Inquinamento radioattivo

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L'inquinamento radioattivo può avere diverse origini:

  • industriale: gli impianti nucleari sono autorizzati a rigettare nell'ambiente materie radioattive in quantità stabilita dalle autorità competenti. L'estrazione dell'uranio, il riprocessamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive generano anch'essi un inquinamento radioattivo;
  • militare: esperimenti delle bombe atomiche[1] ma anche relitti di carri armati abbandonati nel deserto dopo esser stati distrutti con granate ad uranio impoverito;
  • accidentale: malfunzionamenti e incidenti di impianti nucleari (Fukushima, Cernobyl, Three Mile Island, ecc.), fuoriuscita delle scorie da una discarica, rischio d'incidente durante il trasporto delle scorie radioattive.

Radioattività naturale e radioattività artificiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Malattia da radiazione.

«Il 60 % della radioattività cui siamo esposti è di origine naturale».[2] Così l'industria nucleare cerca di rassicurare le popolazioni diffidenti per quanto riguarda il rischio ambientale e sanitario delle materie radioattive.

Infatti, la radioattività esiste nella natura[3] ma non è mai molto concentrata:

  • In 1 grammo d'acqua, 1 atomo si disintegrerà, emettendo un'irradiazione radioattiva, ogni 100 secondi, sia 0,01 Becquerel[4] (0.01 Bq/g).
  • In un grammo di granito, che contiene tracce di uranio, si contano 8 disintegrazioni al secondo (8Bq/g).
  • Radioattività del corpo umano (dovuto principalmente al Potassio-40 delle ossa, seguito dal Carbonio-14 che contribuisce per circa un quarto del totale): 0,1Bq/g.

Invece la radioattività artificiale, risultata dalle materie radioattive usate nelle centrali nucleari, nel settore militare o ancora in quello medico, è molto più alta. Si misurano[5]:

  • 10 000 disintegrazioni al secondo in 1 grammo di uranio (10 000 Bq/g)
  • 2 miliardi di disintegrazioni al secondo in 1 grammo di plutonio (2Gbq/g)
  • 3200 miliardi di disintegrazioni al secondo in 1 grammo di cesio-137 (3,2 Tbq/g)
  • 359 000 miliardi di disintegrazioni al secondo in 1 grammo di tritio (359 Tbq/g)

La radioattività viene ritenuta «trascurabile» sotto 1 Bq/g, «di livello naturale» tra 1 e 1000 Bq/g, e «da sorvegliare» sopra.

Infatti, il corpo umano è capace di riparare le poche lesioni del DNA dovute ad una radioattività debole, però si rivela sopraffatto quando la dose d'irradiazione è massiva.

Gli effetti della radioattività sul corpo umano variano a seconda:[6]

  • dell'attività della materia (misurata in Becquerel)
  • della natura dei raggi (alpha, bêta, gamma)
  • degli organi toccati
  • dell'esposizione

Si parla d'irradiazione esterna quando il soggetto viene esposto ad una fonte radioattiva per un periodo limitato.

Si parla di contaminazione interna quando il soggetto ingerisce una particella radioattiva. In questo caso, l'irradiazione è continua, diretta, e definitiva.

Tempi di dimezzamento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Decadimento radioattivo.

Le materie radioattive perdono progressivamente la loro radioattività. Il periodo, ossia il tempo necessario perché il 50% degli atomi si sia disintegrato, è di[7]:

  • 8 giorni per lo iodio-131
  • 710 milioni di anni per l'uranio-235
  • 4,5 miliardi di anni per l'uranio-238.

Si stima che la radioattività è quasi scomparsa dopo 10 volte il periodo.

Anche usato, il combustibile delle centrali resta molto radioattivo: per 5 anni resta «a raffreddare» in una piscina prima di venire vetrificato.

Il MOX usato, è ancora più radioattivo, perché contiene plutonio. Così resta «a raffreddare» per 25 anni.[8]

Le scorie radioattive, commisurate alla durata della vita umana, sono dunque eterne; da ciò il carattere irreversibile dell'inquinamento radioattivo e le polemiche sempre vivaci presso le popolazioni interessate.

