Messa pontificale

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La messa pontificale è una messa generalmente cantata ed officiata da un vescovo o da un cardinale.

Attuale Caeremoniale Episcoporum[modifica | modifica sorgente]

Da quando è stato rivisto nel 1984 il Caeremoniale Episcoporum, il rito romano, nella sua forma ordinaria, non utilizza più il termine "messa pontificale". Come forma più solenne della messa celebrata dal vescovo diocesano, prevede la messa stazionale, che si celebra in occasioni quali la messa del crisma. La messa stazionale è cantata.[1] Conviene che partecipino almeno tre diaconi, uno che proclami il Vangelo e presti servizio all'altare e due che assistano il vescovo. In mancanza di diaconi, i loro ministeri vengono svolti da presbiteri concelebranti, rivistiti dei paramenti sacerdotali.[2] Non si parla più di "canonici diaconi", dato che i canonici sono presbiteri, né si chiama la cattedra un "trono".

Il suo svolgimento (Vetus Ordo)[modifica | modifica sorgente]

Il vescovo indossa la pianeta, la tunicella, la dalmatica, scarpe e guanti ed è accompagnato da un prete assistente con il piviale, due diaconi assistenti con dalmatica sul rocchetto, suddiacono e diacono della messa con tunicella e dalmatica sul camice. Generalmente la messa pontificale è preceduta e seguita da una processione durante la quale il vescovo, deposta la pianeta, indossa il piviale o la cappa magna di colore paonazzo (per i vescovi), il cui lunghissimo strascico è sostenuto da un caudatario.

La messa pontificale è una celebrazione molto lunga ed elaborata, nella quale trovano ampio spazio riti accessori e accompagnamenti musicali sia corali sia organistici, che danno oltre alla solennità anche bellezza artistica alla liturgia.

Prima della riforma liturgica la messa pontificale era riservata alle maggiori solennità dell'anno liturgico, secondo quanto prescritto dal calendario diocesano. Dopo la riforma la messa pontificale secondo l'uso antico è stata celebrata in rare occasioni, fra gli altri dai cardinali Joseph Ratzinger e Darío Castrillón Hoyos. Il motu proprio "Summorum Pontificum" riconferma la piena legittimità dell'uso del "Pontificale Romanum" e del "Caeremoniale Episcoporum".

Messa pontificale in rito ambrosiano (Novus Ordo)[modifica | modifica sorgente]

Secondo un'antica tradizione, la chiesa cattedrale metropolitana di Milano ha conservato alcuni riti particolari, quando la messa è celebrata solennemente dall'arcivescovo. Questi riti possono essere usati anche quando l'arcivescovo celebra in particolari occasioni fuori dalla chiesa cattedrale. Essi competono anche a qualsiasi ordinario di luogo che celebri solennemente in rito ambrosiano entro la propria diocesi o territorio ove legittimamente sia in vigore il rito ambrosiano stesso.

L'arcivescovo durante la messa pontificale o "stazionale" è assistito da sei diaconi, due alla cattedra e quattro per il servizio dell'altare e del vangelo, e da un prete assistente, se non c'è concelebrazione. I riti introduttori prevedono il seguente svolgimento: a) solenne ingresso con il canto dei dodici kyrie in gremio Ecclesiae, cui segue la sallenda propria della solennità celebrata; b) prima che l'arcivescovo e i ministri bacino la mensa, due diaconi incensano l'altare, come primo atto di omaggio; c) l'arcivescovo, dalla cattedra, dopo il segno di croce ed il saluto all'assemblea, intona subito, se previsto, il Gloria. Normalmente, la prima lettura compete a un lettore istituito rivestito di piviale, la seconda lettura ad uno dei diaconi, il vangelo al primo dei diaconi. La processione per la proclamazione del Vangelo prevede quattro diaconi, dei quali uno reca, ostendendolo, l'evangeliario, due reggono i cantari accesi ed il quarto tiene il turibolo fumigante. Il rito, cui prestano il proprio ministero esclusivamente i diaconi, vuole mettere in evidenza il momento solenne della proclamazione evangelica. Prima dell'omelia l'arcivescovo riceve l'incensazione seduto in cattedra con mitra e pastorale, analogamente all'atto con cui viene incensato l'evangeliario prima della proclamazione del Vangelo, come a voler sottolineare che la parola del vescovo nell'omelia non solo commenta ma in un certo modo continua e attualizza la parola di Dio ascoltata nelle letture sacre. Alla presentazione del pane e del calice, dopo la consacrazione, due dei diaconi ministranti incensano l'eucaristia.

Nella celebrazione vespertina del venerdì santo è lo stesso arcivescovo che dalla cattedra, assistito da sei diaconi, rivestito dei paramenti della messa e con la mitra in capo, proclama la lettura della Passione, compiendo in tal modo la solenne commemorazione della morte del Signore, così come sarà l'arcivescovo a proclamare nella veglia pasquale l'annuncio della Risurrezione.

Nella veglia pasquale, il canto del Preconio conserva l'antica caratteristica di grande rito lucernale, durante il quale, gradatamente e in diversi momenti, legati al testo del preconio stesso, si compie l'illuminazione del tempio, quasi a rendere visibile l'immagine della luce pasquale che, dal cero, pervade progressivamente la chiesa in attesa del Signore risorto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Caeremoniale Episcoporum Caeremoniale Episcoporum, 121
  2. ^ Caeremoniale Episcoporum, 122

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