Malattia acuta da radiazione

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Sindrome da radiazione acuta
Hiroshima girl.jpg
La perdita dei capelli in una bambina di 11 anni dopo l'esposizione alle radiazioni di Hiroshima
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 990
ICD-10 (EN) T66

L'avvelenamento da radiazione (chiamato anche male da raggi, malattia acuta da radiazione o più propriamente in clinica sindrome da radiazione acuta) designa un insieme di sintomi potenzialmente letali derivanti da un'esposizione dei tessuti biologici di una parte considerevole del corpo umano ad una forte dose di radiazioni ionizzanti.

L'avvelenamento si manifesta generalmente in una fase prodromica non letale nei minuti o ore seguenti l'irradiazione. Questa fase dura da qualche ora a qualche giorno e si manifesta sovente con sintomi, quali diarrea, nausea, vomito, anoressia, eritema. Segue un periodo di latenza, in cui il soggetto appare in buone condizioni. Infine sopraggiunge la fase acuta che si manifesta con una sintomologia complessa, generalmente con disturbi cutanei, ematopoietici, gastro-intestinali, respiratori e cerebrovascolari.

Cause[modifica | modifica sorgente]

Le fonti di radiazione naturali non sono generalmente abbastanza potenti da provocare la sindrome, che è spesso provocata da attività umane, come un incidente nucleare, un'esposizione ad una fonte radioattiva o un'esplosione atomica.

La radiazione alfa presenta un basso potere di penetrazione, quindi non è pericolosa per l'uomo nei casi di irradiazione esterna. Diventa invece pericolosa nelle situazioni in cui la sorgente radioattiva viene inalata o ingerita (irradiazione interna) perché in questo caso può ledere direttamente tessuti radiosensibili (tipico caso è quello del radon in cui appunto l'isotopo radioattivo viene inspirato e quindi può decadere all'interno del corpo umano emettendo radiazione alfa). La radiazione gamma (costituita da fotoni ad elevatissima energia) invece, avendo un potere di penetrazione molto elevato, può risultare pericolosa per gli esseri viventi anche in situazioni di irradiazione esterna. La quantità di radiazione assorbita da un corpo viene chiamata dose assorbita e si misura in gray. Altre grandezze importanti da considerare sono la dose equivalente e la dose efficace.

Effetti delle radiazioni ionizzanti[modifica | modifica sorgente]

I danni che una radiazione ionizzante può provocare in tessuti biologici sono di vario tipo e vengono suddivisi in:

Tavola che correla i livelli di esposizione ai sintomi[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati Uniti d'America è stata elaborata la tavola "ALI" (Annual Limit on Intake), o "Limite Annuo nella Dose" che è un limite derivato per la quantità di materiale radioattivo assorbito dal corpo di un lavoratore adulto sia per inalazione che per ingestione in un anno.

ALI è il valore più piccolo ammissibile di ingestione di un determinato radionuclide durante un anno, assunto dall'uomo di riferimento, che provocherebbe un danno equivalente a quello di una dose di irraggiamento unico totale di 5 rem (0,05 Sv) o un danno equivalente all'irraggiamento di un singolo organo con 50 rem (0,5 Sv), per qualsiasi organo o tessuto specifico.[1]

Le dosi-equivalenti attualmente sono specificate in sievert (Sv), e un sievert è pari a 100 rem:

