Energia nucleare in Italia

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Centrali elettronucleari in Italia.
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Lo sfruttamento dell'energia nucleare in Italia ha avuto luogo tra il 1963 e il 1990. Le quattro centrali nucleari italiane sono state chiuse per raggiunti limiti d'età, o a seguito dei referendum del 1987. Il dibattito sull'eventuale reintroduzione dell'energia nucleare che si era aperto fra il 2005 ed il 2008, si è chiuso con il referendum abrogativi del 2011, in cui sono state abrogate le normative per l'ambito nucleare da elettroproduzione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione delle centrali negli anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la produzione di energia elettrica da fonte nucleare risale ai primi anni sessanta; nel 1966 l'Italia figurava come il terzo produttore al mondo dopo Stati Uniti d'America e Inghilterra.

Nonostante le restrizioni dovute sia alle conseguenza della seconda guerra mondiale, che diminuivano le risorse economiche che potevano essere utilizzate per la ricerca, sia agli accordi di pace del 1947, che imponevano all'Italia di non poter disporre di un'industria per l'arricchimento del combustibile, la decisione di costruire la prima centrale elettronucleare venne presa già all'indomani della conferenza "Atomi per la pace" di Ginevra dell'8-20 agosto 1955 e portò l'Italia, nel corso degli anni sessanta, ad avere sul proprio territorio tre impianti di prima generazione basati sulle tre più innovative tecnologie dell'epoca: i reattori di tipo BWR e PWR di origine statunitense e quello di tipo Magnox di origine britannica.

Considerato che le tecnologie disponibili nelle prime fasi dello sfruttamento dell'energia nucleare erano molteplici e che non si conoscevano ancora tutti i vantaggi e le problematiche relativi a ciascuna, l'Italia si dotò di tre centrali di differenti metodiche produttive (anche se tutte di origine anglo-americana) che rappresentavano, per ciascuna di esse, dei modelli pressoché prototipali e che dunque servirono anche a Regno Unito e USA per sperimentare all'estero dei reattori capostipite delle rispettive filiere.

La prima centrale elettronucleare italiana venne realizzata a Latina, un impianto con un unico reattore di tipo Magnox da 160 MWe lordi che, una volta ultimato il 12 maggio 1963, ne rappresentava l'esemplare più potente a livello europeo.

Otto mesi più tardi fu approntata quella di Sessa Aurunca, alla quale seguì meno di un anno dopo l'installazione di Trino, che aveva a disposizione un reattore PWR Westinghouse da 270 MWe lordi e che al momento della sua entrata in funzione costituiva la centrale elettronucleare più potente nel mondo.

L'energia prodotta da queste tre centrali era comunque ridotta rispetto al fabbisogno nazionale, a cui contribuivano mediamente per il 3-4%.

Il 1º gennaio 1970 iniziò la costruzione della quarta centrale, quella di Caorso.

Il primo Piano Energetico Nazionale del 1975[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla metà degli anni settanta la situazione della generazione elettrica in Italia era piuttosto confusa, essendo indefinite le esigenze produttive e quindi il parco centrali necessario.

Nel 1975 avvenne il varo del primo Piano Energetico Nazionale (PEN) che prevedeva, fra le altre cose, un forte sviluppo della componente elettronucleare.

In aggiunta alle tre centrali già in funzione e a quella in via di realizzazione a Caorso, vennero proposti una serie di siti per nuove centrali elettronucleari oltre alla costruzione di alcuni prototipi di filiere di reattori innovativi.

Il 1º luglio 1982 fu messa in cantiere la centrale di Montalto di Castro con due reattori nucleari ad acqua bollente BWR da 982 MW di potenza elettrica netta ciascuno.

Venne anche delineata una seconda centrale a Trino, la prima basata sull'allora nascente "Progetto Unificato Nucleare", con due reattori nucleari ad acqua pressurizzata PWR da 950 MW di potenza elettrica netta ciascuno.

Il referendum del 1987[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum abrogativi del 1987 in Italia.

La sicurezza degli impianti nucleari divenne una preoccupazione crescente negli anni ottanta. Sulla scia dell'incidente di Three Mile Island del 1979, l'inizio dell'esercizio commerciale dell'impianto di Caorso fu posticipato al fine di provvedere ad alcuni aggiornamenti ai sistemi di sicurezza.

Nel 1982 l'impianto di Sessa Aurunca viene fermato per un guasto e, a seguito di valutazioni sull'antieconomicità delle riparazioni, viene spento.

L'incidente di Černobyl' del 1986 portò a indire in Italia l'anno successivo tre referendum nazionali sul settore elettronucleare. In tale consultazione popolare, circa l'80% dei votanti si espresse a favore delle istanze portate avanti dai promotori. I tre referendum non vietavano in modo esplicito la costruzione di nuove centrali, né imponevano la chiusura di quelle esistenti o in fase di realizzazione, ma si limitavano ad abrogare i cosiddetti "oneri compensativi" spettanti agli enti locali sedi dei siti individuati per la costruzione di nuovi impianti nucleari, nonché la norma che concedeva al CIPE la facoltà di scelta dei siti stessi in presenza di un mancato accordo in tal senso con i comuni interessati, e a impedire all'Enel di partecipare alla costruzione di centrali elettronucleari all'estero.

Tra il 1988 e il 1990 i Governi Goria, De Mita e Andreotti VI posero termine all'esperienza elettronucleare italiana con l'abbandono del Progetto Unificato Nucleare e la chiusura delle tre centrali ancora funzionanti di Latina, Trino e Caorso. Le due centrali di Latina e di Trino erano già praticamente a fine vita, essendo state progettate per poter funzionare per 25-30 anni dall'accensione del reattore[1], e dunque l'unica centrale che venne effettivamente chiusa con grande anticipo sul ciclo previsto fu quella di Caorso.