Rischi per la salute[modifica | modifica wikitesto]

Tutti gli impianti nucleari, anche quando funzionano «normalmente», rigettano una certa quantità di radioattività nell'acqua e nell'aria. I poteri pubblici ritengono questi rigetti innocui, eppure le norme ufficiali si basano sul principio che «ogni dose di radiazioni comporta un rischio cancerogeno e genetico».[9] I limiti stabiliti non corrispondono dunque ad un'assenza di pericolo, ma ad un numero di vittime considerato accettabile rispetto agli interessi economici. Infatti, la stessa CIPR confessa che "la scelta dei limiti di dose implica dei giudizi sociali".[10]

Inoltre, i rischi sono generalmente sottovalutati[10], dato che i calcoli trascurano due fatti:

  • gli elementi radioattivi rigettati, anche in quantità minima, possono ritrovarsi nella catena alimentare. Per esempio, gli animali marini sono contaminati dai rigetti di La Hague (Normandia) nei pressi delle coste francesi fino alla Norvegia;
  • quando si ingerisce un cibo contaminato, le particelle radioattive agiscono diversamente dato che si trovano all'interno del corpo.

Un aumento di incidenza - pari al doppio - per quanto riguarda casi di leucemia fu riscontrata in uno studio del 2007 condotto dall'università di Magonza (Germania) in bambini con meno di cinque anni cresciuti a meno di cinque chilometri da una centrale nucleare.[11][12]

Vittime dell'inquinamento radioattivo[modifica | modifica wikitesto]

Da 50 anni, l'attività umana ha portato una contaminazione radioattiva sull'insieme del pianeta, che è cumulativa poiché gli effetti delle radiazioni si accumulano nel corso del tempo.[13] È principalmente dovuta alle ricadute degli esperimenti atomici e dei disastri nucleari.

Secondo il CERI[14][15] 61 milioni di morti possono essere imputati a questa contaminazione. Sarebbe responsabile di gran parte dei cancri «inspiegati», il cui numero non ha smesso di aumentare fin dagli anni '60. Le valutazioni di questo comitato si basano su un modello che tiene conto degli effetti di un'irradiazione interna, contrariamente a quello adottato dal CIPR.[16]

Numero di vittime dovute all'esposizione alla radioattività artificiale[17]
Estimazioni secondo CIPR CERI
Totale morti di cancri 1,2 milioni 61 milioni
Totale cancri non mortali 2,3 milioni 123 milioni
Mortalità infantile Non considerata 1,6 milioni

Inquinamento radioattivo e sindrome di Down[modifica | modifica wikitesto]

Alcune ricerche hanno messo in relazione l'incidenza della sindrome di Down con l'esposizione delle gestanti a livelli di radioattività più elevati della norma, causati da fughe radioattive o incidenti.

Un'analisi dei trend svolta in Germania dopo il disastro di Černobyl' ha mostrato che l'incidenza della sindrome di Down ebbe un incremento significativo (600%) rispetto alla frequenza standard di questa patologia genetica.[18] In particolare, nella città di Berlino, l'incidenza della sindrome di Down aumentò improvvisamente di sei volte nel gennaio 1987, cioè esattamente nove mesi dopo l'incidente (26 aprile 1986). I ricercatori della Freie Universität hanno riscontrato che queste donne rimasero incinte proprio nel periodo dell'esposizione della popolazione alle radiazioni, e in particolare allo iodio-131.[19]

Skyline di Sellafield, teatro di almeno tre incidenti nucleari (1957, 1973, 2005), di cui uno gravissimo (1957, livello INES 5 su 7)