da 0,001 a 0,01 Sv (da 0,1 a 1 rem)
Si calcola che fisiologicamente il corpo è esposto a 0,1 millirem in 24 ore (pari a circa 0,036 rem in un anno): una parte di questa è ineliminabile, poiché viene emanata per esempio dall'isotopo radioattivo del potassio naturale (K40), presente all'interno di ogni cellula umana, irradiando quotidianamente tutto il corpo dall'interno[2][3]. Volendo eliminare tutto il potassio (radioattivo e non) si provocherebbe morte per edema congestizio, ipertensione arteriosa e debolezza muscolare, oltre a insufficienza cardiaca.
Il principale elemento radioattivo estraneo all'organismo, che si trova nell'ambiente, specialmente in aree con qualche tipo di vulcanismo oppure faglie sismiche è il gas radon. Questo gas, prodotto del decadimento del Radio, è più pesante dell'aria e si accumula nelle parti più declivi delle valli, specialmente in sotterranei e primi piani non ben ventilati. Esistono in commercio dispositivi in grado di rilevare il gas radon.
Specialmente nelle aree con rocce granitiche o basaltiche, che hanno subito un intenso metamorfismo all'interno della crosta terrestre, un contributo alla dose annuale è fornito dagli isotopi radioattivi quali il torio, l'uranio e il radio. Questo contributo varia da luogo a luogo e dipende dalla tipologia di minerali presenti nel suolo circostante o nei materiali da costruzione utilizzati (come il tufo).
Ogni ora di volo in aerei di linea[4][5], alla quota usuale di 10.000 m, sottopone l'organismo a irradiazione di raggi cosmici gamma di valore variabile in funzione anche delle tempeste solari e con valori compresi tra radiazioni da 0,1 a 1 millirem/h (massime nel Concorde che volava a 20.000 m), e dunque 10 ore di volo intercontinentale possono dare dosi complessive superiori a 1 millirem, e in 100 voli/anno si possono totalizzare anche 0,300 rem/anno o più[6]. La dose è frazionata, e dunque dovrebbe indurre meno rotture cromosomiche e meno stress da radicali liberi dell'ossigeno.
Recentemente, uno studio canadese ha suggerito che una dose di 1 rem (0,01 Sv) ricevuta su tutto il corpo in una sola giornata, comporta un aumento del rischio cumulativo per tutti i tipi di tumori del 3%. [7]
Uno studio dell'IARC per stabilire gli effetti della dose cumulativa media (1,9 rem) ricevuta da 600.000 lavoratori dell'industria nucleare nel mondo, ha stabilito che i dati relativi all'aumento della mortalità per tutte le cause, sono paragonabili a quelli dell'aumento della mortalità nei dintorni di Hiroshima. [8]
da 0,05 a 0,2 Sv (da 5 a 20 rem)

Nessun sintomo. Alcuni ricercatori sostengono che piccole dosi di radiazioni possano essere benefiche.[9][10][11]

Negli Stati Uniti esiste un limite federale annuo di 50 mSv, che è stato specificato per i lavoratori esposti a sostanze e procedure radioattive. Nel Regno Unito il limite annuo per un lavoratore classificato come "operatore con radiazione" è di 20 mSv. In Canada e in Brasile, il limite annuo massimo è di 50 mSv (5.000 millirem), ma la dose massima che si può assumere in 5 anni è pari a soli 100 mSv. Di solito i limiti specificati dalle compagnie private sono molto più stretti, in modo da evitare qualsiasi violazione casuale dei limiti federali.[12]
da 0,2 a 0,5 Sv (da 20 a 50 rem)
Nessun sintomo apparente. Il numero dei globuli bianchi diminuisce temporaneamente.
da 0,5 a 1 Sv (da 50 a 100 rem)
Malattia da raggi lieve con cefalea e un lieve aumento del rischio di infezione causata da alterazioni al sistema immunitario. Possibile la sterilità maschile temporanea.
da 1 a 2 Sv (da 100 a 200 rem)
L'"avvelenamento radioattivo lieve", comporta un 10% di mortalità dopo 30 giorni (LD 10/30). I sintomi tipici includono nausea da lieve a moderata (con un 50% di probabilità a 2 Sv), con vomito occasionale, che comincia da 3 a 6 ore dopo l'irraggiamento e permane per circa un giorno. Questo episodio è seguito da una fase latente che dura da 10 a 14 giorni, quando appaiono sintomi lievi di astenia e malessere generale (con un 50% di probabilità ai 2 Sv). Il sistema immunitario va incontro a depressione, cosa che provoca un periodo di convalescenza esteso per molte infezioni comuni e un aumento del rischio di infezione opportunistica. Nel sesso maschile è comune la sterilità temporanea. L'aborto spontaneo oppure l'aumento di incidenza del parto prematuro si verifica comunemente nelle donne incinte.
da 2 a 3 Sv (da 200 a 300 rem)
L'"avvelenamento radioattivo moderato" comporta una mortalità del 35% dopo 30 giorni (LD 35/30). La nausea continua è comune (nel 100% dei pazienti a 3 Sv), con un rischio del 50% di vomito continuo a 2,8 Sv. I sintomi cominciano da 1 a 6 ore dopo l'irraggiamento e durano da 1 a 2 giorni. Dopo di questo, esiste una fase latente che dura da 7 a 14 giorni, che termina con la comparsa dei seguenti sintomi: perdita di capelli e peli su tutto il corpo (con il 50% di probabilità a 3 Sv), stanchezza e malessere generale. Si verifica una perdita massiccia di globuli bianchi, che aumenta molto il rischio di infezione (paragonabile alla fase più grave dell'AIDS). Esiste la possibilità di sterilità permanente nel sesso femminile. La convalescenza, per una possibile ed eventuale guarigione necessita di alcuni mesi.
L'avvelenamento si manifesta generalmente in una fase prodromica non letale nei minuti o ore seguenti l'irradiazione. Questa fase dura da qualche ora a qualche giorno e si manifesta sovente con sintomi, quali diarrea, nausea, vomito, anoressia, eritema. Segue un periodo di latenza, in cui il soggetto appare in buone condizioni. Infine sopraggiunge la fase acuta che si manifesta con una sintomologia complessa, generalmente con disturbi cutanei, ematopoietici, gastro-intestinali, respiratori e cerebrovascolari.
da 4 a 6 Sv (da 400 a 600 rem)
L'"avvelenamento acuto da radiazioni", comporta un 60% di mortalità dopo 30 giorni (LD 60/30). La mortalità passa dal 60% a 4,5 Sv fino a 90% a 6 Sv (a meno che al paziente si applichi una terapia medica intensiva). Gli intensi sintomi cominciano da circa un'ora a due ore dopo l'irradiazione e durano fino a 2 giorni. Dopo questo, esiste una fase latente che dura da 7 a 14 giorni, dopo di che appaiono sintomi simili a quelli dell'irraggiamento di 3–4 Sv, con un'aumentata intensità. La sterilità femminile definitiva è molto comune a questo punto. La convalescenza necessita da alcuni mesi fino ad un anno. La principale causa di morte (in genere da 2 a 12 settimane dopo l'irradiazione) sono le infezioni e l'emorragia interna.
Harry K. Daghlian, un fisico nucleare armeno-americano di 24 anni, venne irradiato con 510 rem (5,1 Sv) di radiazione il 21 agosto 1945, durante un esperimento di massa critica. All'epoca lavorava nel Los Alamos National Laboratory del Nuovo Messico. L'irradiazione provocò la morte dello scienziato 28 giorni dopo.
da 6 a 10 Sv (da 600 a 1.000 rem)
L'"avvelenamento acuto di radiazioni", comporta un 100% di mortalità dopo 14 giorni (LD 100/14). La sopravvivenza dipende dalla terapia intensiva medica. Il midollo osseo viene totalmente distrutto, dunque per garantire una discreta chance di vita è indispensabile il trapianto del midollo osseo. I tessuti gastrici e intestinali risultano gravemente danneggiati. I sintomi cominciano da 15 a 30 minuti dopo l'irradiazione e durano fino a 2 giorni. In seguito si ha una fase latente che dura da 5 a 10 giorni, dopo di che la persona muore per infezione o emorragia interna. Nei pochi casi che recuperano, la guarigione necessita di parecchi anni e probabilmente non sarà mai completa.
L'agricoltore brasiliano Devair Alves Ferreira ricevette una dose di circa 7,0 Sv (700 rem) (da una sorgente radioterapica di raggi gamma da Cesio-137, abbandonata in una discarica), durante l'incidente di Goiânia, ma riuscì a sopravvivere, forse in parte perché la dose era frazionata.
da 10 a 50 Sv (da 1.000 a 5.000 rem)
L'"avvelenamento acuto radioattivo", comporta un 100% di mortalità dopo 7 giorni (LD 100/7). Un'esposizione così alta porta alla comparsa di sintomi spontanei in un tempo che va da 5 a 30 min. Dopo un'intensa spossatezza e la comparsa di nausea immediata causata dall'attivazione diretta di recettori chimici presenti nel cervello (provocata da radicali liberi, metaboliti e proteine abnormi generati dall'irradiazione), si ha un periodo di alcuni giorni di relativo benessere, chiamato fase latente (o "fase del fantasma che cammina"). Dopo questa settimana, si ha una massiccia morte di cellule nel tessuto gastrico e intestinale, causando diarrea massiva, sanguinamento intestinale e perdita di acqua, che porta allo squilibrio idro-elettrolitico. La morte avviene dopo qualche ora di delirio e coma a causa della cattiva circolazione. Nella stragrande maggioranza dei casi la morte è inevitabile; l'unico trattamento che si può offrire è quello della gestione del dolore.
Louis Slotin rimase esposto a circa 21 Sv in un incidente critico il 21 maggio del 1946, e morì nove giorni dopo, il 30 maggio.
Durante l'esplosione di una bomba atomica diventa improbabile sopravvivere ricevendo una dose superiore ai 5000 rem (50 Sv): i pazienti esposti a dosi superiori di solito muoiono in poche ore o giorni per gli effetti immediati delle ustioni alla pelle prodotte dalle radiazioni nell'ambito dell'infrarosso e della luce visibile, oppure per le contusioni, fratture ed emorragie interne ed esterne prodotte dallo spostamento di detriti e di aria causati dall'esplosione[13].
più di 50 Sv (>5.000 rem)
Nello stato nordamericano di Rhode Island, un lavoratore ricevette più di 100 Sv (10.000 rem), dopo un incidente avvenuto a Wood River, il 24 luglio del 1964. La sopravvivenza è stata di 49 ore. Cecil Kelley, un operatore del Los Alamos National Laboratory, ricevette in un incidente tra 60 e 180 Sv (6.000 - 18.000 rem) nella parte superiore del corpo, e morì il 30 dicembre del 1958, sopravvivendo per 36 ore.[14]

Confronto con la relativa resistenza degli insetti[modifica | modifica sorgente]

Un episodio del programma via satellite Miti da sfatare (di Discovery Channel) espose alcune specie di insetti a raggi gamma (la sorgente era l'isotopo cobalto-60) in un laboratorio del Pacific Northwest National Laboratory. A 100 Gy (10.000 rad), circa il 70% degli scarafaggi erano morti prima di 30 giorni, e il 30% sopravvisse. A 1000 Gy (100.000 rad), tutti gli scarafaggi morirono istantaneamente e il 90% dei coleotteri della farina erano morti dopo 30 giorni, lasciando soltanto il 10% di insetti superstiti.[15]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Anche se le radiazioni ionizzanti sono state scoperte alla fine del XIX secolo, i pericoli della radioattività e delle radiazioni ionizzanti non sono stati immediatamente riconosciuti. Gli effetti acuti di radiazione vennero osservati per la prima volta (raggi X) quando nel 1896 Wilhelm Röntgen sottopose intenzionalmente le sue dita ai raggi X. Pubblicò un'accurata osservazione delle ustioni sviluppate, anche se le attribuiva piuttosto alla ozonizzazione dell'aria piuttosto che al danno diretto da radiazioni. In seguito le lesioni guarirono spontaneamente.

Gli effetti genetici della radiazione, includendo l'aumentato rischio di cancro, sono stati riconosciuti molto più tardi. Nel 1927 Hermann Joseph Muller pubblicava una ricerca che mostrava gli effetti genetici, per i risultati ottenuti in questo filone di ricerca, ricevette il Premio Nobel nel 1946.

Prima che gli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti fossero riconosciuti, molti medici e società avévano cominciato ad introdurre sul mercato sostanze radioattive come "patent medicine" e "radioactive quackery". Tra le varie terapie proposte si possono citare il clistere con radio, ed acque minerali contenenti radio, proposte come tonici da bere. Molto presto, Marie Curie si pronunciò contro queste pratiche, avvertendo che gli effetti complessivi e prolungati delle radiazioni sul corpo umano non erano ben noti. In seguito Marie Curie è deceduta per anemia aplastica causata dall'avvelenamento per radiazioni. Eben Byers, personaggio famoso della mondanità americana, morì nel 1932 in seguito al consumo di grandi quantità di radio, abitudine che portava avanti da parecchi anni; la sua morte attirò l'attenzione dell'opinione pubblica, che cominciò ad interrogarsi sui pericoli posti dalle radiazioni. Già negli anni trenta, dopo un certo numero di casi di osteonecrosi e dopo la morte di molti entusiasti consumatori, i prodotti contenenti radio cominciarono a svanire dagli scaffali di farmacisti.