Per quanto riguarda gli impianti in costruzione e quelli pianificati, fu interrotto il cantiere della centrale di Montalto di Castro la cui area, sfruttando le prese per l'acqua a mare già realizzate, venne poi riutilizzata per la realizzazione della centrale a policombustibile Alessandro Volta mentre per il progetto della seconda installazione di Trino era stato solo individuato e predisposto il sito che fu in seguito impiegato per l'approntamento di un impianto a gas a ciclo combinato.

In definitiva, le centrali elettronucleari (tutte mono-reattore) completate ed entrate in funzione in Italia furono le seguenti[2]:

Nome Località Tipologia Potenza netta
(MW)
Inizio costruzione Prima accensione Allacciamento alla rete Inizio produzione commerciale Dismissione Costruttore
Latina Borgo Sabotino
(fraz. di Latina)
Magnox 153 1º novembre 1958 27 dicembre 1962[3] 12 maggio 1963 1º gennaio 1964 1º dicembre 1987 SIMEA
Garigliano Sessa Aurunca (CE) BWR 150 1º novembre 1959 5 giugno 1963[4] 1º gennaio 1964 1º giugno 1964 1º marzo 1982 Società Elettronucleare Nazionale
Enrico Fermi Trino (VC) PWR 260 1º luglio 1961 21 giugno 1964 22 ottobre 1964 1º gennaio 1965 1º luglio 1990 Società Elettronucleare Italiana
Caorso Caorso (PC) BWR 860 1º gennaio 1970 31 dicembre 1977[5] 23 maggio 1978 1º dicembre 1981 1º luglio 1990 Ansaldo Meccanico Nucleare

Dal 1999 tutti i siti di queste centrali sono di proprietà e gestiti da SOGIN e, assieme agli altri complessi nucleari presenti sul territorio italiano, sono in fase di smantellamento e programmati per essere rilasciati all'ambiente senza alcun vincolo radiologico entro il 2025[6].

Nel periodo di attività antecedente al 1987, le centrali elettronucleari italiane hanno prodotto scorie radioattive che, ad ottobre 2011, si trovano per il 98% negli impianti di ritrattamento di Areva a La Hague in Francia[7] (da dove verranno restituite riprocessate nel 2025) e di BNFL a Sellafield nel Regno Unito (che saranno invece rese nel 2017).

In precedenza, erano sistemate nelle piscine delle centrali stesse o in quella dell'impianto EUREX di Saluggia.

Nel maggio 2006, quando ospitava ancora 52 barre di combustibile irraggiato provenienti dalla centrale di Trino, a causa di un trasudamento, si sono verificati dei rilasci incontrollati di liquidi radioattivi da quest'ultima piscina (oggi completamente svuotata)[8].

Evoluzione della produzione elettrica dopo il 1987[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Produzione di energia elettrica in Italia.

Fonti sostitutive del nucleare[modifica | modifica wikitesto]

Serie storica delle percentuali di utilizzo in Italia delle varie fonti di energia a fini di elettro-generazione (elaborazione da dati pubblicati da Terna S.p.A.).
Costo finale all'utente domestico dell'elettricità in Europa suddiviso per i diversi scaglioni di consumo annuo.

La mancata produzione di energia elettrica da fonte nucleare, che nel 1986 ebbe un picco pari al 4,5% del totale ma che negli anni precedenti si attestava generalmente intorno al 3-4%, fu compensata con l'aumento dell'utilizzo di combustibili fossili, in particolare carbone e gas ma anche petrolio/olio combustibile, e con un ulteriore incremento delle importazioni, passate complessivamente da 23 TWh del 1987 a 31 TWh del 1988, in aggiunta a quello già necessario ogni anno a coprire il generale aumento dei consumi, che nel 1987 era stato del 4,9% e nel 1988 del +5,1%[9].

Nel tempo poi, l'uso di carbone e petrolio/olio combustibile è stato sempre più abbandonato in favore del gas, attualmente principale fonte fossile utilizzata per la produzione elettrica.

Eventuale impatto sui prezzi dell'energia elettrica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Energia nucleare#Costo dell'energia elettrica da nucleare.

A parere di diversi analisti[non chiaro], il mancato utilizzo negli ultimi vent'anni dell'energia nucleare a fini di elettro-generazione sarebbe stata la causa principale del fatto che gli utenti italiani pagano attualmente uno dei prezzi del chilowattora più elevati in Europa.[senza fonte]

Lo scenario italiano in merito è abbastanza variegato in quanto, secondo uno studio dell'ENEA, per gli scaglioni domestici di modesto consumo i costi nel 2006 risultano essere tra i più bassi d'Europa (circa la metà della media continentale per utilizzi inferiori ai 600 kWh) mentre per quelli ad alto assorbimento i valori sono decisamente più cospicui (fino a oltre il 40% sopra la media).

Per i clienti industriali la situazione è sempre quella di una spesa maggiore dell'elettricità rispetto alla media europea, surplus che va da un minimo del 15% circa per usi inferiori ai 50 MWh fino a un massimo del 35% circa per impieghi pari a 10 GWh[10].

Negli anni successivi a questo rapporto la situazione si è mantenuta sostanzialmente invariata[11][12].

Altri osservatori fanno notare che tale discrepanza è costante sia nei confronti dei Paesi europei nuclearizzati che con i restanti altri[13] e che quindi i maggiori costi avrebbero cause diverse come una rete di distribuzione obsoleta, la scarsa concorrenza del mercato elettrico, la pesante tassazione (che, al 1º ottobre 2011, grava sulla "bolletta tipo" per circa il 14,11%) e la presenza di consistenti "oneri generali di sistema", tra i quali la parte preponderante (pari a circa l'11,65% sempre della "bolletta tipo") è rappresentata, attraverso la componente A3, dalle incentivazioni alle fonti rinnovabili e assimilate[14].

