Energia nucleare in Iran

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Mappa di localizzazione: Iran
Centrali nucleari in Iran
Red pog.svg Impianti attivi
Green pog.svg Impianti in costruzione
Purple pog.svg Impianti chiusi

Nel 2011 l'energia nucleare in Iran ha generato lo 0,01% dell'energia elettrica prodotta in totale nel Paese[1].

A settembre 2011, è presente in questa nazione una sola centrale elettronucleare in funzione, che dispone di un reattore operativo.

Non vi sono centrali elettronucleari chiuse.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il primo programma nucleare[modifica | modifica sorgente]

Il primo programma nucleare iraniano fu avviato negli anni cinquanta dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi, che firmò diversi accordi con gli Stati Uniti d'America e con altri Stati europei, soprattutto Francia e Germania, che possedevano tecnologie nucleari. La sede scelta per la costruzione del primo impianto, affidata alle imprese tedesche Siemens e Aeg-Telefunken[2], fu la città di Bushehr. Dopo la rivoluzione iraniana vennero interrotte le relazioni con i paesi occidentali e, di conseguenza, lo sviluppo del progetto. In aggiunta, nel corso della guerra con l'Iraq (1980-1988), l'impianto di Bushehr fu danneggiato dai bombardamenti dell'aviazione irachena.

Recente ripresa del programma nucleare[modifica | modifica sorgente]

La costruzione del reattore di Bushehr non sarebbe ripresa fino al 1995, con la stipula di un accordo con la Russia[2] che si impegnava nel terminare l'impianto e a fornire il materiale fissile per una cifra iniziale di 800 milioni di dollari. Al contempo l'Iran si è impegnato a restituire il combustibile esausto alla Russia per fugare i dubbi sul suo utilizzo nella costruzione di armi atomiche.

Il 14 agosto 2002 il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (guidato dal movimento dissidente iraniano armato chiamato MEK), durante una conferenza stampa a Washington D.C., annunciò che l'Iran stava costruendo nei pressi della città di Natanz (a duecento chilometri a sud di Teheran) un impianto segreto per l'arricchimento dell'uranio con il metodo della centrifugazione[3]. In questo impianto, nel 2003, sono state messe in funzione alcune decine di "centrifughe P1" di origine pakistana, ufficialmente solo per la produzione di MTR, ma i difficili rapporti con gli Stati Uniti d'America hanno causato immediati sospetti nel mondo occidentale.

L'aver tenuto segreti per molto tempo i piani riguardanti l'arricchimento dell'uranio e il non aver firmato il protocollo aggiuntivo al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) ha spinto ad inviare sul posto degli ispettori ma il presidente dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica (AIEA) Mohamed El Baradei ha più volte dichiarato alla stampa che gli ispettori non hanno trovato alcuna presenza di tracce di esafloruro di uranio altamente arricchito nelle centrifughe di Natanz.

La crisi con l'Iran è stata argomento di diverse riunioni del cosiddetto "club dei 5 + 1" (i cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania) che solo nel mese di febbraio del 2007 hanno portato all'approvazione di una prima bozza di sanzioni in sede ONU. Queste sanzioni sono state accompagnate da minacce "diplomatiche" nelle quali gli Stati Uniti d'America hanno incitato gli iraniani a cessare l'arricchimento dell'uranio per evitare "spiacevoli conseguenze".

In precedenza c'era stata una proposta statunitense di aiutare l'Iran a costruire un reattore LWR in cambio della rinuncia all'arricchimento dell'uranio e dello stop alla realizzazione di quello di Bushehr[senza fonte][4] seguita da una mediazione da parte russa che proponeva a Teheran di trasferire sul proprio territorio gli impianti legati al ciclo del combustibile.