Altri studi, svolti in Gran Bretagna, hanno dimostrato che le percentuali di neonati affetti da sindrome di Down sono significativamente più elevate nelle popolazioni che vivono nei pressi delle centrali nucleari. Nella comunità di Fylde (Lancashire) vi furono picchi di nascite di bambini Down nel 1958 e nel biennio 1962-1964, in concomitanza con piogge radioattive.[20] Un fenomeno analogo è stato osservato nei pressi di Sellafield (sito allora denominato Windscale) in seguito all'incendio verificatosi nella centrale nel 1957. In questo caso, le donne più colpite risultarono quelle con età maggiore di 35 anni. Questo risultato è stato interpretato come un effetto della sommatoria dell'esposizione dei livelli di radioattività dovuti all'incidente con le radiazioni pregresse, che donne in età maggiore avevano avuto più tempo per accumulare.[21]

Queste ricerche hanno portato a ritenere che gli effetti delle radiazioni possano avere risvolti molto rilevanti nel lungo termine. Secondo alcuni studiosi,[22] il fatto che la sindrome di Down risulti correlata all'età della madre non sarebbe causato tanto da un "invecchiamento" genetico degli ovuli - come si è tradizionalmente ipotizzato - ma dal fatto che donne più mature hanno mediamente avuto un'esposizione alle radiazioni maggiore di quella che hanno avuto donne più giovani; dal momento che l'esposizione alle radiazioni è cumulativa, queste ultime semplicemente non hanno avuto il tempo sufficiente ad accumulare una quantità critica di effetti mutageni dovuti alle radiazioni.[20]

Scorie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scoria radioattiva.

Le scorie radioattive sono costituite dal combustibile esaurito proveniente dai reattori nucleari. Si tratta di materiali altamente contaminanti e fino a un milione di volte più radioattivi di quando sono entrati a far parte del processo di fissione. Inoltre, ogni centrale ne produce in grandi quantità e continuamente: si calcola che, nel complesso, le circa 440 centrali nucleari attive nel mondo producano ogni anno quasi tredicimila tonnellate di rifiuti radioattivi ad alta intensità.[13]

Da questi dati emerge chiaramente che la gestione delle scorie radioattive è il primo problema con cui è obbligata a confrontarsi qualunque decisione circa la produzione di energia nucleare.

Deposito e stoccaggio[modifica | modifica wikitesto]

Tipicamente, le scorie radioattive vengono trasferite in una pozza di stoccaggio temporaneo e sommerse. Successivamente vengono travasate in barili di acciaio senz'aria, sui quali si apporta una colata di calcestruzzo che li chiude ermeticamente («botti a secco»). Queste poi vengono messe in piscine schermate o in depositi provvisori.[13]

Un'alternativa al sigillamento in fusti è rappresentata dal processo di vetrificazione: le scorie vengono fuse in fornaci insieme a biglie di vetro, ottenendo lingotti di vetro radioattivo che vengono poi sigillati in custodie di acciaio. Questi vengono poi trasferiti in strutture climatizzate.[13]

In ogni caso, all'atto del trasferimento nei depositi il processo di gestione delle scorie è appena iniziato. Ogni nazione ha un proprio orientamento su quale potrebbe essere la soluzione per il tumulamento definitivo delle scorie che, nel frattempo, continuano a emettere particelle alfa, beta, raggi gamma, calore e a scambiare neutroni.[13]

Riprocessamento[modifica | modifica wikitesto]

In alternativa allo stoccaggio per la gestione delle scorie nucleari se ne può tentare il riprocessamento. Le scorie vengono sottoposte ad un processo di ritrattamento in cui isotopi dell'Uranio e il plutonio vengono separati dagli elementi esausti. Il riprocessamento, tuttavia, è molto costoso e non esente da rischi.

Siti contaminati dall'industria nucleare[modifica | modifica wikitesto]

In tutto il mondo, sia a causa di fughe radioattive e di incidenti, sia per via del progressivo deteriorarsi dei depositi di scorie, esistono siti contaminati dalle attività di produzione energetica e militare legate al nucleare.

Francia[modifica | modifica wikitesto]

In Francia, con 19 centrali atomiche, ossia 58 reattori, il nucleare produce il 75% dell'elettricità.

Più di 1000 siti sono contaminati dalla radioattività, sparsi su tutto il territorio. La maggior parte non beneficia di una sorveglianza particolare, pur emettendo radiazioni superiori alla norma.

Si tratta di:[23]

  • fabbriche chimiche dell'industria nucleare, vecchie e in servizio, come per esempio la fabbrica di riprocessamento di La Hague (Manche), oppure, meno famosa, la fabbrica Orflam de Pargny-sur-Saulx (Marne) che estraeva cesio e torio dalle sabbie radioattive importate d'Australia: i residui sistemati nei terrapieni dei dintorni hanno contaminato il paese, dove il numero di cancri è anormalmente elevato.
  • Centrali, vecchie ed in servizio.[24]
  • Discariche, vecchie ed in servizio.
  • Vecchie miniere (più di 200).[25][26]
  • Strade il cui pietrisco contiene scorie debolmente radioattive.

Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il complesso militare di Rocky Flats, nel Colorado, in cui venivano fabbricati detonatori al plutonio per armi atomiche, fu contaminato da fughe radioattive e chiuso. Per anni, nel complesso, erano stati stoccati fusti contenenti plutonio ed uranio posti a contatto col suolo. In seguito a perdite, il suolo fu cementificato, ma i corsi d'acqua vicini erano ormai contaminati. Più di quattrocento edifici del complesso furono abbattuti, gli edifici interrati sepolti, e il suolo radioattivo, su cui erano posti i bidoni, è stato trasferito, insieme a un metro del terreno sottostante, in depositi di stoccaggio.[13]
  • Il più grande deposito di materiali radioattivi a bassa e media intensità degli USA è il Wipp (Waste Isolation Pilot Plant), in attività dal 1999. È stato ricavato in un sito naturale costituito da grotte scavate nel sale, circa seicento metri sotto il Nuovo Messico. Il Wipp non è adatto allo smaltimento delle scorie nucleari, che sono estremamente radioattive, ma è stato pensato per contenere materiali esposti a basse e medie contaminazioni (p.es. i guanti utilizzati per assemblare le armi, i rivestimenti per le scarpe, i macchinari usati e i muri dei fabbricati contaminati). Nel Wipp non sono ammessi materiali liquidi, per evitare che possa esservi fermentazione e conseguente saturazione dell'ambiente, con successiva fuga radioattiva. Tuttavia, una certa percentuale di umidità, per quanto ridotta, può percolare sotto forma di brina, e non è prevedibile il modo in cui reagirà a contatto con il cellophane e la cellulosa contaminata, in presenza del calore a cui inevitabilmente sono soggetti i residui radioattivi. Già dopo cinque anni dalla messa in opera del sito, durante i quali il Wipp si era già riempito per più del 20% dello spazio originariamente disponibile, si sono verificate fughe di plutonio-239 dai condotti di scarico del deposito.[13]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia non sono documentate fughe radioattive o inquinamento radioattivo dovuti alle centrali nucleari o al loro indotto. Si contano comunque 60mila metri cubi di rifiuti radioattivi e più di 298,5 tonnellate di combustibile irraggiato. Molti di questi provengono dalle quattro centrali nucleari dismesse: Latina, Garigliano (Ce), Trino (Vc), Caorso (Pc).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ CRIIRAD, Les essais militaires et leurs conséquences
  2. ^ CEA, les effets biologiques des rayonnements
  3. ^ Cf voce Radioattività, «Fonti di radioattività»Radioattività#Fonti di radioattivit.C3.A0
  4. ^ Becquerel : numero di disintegrazioni al secondo
  5. ^ Les dossiers Sortir du nucléaire, «De plus en plus radioactif...», in Peut-on recycler les déchets nucléaires?, Coûts, risques et enjeux de l'industrie du plutonium, gennaio 2009, p.2. Disponibile in PDF o da consultare in rete [1]