Gli investimenti all'estero[modifica | modifica wikitesto]

In seguito ai referendum del 1987, erano stati sospesi anche gli investimenti dell'Enel nella produzione elettronucleare all'estero.

Tale disposizione è stata rimossa dall'articolo 1 comma 42 della legge 23 agosto 2004, n. 239 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Serie Generale n. 215 del 13 settembre 2004 ed entrata in vigore il 28 settembre 2004 ("legge Marzano")[15][16].

Enel S.p.A. ha così potuto acquistare nel febbraio del 2005 il 66% della Slovenské Elektrárne a.s., massima produttrice di elettricità in Slovacchia e seconda dell'Europa centro-orientale con i suoi oltre 7 000 MW di potenza installata, di cui 1 762 MW generati da quattro reattori nucleari di tipo VVER440 sovietico. L'impresa italiana si è offerta di finanziare la costruzione in Slovacchia di due nuovi reattori (il terzo e il quarto della centrale elettronucleare di Mochovce nel centro del Paese) rimasti allo stadio di progetto dal 1991 per mancanza di fondi. La costruzione di questi due reattori (di tipo VVER440 da 391 MW di potenza netta ciascuno) è ripresa ufficialmente l'11 giugno 2009 e utilizzerà un sistema che è un misto di tecnologia russa, francese e tedesca[17].

Sempre nel 2005, inoltre, Enel S.p.A. ha sottoscritto un accordo con Électricité de France per partecipare allo sviluppo del nucleare di terza generazione avanzata, l'EPR (European Pressurized water Reactor), con un investimento preventivato di 375 milioni di euro (pari al 12,5% della spesa totale) per la costruzione (iniziata il 3 dicembre 2007) di un nuovo reattore da 1 650 MW di potenza elettrica lorda nella centrale di Flamanville (nella penisola di Cotentin, sulla costa del canale La Manica in Bassa Normandia). In cambio ha ottenuto la possibilità di mandare propri dipendenti a condurre dei tirocini in loco, acquisendo così le competenze e le risorse umane necessarie per il ritorno al nucleare in Italia. Il 30 novembre 2007 inoltre è stato definito un ulteriore accordo tra le due aziende che permetterà a quella italiana di avere il 3% del mercato energetico francese rilevando quote per circa 2 miliardi di euro, tra cui il 12,5% in sei centrali elettronucleari di prossima costruzione (incluso il reattore EPR di Flamanville) e il 40-49% in centrali a gas. Di converso, Électricité de France disporrà di asset produttivi di Enel S.p.A. (che ha anche accesso alla tecnologia nucleare nippo-statunitense di Toshiba-Westinghouse Electric Company attraverso la joint venture con la società elettrica spagnola Endesa) in Slovacchia, Bulgaria e Russia, oltre a vedersi sbloccata definitivamente la sua partecipazione di maggioranza in Italenergia Bis (la holding che controlla Edison S.p.A.).[senza fonte] L'accordo fra Enel ed EDF è poi stato sciolto nel dicembre 2012 tramite il diritto di recesso dal progetto in costruzione di Flamanville 3 in Normandia e negli altri cinque impianti da realizzare, concludendo così l'accordo di collaborazione strategica. Con l'uscita dal progetto, Enel sarà rimborsata delle spese anticipate, in relazione alla sua quota del 12,5% nel progetto, per un ammontare complessivo di circa 613 milioni, più gli interessi maturati. La realizzazione del reattore, si spiega una nota, «ha subito ritardi e incrementi nei costi. Questa situazione è aggravata dalla significativa flessione nella domanda di energia elettrica e dall'incerta tempistica per ulteriori investimenti nel nucleare in Francia. Inoltre, il referendum del giugno 2011 in Italia, che ha impedito lo sviluppo dell'energia nucleare nel Paese, ha ridotto la rilevanza strategica dell'intero accordo di collaborazione con Edf».[18][19]

Anche Ansaldo Energia S.p.A., che fa capo a Finmeccanica S.p.A., ha fatto tornare in piena attività una sua controllata al 100%, l'Ansaldo Nucleare S.p.A., che, con un'esperienza di 30 anni nel settore nucleare, il 31 ottobre 2007 ha concluso la costruzione, attraverso una joint venture con la società canadese AECL, del secondo reattore della centrale rumena di Cernavodă ma che comunque non aveva mai interrotto in passato le proprie collaborazioni in Armenia, Ucraina (compresa Černobyl'), Cina e Francia[20] e quelle con altri costruttori per fabbricare e sperimentare componenti innovativi.

Questa società inoltre ha avuto un ruolo pionieristico nello sviluppo di reattori di terza generazione avanzata a "tecnologia passiva" (sistema che evita problemi di raffreddamento dei reattori in seguito a un black out), collaborando fin dalle primissime fasi (2001) con il gruppo Toshiba-Westinghouse Electric Company allo sviluppo del reattore AP1000, ed è attualmente impegnata, fra le altre cose, nella progettazione del recipiente di contenimento della centrale elettronucleare cinese di Sanmen.

A ottobre 2011 si è anche unita alla joint venture fondata nell'agosto 2010 dalle società britanniche Nuvia e Cammell Laird per partecipare alla progettazione e alla costruzione di componenti pesanti per i reattori AP1000 ed EPR delle prossime centrali elettronucleari inglesi[21].