Il governo iraniano, trovando illegittime tali sanzioni proprio in base al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), per tutta risposta ha affermato (per bocca del suo capo negoziatore Ali Larijani) che non avrà altra scelta che abbandonare tale trattato se verrà sopposto a ulteriori pressioni sul suo programma nucleare a scopo di elettrogenerazione e propulsione. Inoltre, sempre in risposta alle decisioni dell'ONU, ha progressivamente installato circa 6 000 centrifughe in cascata a Natanz (col proposito di arrivare a 50 000 entro il 2013), ufficialmente per la produzione[5] su scala industriale di uranio leggermente arricchito (2-4%) da usare come combustibile per alimentare le centrali previste dal programma nucleare.

Il 9 aprile 2009 è entrato in funzione a Isfahan anche il secondo impianto di arricchimento dell'uranio su scala industriale, dotato di circa 7 000 centrifughe, ed è stato annunciato ufficialmente il possesso della tecnologia per la realizzazione di due nuovi tipi di centrifughe (presumibilmente di tipo P2 e Zippe) "capaci di fornire uranio arricchito a un ritmo diverse volte superiore" a quello finora ottenuto con le centrifughe già installate a Natanz e Isfahan.

Il reattore di Bushehr è stato inaugurato il 21 agosto 2010 con una cerimonia ufficiale, e l'inserimento del combustibile nucleare è cominciato il 26 ottobre[6]. Il 27 novembre è stata annunciata l'accensione del reattore[2].

Centrali attuali[modifica | modifica sorgente]

L'unica centrale elettronucleare iraniana si trova nei pressi di Bushehr sulla costa persica, ed è già stata avviata, in previsione di allacciarla alla rete elettrica nel gennaio 2011[2]. La centrale dispone di un reattore ad acqua leggera pressurizzata da 915 MW elettrici netti, della tipologia VVER1000. L'Atomic Energy Organization of Iran AEOI prevede anche la ripresa della costruzione dell'unità 2 di Bushehr e nell'aprile del 2007 è stata annunciata la gara per la costruzione di due reattori PWR di terza generazione di grande taglia sullo stesso sito[7].

Ipotesi di una reazione militare statunitense[modifica | modifica sorgente]

Il 1º febbraio 2007 Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Carter, ha testimoniato davanti alla Commissione per le Relazioni Estere del Senato statunitense dichiarando che esiste uno «scenario plausibile per uno scontro militare con l'Iran». Come ha suggerito lo stesso Brzezinski esso implicherebbe «il mancato rispetto in Iraq di alcuni standard, seguito da accuse di responsabilità iraniana per questo disastro e, poi, da provocazioni in Iraq o da un attacco terroristico negli Stati Uniti di cui verrebbe incolpato l'Iran, culminanti in un'azione militare statunitense "di difesa" contro l'Iran che farà precipitare un'America sola in un pantano che si espanderà e aggraverà coinvolgendo alla fine Iraq, Iran, Afghanistan e Pakistan».

Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, pare inoltre che una cellula di studio sia stata attivata al Pentagono al fine di riuscire a mettere in atto un intervento militare contro l'Iran a sole ventiquattro ore dalla dichiarazione di guerra anche se un eventuale raid aereo sui siti nucleari iraniani presenta, allo stato attuale delle cose, molte incognite di carattere militare, politico ed economico.

Il 2 febbraio 2013, intervenendo alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, il vicepresidente Usa, Joe Biden, ha detto che l'amministrazione del Presidente Barack Obama "sarebbe pronta a un incontro bilaterale con la leadership iraniana. Non terremmo segreto quel che stiamo facendo e metteremmo i nostri partner a conoscenza se l'occasione si presentasse. L'offerta resta, ma (l'impegno dell'Iran) deve essere reale e concreta, e ci deve essere un'agenda su ciò che sono pronti a discutere. Non siamo disposti a un incontro fine a se stesso".[8] Pochi giorni dopo il leader supremo dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha respinto l'offerta, ma con una formula piuttosto ambigua: "La politica Usa in Medio Oriente è fallita e gli americani hanno bisogno di una vittoria. E cioè portare l'Iran al tavolo negoziale".[9] Il 4 febbraio "Agenzia Nova", citando "fonti a Teheran", ha riferito che "dall'inizio dell'anno il presidente del parlamento, Ali Larijani, si è già recato due volte segretamente negli Stati Uniti, per lanciare negoziati diretti con l'Amministrazione Obama. L'Agenzia precisava che la diplomazia Usa attendeva le elezioni presidenziali in Iran, che molto probabilmente avrebbero portato ad un'importante svolta politica a Teheran.[10][11] In effetti, il 17 giugno Hassan Rohani, appena eletto Presidente dell'Iran, ha espresso la propria disponibilità a colloqui bilaterali con Washington.[12]