Tuttavia, i pericoli posti dalle radiazioni non vennero pienamente valutati dagli scienziati fino a qualche anno dopo. Nel 1945 e nel 1946, due scienziati atomici degli Stati Uniti ricevettero dosi letali di radiazioni in seguito ad incidenti di criticità in due occasioni. In entrambi i casi, le vittime stavano lavorando con grandi quantità di materiale fissile (un nucleo di uranio atto alla detonazione nucleare) senza alcuna schermatura.

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki provocarono modalità diverse di avvelenamento da radiazioni. Alcune vittime ricevettero dosi di raggi gamma massicce nell'esplosione, altre ingerirono acqua o cibi contaminate con particelle di plutonio o uranio oppure sottoprodotti di fissione (cesio, iodio, stronzio) durante i giorni successivi. Questi civili servirono da cavie in una specie di crudele esperimento che permise una maggiore comprensione dei relativi sintomi e dei pericoli a lungo termine.

Secondo i movimenti anti-nuclearisti, l'incidente alla centrale elettronucleare di Černobyl' ha liberato una quantità di radiazioni pari a 100-300 volte quella di Hiroshima[16][17][18][19], con radiazioni a breve termine (soprattutto raggi gamma) ed inquinamento radioattivo a lungo termine di un territorio con il plutonio[20].

Questi dati sono però scarsamente significativi per due motivi:

  • 1) la natura diversa dei due eventi (esplosione nucleare ed incidente nucleare) che non rende tecnicamente possibile una reale comparazione;[21]
  • 2) il fatto che la stessa dose di radiazioni, distribuita su un lungo periodo (come a Chernobyl) invece che concentrata in un brevissimo periodo (come a Hiroshima e Nagasaki) è di gran lunga meno pericolosa per la salute.

È consultabile un tentativo di confronto tra le ricadute radioattive di Chernobyl e di un ordigno nucleare fatto esplodere al suolo (dunque con un fallout maggiore).

Nel 11 marzo 2011, in seguito a uno tsunami conseguente a un terremoto, si è verificata una catastrofe nucleare nella centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, con emissione di iodio-131, cesio-137, xeno e stronzio-90, sia nell'atmosfera che nell'Oceano Pacifico, con conseguenze a lungo termine che si prospettano non ben chiare.[22][23]

Avvelenamento con sostanze radioattive[modifica | modifica sorgente]

Prodotti di fissione e diversa loro pericolosità[modifica | modifica sorgente]

Iodio-131[modifica | modifica sorgente]

Lo Iodio-131 è un grave pericolo a breve termine, dato che ha una emivita di 8 giorni, decadendo in modo beta (90%) e gamma (10%). Si concentra nella tiroide, dove può provocare diversi tipi di tumore e altri disturbi come il morbo di Basedow e tiroiditi autoimmuni. Comunque è un organo asportabile grazie alla chirurgia radicale e alla terapia con il radioiodio. La funzione della ghiandola tiroidea può essere sostituita con la tiroxina o con gli estratti di tiroide secca.

Cesio-137[modifica | modifica sorgente]

Il cesio-137 è un pericolo biologico perché nello stesso gruppo chimico del sodio e del potassio, e si accumula nei muscoli, tra i sottoprodotti di fissione liberati da esplosioni e incidenti costituisce un serio pericolo a medio termine, dato che la sua emivita è di circa 30 anni. Si concentra nei muscoli ed è sospettato di essere in rapporto all'aumento di incidenza dell'estremamente letale cancro del pancreas.

Stronzio-90[modifica | modifica sorgente]

Lo stronzio-90 costituisce un pericolo a medio e lungo termine, si concentra nelle ossa.