La ripresa del dibattito sul nucleare (2008-2011)[modifica | modifica wikitesto]

Origini e finalità[modifica | modifica wikitesto]

Il dibattito politico si è riaperto dopo l'impennata dei prezzi di gas naturale e petrolio negli anni tra il 2005 e il 2008 e ha condotto alla decisione del Governo Berlusconi IV di ripristinare in Italia una capacità nucleare a fini di elettro-generazione.

È stato rilevato che vi sono state anche pressioni internazionali da parte di Francia e Stati Uniti per vendere impianti nucleari all'Italia[22]

Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha proposto in tal senso di costruire dieci nuovi reattori con l'obiettivo di arrivare a una produzione di energia elettrica da nucleare in Italia pari al 25% del totale, la qual cosa, associata all'aumento fino al 25% di quella fornita da fonti rinnovabili, porterebbe conseguentemente a un ridimensionamento al 50% di quella di origine fossile.

Lo scopo dichiarato di questa politica era di tagliare le emissioni di gas serra, ridurre la dipendenza energetica dall'estero e abbassare il costo dell'energia elettrica all'utente finale, anche se soprattutto quest'ultimo punto non è provato (per approfondire vedi la voce Energia nucleare#Costo dell'energia elettrica da nucleare, Questioni di politica energetica, Emissioni atmosferiche e gas serra).

Il 15 luglio 2009 la stessa Enel S.p.A. ha dichiarato, tramite il suo amministratore delegato Fulvio Conti e il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, che non avrebbe chiesto incentivi o sussidi allo Stato ma che, per poter rassicurare gli investitori che anticiperanno i capitali necessari, sarebbe stata necessaria "una soglia minima garantita" nelle tariffe di vendita dell'energia elettrica[23] analoga quindi ai prezzi incentivati cosiddetti CIP6 pagati nelle bollette.

Interventi legislativi[modifica | modifica wikitesto]

L'intento di tornare alla produzione elettronucleare in Italia è stato dapprima postulato con la definizione della "Strategia energetica nazionale" ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112[24] e successivamente regolato dagli articoli 25, 26 e 29 della legge 23 luglio 2009, n. 99[25] e con il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31.[26]

A seguito del ricorso di tre regioni per l'incostituzionalità di alcuni punti della legge, il 18 febbraio il Consiglio del ministri ha approvato[27] una nuova versione del D.Lgs. 31/2010 sui siti nucleari. Oltre all'adeguamento alla decisione della Corte Costituzionale,[28] la nuova stesura ha corretto alcuni «errori materiali e incongruenze», ha specificato meglio i requisiti tecnici richiesti per la costruzione e l'esercizio delle centrali e del parco tecnologico, ha chiarito le procedure della Valutazione ambientale strategica, ha ridefinito le procedure amministrative, la tempistica e i benefici economici per le zone che ospiteranno le centrali. Infine è stato aggiunto che il deposito nazionale ospiterà non solo i rifiuti nucleari derivanti dalle vecchie centrali, ma anche da altri impianti nucleari: in questa definizione più ampia rientrano l'Eurex di Saluggia, l'Itrec di Rotondella e l'IPu e l'Opec della Casaccia.[29] Quest'ultimo provvedimento ha, tra le altre cose, determinato l'ammontare delle compensazioni per le popolazioni, le imprese e le amministrazioni dei siti in cui sorgeranno gli impianti nucleari (poste a carico di chi li realizza).

Dieci Regioni italiane (Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Toscana e Umbria) hanno impugnato la legge 23 luglio 2009, n. 99 (nella sua parte che conferisce al Governo la delega per la riapertura degli impianti nucleari in territorio nazionale) in quanto da loro ritenuta incostituzionale[30], ricorso poi rigettato dalla Consulta il 24 giugno 2010.

Tre di queste Regioni (Emilia-Romagna, Puglia e Toscana) hanno anche fatto istanza per illegittimità costituzionale contro vari punti del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31.[31]. Con la sentenza numero 33/2011 la Corte Costituzionale si è espressa in merito ai ricorsi, giudicando che prima di costruire un impianto nucleare è obbligatorio chiedere alla Regione che dovrà ospitarlo il suo parere, che non sarà però vincolante, stabilendo illegittimo l'articolo 4, «nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari». Le stesse tre regioni hanno impugnato la legittimità costituzionale anche di altre parti del decreto, ma tali richieste sono state dichiarate inammissibili o non fondate[28][32].

Il 18 febbraio il Consiglio del ministri ha quindi approvato[27] una nuova versione del Decreto legislativo 31/2010 sui siti nucleari, che oltre all'adeguamento alla decisione della Corte Costituzionale, ha corretto alcuni «errori materiali e incongruenze» e ha specificato diversi altri aspetti della normativa.[29]

Il Governo ha a sua volta presentato ricorso alla Corte costituzionale chiedendo l'annullamento (in quanto in violazione del Titolo V della Costituzione) delle leggi regionali approvate da tre Regioni (Puglia, Basilicata e Campania) che vietano unilateralmente l'insediamento di impianti nucleari, ricorso accettato nei primi giorni di novembre 2010[33].

Accordi internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Parallelamente agli interventi legislativi, il 24 febbraio 2009 il Governo italiano ha siglato con quello francese un accordo di collaborazione industriale sul nucleare civile.

Il braccio operativo dell'accordo è costituito dall'intesa tra Enel S.p.A. ed Électricité de France che il 3 agosto 2009 hanno dato vita alla joint venture Sviluppo Nucleare Italia S.r.l.[34], con una compartecipazione paritaria al 50%, allo scopo di redigere gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno quattro reattori nucleari di terza generazione entro il 2020.