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Numerose sono le controversie inerenti al programma nucleare iraniano. In questi ultimi mesi, ad esempio, il think tank americano ISIS, specializzato in questioni nucleari, ha evidenziato come l'Iran abbia completamente ripulito il centro di Parchin, base militare ove Teheran - secondo gli ispettori internazionali - porterebbe avanti gli studi sulle esplosioni con esplosivo ad alto potenziale e le ricerche relative al programma missilistico[13]. Nello stesso tempo, quindi, si è aperta la discussione in merito alla supposta "fatwa sul nucleare" promulgata dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Della fatwa, va precisato, si ha notizia solamente dal 2005. È stato evidenziato che, nel merito, non esiste nessuna fatwa pubblicata sul sito della Guida Suprema iraniana[14]. Le preoccupazioni internazionali, quindi, sono cresciute con la pubblicazione in Iran di un articolo a firma di Alireza Forghani, ex Governatore della Provincia iraniana di Kish e consigliere di Ali Khamenei: l'articolo, molto significativamente, si intitolava "il mondo islamico deve avere la bomba nucleare" e affermava, senza mezzi termini, il diritto del mondo mussulmano di produrre e possedere l'ordigno atomico al fine di "distruggere i sogni di America e Israele"[15].


Programma nucleare futuro[modifica | modifica sorgente]

Il programma iraniano prevede di costruire una serie di centrali che coprano un fabbisogno totale di 20 000 MW[2]. A Bushehr sono presenti altri tre reattori accantonati dal precedente programma, due dei quali dovrebbero essere completati nei prossimi anni.

Ciclo del combustibile[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ciclo del combustibile nucleare.

Isfahan ospita un impianto di conversione di ossido di uranio (il cosiddetto yellowcake) in esafluoruro di uranio (UF6), il gas di uranio impiegato per arricchire l'uranio, in Iran nelle centrifughe nucleari[16]. A Natanz sorge un impianto che ospita 6.000 centrifughe, mentre a Qom, secondo fonti di intelligence Usa, sarebbe in costruzione un impianto simile segreto in grado di contenere 3.000 centrifughe[16].

Reattori di ricerca[modifica | modifica sorgente]

Arak ospita un reattore sperimentale ad acqua pesante. Nonostante sia stato visitato da ispettori dell'IAEA e trovato per ora sicuro, è oggetto delle preoccupazioni internazionali su un programma nucleare militare[16].

Gestione dei rifiuti e depositi geologici[modifica | modifica sorgente]

Produzione di uranio[modifica | modifica sorgente]

L'Iran è un produttore di uranio, con circa 5t prodotte ogni anno; la sua produzione storica al 2006 è di 20t.[17] Possiede risorse uranifere, pari a 1.600t a <130$/kg nel "Red Book" del 2007[18]

Nel deserto dell'Iran centrale, nei pressi della città di Yazd, si trova la miniera di Saghand, da dove si estrae minerale molto ricco di uranio[16].

