Energia nucleare in Svizzera

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mappa di localizzazione: Svizzera
Centrali elettronucleari in Svizzera.
Red pog.svg In funzione
Green pog.svg In costruzione
Blue pog.svg Future
Orange pog.svg In arresto a lungo termine
Purple pog.svg Chiuse
Black pog.svg Cancellate

Nel 2011 l'energia nucleare in Svizzera ha generato il 40,8% dell'energia elettrica prodotta in totale nel Paese[1].

A marzo 2010, sono presenti in questa nazione 4 centrali elettronucleari in funzione che dispongono complessivamente di 5 reattori operativi.

Non si stanno edificando né sono pianificate nuove centrali elettronucleari[2].

Vi è anche un'altra centrale elettronucleare già chiusa con un reattore (Lucens nell'omonima località).

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'inizio dello studio e dell'utilizzo dell'energia nucleare tramite l'acquisto di alcuni reattori di ricerca in primo reattore di ricerca: SAPHIR e DIORIT. Nel 1962 inizio la costruzione dell'impianto di Lucens, un reattore di tipologia GCHWR della potenza elettrica di 6MW, finito di costruire nel 1968, nel 1969 durante le operazioni di accensione ebbe un meltdown nucleare che costrinse allo spegnimento ed al decommissioning dell'impianto. Nel 1960 era infatti diventato evidente che la sola produzione da idroelettrico non sarebbe stata sufficiente per sopperire al fabbisogno elettrico nazionale; dovendo quindi ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento la decisione ricadde sull'energia nucleare perché gruppi ambientalisti ed altri gruppi non volevano una produzione di energia elettrica da fonti fossili quali carbone o petrolio[3].

I primi impianti ad entrare in funzione sono stati quelli di Beznau ordinato dalla NOK) e quello di Mühleberg ordinato dalla BKW. A questi sono poi seguiti il secondo reattore di Beznau e quelli di Gösgen e di Leibstadt. Successivamente a questi reattori, ne venne proposto anche un impianto presso Kaiseraugst (vicino a Basilea) ed uno a Graben, questi però furono rigettati dopo opposizioni antinucleari.[3]

Tutti i reattori hanno ricevuto numerosi aumenti di potenza durante la costruzione e hanno ricevuto una licenza di utilizzo illimitata, fino a che i reattori saranno valutati in grado di funzionare ed economicamente sfruttabili.[3]

La Svizzera utilizza l'energia nucleare per soli scopi pacifici. Ogni progetto di adozione di armamenti nucleari è stato cancellato nel 1988[4].

I referendum sul nucleare[modifica | modifica sorgente]

In Svizzera, a partire dal 1979, si sono tenuti numerosi referendum sulla proposta di abbandonare l'energia nucleare, ma tale proposta è sempre stata rifiutata. Nel 1979 fu fatto un referendum per la sicurezza nucleare su iniziativa dei cittadini, che fu bocciato. Nel 1984, ci fu una votazione su un'iniziativa "per un futuro senza centrali nucleari", in cui si raccolse il 55% di voti contrari contro il 45% di favorevoli. Il 23 settembre 1990 in Svizzera si tennero due nuovi referendum: l'iniziativa "Fermiamo la costruzione di centrali nucleari", che proponeva una moratoria di dieci anni sulla costruzione di nuove centrali nucleare, fu approvata con il 54,5% contro il 45,5%, mentre la proposta di abbandonare l'energia nucleare fu bocciata con il 53% contro il 47%. Nel 2000 ci fu una votazione su una tassa verde per sostenere l'energia solare, proposta che fu rifiutata col 67% dei voti. Il 18 maggio 2003 ci furono due referendum: "Elettricità senza nucleare", che chiedeva una decisione sull'abbandono dell'energia nucleare, e "Moratoria più", per un'estensione temporale della moratoria alla costruzione di nuovi impianti. Entrambi furono bocciati. I risultati furono: Moratoria Più 41,6% Sì, 58,4% No; Elettricità senza nucleare 33,7% Sì, 66,3% No.