Nel 2011 ENEL ha acquistato il 50% che EDF deteneva in Sviluppo Nucleare Italia che ora è controllata al 100% da ENEL Ingegneria e Innovazione S.p.A.[35]. L'azienda ha avuto nei suoi due anni di attività 43 milioni di euro di perdite, perdite più contenute per ENEL che per EDF in quanto SNI ha affidato buona parte degli studi e delle valutazioni a società del gruppo ENEL[36]: la compagnia da ora in poi fornirà servizi di ingegneria e operation collegati alla tecnologia Epr[37].

Il 30 settembre 2009 il Governo italiano ha firmato un'intesa simile anche con l'amministrazione Obama[38], che verte sulla collaborazione tra la Westinghouse e Ansaldo Nucleare (del gruppo Finmeccanica).

Referendum consultivo sardo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum consultivo sardo del 2011.

Il 15 e il 16 maggio 2011 la Regione Sardegna ha tenuto un referendum regionale consultivo proposto da Sardigna Natzione Indipendentzia, sull'eventuale costruzione di impianti nucleari nell'isola, con il Decreto n. 1 del 30 gennaio 2011.[39] Il quesito referendario, più breve del testo del successivo referendum nazionale, recitava semplicemente: «Sei contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?», coinvolgendo dunque anche i depositi di scorie, a differenza di quello nazionale, che si sarebbe limitato alle centrali per la produzione di elettricità a scopo commerciale.[40]. La consultazione, sostenuta dall'abbinamento alle elezioni amministrative voluto dalla Giunta Cappellacci, ha visto una partecipazione del 59,49%[41] del corpo elettorale e una vittoria dei "Sì" con una percentuale di oltre il 97%[42]. Tale referendum ha avuto solo valore consultivo, non impegnando né il governo regionale né quello nazionale, servendo comunque come messaggio politico, date le dimensioni della partecipazione popolare e l'esito della consultazione.

Referendum del 2011 e chiusura del programma nucleare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum abrogativi del 2011.

L'Italia dei Valori il 9 aprile 2010 presenta una proposta di referendum sul nuovo programma elettronucleare italiano che mira ad abrogare parte del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e alcuni articoli della legge 23 luglio 2009, n. 99 e del conseguente decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31[43][44][45][46][47]. Dopo aver ricevuto il via libera dalla Corte Suprema di Cassazione il 7 dicembre 2010, il quesito referendario viene dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale il 12 gennaio 2011[48]. Ad inizio marzo 2011, viene proposta come data per lo svolgimento del referendum il 12 giugno e 13 giugno 2011, nell'ambito dei Referendum abrogativi del 2011.[49]

A seguito dell'incidente di Fukushima Daiichi dell'11 marzo 2011, il Consiglio del ministri, con un decreto legge che sospende gli effetti del D.Lgs. n. 31/2010 sulla localizzazione dei siti nucleari, stabilisce una moratoria di 12 mesi del programma nucleare italiano. La moratoria non riguarda l'Agenzia per la sicurezza nucleare, né il deposito di scorie.[50] Successivamente, il 24 aprile 2011, il Governo definisce la moratoria già stabilita tramite un articolo del cosiddetto decreto legge "Omnibus", intitolato Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, secondo il quale «Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.»[51] Secondo alcuni commentatori, ciò avrebbe potuto portare alla sospensione del referendum nazionale già programmato[52]. Tuttavia la Corte di Cassazione il 1º giugno decide di confermare la consultazione, formulando però il quesito sulla nuova normativa contenuta nel decreto Omnibus, e non sul testo originale su cui erano state raccolte le firme l'anno precedente, in particolare sul comma 1 e 8 dell'articolo 5. Si tratta dei commi che danno mandato al governo, pur annullando la costruzione delle nuove centrali, di attuare successivamente il programma di energia nucleare in base alle risultanze di una verifica condotta sia dall'agenzia italiana che dall'Unione europea sulla sicurezza degli impianti.[53]

Svoltosi regolarmente il referendum, all'esito il quesito viene validamente approvato con un quorum di circa il 54% di votanti e una maggioranza di oltre il 94%. Le norme inerenti al nucleare del cosiddetto decreto Omnibus vengono quindi abrogate, determinando la chiusura del nuovo programma nucleare[54].

Dibattito sul programma nucleare[modifica | modifica wikitesto]

Posizione pro-nucleare[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 luglio 2010 è nato il Forum Nucleare Italiano[55], associazione non a scopo di lucro volta a contribuire, promuovendo il dialogo tra tutti gli attori coinvolti, alla ripresa del dibattito pubblico sullo sviluppo dell'energia nucleare in Italia, il primo presidente è Chicco Testa. Ne sono soci fondatori diciannove tra aziende, associazioni d'impresa, sindacati e società di consulenza i cui campi di attività e ricerca riguardano lo sviluppo dell'energia nucleare per uso pacifico (Alstom Power, Ansaldo Nucleare, Areva, Confindustria, E.ON Italia, EDF, Edison, Enel, Federprogetti, FLAEI-CISL, GDF Suez, SOGIN, StratinvestRu Energy, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, UILCEM e Westinghouse) mentre ne sono attualmente soci onorari cinque università italiane[56]. Il budget del Forum Nucleare Italiano per il secondo semestre 2010 è stato di sette milioni di euro[57] e la sua prima campagna pubblicitaria è stata curata dalla Hill & Knowlton.

