Radovan Karadžić

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Radovan Karadžić
Радован Караџић
Evstafiev-Radovan Karadzic 3MAR94.jpg

Presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina
Durata mandato 7 aprile 1992 –
19 luglio 1996
Successore Biljana Plavšić

Dati generali
Partito politico Partito Democratico Serbo
Alma mater Università di Sarajevo

Radovan Karadžić, in lingua serba Радован Караџић (Petnjica, 19 giugno 1945), è un politico bosniaco, di origini serbe, ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia. Tra i protagonisti politici delle Guerre nella ex-Jugoslavia, incriminato per crimini di guerra e genocidio dal Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia dell'Aja, a suo carico era stato emesso un mandato di cattura internazionale eccezionale in base all'articolo 61 del Tribunale. Il governo degli Stati Uniti aveva inoltre offerto un premio di 5 milioni di dollari per la sua cattura e per quella del generale serbo-bosniaco Ratko Mladić. Latitante per molti anni, è stato arrestato il 21 luglio 2008 dalle forze di sicurezza serbe[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Karadžić è nato a Petnjica, nel nord del Montenegro. Il padre Vuko aveva fatto parte dei Cetnici, il gruppo armato monarchico jugoslavo guidato da Draža Mihajlović, che combatteva contro la resistenza partigiana comunista di Tito e soprattutto contro i nazisti; il padre venne incarcerato per un lungo periodo durante l'infanzia del figlio. Nel 1960 Karadžić si trasferì a Sarajevo, in Bosnia ed Erzegovina, per intraprendere i suoi studi di psichiatria, iniziando anche a lavorare all'ospedale Koševo. Egli inoltre si dedicò alla poesia, avvicinandosi allo scrittore serbo Dobrica Ćosić, che lo incoraggiò a intraprendere la carriera politica.

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1989 Karadžić fu tra i protagonisti della fondazione in Bosnia Erzegovina del Partito Democratico Serbo (Srpska Demokratska Stranka) che si proponeva di proteggere e rafforzare gli interessi dei Serbi di Bosnia Erzegovina.

Il 3 marzo 1992 un referendum, a cui avevano partecipato solo i Croato-Bosniaci e i Bosniaci Musulmani (mentre era stato boicottato dai Serbi di Bosnia), sancì l'indipendenza della Repubblica dalla Jugoslavia, ormai formata solo da Serbia e Montenegro. Il 6 aprile 1992, la Bosnia ed Erzegovina venne riconosciuta dall'ONU come uno stato indipendente e sovrano. La stessa costituzione titoista prevedeva del resto per ciascuna delle sei repubbliche jugoslave il diritto alla secessione. I Serbi di Bosnia non riconobbero il nuovo stato e proclamarono la nascita nei territori a prevalenza serba della Repubblica Serba (Republika Srpska), di cui Karadžić divenne il presidente (13 maggio 1992). Assumendo la presidenza della Repubblica, egli divenne il comandante in capo dell'Esercito Serbo-bosniaco con il potere di nomina e revoca degli ufficiali.

Ricercato e arrestato dopo 13 anni di latitanza[modifica | modifica sorgente]

Dal 1996 Karadžić era ricercato per crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia. L'Interpol aveva emesso contro di lui un mandato per crimini contro l'umanità, la vita e la salute pubblica, genocidio, gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra del 1949, omicidio e violazioni delle norme e delle convenzioni di guerra[2]. L'incriminazione[3], secondo l'articolo 7 dello Statuto del Tribunale internazionale dell'Aja, per responsabilità individuale criminale di Karadžić comprende:

  • due capi di accusa per genocidio (articolo 4 dello Statuto - genocidio, complicità in genocidio);
  • cinque capi di accusa per crimini contro l'umanità (articolo 5 dello Statuto - sterminio, omicidio, persecuzioni di carattere politico, etnico e religioso, comportamenti inumani come il trasferimento forzato della popolazione);
  • tre capi di accusa per violazione delle norme e delle convenzioni di guerra (articolo 3 dello Statuto - omicidio, creazione di un clima illegale di terrore tra i civili, presa di ostaggi);
  • un capo di accusa per violazione delle convenzioni di Ginevra (articolo 2 dello Statuto - omicidio intenzionale)

In sua difesa, i suoi sostenitori affermano che egli non ha maggiori colpe rispetto ad altri leader di Paesi in stato di guerra. La sua apparente capacità di evadere la cattura per otto anni ha fatto di lui un eroe popolare in alcuni ambienti nazionalisti serbi. Nel 2001 centinaia di suoi sostenitori hanno manifestato in sua difesa nella sua città natale.

Nel marzo del 2003 la madre, Jovanka, ha invitato pubblicamente Karadžić a non arrendersi.

