Messa nella Cena del Signore

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La Messa nella Cena del Signore (anche con diverse grafie: Messa in Cena Domini[1][2], Missa in Cena Domini[3], Messa in Coena Domini[4]) , è la seconda celebrazione liturgica del tardo pomeriggio o della sera del Giovedì Santo, che nella forma ordinaria del rito romano della Chiesa cattolica inaugura il Triduo pasquale dandogli solenne inizio.

In essa si ricorda l'Ultima Cena del Signore con i suoi discepoli, consumata prima della sua passione nella quale consegnò ai discepoli il Comandamento dell'amore ("Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi", Gv 13,34), dopo aver lavato loro i piedi.

Secondo la dottrina cattolica, Gesù istituì i sacramenti dell'Eucaristia e dell'Ordine sacro.

La liturgia prevede il rito della Lavanda dei piedi ripetendo quello che Gesù stesso fece dopo l'Ultima Cena.

Struttura della celebrazione cattolica[modifica | modifica sorgente]

La liturgia comincia, come tutte le messe, con il saluto iniziale e l'Atto penitenziale; può però essere preceduta dalla presentazione degli olii (crisma, olio dei catecumeni e olio degli infermi), benedetti la mattina dal vescovo durante la messa crismale, mediante una breve processione fino all'altare, dove vengono appoggiati ed incensati. Al Gloria si suonano le campane a festa, secondo gli usi locali, in tutte le Chiese: dopodiché vengono "legate" le campane e non vengono più suonate fino al Gloria della veglia pasquale, nella notte fra il Sabato santo e il giorno di Pasqua, per sottolineare con il silenzio l'attesa della gioia pasquale, quando le campane stesse risuonano a festa. Per tradizione, anche l'organo rimaneva in silenzio dalla fine del Gloria della Messa in Cena Domini fino al Gloria della Veglia pasquale; il Messale post-riforma liturgica però consente di usare l'organo in questo periodo, anche se soltanto per sostenere il canto.

La liturgia della Parola consta dei seguenti testi:

Dopo la liturgia della Parola si compie il gesto della Lavanda dei piedi; il celebrante, tolta la casula e indossato il Gremiale, comincia a lavare i piedi di dodici persone scelte (che raffigurano i dodici apostoli); durante questo momento si soleva cantare l'inno Ubi Caritas, ma il messale di Paolo VI ha spostato tale canto all'offertorio.

Come Preghiera eucaristica si recita tradizionalmente il Canone Romano, che contiene diverse parti proprie di questa messa. Le Preghiere eucaristiche II e III sono tuttavia possibili.

  • La comunione si può amministrare sotto le due specie.

Dopo la Comunione, la pisside, contenente ostie consacrate, non viene riposta, ma rimane esposta sull'altare per una breve adorazione; quindi, accompagnata dalle prime quattro strofe dell'inno Pange lingua, comincia una processione eucaristica fino all'Altare della reposizione, il luogo della reposizione del Santissimo Sacramento, (dove vengono intonate le ultime due strofe, cioè il Tantum ergo). Durante la processione il celebrante indossa il velo omerale. Quindi l'assemblea si scioglie in silenzio, senza benedizione o segno di croce. In alcuni luoghi, da quel momento si prolunga l'adorazione per tutta la notte, fino al giorno seguente.

Fino alla Veglia pasquale non si celebra più l'eucaristia. Il Venerdì Santo infatti non ha luogo la messa ma l'azione liturgica nella Passione del Signore, che non contempla la consacrazione, ma soltanto la comunione con le particole consacrate nella messa in Cena Domini.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Libretto della celebrazione, Sito ufficiale della Santa Sede
  2. ^ Liturgia del Giovedì Santo nella Seconda Edizione italiana del Messale Romano, 1983
  3. ^ Missale Romanum Editio Typica 1962, pagina 199. File di oltre 80 Mb
  4. ^ Sito ufficiale Santa Sede

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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