La campagna è stata giudicata non conforme all'art.2 (cioè Comunicazione commerciale ingannevole) del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale[58] con sentenza n. 12/2011 del 18/2/2011 dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, che ne ha così ordinato la cessazione.[59] Il Forum Nucleare Italiano ha in seguito pubblicato una nuova versione dello spot, in cui è stata modificata la scena finale.[60]

Posizione anti-nucleare[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda specificamente l'Italia, le motivazioni anti-nucleari sono molteplici:

  • Il territorio italiano è in gran parte a rischio sismico elevato e molte coste sono a rischio sommersione.
  • I problemi che si hanno anche con i normali rifiuti solidi urbani non fanno ben sperare riguardo alla gestione delle scorie nucleari, anche considerato che quelle delle vecchie centrali non hanno ancora trovato collocazione definitiva e sicura dopo un quarto di secolo dalla chiusura degli impianti.
  • Gli intrecci fra affari, politica e criminalità organizzata non danno alcuna garanzia di una corretta gestione sia dei costi che della sicurezza.
  • L'Italia non ha sufficienti risorse di uranio, per cui dipenderebbe sempre e comunque dall'estero, oltretutto in regime pressoché monopolistico.
  • Il nucleare a fissione come oggi concepito ha un orizzonte di vita di pochissimi decenni: riavviare ora il settore partendo da zero non ha alcun senso programmatico tecnico o economico.
  • non è affatto dimostrato che si avrebbero miglioramenti di costi in bolletta, in quanto essi sono in parte dovuti ad altri fattori (59% del costo dipende dalla produzione)[61]. Inoltre molti studi internazionali considerano ormai il nucleare più caro persino del gas.[senza fonte]

Più in generale, a livello mondiale, gli oppositori dell'uso dell'energia nucleare la considerano pericolosa ed inefficace[62]. Coloro che si oppongono al nucleare hanno sollevato molti problemi correlati[63]:

  • Incidenti nucleari: la preoccupazione che il nucleo di un impianto di produzione nucleare possa surriscaldarsi e fondersi, rilasciando radioattività.
  • Smaltimento delle scorie radioattive: la preoccupazione che il nucleare produca un gran numero di rifiuti tossici, alcuni dei quali rimangono pericolosi per un lungo periodo.
  • Proliferazione nucleare: la preoccupazione che le tecnologie e le competenze necessarie a produrre energia nucleare possano essere velocemente convertite per produrre armi atomiche.
  • Alto costo: la preoccupazione sul costo degli impianti di produzione nucleare.
  • Terrorismo nucleare: la preoccupazione che gli impianti nucleari possano essere bersaglio di terroristi e criminali.
  • Restrizione delle libertà civili: la preoccupazione che il rischio di incidenti nucleari, la proliferazione e il terrorismo possano essere usati per giustificare limitazioni imposte ai diritti civili.

Di queste preoccupazioni, gli incidenti nucleari e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi hanno probabilmente il più grande impatto sull'opinione pubblica mondiale[63].

Ciclo del combustibile[modifica | modifica wikitesto]

Reattori di ricerca[modifica | modifica wikitesto]

I reattori di ricerca operativi in Italia sono quattro. Due di essi (il modello Triga RC-1 da 1 MW, attivo dal 1960, e il modello TAPIRO da 5 kW, attivo dal 1971) si trovano nel Centro ricerche Casaccia dell'ENEA a Roma, un terzo (modello Triga Mark II da 250 kW, attivo dal 1965) si trova a Pavia e appartiene al LENA (Laboratorio Energia Nucleare Applicata) dell'Università degli studi di Pavia[64] e l'ultimo (modello SM-1) si trova a Legnaro e appartiene all'INFN-Legnaro.

Il 20 ottobre 2010 sono stati messi in pieno esercizio i due reattori dell'ENEA[65][66] che in precedenza erano utilizzati più sporadicamente. Il loro riavvio a totale regime è avvenuto in occasione dei 50 anni di attività dell'istituto (sorto nel 1960 come cuore nazionale della ricerca nucleare applicata) e rappresenta un po' il simbolo del ritorno all'elettro-generazione da fonte nucleare in Italia[67].

Gestione dei rifiuti e depositi geologici[modifica | modifica wikitesto]

In Italia si contano comunque 60mila metri cubi di rifiuti radioattivi e più di 298,5 tonnellate di combustibile irraggiato. Molti di questi provengono dalle quattro centrali nucleari dismesse: Latina, Garigliano (Ce), Trino (Vc), Caorso (Pc). [senza fonte]

Potenziale produttivo uranifero nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Un minerale uranifero.

L'Italia non è un paese produttore di uranio benché indagini del passato abbiano rilevato la presenza di minerali uraniferi in alcune aree dell'arco alpino.

A partire dagli anni cinquanta, e più assiduamente negli anni sessanta, furono infatti effettuate ricerche di giacimenti sfruttabili estese a buona parte del territorio nazionale.

Il più importante ritrovamento fu rinvenuto dall'Eni (poi Agip) a Novazza, una frazione del comune di Valgoglio in Val Seriana, a circa 40 chilometri a nord-est di Bergamo: si trattava di un piccolo giacimento con 2 500 tonnellate di ossido d'uranio a un tenore medio dello 0,8% comprendenti, nella parte centrale, 1 500 tonnellate all'1,3% che ne costituivano il "cuore". Tale quantitativo non venne ritenuto all'epoca sufficiente al fabbisogno nazionale ma fu comunque stimato idoneo ad alimentare una centrale elettronucleare come quella di Latina per 15 anni[68].

Valutazioni al 2005 con un "livello di attendibilità medio" citate in una relazione dell'AIEA, ricollocano il potenziale produttivo della miniera a 4 800 tonnellate (secondo quanto scritto nell'appendice V di questo documento, tali riserve sono calcolate tenendo conto delle tecniche di estrazione odierne e ipotizzando l'assenza di forti aumenti del costo di svellimento[69]). Valutazioni al 2007 portano a 6 100 tonnellate le riserve di uranio italiane, essendo conteggiate in esse, oltre alle 4 800 tonnellate a un prezzo di meno di 80 $/kg di Novazza, anche altre 1 300 tonnellate a un prezzo inferiore a 130 $/kg e identificate come inferred resources o risorse stimate[70].