Nel novembre del 2004 corpi militari britannici fallirono un'operazione militare organizzata per la cattura sua e di altri sospettati.

Nel 2005 i leader serbo-bosniaci hanno invitato Karadžić ad arrendersi definitivamente, osservando cha la sua mancata cattura (unita a quella di Mladić) avrebbe potuto impedire il percorso politico ed economico di Bosnia e Serbia. Dopo un'incursione fallita il 7 maggio 2005, le truppe della NATO hanno arrestato il figlio di Karadžić, Aleksandar (Saša)[4], ma lo hanno rilasciato dopo una decina di giorni[senza fonte].

Il 28 giugno 2008 la moglie di Karadžić, Liljana Zelen Karadžić, lo ha invitato con forza ad arrendersi[5], dopo aver sentito su se stessa, secondo le sue parole, un'enorme pressione esterna. Inoltre prima della sua cattura si pensava che si nascondesse in Russia.

Il 21 luglio 2008 è stato arrestato dalle locali forze di sicurezza, dopo quasi tredici anni di latitanza, mentre si trovava a bordo di un autobus a Belgrado, in Serbia[1], sotto la falsa identità di un militare bosniaco che in realtà era caduto in guerra, Dragan Dabić (Tuzla, 1954Sarajevo, 1993)[senza fonte].

Subito dopo l'arresto viene creato il sito dragandabic.com, col quale si lascia intendere che Karadžić avrebbe trascorso l'intera latitanza libero e indisturbato, travestito da santone. Benché la burla sia evidente (basta verificare la data di creazione del sito), numerosi giornali riprendono la notizia[6], per poi smentirla.

Il 29 luglio 2008 è stato estradato all'Aja per essere giudicato dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia (Tpi) su 11 capi d'accusa[7]. Il processo potrebbe durare più di un anno. Karadžić ha annunciato che intende difendersi da solo, come già in passato fece l'ex presidente serbo Slobodan Milošević, avvalendosi comunque di una squadra di consulenti.

La sua dichiarazione nel primo giorno di udienza ha dato probabilmente un chiaro indizio della sua strategia difensiva, affermando che gli Stati Uniti gli hanno offerto l'immunità in cambio del suo ritiro dalla vita politica attiva.

Recentemente, in un'intervista al Corriere della Sera, il nipote Dragan rilevò che, durante la latitanza, suo zio Radovan veniva spesso in Italia a visitare Venezia e a seguire le partite del Campionato italiano di calcio di Lazio ed Inter, essendo un fan dei calciatori serbi Sinisa Mihajlović e Dejan Stanković, fino a diventare tifoso interista.

Durante un'udienza del processo che lo vede imputato, il 23 luglio 2009, a un anno dalla cattura, Karadžić ha definito "un'esagerazione" il numero di vittime del massacro di Srebrenica. Sempre durante la medesima sessione, l'imputato ha chiesto l'accesso ai test del Dna delle vittime "per poter stabilire la verità".

Il suo processo era previsto per il 26 ottobre 2009 ma è stato rinviato ulteriormente a causa della volontà dell'imputato di non presentarsi di fronte ad una Corte che non riconosce e di ritardare la presentazione della sua difesa.

Il 1 marzo del 2010 è cominciato il processo contro Karadžić, il quale ha negato tutte le accuse rivoltegli dal tribunale internazionale; in particolar modo ha definito un mito il Massacro di Srebrenica e l'Assedio di Sarajevo,accusando direttamente i musulmani di aver orchestrato tutto per dare la colpa ai serbi di Bosnia. Anche la strage di Markale del 1994, secondo Karadžić, fu provocata dai bosgnacchi stessi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Arrestato Karadžić, ricercato per genocidio in Corriere della sera.it, 21 luglio 2008. URL consultato il 22 luglio 2008.
  2. ^ (EN) Wanted - KARADZIC, Radovan, Interpol. URL consultato il 22 luglio 2008.
  3. ^ (EN) KARADZIC AND MLADIC Case Information Sheet (IT-95-5/18), "Organizzazione delle Nazioni Unite, 23 giugno 2004. URL consultato il 22 luglio 2008.
  4. ^ (EN) Nato troops arrest Karadzic's son, BBC News, 7 luglio 2005. URL consultato il 14 luglio 2014.
  5. ^ (EN) Karadžić's wife urges surrender in "BBC News, 29 agosto 2005. URL consultato il 22 luglio 2008.
  6. ^ La donna segreta del santone Karadzic.
  7. ^ Fonte: Corriere della Sera, 30.07.2008, "Karadžić estradato all'Aja"

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 37009306 LCCN: n96083762

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie