Nicola Barbato

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Nicola Barbato (Kola Barbati in albanese; Piana degli Albanesi, 1856Milano, 23 maggio 1923) è stato un politico e medico italiano di etnia arbëreshë.

Militante socialista, operò nell'area della provincia di Palermo, ed in particolare a Piana degli Albanesi e nei comuni limitrofi all'educazione delle classi lavoratrici ed alla conduzione del movimento contadino. Tra i fondatori e dirigente del movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori, fu tra le figure del socialismo siciliano del secondo Ottocento e i primi del Novecento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nicola Barbato nacque nel 1856 a Piana degli Albanesi (allora conosciuta come Piana dei Greci).

Nel maggio 1893 partecipò a Palermo al Congresso dei Fasci siciliani dei lavoratori, in cui fu eletto componente del Comitato centrale per la provincia di Palermo (assieme a Bernardino Verro e Rosario Garibaldi Bosco).

Arrestato, al pari di centinaia di altri aderenti al movimento dei Fasci siciliani, sotto il Governo Crispi, fu processato da un tribunale militare di fronte al quale, il 26 aprile 1894 tenne un memorabile discorso di autodifesa:

« Persuadevo dolcemente i lavoratori morenti di fame che la colpa non è di alcuno; è del sistema... Perciò non ho predicato l'odio agli uomini ma la guerra al sistema. (...) Davanti a voi abbiamo fornito i documenti e le prove della nostra innocenza; i miei compagni hanno creduto di dover sostenere la loro difesa giuridica; questo io non credo di fare. Non perché non abbia fiducia in voi, ma è il codice che non mi riguarda. Perciò non mi difendo. Voi dovete condannare: noi siamo gli elementi distruttori di istituzioni per voi sacre. Voi dove condannare: è logico, umano. Io renderò sempre omaggio alla vostra lealtà. Ma diremo agli amici che sono fuori: non domandate grazia, non domandate amnistia. La civiltà socialista non deve cominciare con un atto di viltà. Noi chiediamo la condanna, non chiediamo la pietà. Le vittime sono più utili alla causa santa di qualunque propaganda. Condannate[1]! »
(di fronte al Tribunale Militare di Palermo)

Nonostante le proteste in tutta Italia ed anche all'estero per le pesanti condanne inflitte, Barbato e gli altri ritrovarono la libertà solo nel 16 marzo 1896, a seguito dell'amnistia proclamata dal Governo Rudinì subentrato a quello di Francesco Crispi dopo la disfatta di Adua.

La ripresa della sua attività politica gli causò comunque ulteriori problemi con le autorità di Polizia (che lo indicavano come incitatore all'odio di classe) e con il locale capomafia Francesco Cuccia.

Il suo impegno di militante del Partito Socialista Italiano aumenta e si estende in tutta la Sicilia. Famosi rimangono i suoi comizi a Portella della Ginestra, luogo storico di riunione dei contadini della zona, che sarà anni dopo teatro della terribile strage.

Dopo l'assassinio del cugino Mariano Barbato e di Bernardino Verro (sindaco della vicina Corleone), per le gravi minacce mafiose, fu costretto per ordine del Partito a trasferirsi a Milano.

Contrario alla scissione comunista del 1921, si schierò con l'area riformista di Filippo Turati, pur mantenendo un'autonoma posizione.

Morì nel capoluogo lombardo il 23 maggio 1923.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ su "La Sicilia" del 10/10/2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 59979383

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