analysts[26], società specializzata nelle ricerche di mercato, nel 2017 la produzione mondiale di elettricità ricavata dalle centrali nucleari aumenterà di quasi il 18% rispetto al 2010, passando da 2 630 TWh a 3 100 TWh.

Quadro della situazione nelle singole nazioni[modifica | modifica wikitesto]

La situazione delle centrali nucleari nel mondo a oggi:

██ Reattori in funzione, nuovi reattori in costruzione

██ Reattori in funzione, nuovi reattori in considerazione

██ Nessun reattore in funzione, nuovi reattori in costruzione

██ Nessun reattore in funzione, nuovi reattori in considerazione

██ Reattori in funzione, situazione stabile

██ Reattori in funzione, in considerazione la loro chiusura

██ L'energia nucleare non è legale

██ Nessun reattore

I dati della tabella successiva provengono dalle seguenti fonti:

Ove non specificato altrimenti, essi sono aggiornati a maggio 2012[27].

Africa
Nazione Potenza
(MW)
Produzione
Totale (TWh)[28]
Percentuale nucleare
Sulla produzione nazionale[29]
Funzionanti In costruzione Pianificati Proposti Spenti
(inclusi quelli smantellati)[30]
Note
Egitto Egitto 0 139 0% 0 0 1 1 0
Sudafrica Sudafrica 1 800 249 5,2% 2 0 0 6 0
America
Nazione Potenza
(MW)
Produzione
Totale (TWh)[28]
Percentuale nucleare
Sulla produzione nazionale[29]
Funzionanti In costruzione Pianificati Proposti Spenti
(inclusi quelli smantellati)
Note
Argentina Argentina 935 122 5% 2 1 2 1 0
Brasile Brasile 1 901 466 3,2% 2 1 0 4 0
Canada Canada 12 044 603 15,3% 17 3[31] 3 3 3
Cile Cile 0 61 0% 0 0 0 4 0
Cuba Cuba 0 18 0% 0 0 0 0 0 [32]
Messico Messico 1 600 261 3,6% 2 0 0 2 0
Stati Uniti Stati Uniti d'America 101 607 4 188 19,2% 104 1 11 19 28
Asia
Nazione Potenza
(MW)
Produzione
Totale (TWh)[28]
Percentuale nucleare
Sulla produzione nazionale[29]
Funzionanti In costruzione Pianificati Proposti Spenti
(inclusi quelli smantellati)
Note
Arabia Saudita Arabia Saudita 0 217 0% 0 0 0 16 0
Armenia Armenia 376 6 33,2% 4 0 1 0 1
Bangladesh Bangladesh 0 38 0% 0 0 2 0 0
Cina Cina 11 881 3 696 1,8% 15 26 51 120 0 [33]
Corea del Nord Corea del Nord 0 21 0% 0 0 0 1 0 [34]
Corea del Sud Corea del Sud 20 787 454 34,6% 23 3 6 0 0
Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti 0 91 0% 0 0 4 10 0
Filippine Filippine 0 62 0% 0 0 0 0 0 [35]
Giappone Giappone 44 396 1 048 18,1% 50 2[36] 10 5 9 [37]
Giordania Giordania 0 14 0% 0 0 1 0 0
India India 4 385 899 3,7% 20 7 16 40 0 [38]
Indonesia Indonesia 0 155 0% 0 0 2 4 0
Iran Iran 915 203 0,01% 1 0 2 1 0
Israele Israele 0 55 0% 0 0 0 1 0
Kazakistan Kazakistan 0 79 0% 0 0 2 2 1
Malesia Malesia 0 105 0% 0 0 0 2 0
Pakistan Pakistan 725 95 3,8% 3 2 0 2 0
Taiwan Taiwan 4 927 230 19% 6 2 0 1 0
Thailandia Thailandia 0 148 0% 0 0 0 5 0
Turchia Turchia 0 194 0% 0 0 4 4 0
Vietnam Vietnam 0 83 0% 0 0 4 6 0
Europa
Nazione Potenza
(MW)
Produzione
Totale (TWh)[28]
Percentuale nucleare
Sulla produzione nazionale[29]
Funzionanti In costruzione Pianificati Proposti Spenti
(inclusi quelli smantellati)
Note
Austria Austria 0 69 0% 0 0 0 0 0
Belgio Belgio 5 943 91 54% 7 0 0 0 1 [39]
Bielorussia Bielorussia 0 30 0% 0 0 2 2 0
Bulgaria Bulgaria 1 906 43 32,6% 2 0 1 0 4
Finlandia Finlandia 2 741 72 31,6% 4 1 0 2 0
Francia Francia 63 130 542 77,7% 58 1 1 1 12
Germania Germania 12 003 592 17,8% 9 0 0 0 27 [40]
Italia Italia 0 292 0% 0 0 0 10[41] 4 [42]
Lituania Lituania 0 15 0% 0 0 1 0 2
Paesi Bassi Paesi Bassi 485 114 3,6% 1 0 0 1 1
Polonia Polonia 0 151 0% 0 0 6 0 0
Regno Unito Regno Unito 9 213 375 17,8% 16 0 4 9 28
Rep. Ceca Repubblica Ceca 3 764 82 33% 6 0 2 1 0
Romania Romania 1 310 58 19% 2 0 2 1 0
Russia Russia 24 164 992 17,6% 33 10 17 24 5
Slovacchia Slovacchia 1 816 26 54% 4 2 0 1 1
Slovenia Slovenia 696 16 41,7% 1 0 0 1 0
Spagna Spagna 7 448 294 19,5% 8 0 0 0 2 [39]
Svezia Svezia 9 399 137 39,6% 10 0 0 0 3
Svizzera Svizzera 3 252 68 40,8% 5 0 0 3 1 [39]
Ucraina Ucraina 13 168 174 47,2% 15 0 2[43] 11 4
Ungheria Ungheria 1 880 36 43,2% 4 0 0 2 0
Totale mondo
Potenza
(MW)
Produzione
Totale (TWh)[28]
Percentuale nucleare
Sul consumo mondiale[29]
Funzionanti In costruzione Pianificati Proposti Spenti
