Cettigne

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Cettigne
comune
Цетиње
Cettigne – Stemma Cettigne – Bandiera
Cettigne – Veduta
Localizzazione
Stato Montenegro Montenegro
Amministrazione
Sindaco Aleksandar Bogdanović
Territorio
Coordinate 42°23′36″N 18°55′19″E / 42.393333°N 18.921944°E42.393333; 18.921944 (Cettigne)Coordinate: 42°23′36″N 18°55′19″E / 42.393333°N 18.921944°E42.393333; 18.921944 (Cettigne)
Altitudine 650 m s.l.m.
Superficie 910 km²
Abitanti 18 482[1] (2003)
Densità 20,31 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 81250
Prefisso +382 41
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 ME-06
Targa CT
Cartografia
Mappa di localizzazione: Montenegro
Cettigne
Sito istituzionale

Cettigne (in serbo/montenegrino: Цетиње/Cetinje) è una cittadina di 18.482 abitanti, fino alla prima guerra mondiale fu la capitale del Regno del Montenegro. Oggi è il capoluogo dell'omonimo comune e la residenza del Presidente del Montenegro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo reale nel 1906.

La sua costruzione iniziò nel 1482, quale ultima roccaforte del re dello stato medievale del Principato di Zeta, Ivan Crnojevic. Nella ritirata di fronte agli invasori ottomani, il sovrano montenegrino simbolo della resistenza si fermò in una piccola piana in mezzo al paesaggio carsico dell'altopiano del Lovcen, e vi costruì il palazzo reale e, dopo due anni, anche il monastero dove s'insediò l'arcivescovo di Zeta. Così questo piccolo e insignificante paesino divenne un fulcro nella storia del Montenegro.

Il convento tra il 1890 e il 1900.

La nascita della nuova Cettigne segna anche la fine dello stato medievale di Zeta e l'inizio della nuova storia montenegrina. Non divenne mai una vera città, ma in nessun modo può essere definita un grande villaggio in quanto non ebbe mai alcun carattere rurale, né è mai stata una fortezza: era e conserva la forma urbis di fulcro politico e spirituale dell'ultimo stato libero nei Balcani ottomani.

Albanesi in una strada di Cettigne nel 1906.

Nel 1692 il pascià di Scutari, in un'incursione devastatrice, rase al suolo la città e il suo monastero. Ma in vent'anni la città venne di nuovo ricostruita, per poi essere subito distrutta una seconda volta dal visir turco della Bosnia.

Nel 1838 venne costruito il palazzo di Bilijarda, nuova sede reale. Nel periodo di regno del principe Nicola (a partire dal 1860), Cettigne conobbe un periodo di rapida crescita urbana e demografica.

Al Congresso di Berlino, nel 1878, il Montenegro ottenne il riconoscimento anche formale della sua sovranità e questo creò un periodo di pace e di sviluppo della capitale Cettigne. Essendo una capitale, vi furono costruite diverse sedi diplomatiche, come quelle di Austria-Ungheria, Regno Unito, Italia, Russia e Francia, ancora esistenti e considerate tra i più bei edifici della città. Vi fu un grande sviluppo edilizio pubblico, fortemente voluto dal principe Nicola, che comportò la costruzione del nuovo palazzo reale, di un albergo e dell'ospedale. Con la proclamazione del regno del Montenegro, nel 1910, Cettigne, oltre a vedere innalzarsi il nuovo palazzo del Governo, con i suoi 5,895 abitanti, divenne la più piccola capitale del mondo. Nel 1916 fu occupata dalle truppe austroungariche. Anche da quando la capitale venne trasferita a Podgorica, Cettigne rimase incontrastata capitale spirituale e culturale del paese.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Monastero di Cettigne[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero di Cettigne, costruito tra il 1701 e il 1704.

Chiesa Vlaska[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa Vlaska, originaria del 1450 fu ristrutturata nel 1864. Il suo recinto è costruito con le canne dei fucili nemici dal 1858 al 1878.

Palazzo Bilijarda[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo "Bilijarda" era l'antica sede reale, edificata nel 1838. Ora sede di un museo, ospita opere, fra gli altri, del pittore Pietro Pocek, nativo di Cettigne ma naturalizzato italiano.

La Corte del Re[modifica | modifica wikitesto]

La Corte del Re Nicola I del Montenegro, costruita nel 1867 per soddisfare le esigenze dei sovrani, ora sede del Museo dello Stato del Montenegro.

Istituto scolastico femminile[modifica | modifica wikitesto]

L'istituto scolastico femminile, fu fatto costruire dalla zarina di Russia Maria Aleksandrovna.

Chiesa Na Cipuru[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa "Na Cipuru", dedicata a Maria Vergine, venne costruita sui resti di un monastero e un tempo fu la cappella di corte.

Teatro Zetski dom[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro "Zetski dom", fu il primo ad essere costruito nel Montenegro.

Palazzo Blu[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo Blu, un tempo era la residenza del principe erede al trono. Attualmente è la residenza ufficiale del Presidente del Montenegro.

Ambasciate[modifica | modifica wikitesto]

Le sedi delle antiche ambasciate vennero costruite dopo il 1878 dalle principali potenze dell'epoca: Impero d'Austria, Francia, Impero Russo, Regno d'Italia e Gran Bretagna.

Palazzo Vladin dom[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo "Vladin dom", ex sede del governo, fu ultimato nel 1910, ed era il palazzo più lussuoso della città. Al suo interno è conservata una grandissima carta geografica a rilievo del Montenegro, costruita dai cartografi austro-ungarici per avere una migliore visione del territorio occupato. A causa delle sue dimensioni fuori dall'usuale, sono stati costruiti un palco e un ponte che la sovrasta, per garantire una buona visione.

Persone legate a Cettigne[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune ha una popolazione di 18.482 abitanti, gran parte della popolazione è concentrata nel capoluogo, mentre nessun'altra località supera il migliaio di abitanti.

Località[modifica | modifica wikitesto]

Comune di Cettigne

Il comune di Cettigne ha 94 località:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra principale della città è il Lovćen.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 15 137 la sola città

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bato Tomašević, Montenegro - attraverso una saga familiare, la nascita e la scomparsa della Jugoslavia, edizione in lingua italiana Lint Editoriale Trieste, ISBN 978-88-8190-252-1

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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