Non è possibile effettuare un confronto assoluto per Novazza tra i due computi sopraelencati, in quanto non si conoscono le metodologie di estrazione prese in considerazione da Eni e AIEA.

Per vari motivi, fra i quali le preoccupazioni per la salute pubblica e per l'impatto ambientale[71], il giacimento non è mai stato utilizzato (qualche progetto elaborato in tal senso negli anni settanta non è poi andato a buon fine). Con un decreto del reggente dell'Assessorato alla Qualità dell'Ambiente, il 15 dicembre 2006 la Regione Lombardia ha dato parere negativo alla richiesta di indagini avanzata dalla compagnia mineraria australiana Metex Resources Ltd, stabilendo altresì che eventuali future domande di permessi di esplorazione o di concessioni riceveranno direttamente lo stesso responso[72].

Va rilevato che le circa 4 800 tonnellate di uranio accreditate potrebbero rifornire una singola centrale moderna per solo un sesto (circa dieci anni) della sua durata utile prevista[73][74] e che il minerale andrebbe poi arricchito in un'altra nazione.

Centrali elettronucleari[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i dati della tabella sono aggiornati a giugno 2011.

Reattori dismessi[75]
Centrale Tipologia Potenza netta
(MW)
Inizio costruzione Allacciamento alla rete Inizio produzione commerciale Dismissione
Latina Magnox 153 1º novembre 1958 12 maggio 1963 1º gennaio 1964 1º dicembre 1987
Garigliano BWR 150 1º novembre 1959 1º gennaio 1964 1º giugno 1964 1º marzo 1982
Enrico Fermi PWR 260 1º luglio 1961 22 ottobre 1964 1º gennaio 1965 1º luglio 1990
Caorso BWR 860 1º gennaio 1970 23 maggio 1978 1º dicembre 1981 1º luglio 1990
Totale: 4 reattori per 1 423 MW complessivi.
NOTE:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anche se la Centrale nucleare di Yankee Rowe, che era il prototipo di quella di Trino, rimase in attività per molti più anni effettivi rispetto a quest'ultima (considerato che la centrale italiana ebbe due lunghe pause di funzionamento finalizzate a effettuare modifiche al reattore e ai sistemi di sicurezza) e il primo dei quattro reattori Magnox della centrale britannica di Calder Hall restò operativo per 47 anni (dal 1956 al 2003) a fronte dei 23 del reattore di Latina.
  2. ^ (EN) International Atomic Energy Agency - PRIS database - Italy (Italian Republic): Nuclear Power Reactors - By Status.
  3. ^ Popone.it - Centrale nucleare di Borgo Sabotino (Latina).
  4. ^ Popone.it - Centrale nucleare del Garigliano.
  5. ^ Popone.it - Centrale nucleare di Caorso.
  6. ^ SOGIN presenta il piano industriale 2011-2015, p. 1.
  7. ^ SOGIN presenta il piano industriale 2011-2015, p. 3.
  8. ^ Saluggia: la contaminazione da liquidi radioattivi continua a preoccupare.
  9. ^ Dati "Terna" 2007 Dati storici (pdf).
  10. ^ Rapporto Energia Ambiente 2006, p. 181.
  11. ^ Europe's Energy Portal.
  12. ^ Key World Energy Statistics, pp. 42-43.
  13. ^ Comunicato Confartigianato, 30 marzo 2006.
  14. ^ Autorità per l'energia elettrica e il gas, comunicato del 30 settembre 2011, pp. 3-4.
  15. ^ Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 215 del 13-9-2004.
  16. ^ Legge 23 agosto 2004, n. 239 - Dal sito della Camera dei deputati
  17. ^ Conti: «Nucleare? Enel ha già trovato i siti».
  18. ^ Nucleare: è divorzio tra Enel ed Edf sul progetto Epr. Al gruppo italiano andrà un rimborso di 613 milioni
  19. ^ L'Enel esce dal nucleare francese
  20. ^ La Nuova Ecologia n. 4 anno XXVI, aprile 2006.
  21. ^ Ansaldo Nucleare parteciperà alle prossime centrali inglesi
  22. ^ espresso.repubblica.it
  23. ^ Enel: per lanciare il nucleare prezzo minimo sull'elettricità.
  24. ^ Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Serie Generale n. 147 del 25 giugno 2008 (Supplemento Ordinario n. 152), entrato in vigore lo stesso giorno e convertito, con modificazioni, dalla Legge 1338/2008 legge 6 agosto 2008, n. 133 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana Serie Generale n. 195 del 21 agosto 2008 (Supplemento Ordinario n. 196) ed entrata in vigore il 22 agosto 2008.
  25. ^ Testo. Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Serie Generale n. 176 del 31 luglio 2009 (Supplemento Ordinario n. 136) ed entrata in vigore il 15 agosto 2009.
  26. ^ Testo. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Serie Generale n. 55 dell'8 marzo 2010 (Supplemento Ordinario n. 45) ed entrato in vigore il 23 marzo 2010
  27. ^ a b Governo Italiano - Consiglio dei Ministri n. 127 del 18/02/2011
  28. ^ a b È obbligatorio sentire il parere delle Regioni, non seguirlo
  29. ^ a b Approvato il nuovo decreto sui siti
  30. ^ Localizzazione dei siti nucleari: sospetta incostituzionalità della legge 99/2009.
