Incidente di Goiânia

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Incidente di Goiânia
Culturaconvencoesgyn.jpg
Luogo dove sorgeva l'Istituto Goiano de Radioterapia
Stato Brasile Brasile
Luogo Goiânia
Data 13 settembre 1987
Tipo Contaminazione nucleare
Morti 4
Feriti 250
Responsabili Roberto dos Santos Alves, Wagner Mota Pereira
Motivazione Furto di un apparecchio di radioterapia

L'incidente di Goiânia è avvenuto a seguito di una grave contaminazione da Cesio-137, a Goiânia in Brasile, nel 1987, quando un vecchio apparecchio utilizzato in radioterapia è stato rubato da un ospedale abbandonato, passando per diverse mani. Si calcola che abbia contaminato gravemente circa 250 persone, uccidendone quattro ed è stato classificato con il livello 5 della scala INES dell'IAEA.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

L'ospedale abbandonato[modifica | modifica wikitesto]

Apparecchiatura per la radioterapia simile a quella rubata

L'Istituto Goiano de Radioterapia (IGR), si trovava a 1 km a nord-ovest di Praça Civica, il centro amministrativo della città. Nel 1985 fu trasferito in una nuova sede, lasciandosi dietro un'unità di teleterapia acquistata nel 1977 e mai rimossa. Il destino del sito abbandonato fu oggetto di una disputa in tribunale tra la IGR e la Società San Vincenzo De Paoli, proprietaria dei locali. In data 11 settembre 1986, la Corte di Giustiza dichiarò di essere a conoscenza del materiale radiologico abbandonato nella struttura. Quattro mesi prima dell'incidente, il 4 maggio 1987, Saura Taniguti, allora direttore del Ipasgo (istituto di assicurazione per i dipendenti pubblici), ricorse alle forze di polizia locali per evitare che uno dei proprietari della IGR, Carlos Figueiredo Bezerril, rimuovesse gli oggetti lasciati nella struttura abbandonata. Successivamente Bezerril dichiarò che il presidente della Ipasgo, Licio Teixeira Borges, dovrebbe assumersi la responsabilità "per ciò che sarebbe accaduto con la bomba di cesio". La corte inviò una guardia di sicurezza per proteggere le apparecchiature pericolose abbandonate. Nel frattempo, i proprietari di IGR scrissero diverse lettere alla Commissione Nazionale per l'Energia Nucleare, mettendoli in guardia sul pericolo di mantenere una unità di teleterapia in un sito abbandonato, impossibilitati a rimuovere l'apparecchiatura da soli visto il divieto imposto dal tribunale a procedere.

Il furto[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 settembre la guardia responsabile della sicurezza durante il giorno, Voudireinão da Silva, non si fece vedere al lavoro prendendosi un giorno di malattia per partecipare alla proiezione del film Herbie sbarca in Messico con la famiglia. Lo stesso giorno gli spazzini Roberto Alves dos Santos Mota e Wagner Pereira entrarono nell'impianto dove trovarono l'unità di teleterapia. Una volta caricata su una carriola la portarono a casa di Alves a circa 0,6 km a nord della clinica per smontarla, pensando di poterla rivendere come rottame. Quella stessa sera apparirono i primi sintomi di nausea senza tuttavia che i due interrompessero il loro lavoro. Il giorno seguente Pereira cominciò ad accusare vertigini e diarrea e una delle sue mani cominciò a gonfiarsi. In breve tempo si sviluppò sulla stessa una bruciatura della stessa forma e dimensione dell'apertura praticata all'apparecchio che un mese dopo portò all'amputazione dell'intero braccio. Il 15 settembre Pereira si fece visitare da una clinica locale dove gli furono diagnosticati i sintomi di qualcosa che aveva mangiato e gli fu detto di tornare a casa e riposarsi. Alves continuò quindi da solo a smantellare le attrezzature seduto sotto un albero di mango nel suo cortile di casa fino a liberare la capsula di Cesio-137 protetta dalla testa rotante.