(inclusi quelli smantellati)
Note
371 422 20 132 13,5% 433 63 per 62 174 MW[44] 160 per 180 GW 329 per 376 GW 140 per 49 GW [45]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) IAEA - PRIS database - Nuclear Power Plant Information - Operational & Long Term Shutdown Reactors by Country.
  2. ^ (EN) IAEA - PRIS database - Nuclear Power Plants Information - Under Construction Reactors by Country.
  3. ^ Autorità per l'energia elettrica e il gas - Importazioni di energia elettrica per frontiera.
  4. ^ (EN) Iaea.org: 50 years of nuclear energy (PDF).
  5. ^ Rapporto ufficiale e bilancio sul disastro di Chernobyl - Chernobyl Forum.
  6. ^ (EN) world-nuclear.org: Plans For New Reactors Worldwide.
  7. ^ AIEA, diciassette Paesi hanno presentato domanda per costruire centrali nucleari
  8. ^ Aumenta il numero dei Paesi che pensano al nucleare
  9. ^ Spagna, accordo bipartisan per allungare la vita delle centrali
  10. ^ art. 5 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34.
  11. ^ Technology Review published by MIT - A Worldwide Nuclear Slowdown Continues - 18/5/2011
  12. ^ Germania vota prolungamento vita impianti nucleari
  13. ^ Corriere della Sera
  14. ^ Anche il Belgio chiuderà le centrali. Forse
  15. ^ Svizzera, cittadini dicono sì a nuova centrale ma no a deposito scorie
  16. ^ Ticinonews - CN: vietare centrali nucleari, ma non la tecnologia o la ricerca.
  17. ^ (EN) IEA Energy Statistics - Electricity/Heat in World in 2008.
  18. ^ (EN) IEA Energy Statistics - Electricity/Heat in OECD Total in 2008.
  19. ^ (EN) IEA Energy Statistics - Electricity/Heat in OECD Europe in 2008.
  20. ^ (EN) IEA Energy Statistics - Electricity/Heat in Non-OECD Europe in 2008.
  21. ^ (EN) IEA Energy Statistics - Electricity/Heat in European Union - 27 in 2008.
  22. ^ IAEA - PRIS, Power Reactor Information System - Under Construction Reactors - By Country.
  23. ^ (EN) IAEA - Energy, Electricity and Nuclear Power Estimates for the Period up to 2050.
  24. ^ IEA - Publications
  25. ^ 2012 The Outlook for Energy: A View to 2040.
  26. ^ Global Nuclear Power Generation to Reach 3.1 Trillion kWh by 2017, According to New Report by Global Industry Analysts, Inc..
  27. ^ WNA - World Nuclear Power Reactors & Uranium Requirements.
  28. ^ a b c d e IEA - Domestic production of electricity (2009)
  29. ^ a b c d e Dati al 2011
  30. ^ Permanent Shutdown Reactors
  31. ^ Sono i reattori in Refurbishing
  32. ^ Programma nucleare interrotto per problemi economici
  33. ^ Intende arrivare a 250 GW di potenza nel 2030
  34. ^ Programma nucleare interrotto per pressioni internazionali
  35. ^ Programma nucleare interrotto, in discussione la sua ripresa
  36. ^ La costruzione è al momento sospesa
  37. ^ Programma nucleare momentaneamente sospeso
  38. ^ L'indirizzo attuale è di arrivare a 6-700 GW di potenza per il 2050
  39. ^ a b c In discussione l'abbandono dell'energia nucleare nel mix di elettrogenerazione nazionale
  40. ^ Pianificato phase-out per il 2022
  41. ^ La fonte riporta ancora i reattori come Pianificati
  42. ^ Incongruenza fra le fonti, WNA considera l'Italia come "In stallo"
  43. ^ Secondo la IAEA questi reattori sono in costruzione
  44. ^ Esiste una discrepanza fra le fonti, a causa di una differente classificazione dei reattori nel loro stato attuale
  45. ^ La maggior parte dei reattori proposti o pianificati sono nei paesi in via di sviluppo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Angela e Lorenzo Pinna. La sfida del secolo. Milano, Arnoldo Mondadori Editore (collezione "Ingrandimenti"), 2006. ISBN 88-04-56071-1.
  • Ugo Bardi. La fine del petrolio. Roma, Editori Riuniti (collana "Saggi/scienze"), 2003. ISBN 88-359-5425-8.
  • Gwyneth Cravens. Il nucleare salverà il mondo. Mondadori (collana "Strade blu"), 2008. ISBN 978-88-04-58010-2.
  • International Energy Agency e Nuclear Energy Agency. Projected Costs of Generating Electricity. 2010 Edition. (in inglese) 2010. ISBN 978-92-64-08430-8. (presentazìone in inglese)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]