Uranio[modifica | modifica sorgente]

Anche se non è un prodotto di fissione, nelle esplosioni e negli incidenti ai reattori nucleari si libera uranio arricchito (percentuale di 235U superiore allo 0,71% dell'uranio naturale) che è un pericolo a breve e lungo termine, dato che è un forte emettitore di raggi gamma. Prevalente negli incidenti ai reattori nucleari (perché non consumato) e nelle esplosioni nucleari "fizzled", nelle barre di combustibile l'isotopo 235U è presente in concentrazioni che vanno dal 1,5% al 4,5%. Fortemente cancerogeno (soprattutto leucemia e linfomi), mutageno e depressore del sistema immunitario (causa neutropenia ma può arrivare a causare la totale aplasia midollare che porta a infezioni opportunistiche). Danneggia anche i sistemi ematologico, cutaneo, intestinale e nervoso.

L'uranio impoverito (percentuale di 235U inferiore allo 0,45%) è un debole emettitore di raggi gamma, ma dato che è un metallo pesante, fortemente reattivo, costituisce comunque un pericolo per la salute umana.

Nettunio[modifica | modifica sorgente]

Il nettunio si forma per assorbimento di un neutrone da parte dell'uranio nei reattori nucleari. Ha un doppio decadimento beta che lo trasforma in plutonio. Gli isotopi di nettunio più pesanti decadono rapidamente, mentre quelli più leggeri non possono essere prodotti per cattura neutronica; di conseguenza, la separazione chimica del nettunio dal combustibile nucleare esausto produce sostanzialmente il solo 237Np. Per tale motivo - e per la scarsa rilevanza come prodotto del decadimento naturale nei giacimenti di minerali uranili - questo radionuclide del nettunio si presta come indicatore dell'inquinamento di lungo periodo connesso con le attività nucleari umane.[24][25]

Come altri tre prodotti di fissione (99Tc, 129I e 234U) il radioisotopo 237Np possiede un'emivita molto lunga[26], è facilmente solubile in acqua e viene scarsamente assorbito dai minerali, per cui, pur essendo un nuclide a bassa emissione radioattiva, potrebbe rappresentare, un pericolo nel lungo periodo (> 10 000 anni dallo stoccaggio) a causa del progressivo accumulo e dell'elevata mobilità[27], divenendo l'agente più significativo di inquinamento radioattivo per le falde acquifere e i bacini idrografici prossimali ai depositi di scorie se quest'ultimi dovessero deteriorarsi.[28][29][30]

Plutonio[modifica | modifica sorgente]

Il plutonio-239 prodotto nei reattori nucleari (239Pu) è un metallo pesante, che non emette raggi gamma, ma raggi alfa (che possono essere bloccati con un foglio di carta), ma è tossico e cancerogeno per ingestione e per inalazione. Provoca principalmente tumori dell'apparato respiratorio e del tratto gastro-intestinale. Costituisce un pericolo a lunghissimo termine per la sua emivita di 24.200 anni.

Polonio-210[modifica | modifica sorgente]

Questo isotopo del polonio è un emettitore alfa, con una emivita di 138,39 giorni. Un milligrammo di tale metalloide emette lo stesso numero di particelle alfa di 5 grammi di radio. Il decadimento di questo elemento rilascia anche una grande quantità di energia: mezzo grammo di polonio-210, se viene termicamente isolato dall'ambiente, può raggiungere rapidamente temperature di circa 500 °C, e sviluppare circa 140 watt/g in energia termica. Pochi curie (gigabecquerel) di polonio-210 emettono una luminescenza blu dovuta all'eccitazione dell'aria circostante per effetto Compton.
Poiché praticamente tutta la radiazione alfa viene facilmente bloccata dai normali contenitori e rilascia la sua energia appena colpisce una superficie, il polonio-210 è stato preso in esame per un possibile uso nel riscaldamento dei veicoli spaziali, come sorgente per celle termoelettriche nei satelliti artificiali. Tuttavia, a causa della sua breve emivita (circa 140 giorni), il polonio-210 non poteva alimentare queste celle per tutta la vita utile di un satellite e questa applicazione è stata abbandonata.

Terapie[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Attualmente non esiste un trattamento che consenta di invertire gli effetti delle radiazioni, si possono curare i sintomi che sono derivati dall'esposizione o le infezioni scaturite (tramite antibiotici). In alcuni casi si fa uso di preparati nei quali sono associate la tiamina cloridrato e la cianocobalamina (sostanze ad azione antinevritica) con la piridossina cloridrato (sostanza ad azione detossificante).