Il programma della petizione "Elettricità senza nucleare" prevedeva di chiudere tutte le centrali nucleari entro il 2033: prima le unità 1 e 2 delle centrali di Beznau, poi Mühleberg nel 2005, Gösgen nel 2009 e Leibstadt nel 2014. "Moratoria più" sosteneva l'estensione della moratoria per altri 10 anni e un termine di 40 anni per la chiusura di tutte le centrali. Per rimandare la scadenza di altri dieci anni si sarebbe dovuto tenere un altro referendum, che sarebbe costato molto denaro. Il rifiuto di "Moratoria più" sorprese molti perché i sondaggi di opinione prima del referendum avevano mostrato un buon consenso. I motivi del rifiuto in entrambi i casi sono stati individuati nel peggioramento della situazione economica.

Nuovi reattori pianificati e abbandono del nucleare[modifica | modifica sorgente]

A giugno 2008 la compagnia Atel aveva sottoposto all'Ufficio Federale Svizzero dell'Energia la richiesta di approvazione della costruzione di un nuovo impianto nucleare vicino a Gösgen, senza ancora specificare la tipologia e la taglia della centrale[5]. La richiesta avrebbe dovuto essere sottoposta a referendum popolare a livello nazionale[6]. Era stato detto che questa decisione era dovuta all'aumento dei consumi elettrici, non sono più sopperibili tramite l'aumento della componente idroelettrica e per la futura chiusura degli impianti nucleari più anziani. Senza sostituzioni si prevedeva un deficit produttivo di circa 20TWh al 2020. Nel 2007 il consorzio di imprese Resun si era reso disponibile per la costruzione di due reattori presso i siti di Beznau e Mühleberg per la costruzione di due reattori della potenza di 1600MW ognuno.[3]

A maggio 2011 il Governo ha varato una nuova "strategia energetica 2050" basata su una maggiore efficienza, sul potenziamento dell'idroelettrico e sulle rinnovabili. Se necessario, si useranno anche efficienti impianti di cogenerazione e centrali a gas a ciclo combinato.[2]

Domande per la costruzione di nuovi reattori erano già state inoltrate nel 2008 dalle compagnie elettriche Axpo Group e BKW FMB Energy,[7] si prevedeva però che sarebbero state accolte solo due richieste per nuovi reattori, difficilmente anche per un terzo.[3] Ad inizio novembre 2010 l'Ifsn aveva concesso l'idoneità ai tre siti per i quali era stata richiesta l'autorizzazione a costruire nuovi reattori, cioè Beznau, Mühleberg e Niederamt, il passo successivo sarà un pronunciamento della Commissione federale per la sicurezza nucleare e, all'inizio del 2011, dei cantoni coinvolti. Infine, la decisione finale sarà probabilmente poi soggetta a referendum[8], il primo di questi, nel febbraio 2011 nel Cantone di Berna ha dato parere favorevole all'installazione di un nuovo reattore per sostituire quello esistente di Mühleberg[9][10] In attesa delle decisioni governative, le tre società elettriche attualmente operanti nel nucleare svizzero, hanno creato un consorzio unico per la realizzazione dei futuri impianti, in modo da accelerare le procedure politiche e burocratiche e mettere in comune le competenze, con un risparmio finale sui tempi e sui costi. La partecipazione alle nuove centrali sarà al 59% dell'Axpo, al 25,5% dell'Alpiq e al 15,5% della BKW: una ripartizione che rispecchia le quote attuali di produzione dell'energia nucleare svizzera[11], intanto è già stato deciso che verrà scelto un unico fornitore per i due futuri reattori.[12]

Conseguenze di Fukushima[modifica | modifica sorgente]

Il 14 marzo 2011, pochi giorni dopo il grave incidente alla centrale giapponese di Fukushima, l'Ufficio Federale per l'Energia aveva annunciato la sospensione del nuovo programma nucleare al fine di riesaminare e modificare gli standard di sicurezza[13]. Il 22 marzo, il parlamento cantonale di Argovia ha bocciato la richiesta di socialisti e Verdi di sottoporre alle Camere federali un'iniziativa per l'uscita dal nucleare, proposta in concomitanza degli eventi giapponesi.[14]

A seguito delle prime verifiche sugli impianti, gli operatori dovranno comunque migliorare la strumentazione di controllo così come la resistenza a terremoti e inondazioni. Le modifiche possono essere effettuate durante il funzionamento, in quanto non vi è alcun pericolo immediato, mentre entro marzo 2012 le società elettriche sono tenute a dimostrare la resistenza degli impianti per eventi sismici rari, compresi i danni derivanti dal crollo delle dighe a monte dell'impianto.[15]

Il 25 maggio 2011, infine, il Consiglio Federale svizzero ha deciso di fatto l’abbandono graduale della fonte nucleare, bloccando la costruzione dei 3 nuovi reattori pianificati e confermando il calendario di chiusura delle centrali attualmente attive, tra il 2019 e il 2034. Nella motivazione espressa da Doris Leuthard, capo del relativo dipartimento, sia considerazioni riguardo all'incidente di Fukushima, sia riguardo all'economicità decrescente di tale fonte[2][16]. Tale decisione è stata in seguito parzialmente confermata dal Consiglio nazionale, pur con la raccomandazione di non abbandonare la formazione e la ricerca nel settore[17].

Ciclo del combustibile[modifica | modifica sorgente]

La Svizzera supplisce al suo fabbisogno di combustibile nucleare comprando l'uranio sul mercato internazionale, arricchendolo e comprando il combustibile in svariati siti stranieri con differenti contratti (in passato il combustibile svizzero veniva anche prodotto nell'impianto FN di Bosco Marengo).[3]

Reattori di ricerca[modifica | modifica sorgente]

CROCUS, l'unico reattore nucleare della Romandia.

In Svizzera sono presenti alcuni reattori di ricerca:

Gestione dei rifiuti e depositi geologici[modifica | modifica sorgente]

La gestione dei rifiuti radioattivi è gestita dalla Zwilag, una società di proprietà congiunta dei quattro operatori elettrici svizzeri. Nel 2001 sono iniziati a Würenlingen i lavori per un sito di stoccaggio intermedio del combustibile nucleare, il sito è adiacente al Paul Scherrer Institute ed all'impianto di Beznau. Il sito dispone anche di un impianto di incenerimento e condizionamento dei rifiuti a bassa e media attività.[3]

Non esiste una politica nazionale per lo smaltimento dei rifiuti, se diretto o dopo riprocessamento, tuttavia circa 1000t di combustibile è stato spedito all'estero (La Hague in Francia e Sellafield nel Regno Unito), la svizzera rimane responsabile per i rifiuti prodotti durante il processo di riprocessamento. Dal 2006 e per un periodo di 10 anni il combustibile sarà custodito negli impianti o custodito dalla Zwilag.[3]

Nel 1972 è stato costituito il NAGRA, cioè una cooperativa nazionale per lo smaltimento dei rifiuti nucleari. questo ente ha presentato nel 2002 una relazione per la fattibilità di varie soluzioni di smaltimento. La relazione indica che gli elementi di combustibile utilizzato, separati i rifiuti ad alto livello e di lunga durata le scorie a media potrebbe essere tranquillamente smaltite in Svizzera. Nel giugno 2006 il Consiglio federale ha concluso che tutte le dimostrazioni per le varie proposte sono state soddisfatte. Nel frattempo la legge sull'energia nucleare del 2005 per le richieste di gestione dei rifiuti ed il programma di smaltimento sono state riesaminate da parte delle autorità federali. Identificazione delle opzioni per smaltimento sta procedendo con la partecipazione regionale, e dopo l'approvazione federale; la scelta del sito definitivo procederà in tre fasi. La data proposta per il funzionamento del deposito è il 2020.[3]