Centrali elettronucleari[modifica | modifica sorgente]

Tutti i dati della tabella sono aggiornati a febbraio 2013

Reattori operativi[19]
Centrale Tipologia Potenza netta
(MW)
Inizio costruzione Allacciamento alla rete Produzione commerciale Dismissione
(stimata)
Bushehr (Reattore 1) VVER1000 915 1º maggio 1975 3 settembre 2011 30 luglio 2012
Totale: 1 reattore da 915 MW.
Reattori in costruzione[19]
Centrale Tipologia Potenza netta
(MW)
Inizio costruzione Allacciamento alla rete
(previsto)
Produzione commerciale
(prevista)
Costo
(stimato)
Nessun reattore in costruzione.
Reattori pianificati ed in fase di proposta[7]
Totale pianificati: 2 reattori per 2 000 MW complessivi.
Totale in fase di proposta: 1 reattore da circa 300 MW.
Reattori dismessi[19]
Centrale Tipologia Potenza netta
(MW)
Inizio costruzione Allacciamento alla rete Produzione commerciale Costo
Nessun reattore dismesso.
NOTE:
  • La normativa in vigore prevede la possibilità di sostituire i reattori attualmente operativi una volta che saranno giunti al termine del loro ciclo di vita e anche di aumentare il loro numero (sia riattivando reattori arrestati che costruendone di nuovi).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) IAEA - PRIS database - Nuclear Power Plant Information - Nuclear Share in Electricity Generation.
  2. ^ a b c d e Bushehr, una storia lunga 35 anni in Ansa, 27 novembre 2010. URL consultato il 27 novembre 2010.
  3. ^ U.S. Department of State - Exerpts: August 14, 2002 Press Briefing (testo).
  4. ^ Scheda del reattore - Dal PRIS della IAEA
  5. ^ L'annuncio dell'avvio della produzione è stato dato il 9 aprile 2007 dal capo dell'agenzia atomica iraniana Gholamreza Aghazadeh all'apertura di una cerimonia che si è tenuta nella stessa città di Natanz.
  6. ^ Iran: via a cuore reattore Bushehr in Ansa, 26 ottobre 2010. URL consultato il 27 novembre 2010.
  7. ^ a b Nuclear Energy in Iran| Iranian Nuclear Power
  8. ^ "White House, Remarks by Vice President Joe Biden to the Munich Security Conference. Hotel Bayerischer Hof Munich, Germany"
  9. ^ "Afp: Iran walks away from nuclear talks"
  10. ^ "Iran: Teheran ha già avviato trattative segrete con l'amministrazione Obama."
  11. ^ "Joe, Serghei, Bashar, gli Emiri sunniti e la Bomba degli Ayatollah."
  12. ^ "The Gulf Times: Rohani firm on nuclear rights, pledges openness"
  13. ^ Institute for Science and International Security › ISIS Reports › Iran › Cleanup Activity at Suspected Parchin Test Site Appears Complete: Site Considerably Altered
  14. ^ Renewed Iran-West Nuclear Talks – Part II: Tehran Attempts to Deceive U.S. President Obama, Sec'y of State Clinton With Nonexistent Anti-Nuclear Weapons Fatwa By Supreme Leade...
  15. ^ تک نوشته های تک - لزوم دستیابی کشورهای جهان اسلام به سلاح هسته ای/Muslim countries necessary access nuclear weapons
  16. ^ a b c d La mappa dei siti nucleari in Ansa, 27 novembre 2010. URL consultato il 27 novembre 2010.
  17. ^ Stime
  18. ^ (EN) Uranium 2007: Resources, Production and Demand
  19. ^ a b c AIEA: Nuclear Power Reactors in Iran

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Cacace. L'atomica europea. 1ª ed., Roma, Fazi Editore (collana Le terre/Interventi 82), 2004. pp. 185–186. ISBN 88-8112-526-9
  • Marcella Emiliani; Marco Ranuzzi De' Bianchi; Erika Atzori. Nel nome di Omar. Rivoluzione, clero e potere in Iran. Bologna, Odoya, 2008. ISBN 978-88-6288-000-8
  • Nucleare, Teheran fa un altro passo avanti. Produzione industriale di uranio arricchito, la Repubblica.it, 9 aprile 2007 (testo dell'articolo)
  • Iran, ancora una sfida sul nucleare. Nuovo impianto per arricchire uranio, la Repubblica.it, 9 aprile 2009 (testo dell'articolo)

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]