  6. ^ Les dossiers Sortir du nucléaire, Déchets nucléaires, le casse-tête!, novembre 2007, p.2. Disponibile in PDF [2]
  7. ^ Les dossiers Sortir du nucléaire, «Qu'est-ce que la radioactivité?», in Déchets nucléaires, le casse-tête!, novembre 2007, p.2. Disponibile in PDF [3]
  8. ^ Morichaud Jean-Pierre, Menaces sur le vivant, la filière nucléaire du plutonium, Ed. Yves Michel 2008
  9. ^ CIPR, 1990, citato in Les dossiers Sortir du nucléaire, «Rejets radioactifs, un risque sous-évalué», in Déchets nucléaires, le casse-tête!, novembre 2007, p.11. Disponibile in PDF [4]
  10. ^ a b Les dossiers Sortir du nucléaire, «Rejets radioactifs, un risque sous-évalué», in Déchets nucléaires, le casse-tête!, novembre 2007, p.11. Disponibile in PDF [5]
  11. ^ Calla Cécile, Le Hir Pierre, «Les leucémies infantiles plus fréquentes près des centrales nucléaires», in Le Monde, 12 dicembre 2007
  12. ^ Statistiche Germania : più leucemie in bambini vicini a centrali nucleari, AGI, 8 dicembre 2007, [6]
  13. ^ a b c d e f g Alan Weisman, Un'eredità scottante in Il mondo senza di noi, Torino, Einaudi [2007], 2008, p. 376.
  14. ^ CERI : Comitato Europeo sul Rischio radioattivo
  15. ^ C. Busby - R. Bertell - I. Schmitze-Feuerhake - M. Scott - A. Yablakov, Recommandations 2003 du CERI. Etudes des effets sanitaires des expositions à de faibles doses de rayonnements ionisants, à des fins de radioprotection, ed. Frison-Roche, marzo 2004
  16. ^ CIPR : Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica
  17. ^ Les dossiers Sortir du nucléaire, «Radioactivité artificielle : déjà 61 millions de morts dans le monde», in Déchets nucléaires, le casse-tête!, novembre 2007, p.10. Disponibile in PDF [7]
  18. ^ Chernobyl and Down-Syndrome babies. URL consultato l'11 giugno 2010.
  19. ^ (EN) Karl Sperling, Jörg Pelz, Rolf-Dieter Wegner, Andrea Dörries, Annette Grüters and Margareta Mikkelsen, Significant Increase In Trisomy 21 In Berlin Nine Months After The Chernobyl Reactor Accident: Temporal Correlation Or Causal Relation? in British Medical Journal, vol. 309, nº 6948, luglio 1994, pp. 158-162. URL consultato l'11 giugno 2010.
  20. ^ a b Lynne McTaggart, Test prenatali in Ciò che i dottori non dicono, I edizione, Cesena, Macro Edizioni [1996], marzo 2010, ISBN 88-6229-098-5.
  21. ^ The Lancet, nº 353, 1990, p. 7467., cit. in Lynne McTaggart, Ciò che i dottori non dicono, I edizione, Cesena, Macro Edizioni [1996], marzo 2010, ISBN 88-6229-098-5.
  22. ^ (EN) Robert Mendelsohn, Male Practice: How Doctors Manipulate Women, Chicago, Contemporary Books, 1981, p. 54.
  23. ^ Inventario nazionale ANDRA, in Capital, ottobre 2006
  24. ^ CRIIRAD, Les installations nucléaires. Disponibile in PDF
  25. ^ CRIIRAD, Les conséquences de l'exploitation de l'uranium en France Disponibile in PDF [8]
  26. ^ IRSN, Mines d'uranium

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Busby, R. Bertell, I. Schmitze-Feuerhake, M. Scott, A. Yablakov: Recommandations 2003 du CERI. Etudes des effets sanitaires des expositions à de faibles doses de rayonnements ionisants, à des fins de radioprotection, ed. Frison-Roche, marzo 2004.
  • Les dossiers Sortir du nucléaire, Peut-on recycler les déchets nucléaires? Coûts, risques et enjeux de l'industrie du plutonium, gennaio 2009.
  • Les dossiers Sortir du nucléaire, Déchets nucléaires, le casse-tête!, novembre 2007.
  • Jean-Pierre Morichaud, Menaces sur le vivant, la filière nucléaire du plutonium, ed. Yves Michel, 2008.

Video[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]