Una proposta per un deposito di rifiuti a Wellenberg nel Canton Obvaldo è stata bloccata per due volte da dei referendum regionali, è possibile aggirare il veto regionale, per quanto disposto dalla legge sul nucleare, solamente con un referendum a livello nazionale; nel febbraio 2011 un nuovo referendum non vincolante ha rifiutato con l'installazione di un sito per lo stoccaggio definitivo dei rifiuti di bassa e media categoria, un referendum nazionale sulla localizzazione del deposito sarà fatto non prima del 2017[9], in ogni caso il sito è reputato essere come quello con le minori provabilità di diventare sede del deposito[10]. Alla fine del 2006, il volume di imballaggi e dei rifiuti a basso livello intermedio è stato 6.830 metri cubi. A ciò vanno aggiunti i rifiuti ad alto livello e carburante utilizzato conservati presso le centrali e Zwilag zzl. Alla fine del 2006, c'erano otto container con i rifiuti separati ad alto livello dal ritrattamento e 17 contenitori con combustibile utilizzato conservato dalla Zwilag. (Un contenitore è di circa 6m di altezza e 2,5m di diametro.)[3]

I costi totali della gestione dei rifiuti radioattivi sono stimati a 11,9 miliardiCHF. I proprietari di impianti nucleari hanno versato 8,2 miliardi di franchi per la gestione finale dei rifiuti che ora versano in un fondo nazionale di smaltimento dei rifiuti creato nel 2000, che ha ora raccolto 2.7miliardiCHF a fine 2005. Il Fondo disattivazione è stato istituito nel 1984 ed i gestori degli impianti pagano i contributi annualmente, il prelievo è di circa 1cCHF/kWh[3]

Produzione di uranio[modifica | modifica sorgente]

La Svizzera non è un produttore di uranio. Non possiede risorse uranifere a <130$/kg nel "Red Book" del 2007.[18]

Centrali elettronucleari[modifica | modifica sorgente]

Tutti i dati della tabella sono aggiornati a settembre 2010

Reattori operativi[19]
Centrale Potenza netta
(MW)
Tipologia Inizio costruzione Allacciamento alla rete Produzione commerciale Dismissione
(prevista)
Beznau (reattore 1) 365 PWR 1º settembre 1965 17 luglio 1969 1º settembre 1969 2019
Beznau (reattore 2) 365 PWR 1º gennaio 1968 23 ottobre 1971 1º dicembre 1971 2021
Gösgen 970 PWR 1º dicembre 1973 2 febbraio 1979 1º novembre 1979 2029
Leibstadt 1165 BWR 1º gennaio 1974 24 maggio 1984 15 dicembre 1984 2034
Mühleberg 373 BWR 1º marzo 1967 1º settembre 1971 6 novembre 1972 2022
Totale: 5 reattori per complessivi 3.238 MW
Reattori in costruzione[19]
Centrale Potenza netta
(MW)
Tipologia Inizio costruzione Allacciamento alla rete
(previsto)
Produzione commerciale
(prevista)
Costo
(stimato)
Totale: 0 reattori per complessivi 0 MW
Reattori pianificati ed in fase di proposta[3]
Totale programmati: 0 reattori per complessivi 0 MW
Totale proposti: 3 reattori per complessivi 4.000 MW
Reattori dismessi[19]
Centrale Potenza netta
(MW)
Tipologia Inizio costruzione Allacciamento alla rete Produzione commerciale Dismissione
Lucens 6 GCHWR 1º aprile 1962 29 gennaio 1968 21 gennaio 1969
Totale: 1 reattori per complessivi 6 MW
NOTE:
  • La normativa in vigore, modificata nel maggio 2011, non prevede la possibilità di sostituzione e/o aumento del parco reattori al termine del ciclo vitale degli impianti ancora in funzione.

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]