La sorgente viene liberata[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 settembre Alves riuscì a praticare con un cacciavite un'apertura sulla capsula che gli consentì di vedere una luce blu proveniente dal foro appena creato. Inserito il cacciavite scavò un po' nella sostanza iridescente pensando si trattasse di un tipo di polvere da sparo e cercando persino di accenderla senza successo. Il meccanismo esatto attraverso il quale si generò la luce non era ancora noto al momento della redazione del rapporto dell'AIEA, anche se è stato ipotizzato che l'assorbimento di umidità abbia creato la fluorescenza per l'effetto Čerenkov. Un fenomeno analogo fu osservato nel 1988 all'Oak Ridge National Laboratory durante il disincapsulamento di una fonte di Cesio-137.

La sorgente viene venduta e smantellata[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 settembre Alves vendette gli oggetti in un cantiere di demolizione nelle vicinanze. Un dipendente caricò quindi l'apparecchio in una carriola e lo trasportò fino al garage. Quella stessa notte il proprietario, Devair Alves Ferreira, entrò nel garage e notò il bagliore blu dalla capsula forata. Pensando che il contenuto potesse essere di valore o addirittura soprannaturale portò il tutto in casa. Nel corso dei tre giorni seguenti invitò amici e parenti per mostrare la strana sostanza iridescente, offrendo una ricompensa a chiunque fosse riuscito a liberarla dalla capsula: la sua intenzione era di fare un anello per la moglie Maria Gabriela Ferreira. Il 21 settembre presso il cantiere di demolizione, un amico di Ferreira (nominato come EF1 nel rapporto AIEA) riuscì a liberare col cacciavite diversi granelli di Cesio-137 della dimensione di chicchi di riso. Divise alcuni di questi con il fratello, prendendone un po' per sé stesso e lasciando il resto a Ferreira che prontamente cominciò a distribuirne a vari amici e familiari. Quello stesso giorno, sua moglie di 37 anni, cominciò ad ammalarsi. Il 25 settembre Devair Alves Ferreira vendette i rottami metallici ad un altro sfasciacarrozze.

Ivo e sua figlia[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 settembre Ivo, il fratello di Devair, raschiò un po' di polvere dalla sorgente portandola a casa sua. Lì diffuse accidentalmente un po' della stessa sul pavimento di cemento. Sua figlia di sei anni, Leide das Neves Ferreira, che stava mangiando un panino seduta a terra rimase affascinata dal bagliore blu della polvere e, applicatane un po' sul corpo, la mostrò a sua madre. Si ipotizza che in quel momento la bambina avesse assorbito una dose totale di 1,0 GBq equivalente a 6,0 Gy forse a causa dei residui finiti sul panino che stava consumando.

Gabriela Maria Ferreira avverte le autorità[modifica | modifica wikitesto]

Gabriela Maria Ferreira fu la prima a notare che molte persone intorno a lei si ammalarono gravemente nello stesso momento. Le sue azioni da quel momento in poi contribuirono probabilmente a salvare molte vite. In un primo momento sospettò che la causa fosse una bevanda preparata per amici e parenti, ma l'analisi del succo non mostrò nulla di sospetto. Il 28 settembre ossia 15 giorni dopo che l'apparecchio fu trovato Gabriela si diresse con un dipendente allo sfasciacarrozze rivale che in quel momento era in possesso dei materiali. Lì recuperarono i resti e, dopo averli chiusi in un sacchetto di plastica, li trasportarono in bus fino all'ospedale. Fu il medico Paulo Roberto Monteiro ad avere i primi sospetti sulla natura pericolosa della sorgente, mettendoli su una sedia in giardino in modo da aumentare la distanza tra sé e quanto gli era stato portato. Poiché la sorgente fu tenuta in un sacchetto di plastica all'esterno dell'edificio il livello di contaminazione in ospedale fu basso.

La sorgente radioattiva viene rilevata[modifica | modifica wikitesto]

La mattina del 29 settembre venne convocato un fisico (nominato come WF nel rapporto dell'AIEA), in ospedale con l'aiuto di un contatore a scintillazione NUCLEBRAS (preso in prestito da un ente governativo nazionale che si occupava del ciclo del combustibile nucleare, tra cui la ricerca di uranio) confermò la presenza di radioattività. Durante tutta la giornata esaminò il materiale fino ad avvertire le autorità del pericolo invitandoli ad intraprendere un'azione immediata. Le autorità cittadine e nazionali vennero quindi a conoscenza della vicenda entro quella stessa sera.

Effetti sulla salute[modifica | modifica wikitesto]

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Circa 130.000 persone invasero gli ospedali. In circa 250 persone furono trovati, grazie all'uso di contatori Geiger, residui radioattivi sulla pelle. Alla fine, 20 persone mostrarono segni di sindrome acuta da avvelenamento da radiazioni rendendo necessario il trattamento richiesto.

Morti[modifica | modifica wikitesto]

  • Leide das Neves Ferreira, 6 anni (6.0 Gy, 600 REM), era la figlia di Ivo Ferreira. Inizialmente, quando un team internazionale arrivò per il trattamento, era chiusa in isolamento dentro una stanza d'ospedale in quanto il personale ospedaliero aveva paura di avvicinarsi. Sviluppò in seguito gonfiore nella parte superiore del corpo, perdita di capelli, danni ai reni e ai polmoni ed emorragie interne. Morì il 23 ottobre di "setticemia e infezione generalizzata" al Dias Marcilio Navy Hospital a Rio de Janeiro dovuta alla grave contaminazione. Fu sepolta in un cimitero del comune di Goiania in una bara speciale di fibra di vetro rivestita di piombo per prevenire la diffusione della radiazione. Malgrado queste misure ci fu una protesta nel cimitero dove oltre 2.000 persone, temendo che il cadavere potesse avvelenare l'ambiente circostante, tentarono di impedire la sepoltura bloccando con pietre e mattoni la strada che conduceva al cimitero.
  • Gabriela Maria Ferreira, 37 anni (5.7 Gy, 550 REM), moglie del proprietario dello sfasciacarrozze Devair Ferreira si ammalò circa tre giorni dopo essere venuta a contatto con la sostanza. Le sue condizioni peggiorarono, sviluppando emorragia interna soprattutto agli arti, occhi e del tratto digestivo con perdita di capelli. Morì il 23 ottobre, circa un mese dopo l'esposizione.
  • Israel Baptista dos Santos, 22 anni (4.5 Gy, 450 REM), era un dipendente di Devair Ferreira che collaborò nell'estrazione della sorgente radioattiva dall'apparecchio. Sviluppò sei problemi respiratori e complicazioni linfatiche. Ricoverato in ospedale morì sei giorni dopo, 27 ottobre.
  • Admilson Alves de Souza, 18 anni (5.3 Gy, 500 REM), il ragazzo ha lavorato alla sorgente radioattiva per liberarne la capsula interna. Ha ricevuto seri danni polmonali, emorragie interne e problemi cardiaci. È deceduto il 18 ottobre.

Devair Ferreira stesso è sopravvissuto nonostante l'esposizione a 7 Gray di radiazione.

Questioni legali[modifica | modifica wikitesto]

Responsabilità civile e penale[modifica | modifica wikitesto]

Responsabilità penale[modifica | modifica wikitesto]

Alla luce delle morti avvenute, i tre medici che erano proprietari dell'Instituto Goiano de Radioterapia vennero accusati di delitto colposo: la causa principale dell'incidente venne individuata nella negligenza dei vecchi operatori della struttura che avevano abbandonato un'apparecchiatura così pericolosa.

Poiché l'incidente avvenne prima della promulgazione della Costituzione Federale del 1988 e dal momento che la sostanza radioattiva era di proprietà della clinica e non di un privato cittadino, la corte non poté perseguire i proprietari dell'Instituto Goiano de Radioterapia.

L'incidente evidenziò l'importanza di catalogare e monitorare tutte le fonti di elevati livelli di radiazione, come oggigiorno è previsto dalla legge in molti Paesi.

Responsabilità civile[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei dottori proprietari e un fisico che lavorava alla clinica furono condannati a pagare 100.000 real per la condizione di fatiscenza in cui versava l'edificio. I due sfasciacarrozze non furono inclusi tra gli imputati nella causa civile.

Nel 2000, la Commissione Nazionale per l'energia Nucleare fu obbligata dall'ottava Corte Federale di Goiàs a pagare un indennizzo di 1.3 milioni di real e a garantire l'assistenza medica e psicologica alle vittime, dirette e indirette, e ai loro discendenti fino alla terza generazione.

Interventi di decontaminazione[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]