Trapianto di midollo osseo[modifica | modifica sorgente]

Nei casi più gravi, che danno luogo ad aplasia midollare, si procede al trapianto del midollo osseo. La donazione viene eseguita da vivente (spesso un fratello o genitore), con un prelievo dall'osso iliaco ed iniezione delle cellule staminali midollari in qualche vena del ricevente.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ NRC: Glossary - Annual limit on intake (ALI)
  2. ^ Potassium (pdf)
  3. ^ Potassium-40 and the Evolution of Higher Life - by John Walker (1996)
  4. ^ The Straight Dope: Is exposure to cosmic rays during cross-country flight dangerous?
  5. ^ Cosmic Radiation During Flights
  6. ^ HPS: Radiation Exposure During Commercial Airline Flights
  7. ^ First analysis of mortality and occupational radiation exposure based on the National Dose Registry of Canada.
  8. ^ Don't be fooled by the spin: radiation is bad (Peter Karamoskos)
  9. ^ Yuan-Chi Luan, Chronic Radiation Is Beneficial to Human Beings, The Science Advisory Board.
  10. ^ Information on hormesis, Health PHysics Society.
  11. ^ Thomas Luckey, Nurture With Ionizing Radiation: A Provocative Hypothesis in Nutrition and Cancer, vol. 34, nº 1, 1999-05, pp. 1–11, DOI:10.1207/S15327914NC340101.
  12. ^ 10 CFR 20.1201 Occupational dose limits for adults., United States Nuclear Regulatory Commission, 21 maggio 1991.
  13. ^ Libertè, egalitè, radioactivitè
  14. ^ The Cecil Kelley Criticality Accident (PDF), Los Alamos National Laboratory, 1995.
  15. ^ Episode 97 in Annotated MythBusters. URL consultato il 25 luglio 2009.
  16. ^ NALINKA: Chernobyl - Arriva il peggio ma non fa più notizia
  17. ^ Chernobyl: 200 volte peggio di Hiroshima e Nagasaki
  18. ^ Foto dell'incidente di Chernobyl
  19. ^ GREENACTION TRANSNATIONAL: Per non dimenticare Chernobyl
  20. ^ Kidd of Speed
  21. ^ Lavoro dello SCOPE
  22. ^ WWW.VETERANSTODAY.COM: What are efforts to contain Fukushima? None.
  23. ^ Disastro nucleare di Fukushima
  24. ^ T. M. Beasley, P. R. Dixon, L. J. Mann. 99Tc, 236U, and 237Np in the Snake River Plain Aquifer at the Idaho National Engineering and Environmental Laboratory, Idaho Falls, Idaho, Environmental Science and Technology, 1998, 32 (24), pp 3875–3881.
  25. ^ Andrew S. Hursthouse, Murdoch S. Baxter, Francis R. Livensb, Henry J. Duncanc. Transfer of sellafield-derived 237Np to and within the terrestrial environment, Journal of Environmental Radioactivity, Vol. 14, Issue 2, 1991, pp. 147-174. Relativo all'analisi di campioni di terreno contaminati dall'impianto nucleare di Sellafield.
  26. ^ Gli LLFP (Long-lived fission products) sono i prodotti di decadimento con emivita superiore ai 200 000 anni. Per quanto riguarda i radionuclidi menzionati, 99Tc ha una emivita di 211000 anni, 234U di 246000 anni, 237Np di 2,144 milioni di anni e 129I di 15,7 milioni di anni.
  27. ^ 237Np è l'attinoide più mobile tra quelli presenti nei depositi nucleari situati in giacimenti geologici profondi (Roger Eckard, Yucca Mountain – Looking ten thousand years into the future, Los Alamos National Laboratory, 2005).
  28. ^ Finch R. J. A Structural Study of Neptunium-Bearing Uranium Oxides, American Geophysical Union, Spring Meeting 2002, abstract #M51A-09.
  29. ^ Roger Eckhard. Yucca Mountain – Looking ten thousand years into the future, Los Alamos National Laboratory, luglio 2005.
  30. ^ Lynn Yarris. Getting the Neptunium out of Nuclear Waste, in News Center (articolo del 29 novembre 2005) - Lawrence Berkeley National Laboratory, .

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Radionuclidi[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]