  31. ^ Nucleare, un punto per il governo. Bocciato il ricorso della Regione
  32. ^ Corte Costituzionale - Sentenza 33 Anno 2011
  33. ^ Consulta boccia leggi regionali. Violate competenze dello Stato.
  34. ^ Sviluppo Nucleare Italia.
  35. ^ borsaitaliana.it
  36. ^ energia.corriere.it
  37. ^ swas.polito.it
  38. ^ Scajola – Chu: firmato accordo di Cooperazione in Materia di Nucleare
  39. ^ Regione Sardegna - Decreto n. 1 del 30 gennaio 2011 Referendum abrogativo in merito alla localizzazione regionale di impianti nucleari o di depositi di scorie
  40. ^ Referendum consultivo in Sardegna
  41. ^ Regione Sardegna - Referendum nucleare Sardegna: ha votato il 59,49%
  42. ^ Regione Sardegna - Referendum nucleare Sardegna: risultati parziali ore 17.45 , i sì al 97,64%
  43. ^ Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 82 del 9-4-2010, p. 67.
  44. ^ Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 87 del 15-4-2010, p. 40.
  45. ^ Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 88 del 16-4-2010, p. 88.
  46. ^ Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 87 del 15-4-2010, p. 44.
  47. ^ Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 91 del 20-4-2010, p. 60.
  48. ^ Consulta, si' a referendum nucleare. Su acqua due quesiti ammissibili.
  49. ^ Corriere della Sera
  50. ^ Moratoria di un anno sul programma nucleare
  51. ^ CAMERA DEI DEPUTATI N. 4307 — DISEGNO DI LEGGE APPROVATO DAL SENATO DELLA REPUBBLICA il 20 aprile 2011 (v. stampato Senato n. 2665)
  52. ^ Ddl 2665 - Decreto omnibus: addio nucleare
  53. ^ Nucleare, Cassazione: sì a referendum, sarà su nuova legge
  54. ^ Il referendum dice no al nucleare
  55. ^ Forum Nucleare Italiano - Sìto ufficiale.
  56. ^ Forum Nucleare Italiano - Soci fondatori.
  57. ^ Il nuovo brevetto di Chicco Testa. Lo spot atomico finto-neutrale.
  58. ^ Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale - 51ª edizione, in vigore dal 10 gennaio 2011
  59. ^ Comitato di Controllo nei confronti di Forum Nucleare Italiano
  60. ^ Nuova versione dello spot è online sul sito del Forum
  61. ^ Autorità per l'energia elettrica ed il gas - Comunicato 29 marzo 2011
  62. ^ Helen Caldicott (2006). Nuclear Power is Not the Answer to Global Warming or Anything Else, Melbourne University Press, ISBN 0-522-85251-3, p. xvii
  63. ^ a b Brian Martin. Opposing nuclear power: past and present, Social Alternatives, Vol. 26, No. 2, Second Quarter 2007, pp. 43-47.
  64. ^ http://www.corriere.it/cronache/11_marzo_17/triga-mark-II-reattore-nucleare-pavia_1107925e-509c-11e0-9bca-0ee66c45c808.shtml Corriere della sera reattore del LENA di Pavia TRIGA Mark II
  65. ^ http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/energia_e_ambiente/10_ottobre_21/casaccia-triga-tapiro_15b34bb4-dcf6-11df-bdeb-00144f02aabc.shtml Corriere della sera reattori TRIGA e TAPIRO
  66. ^ Centro ricerche Casaccia dell'ENEA a Roma - Sito ufficiale
  67. ^ Energia nucleare, riaccesi i reattori Triga e Tapiro
  68. ^ Novazza - Il giacimento uranifero riapre il dibattito sul nucleare.
  69. ^ (EN) International Atomic Energy Agency - Analysis of Uranium Supply to 2050, p. 47, 105
  70. ^ (EN) Uranium 2007: Resources, Production and Demand, pp. 16-18.
  71. ^ Uranio a Novazza: c'è chi dice sì.
  72. ^ Novazza Uranium Project - Una miniera di uranio in provincia di Bergamo?.
  73. ^ http://www.comune.pisogne.bs.it/Allegati/all_30183_RITORNO%20AL%20NUCLEARE-Intervento%20di%20Roberto%20Carrara.ppt
  74. ^ Una centrale da 1 600 MW richiede approssimativamente ogni anno 40 tonnellate di uranio arricchito ad almeno il 3,5%, corrispondenti a circa 350 tonnellate di uranio raffinato (Sergio Zabot - Il nucleare, l'emotività e l'ideologia).
  75. ^ (EN) IAEA - PRIS database - Italy (Italian Republic): Nuclear Power Reactors - By Status.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Beccarello; Giorgio Calì; Filippo Gaddo; Andrea Villa (a cura di). Il rilancio dell'energia nucleare in Italia: evitiamo una falsa partenza. 2009. (prefazione)
  • Fondazione EnergyLab (a cura di). Energia Nucleare in Italia. Come proseguire il percorso. Gruppo Italia Energia con Gieedizioni. ISBN 978-88-97342-00-7.
  • Giovanni Paoloni (a cura di). Il Nucleare in Italia - Archivio Storico ENEL. Roma, Eccigraphica, 2009.
  • Pietro Maria Putti (a cura di). Valentina Baini e Vincenzo Ferrazzano - Codice dell'Energia Nucleare - Con CD-ROM. Il Sole 24 Ore, 2010. ISBN 978-88-324-7402-2.
  • La Nuova Ecologia, anno XXVI, n. 4, aprile 2006.
  • Angelo Baracca, Giorgio Nebbia Il nucleare impossibile: perché non conviene tornare al nucleare UTET Torino, 2009 ISBN 9788802080918.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]